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Il mio agire è fruttuoso dove ha grandi ostacoli 

Dal 1° al 5 gennaio      

Gli Arcangeli sono solitamente raffigurati, nel cristianesimo, con indosso lucenti corazze da condottieri: e Nemamiyah ha davvero un piglio da generale. Le duemem che compaiono nel suo Nome raffigurano una fortezza da assediare; e nm, in ebraico, è la radice di nimna‘, che vuol dire «impresa impossibile»: proprio il genere di cose che piacciono a questi arcangelici, e dalle quali faranno benissimo a lasciarsi attrarre. Nelle sfide, nei rischi, in tutte le resistenze che il destino può opporre – e dinanzi alle quali tanti altri girerebbero prudentemente al largo – i Nemamiyah trovano sempre le chiavi del loro successo. Sposeranno felicemente proprio la persona che all’inizio non voleva saperne, o che da ogni punto di vista sarebbe sembrata al di là della loro portata; nel lavoro, avranno le più brillanti soddisfazioni là dove tutto sembrava congiurare contro di loro; dei loro progetti per il futuro, si realizzeranno magnificamente quelli che saranno cominciati nel modo peggiore: e viceversa, ciò che i Nemamiyah si rimprovereranno di più nella vita, sarà certamente di aver rinunciato a qualche battaglia apparentemente durissima.

Così è, perché essi conoscono dalla nascita – e hanno il compito di rivelare – un segreto che in realtà ci riguarda tutti: non c’è ostacolo o avversario che non nasconda in sé un qualche lato oscuro di chi si accorge di poterlo affrontare. Le resistenze che i nostri progetti incontrano nella realtà esterna sono concrezioni di una nostra resistenza interiore a realizzarli: superare quelle si può soltanto superando quest’ultima – liberando le forze che in essa agiscono contro di noi e trasformandole in nostre alleate. I Nemamiyah sono per loro natura esperti di quest’arte, ne danno continuamente l’esempio, perché anche noi la impariamo.

Dev’essere questa la ragione per cui sono dotati, solitamente, di un così grande vigore sia fisico sia intellettuale, e soprattutto di un’insaziabile curiosità: sono sempre alla ricerca, non c’è campo che non possa interessarli, e in cui non sperino di trovare nuove sfide – e un nuovo pubblico, anche, che possa apprezzare il loro coraggio e capirne il senso. Va da sé che nella maggior parte dei casi sono nevrotici, perfezionisti, sempre insoddisfatti, soggetti a repentini sbalzi d’umore; ma anche questo fa parte del gioco: serve a caricarli, come pugili prima dell’incontro. E quanto al fatto di risultare spesso antipatici, non se ne curano quasi, presi come sono dal loro perenne superlavoro.

Di esempi illustri se ne contano in quantità: Cicerone, che a intensissime lotte politiche alternò un’inesauribile attività di scrittore, spaziando nei più vari campi allora noti; Lorenzo de’ Medici, che, mentre trionfava su continue congiure e costruiva il suo impero finanziario, trovò il tempo di raccogliere intorno a sé e di mettere all’opera le migliori menti dell’epoca, per vedere come riuscivano a fare quello che, verosimilmente, se fosse stato al posto loro avrebbe tanto voluto fare lui stesso; e Isaac Newton, scopritore tra l’altro della legge dell’uguaglianza di azione e reazione, che davvero si direbbe una trasposizione scientifica di quel segreto dei Nemamiyah a cui accennavo prima. Poi Isaac Asimov, biochimico, fisico, storico della scienza, studioso di Sacre Scritture e soprattutto prolifico narratore di fantascienza: celeberrimo il suo ciclo di romanzi sulle vicende di un impero galattico – la Fondazione – che coprono un arco di decine di migliaia di anni. E poi l’enciclopedico Jakob Grimm; e l’altrettanto enciclopedico Umberto Eco, che guarda caso esordì proprio con impossibilia letterari, come la paradossale Fenomenologiadi Mike Bongiorno. E tanti altri celeberrimi Nemamiyah hanno costruito la loro carriera su sfide, duelli e imprese impossibili: come Sergio Leone, Michael Schumacher, e Mel Gibson, che proprio come regista (che è come dire generale) ha cominciato a dare il meglio di sé, guidato da una sempre più vasta ambizione.

I Nemamiyah seguano questi esempi, senza porsi limiti di modestia. Professioni consigliate: tutte, senza eccezione, purché una volta abbracciata una se ne trovino subito anche qualcun’altra – o perlomeno estendano il più possibile il loro campo d’azione, così da trasformare, poniamo, il loro negozio in un supermercato, il loro studio medico in un poliambulatorio, le loro lezioni in classe in un laboratorio sperimentale multidisciplinare, e via dicendo. Faranno sicuramente parlare di sé con ammirazione, poiché non solo sono grandi organizzatori, ma hanno anche sufficiente lucidità e senso pratico per potersi promuovere egregiamente.

Un ultimo consiglio. Tra le resistenze che l’uomo scopre in se stesso, una delle più forti è la paura dell’Aldilà, di forme di conoscenza, cioè, diverse da quelle della coscienza razionale: e i Nemamiyah – benché raramente lo sospettino – sono per loro natura portati a superare con successo anche questa barriera. Possono diventare cioè buoni veggenti, sviluppare telepatia e precognizione, e soprattutto trarre, dalle loro facoltà superiori, ispirazioni ancor più audaci del solito per risolvere i loro problemi di strategia. La loro lucidità non si appanna affatto, quando cominciano a collaborare con qualche Spirito guida: sanno allearlo alla propria razionalità, come pochi altri. E se all’inizio il pensiero di potersi avventurare in quegli strani territori li imbarazza o li spaventa, tanto meglio: vorrà dire che anche là si nasconde qualche nuovo aspetto oscuro delle loro energie, che porterà loro fortuna quando avranno imparato a illuminarlo.

 

 

Testo per gentile concessione di Igor Sibaldi, estratto dal Libro degli Angeli

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