Ang_18

kaph-lamed-yod

Io sono più forte di ciò che gli altri vedono

Dal 16 al 21 giugno

Gli inventori di Superman conoscevano l’angelologia? Tutto farebbe supporre di sì. La prima strip apparve sul periodico Action Comics proprio nel giugno del 1943, e il vero nome del supereroe è, guarda caso, Calel. Non può essere una coincidenza, tanto più che le caratteristiche fondamentali dei Kaliy’el corrispondono appieno a quelle di Calel-Superman. Proprio come lui, che è notoriamente originario di un remotissimo pianeta, anche i Kaliy’el si sentono, fin da adolescenti, individui assolutamente speciali, indiscutibilmente superiori, veri e propri ET. Eppure sono lontanissimi dall’idea di vantarsene: il loro animo è fondamentalmente gentile, dolce, addirittura mite, così come sa esserlo anche Calel quando veste i panni del timido giornalista Clark Kent. Inoltre, come Calel-Superman-Kent, sono più che generosi: non c’è nulla che dia loro tanto piacere quanto l’aiutare persone in difficoltà. Hanno anche un irreprimibile senso di giustizia, che si esprime sia in una gran voglia di sfidare le persone malvage o false, sia nella loro personale esigenza di candore: qualsiasi loro atto o pensiero che contrasti con la loro coscienza, ha quasi lo stesso effetto della kryptonite per Superman: li manda in crisi, li annienta e imparano perciò molto presto a schivarne il rischio. Infine, anche il gesto con cui Kent si strappa la camicia prima di decollare è caratteristico dei Kaliy’el: la prevedibilità li opprime, il lavoro dipendente li intossica, i ruoli, anche quelli famigliari (figli, coniugi eccetera), possono immobilizzarli soltanto temporaneamente. Devono davvero spiccare il volo ogni tanto, in tutti i settori della loro vita, e non è raro perciò che accumulino numerose professioni nel lorocurriculum, o che ne scelgano una in cui, oltre ad avere ampia possibilità di intervenire a favore di altri, possano dar prova della loro esuberante versatilità, della loro capacità di reinventarsi ogni giorno le proprie mansioni. Medici e psicologi di pronto intervento, infermieri in situazioni di emergenza, avvocati audaci, spericolati tutori dell’ordine o intellettuali sulle barricate sono ipotesi di lavoro che questi Supermen potrebbero considerare ragionevoli. Ottima, naturalmente, è per loro anche la via della creatività, purché sia abbastanza rivoluzionaria e sbalorditiva da far sembrare antiquati sia i predecessori sia il pubblico, e da produrre così essa stessa situazioni di emergenza estetica: con la stessa disinvoltura con cui riescono a salvare qualcuno da momenti difficili, i Kaliy’el sanno infatti creare anche occasioni di shock, di rottura, quando ritengono che ce ne sia bisogno per scuotere un po’ l’ambiente. Fu così per i Kaliy’el Igor’ Stravinskij, Paul McCartney e Dean Martin, la cui arte esprimeva un’esuberanza talmente ironica, sorniona e felice di sé, da suscitare in chiunque il dubbio di aver finora osato troppo poco nella propria vita. In filosofia, non per nulla fu Kaliy’el Jean-Paul Sartre, che nel suo esistenzialismo insisteva sull’«assoluta libertà di scelta» di cui ognuno deve saper disporre, e sul dovere di impegnarsi attivamente per la giustizia sociale; e quando nel 1964 gli venne assegnato il premio Nobel, Sartre lo rifiutò, scioccando appunto l’illustre Accademia di Stoccolma, per il gusto ribelle di rammentare al mondo intero che, quando tutti ritengono importante venire ingabbiati in qualche ruolo, è molto utile far sospettare che non lo sia poi tanto.

Brillanti e sempre originali, persuasivi, combattivi e al tempo stesso affascinanti e giocosi, ai Kaliy’el non è difficile raggiungere il successo, se appena riescono a darsi obiettivi precisi. Sul piano professionale, il loro rischio principale è che i loro ideali di altruismo e di giustizia si appannino; l’anticonformismo, il senso di superiorità e il candore possono allora produrre, sommandosi, miscele esplosive incontrollabili: e i Kaliy’el diventano avventurieri insensati e inconcludenti, come se per loro più nulla al mondo valesse la pena, o cinici accumulatori di comportamenti più o meno scandalosi, che fatalmente finiscono con l’annoiare prima se stessi, e poi gli altri. Non di rado, una volta imboccata questa via, avviene che i tratti tipici kalieliani si capovolgano addirittura, diametralmente: e ne risultano personalità psichicamente instabili, sempre in situazioni di emergenza, che invece di dare aiuto devono chiederne e, ahimè, continuano a sentirsi troppo esclusivi per accettarlo.

Di quest’ultima eventualità, i Kaliy’el sono in genere consapevoli: li sfiora cioè, almeno di tanto in tanto, il dubbio che il loro modo di vivere possa risultare prima o poi troppo sopra le righe. I più accorti si tutelano per tempo e nel modo più naturale: seguendo semplicemente l’impulso del loro cuore, che fa loro desiderare come compagno di vita una persona posata, pratica, razionale, che compensi e all’occorrenza tenga anche un po’ a freno la loro irrequietezza. Non più di tanto, certo! Non lo sopporterebbero. Ma almeno quanto basta per sapere di poter contare su un campo d’atterraggio sicuro, quando tornano a terra. I Kaliy’el, invece, ancora insoddisfatti di sé, e ancora in cerca di se stessi, tendono a considerare questa loro esigenza come un segnale di debolezza, e si impongono di evitare coinvolgimenti sentimentali duraturi, o di sceglierne apposta di deludenti, in modo da slegarsene più in fretta e più facilmente. Ma è bene che si ricredano, al riguardo: in realtà, la solitudine affettiva e la sensazione di non essersi ancora realizzati sono l’una la condizione dell’altra, nei Kaliy’el, e le si può risolvere e superare soltanto contemporaneamente. Anche Superman- Kent, che appunto non ha fidanzate, è in fin dei conti afflitto da una scissione della personalità: e chissà, forse diventerebbe un ancor più meraviglioso Super Calel, senza più cammuffamenti, se finalmente decidesse di unirsi alla bella Lois Lane, tanto innamorata di lui.

 

Testo per gentile concessione di Igor Sibaldi, estratto dal Libro degli Angeli

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