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Jung e lo yoga

Jung-yoga

Per il noto psicoanalista Carl Gustav Jung lo yoga era una espressione della psicologia dell’inconscio. Articolo di Gaia Bergamaschi, estratto dal suo libro Yoga Therapy (Anima Edizioni).

 

Carl Gustav Jung è stato il primo e unico psicoanalista ad aver concepito lo yoga come una espressione della psicologia dell’inconscio, ma al tempo stesso ad aver qualificato come “pre-kantiano” o “pre-psicologico” il metodo di liberazione dagli opposti che viene compiuto attraverso la soppressione dell’io secondo gli assunti fondamentali della disciplina yogica. L’ottica psicoanalitica con cui Jung si è accostato alla filosofia indiana lo ha portato a interpretare “l’Oriente” con uno spirito terapeutico simile a quello utilizzato in analisi con i suoi pazienti, sollecitati a sperimentare il cambiamento e la crescita ampliando la propria coscienza personale.

Secondo l’approccio junghiano, lo studio della psiche deve incentrarsi intorno a una visione olistica in cui gli elementi portanti della cultura occidentale enfatizzanti la razionalità e il controllo della realtà esterna possano fondersi in modo armonioso con quelli della cultura orientale più indirizzati all’interiorizzazione e all’intuito.

“Essere capaci di riconoscere l’archetipo, di vedere l’immagine simbolica dietro il sintomo, immediatamente trasforma l’esperienza. Può essere magari doloroso, ma ora ha un significato. Invece di isolare colui che soffre dai suoi simili, lo unisce a loro in un più profondo rapporto. Ora egli si sente partecipe di un’impresa collettiva – la tribolata evoluzione dell’umana consapevolezza – che iniziò nell’oscurità della palude primordiale e che finirà non sappiamo dove” (Jung, 1951/1982, p. 115-116).

Jung considera gli archetipi alla stregua di rappresentazioni ancestrali universali presenti nell’inconscio collettivo che supera la limitante dimensione individualistica freudiana. L’inconscio collettivo è un substrato di tendenze biologiche e istintuali che risalgono agli albori dello sviluppo dell’uomo quando la sua psiche era ancora affine a quella degli animali. Attraverso i suoi simboli onirici offre una guida per la crescita dell’ego personale dai livelli primitivi più istintuali che contengono i semi di ciò che l’individuo potrà e vorrà diventare. Nel suo approfondito studio sui mandala e sui simboli archetipici nell’espressione artistica e nel mito, Jung sottolinea il contributo che la simbolizzazione creativa dell’inconscio offre al processo di crescita della personalità.

Jung & Pauli (1952/1980) introducono il principio della sincronicità, nell’omonima teoria, descrivendola come una dimensione esplicativa dei fenomeni non interpretabili attraverso i tradizionali nessi di causalità. Dal dialogo tra le scienze della natura e le scienze umane, Jung trasse degli spunti per disegnare la struttura del mondo interiore (l’asse io/sé); Pauli approfondì l’apporto che i concetti junghiani di archetipo e di inconscio collettivo potevano fornire alla comprensione di alcune svolte epocali della storia della scienza.

La teoria della sincronicità consiste in una correlazione psicofisica di livello cosmico. In tal senso, si avvicina perfettamente alla concezione yogica degli individui, che interagiscono come sistemi integrati. Lo yogin si immette in una corrispondenza trasversale di significati tra psiche e soma, espressivi di uno stesso senso meta-spaziale e meta-temporale.

L’idea junghiana di libido, intesa come energia vitale, trova la sua corrispondenza nel concetto indiano di Brahman, entità creatrice che unisce gli opposti. Lo yoga anela alla fusione tra l’anima individuale e quella universale […]; nella psicologia analitica il processo di introversione tende all’unione della coscienza con il suo opposto: l’inconscio. L’energia prorompente del Brahman si manifesta secondo un principio di armonia cosmica, così come la libido viene guidata dall’intenzionalità umana, che tende all’armonia e conduce all’autorealizzazione.

Jung ha interpretato secondo un punto di vista per così dire “egodipendente” la dottrina yogica: in effetti egli stesso ha affermato che “i massimi livelli di coscienza identificati come samadhi dagli yogi erano sinonimi di una perdita di coscienza dell’ego anziché di una dilatazione metaforica dello stesso, pertanto deleteri e portatori di follia e psicosi” (Jung, 1934, p. 287).

Clarke, all’interno del libro Jung and Eastern Thought: A Dialogue with the Orient, ha evidenziato il connotato eurocentrico e dualistico del pensiero junghiano che concepisce la civiltà asiatica come entità monolitica, sottovalutandone gli elementi di differenziazione; secondo l’autore, l’interpretazione junghiana della cultura orientale avviene solo grazie agli archetipi ereditati culturalmente, proiezione mentale dell’inconscio collettivo. Clarke sottolinea inoltre come Jung abbia equiparato il samadhi all’estasi, la quale invece è il risultato di una improvvisa e in larga misura involontaria immersione in un’area dell’inconscio non completamente integrata dalla consapevolezza.

Da tali considerazioni, emerge una visione meno orientalista dei contributi junghiani, eventualmente rafforzata dall’esortazione di Jung nei confronti degli occidentali affinché individuino una propria forma di yoga, tralasciando le pratiche dello yoga indiano. Appare ambivalente agli occhi di Clarke il fatto che Jung in occasione del suo viaggio in India nel 1937 abbia preferito non incontrare il leader spirituale Ramana Maharshi, optando invece per un suo discepolo.

Nonostante le critiche rivolte al paradossale estraniamento di Jung alla cultura indiana, resta indubbio il suo contributo antesignano per aver individuato una dimensione transpersonale in una zona sconosciuta della mente, pur non riconoscendo il ruolo svolto dalla meditazione per rendere la stessa esperibile. Come accade a molti viaggiatori che scoprono un nuovo mondo, continuando a descriverlo in termini di terre conosciute, Jung aveva identificato antesignane tracce speculative di cui non riuscì ad afferrare interamente le vaste implicazioni.

Gaia Bergamaschi, estratto dal suo libro Yoga Therapy.

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