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La mia energia vitale cresce, ed eccede

Dal 15 al 20 aprile

I Lelehe’el crescono, e sicuramente fanno crescere: questo è il loro compito. Si estendono, prendono, superano, desiderano e prendono ancora, sempre: non hanno eppure una direzione precisa – poiché la conquista, per loro, è una necessità insaziabile, senza altro scopo che non sia il conquistare stesso. Sono insomma come una fiamma (lehav, in ebraico) che cerca ovunque alimento, e dove ne trova divampa e si ingrandisce. Solo così i Lelehe’el riescono a essere veramente se stessi, e a portare nel mondo questa ventata di volontà onnivora. Non perdano tempo a domandarsi perché, né tantomeno se sia giusto o sbagliato; non troverebbero risposta, e non farebbero che intralciare quell’impetuosa forza della natura che in loro cerca espressione, felice di produrre sempre nuovi bisogni.

Se non si spaventano della loro stessa rapacità, possono diventare utilissimi: perfetti esempi di ottimismo, coraggio, e di fiducia in se stessi. I loro campi d’azione più congeniali sono quelli dell’Energia Yod: se si dedicano alla medicina, comunicano ai loro pazienti una carica straordinaria; se preferiscono invece il palcoscenico, diventano fatalmente divi e – più ancora – trascinatori di folle ipnotizzate dal loro impeto. Ma a loro questo non basterà; sono iperattivi, devono assolutamente trovare applicazione a una vera e propria folla di ottime qualità: il desiderio di conoscenza, l’abilità organizzativa, strategica, finanziaria, l’astuzia da lupi, il gusto della sfida, la concretezza, la chiarezza intellettuale, e il colpo d’occhio, che in loro si somma a una brillante capacità di pensare sempre in grande, di intuire quasi magicamente le passioni della loro epoca, e di usarle a proprio vantaggio. Devono perciò trovarsi tre, quattro, cinque attività parallele (e aver successo in tutte), oppure una professione multiforme, come quella del politico, dello scienziato, dell’inventore. Troviamo così, tra i Lelehe’el, sia Adolf Hitler che Leonardo da Vinci: irresistibili entrambi, uno nella rapacità criminale, l’altro nella scoperta delle dinamiche del reale. Devono conquistare vette, non importa se nelle gerarchie o nella natura, purché la gente li veda e li ammiri (come potrebbero infatti sopportare di non essere notati?): ed ecco allora i perfetti Lelehe’el Joseph Ratzinger e Lucrezia Borgia; Ardito Desio, che scalò il K2, e William Wright, che inventò il volo a motore; un ambiziosissimo presidente-imperatore come Napoleone III, che fu tra i monarchi più aggressivi dell’Europa moderna, e un prodigioso artista come Charlie Chaplin, che attraverso il cinema conquistò le platee del mondo intero.

Naturalmente si sentono eroi – esclusivamente nel senso di eroi acclamati – e si prendono tremendamente sul serio. Possono ironizzare su tutto, ma non su se stessi; possono relativizzare qualsiasi cosa, ma non il loro diritto (che per loro è un dovere) di imporsi all’attenzione generale. Capita facilmente che sembrino insensibili alle esigenze di chi vive accanto a loro: ma non hanno scelta, devono seguire gli impulsi del loro ben più esigente, affannoso destino, e non possono fermarsi né a dare spiegazioni, né tantomeno a chiedere permessi. I loro famigliari e amici possono solamente adorarli, se non vogliono perderli di vista; e i loro partner riusciranno a tenerli legati a sé soltanto incoraggiandoli a puntare sempre più in alto nel loro lavoro, e intanto rinnovandosi di continuo, mostrando sempre nuovi aspetti del proprio carattere, crescendo insomma insieme con loro. Viene in mente a questo proposito il matrimonio più felice di Chaplin, quello con Oona O’Neill, di trentasei anni più giovane di lui; con lei, l’attempato genio continuò a crescere ben oltre la fine della sua carriera, ritrovò adolescenza, poi giovinezza, e ridivenne ancora adulto quando anagraficamente era già vecchio. La loro unione fu un’ininterrotta crescita anche dal punto di vista aritmetico, dato che ne nacquero ben otto figli.

D’altra parte, ben poche persone riescono a frenare a lungo i Lelehe’el che abbiano cominciato a scoprire se stessi: può provarci soltanto qualcuno che li odi davvero. Chi li ha conosciuti sa che è sufficiente ignorarli un po’ per incupirli, e che basta un’innocente presa in giro per renderli furiosi: costringerli a limitare la loro vitalità li farebbe soffrire troppo, scatenerebbe tragiche crisi depressive, si ammalerebbero o, invertendo l’effetto della loro Energia Yod, vi farebbero ammalare. Ha gioco più facile chi, invece, decide di sfruttarli. Pur di essere protagonisti, infatti, i Lelehe’el sono disposti a tutto, anche a obbedire e addirittura ad asservirsi a chi offra loro possibilità di azione. Non è alla libertà che aspirano, ma alla riuscita; non sono rivoluzionari, non cercano tanto il nuovo, quanto piuttosto l’utile. Possono perciò trovarsi perfettamente a loro agio in un ambiente conservatore, in un regime o in un partito autoritario, o in un’azienda patriarcale, purché chi li circonda li stimi e si fidi di loro. Se si sentiranno adeguatamente utilizzati, non c’è neppure il rischio che la loro passione per le vette li spinga tutt’a un tratto a prendere il posto di chi li comanda: in fondo al cuore lo potrebbero desiderare, sì, ma tutto sommato preferiranno essere lodati come vice. Intuiscono che una volta arrivati in cima si annoierebbero, non avendo altre mete a cui mirare, e che disponendo di troppo potere faticherebbero a controllare se stessi, come avvenne appunto a Hitler, che in pochi anni impazzì del tutto e cominciò a correre verso la rovina. Meglio ministri che presidenti (D’Alema è nato il 21), meglio attori che produttori, meglio sognare sempre qualcos’altro più in là, piuttosto che guardare dall’alto altri sognatori che comincino a crescere più rapidamente di loro.

 

 

Testo per gentile concessione di Igor Sibaldi, estratto dal Libro degli Angeli

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