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kaph-waw-qoph

Io imparo a dominare ciò che limita e opprime

Dal 13 al 18 settembre

 

Questa Potestà può rivelarsi un maestro particolarmente severo con i suoi protetti. Li dota di alte aspirazioni, di talenti creativi, di un intenso bisogno di crescita spirituale, e al tempo stesso sembra disporre apposta le circostanze della loro vita perché li ingarbuglino in una serie di conflitti faticosi, soprattutto in famiglia. Il loro desiderio di orizzonti più ampi non fa che crescere, e intanto i loro pensieri e le loro forze sono sempre più assorbite dai problemi affettivi: gli anni passano, e i Kawaqiyah cominciano a sentirsi decisamente infelici, ad abituarsi alle tensioni dolorose e a sviluppare solo quei tratti della propria personalità che permettano di sopportarle, invece di quelli che occorrerebbero per realizzare qualcos’altro di più bello. Diventano, in tal modo, esperti delle attese troppo lunghe, delle sconfitte morali, e – unica consolazione – imparano a vedere quanta parte della vita del prossimo sia simile alla loro, e in quale misura ciò influisca complessivamente sul malessere della società in cui vivono. Si direbbe che il loro Angelo li abbia candidati al pessimismo, e che il loro compito sia di mostrare a tutti come si possa resistere a lungo allo stress delle speranze deluse. Così è, infatti, fino a che i Kawaqiyah credono di desiderare quei loro ampi orizzonti soltanto per sé.

La loro vera vocazione è invece quella di guidare altri. Sono maestri, e le loro pesanti esperienze servono appunto a formarli in tal senso: non appena se ne accorgono, diventano i migliori educatori delle aspirazioni altrui, i più tolleranti verso le altrui sconfitte e frustrazioni, i più acuti analisti dei meccanismi segreti della viltà, dell’odio, della rassegnazione e (il medico cura se stesso) solo aiutando gli altri a superare tutti questi mali dell’esistenza li superano loro stessi, trovando finalmente il proprio posto nel mondo. Shakespeare conosceva questo Angelo? Se no, è una coincidenza davvero sorprendente che sia riuscito a darne un ritratto talmente preciso, nella prima parte dell’Enrico IV. Lì, il giovane e intralciatissimo erede al trono, Enrico V, dice di sé, in uno dei suoi momenti più cupi:

[…] Imiterò il sole,
che permette alle nubi basse e infette
di soffocare la sua bellezza e di sottrarla al mondo:
ma quando si compiace di esser se stesso nuovamente,
desiderato qual era, suscita ancor maggiore meraviglia.

E riesce poi a liberarsi sia dalle umiliazioni subite, sia dal peso della delusione paterna, proprio mettendosi a guida di molti per riportare la pace in patria; tale ritratto scespiriano è tanto più significativo in quanto il vero Enrico V era nato un 16 di settembre. E il 13 nacque David Herbert Lawrence, che in Figli e amanti e neL’amante di Lady Chatterley narrò appunto di ribellioni e di liberazioni da frustranti grovigli domestici. Natural Born Killers, del Kawaqiyah Oliver Stone, comincia proprio in una famiglia-incubo da cui la protagonista evade; e i romanzi della Kawaqiyah Agatha Christie esaminano accuratamente i segreti di certe case da cui l’evasione non si è tentata, o si è tentata troppo tardi.

I Kawaqiyah consapevoli della propria funzione sociale diventano ottimi psicologi, notai, avvocati civilisti, memorabili insegnanti di ogni ordine di scuola, o sacerdoti che, sostituendo alla famiglia la Madre Chiesa, trovano la forza necessaria a considerare i problemi dei fedeli più importanti dei propri. I Kawaqiyah più oltranzisti ampliano la scala del loro intervento: invece che alle tensioni tra l’individuo e famiglia, si dedicano a quelle tra l’io e la società in cui è cresciuto. Sono sociologi o antropologi illuminati; molto forte, in loro, è la voglia di credere che in altre culture arcaiche gli Occidentali possano evadere con successo dai propri traumi e trovare strumenti di rigenerazione: così il Kawaqiyah Fenimore Cooper, ai primi dell’Ottocento, guardava alla prateria americana o alla sapienza dei nativi, e anche Lawrence esplorò fiduciosamente culture ancestrali, dopo essersi lasciato alle spalle l’Inghilterra, per lui tanto opprimente. Il passo successivo, lungo questa via esotica, è naturalmente la vocazione di guru, vero compimento delle predisposizioni kawaqiane.

Da avvicinare con prudenza sono invece quei Kawaqiyah che non solo non siano riusciti a trascendere i propri tormenti personali, ma si siano adeguati a ciò che essi conoscono della vita famigliare e del loro mondo. Invece di cercarne una fuga o una migliore comprensione, si incaricano di riprodurre a loro volta i problemi di cui hanno sofferto: nelle loro relazioni e nel loro ambiente rappresentano l’aspetto più conservatore, impegnandosi spesso – ansiosamente addirittura – a tarpare e raffreddare gli animi altrui, come per vendicarsi su di loro delle castrazioni subite in gioventù. Sono tiranni meticolosi e ottusi, o maestri di conformismo e codardia, tanto più pericolosi in quanto raramente se ne accorgono: quando riflettono su se stessi, si convincono immancabilmente delle loro ottime intenzioni, e per giustificare i propri errori, ne danno la colpa ad altri o alle circostanze. Pochi sono più sordi di loro; pochi godono più di loro nel fare sottilmente danno a chi li ascolta.