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Un’attività interiore che non deve lasciarsi fermare 

Dal 24 febbraio al 1° marzo

Vita facile: purché rispettino un’unica, semplicissima condizione, gli Habuwyah si possono tranquillamente assicurare uno dei primi posti tra i favoriti della sorte. Basti dire che pochi sanno guadagnare e spendere meglio di loro. Nessuno è più bravo nel gioire di un proprio successo, e nel lasciarselo in brevissimo tempo alle spalle per cercarne di nuovi e più grandi. E poi l’impeto, e l’ intuito, per non dire l’ispirazione, e – soprattutto – la curiosità e il coraggio di sostenere idee nuove sono, negli Habuwyah, massicci talenti innati che richiedono soltanto di essere messi in atto per fruttare abbondantemente e a lungo.

Per di più, questi beniamini del cielo cadono sempre in piedi, e non c’è sconfitta che li scoraggi; si ha addirittura l’impressione che nel loro vocabolario questa parola non esista affatto: quando qualcosa non va per il verso giusto, la intendono limpidamente e disinvoltamente come un suggerimento di invisibili potenze amiche, per migliorare la strategia. Divengono così vere forze della natura, indifferenti, superiori all’approvazione altrui. Nemmeno gli affetti possono rallentarli o distrarli: nella casa, vedono soprattutto un luogo dove concentrarsi e recuperare energie; un amico è – deve essere – per loro soprattutto un buon interlocutore, meglio se affascinato dai loro ragionamenti. Se famigliari e aspiranti amici si adattano a tali esigenze, bene; se no, agli Habuwyah non potrebbe importare di meno: il loro tempo è troppo importante perché lo perdano a rimpiangere qualche affetto perduto, e le loro fortune appaiono loro anche più significative se possono dedicarsitotalmente a costruirsele.

L’unica condizione indispensabile, dalla quale dipende tutta questa splendida compattezza e attività, è che adoperino generosamente la loro specialissima Energia “terapeutica”, di cui sono dotati più di chiunque altro. Nella maggior parte dei casi, ciò significa che un Habuwyah potrà aspettarsi magnifiche realizzazioni in qualsiasi attività direttamente o indirettamente connessa con la medicina, o comunque sia con la riparazione di danni e guasti. Chirurghi o meccanici, farmacisti o restauratori, biochimici, veterinari o specialisti nella ristrutturazione di aziende: non importa chi o che cosa curino, ma è essenziale che per diverse ore al giorno e per almeno cinque giorni alla settimana si accorgano della profonda compassione che i dispiaceri altrui suscitano nel loro animo, e non resistano all’impulso di trasformarli in altrettante sfide da vincere a ogni costo.

In casi meno frequenti, e anch’essi regolarmente coronati da successo, gli Habuwyah sono guidati dal destino a carriere teatrali o cinematografiche, come Goldoni o Caruso, Rossini ed Elizabeth Taylor. Oppure a carriere politiche, nelle quali invece di un palcoscenico si offra loro un podio; invece di copioni, discorsi da pronunciare con passione; e invece di danni a singoli individui o a cose, malattie di intere nazioni da diagnosticare e curare. Così avvenne per lo Habuwyah Yitshak Rabin. Ma attenzione! Occorre sempre ripeterlo a chi dispone di Energia Yod – e agli Habuwyah soprattutto, i quali non dispongono, né necessitano di alcuna altra dote –: se non curano, non riparano, non recitano o non si assumono la responsabilità del bene dei loro concittadini, le conseguenze possono essere disastrose. L’Energia “terapeutica” è notoriamente inquieta e terribile. Chi la possiede e la reprime, irradia malessere o si ammala con grande facilità, o nel migliore dei casi ha la sensazione di vivere molto al di sotto delle proprie possibilità, come se si limitasse egli stesso da ogni parte per esserci ed esprimersi il meno possibile, come se temesse (e del tutto a ragione) che dalle sue azioni o dai suoi desideri possa derivare qualche guaio. Ma, fortunatamente, nei protetti di questo Angelo ciò avviene di rado: un Habuwyah che non abbia subito traumi gravissimi tende a trovare sempre, nel suo lavoro, il modo per rimediare a qualcosa che non va. Se, per esempio, è uno scrittore, come Hugo o Steinbeck, sarà attratto da mali sociali e gioirà nel denunciarli, sconfinando volentieri nell’attività pubblica. Se è un filosofo, come Rudolf Steiner, si prenderà cura delle convinzioni e degli orientamenti culturali della sua epoca proprio come un epidemiologo si occuperebbe di un Paese in cui imperversi una malattia: riterrebbe suo dovere curare, riattivare, rieducare, prescrivere diete e regole di vita sana, e avrebbe inoltre la tendenza – per la quale Steiner, appunto, andava celebre – a sviluppare le proprie teorie parlandone da un palco, in pubbliche conferenze, in modo che anche la funzione teatrale della sua Energia Yod trovi applicazione.

Mentre gli Habuwyah che per mancanza di fiducia in se stessi non sono riusciti a consacrarsi alla propria vocazione e a farne un lavoro, dovranno assolutamente contare sul tempo libero per rimediare: e dedicarsi al volontariato, alla beneficenza o a un appassionato amore per le piante o per gli animali. Oppure potranno sposare un medico, un attore, un politico: e perlomeno contribuiranno, con la propria Energia “terapeutica”, al successo del coniuge.

 

 

Testo per gentile concessione di Igor Sibaldi, estratto dal Libro degli Angeli

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