Meditazione Cromatica

Il percorso dall’io al Sé

Salve, amici! Ecco un piccolo spazio per chi ama i colori e desidera non solo conoscerne le valenze energetiche, psicologiche e simboliche, ma anche sperimentarne gli effetti con le opportune tecniche meditative. Un luogo quieto, tutto nostro, “ritagliato” (come letteralmente significa la parola tempio) dalle attività quotidiane, per ritrovarci (noi stessi e tra noi) serenamente e vivere insieme i colori come teoria e pratica dell’autoconoscenza.

Cesare Peri

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24. L’ORO E L’ARGENTO

Brillii, luccichii, sfavillii: l’anno nuovo si annuncia come una festa di luci. Il buio, immagine dell’ignoto e di tutte le paure umane, fa come sempre da sfondo, ma c’è luce, desiderio di gioia e di rinnovata speranza. Negli addobbi e nelle luminarie, che vorrebbero prolungare il Natale, l’oro e l’argento spiccano su tutti i colori: perché? Si potrebbe rispondere perché sono quelli più splendenti, ma forse c’è un motivo più profondo, che non si esaurisce nell’effetto estetico.

anello2Certamente l’oro è associato d’istinto alla ricchezza, perciò all’augurio di benessere e di felicità (anche se già il poeta latino Tibullo in una famosa elegia gli attribuiva la colpa dei «nostri mali», in quanto causa di guerra). La caratteristica principale che lo rende prezioso, oltre alla rarità e all’aspetto lucente, è la sua incorruttibilità (benché, ironia della sorte, sia sempre stato causa di corruzione). L’oro non si deteriora, resta intatto nel tempo. Ricordo l’immagine di un’archeologa che sfila un anello d’oro dai resti mortali, appena rinvenuti sotto uno strato di cenere e lapilli, di una vittima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: dopo diciannove secoli di buio lo immergeva semplicemente in un bicchiere d’acqua, traendolo splendente, come nuovo.

L’inalterabilità dell’oro richiama l’idea dell’eterno e del divino, dei valori profondi e immutabili, perciò gli oggetti del culto sono forgiati col materiale non solo più prezioso, ma anche più simile alla divinità. D’altro canto il suo aspetto è determinante: quale colore più dell’oro si avvicina alla luce solare, al dio datore di vita, adorato da tutti i popoli?

L’oro perciò rappresenta la ricchezza sia materiale sia spirituale. L’aureola (dal latino aureus, «d’oro», sottinteso corona) evidenzia con il suo splendore la santità della figura di cui incornicia il capo. Per i monaci bizantini, che in uno stato di preghiera e di meditazione realizzavano le sacre icone, l’oro non era un semplice colore (ben diverso dal giallo, a cui associavano una valenza prevalentemente negativa), ma riflesso puro della luce divina. In quanto privo di colorazione materiale, esso svolge un ruolo importante nell’iconografia, perché sta a significare la presenza reale dello Spirito.

aureolaSi tratta, dunque, di un colore soprannaturale, che conferisce regalità e facilita l’apertura alla dimensione spirituale. Barbara Ann Brennan nel suo prezioso manuale Mani di luce attribuisce alla luce d’oro il potere di creare connessione con Dio e amore divino al servizio dell’umanità, mentre sul piano terapeutico «ristruttura il settimo livello, rafforza e carica il campo energetico».

Per restare nell’ambito terapeutico del colore ricordiamo Vicky Wall, la nota creatrice dell’Aura-Soma, terapia olistica a base di oli cristallini, estratti di piante ed essenze d’erbe. Nel libro Guarire con i colori collega l’oro al settimo chakra e gli attribuisce la proprietà di suscitare saggezza in qualsiasi combinazione cromatica: «unito al verde dà la saggezza per scegliere correttamente il proprio spazio; unito al rosso equilibra e incanala le energie sessuali e terrene; unito al blu è utile al guaritore e reca pace e armonia all’intero essere».

moonSe l’oro rappresenta il sole, l’argento è simbolo della luna e richiama il riflesso delicato e segreto della perla e dell’acqua. Mentre il “metallo solare” esprime azione e calore, il “metallo lunare” è freddo ma non necessariamente passivo: agisce infatti sulla componente emotiva, affina la sensibilità e infonde equilibrio, stimolando la purificazione interiore attraverso il fondamentale processo di introspezione.

Come l’oro deriva dal sole la sua valenza maschile, caratterizzato dalla stabilità, così l’argento è associato a quella femminile, legata al continuo cambiamento della luna, in una simbologia che in apparenza contrappone l’essere al divenire, ma che in realtà allude alle due componenti inscindibili dell’Unico, esemplificato dal mito platonico dell’androgino, dal principio di Yin e Yang, alla base del sistema filosofico cinese, dalle «Nozze Alchemiche» dell’oro e dell’argento e dalla teoria junghiana di animus e anima. A rigore, si potrebbe osservare che la “mutevolezza lunare”, in quanto ciclica, è simile piuttosto a una ruota che perennemente gira, per cui si tratta di un apparente divenire, cioè in definitiva di un evidente aspetto dell’essere.

barca-solareRitroviamo lo stesso concetto nella complessa simbologia dell’antico Egitto, rappresentato dalla  «Barca Solare», la più importante e frequente fra tutte le visioni che caratterizzano il Libro dei morti: la barca che porta il disco del sole, ovvero l’immagine del dio Râ, altro non è che la falce sottile di luna crescente, identica a quella inclusa nel loto del secondo chakra. Il sole inscritto nel semicerchio lunare ornava la fronte di Apis, di Hathor, di Thoth, di Iside e di tante altre divinità. Si tratta quindi dell’unione (Sinarchia) dei due Luminari, simbolo dell’«Uomo cosmico», dello stesso Osiride prima di essere smembrato e poi ricomposto nella sua integrità.

donna-oroDa qui la necessità d’integrare l’oro e l’argento nella nostra vita, date le intense valenze simboliche ed energetiche racchiuse nella loro unione, anche indossandoli consapevolmente con un monile di buona lega. L’oro è il colore del Sé, della nostra vera essenza, dell’«uomo interiore» a cui si può giungere tramite lo specchio argenteo di riflessione e introspezione.

Alla saggezza dell’oro, da ultimo, si unisce il silenzio: «Il silenzio è d’oro», ci ammonisce (in genere con esiti incerti) l’antico proverbio. In effetti esso costituisce l’insostituibile condizione  per cogliere la voce dell’essere di luce che è dentro di noi. Se non creiamo questo spazio interiore per ascoltarla, arginando il flusso incessante del mondo esteriore che rischia di portarci alla deriva, essa può giungerci solo a tratti, simile a un flebile «lamento», come dice Aldo Palazzeschi nella poesia, ricca di allusioni simboliche, che significativamente intitola La voce dell’oro.

Sono alti i cipressi che formano il cerchio,
nel basso le siepi di spine s’intrecciano
terribilmente.
Al centro del cerchio è il pozzo profondo
che ha in fondo,
lo dice la gente,
il tesoro.
Sono alte le siepi di spine,
raggiungon la chioma degli alti cipressi,
terribili intreccian le braccia fra loro.
Da secoli e secoli tanti
nessuno tagliò quella macchia paurosa;
la gente, da secoli tanti,
non passa vicino a quel cerchio.
Soltanto alla sera al calar del sole
ognuno sta attento in orecchi,
dal centro del cerchio,
dal fondo del pozzo profondo,
vien fuori un lamento: «la voce dell’oro».

Brillii, luccichii, sfavillii: l’anno nuovo si annuncia come una festa di luci, di suoni e… di voci.

Cesare Peri

 

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28/12/16
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23. IL COLORE CHE DÀ SICUREZZA

Sappiamo che i colori esercitano determinati influssi sui nostri stati d’animo e, di conseguenza, sul nostro equilibrio psicofisico: essi infatti influenzano lo stato di salute tramite sia gli effetti psicologici sia l’apporto diretto di energia, in quanto onde elettromagnetiche di diversa frequenza.

Tensioni, ansia e insicurezza, il cocktail micidiale chiamato “stress”, ci insidiano quotidianamente. D’altra parte il clima psichico che pervade oggi il mondo, in una delicata fase di transizione di valori (l’inarrestabile dinamica del progresso comprende spesso fasi critiche con momentanei e apparenti “passi indietro”), appesantisce le normali incertezze che ogni persona attraversa nello sviluppo del proprio essere e della propria coscienza. Si genera così quel circolo vizioso che alimenta il malessere generale.

Ma il bene esiste, anche se, come sappiamo, non fa notizia, e sono tante le persone positive che innalzano ogni giorno le vibrazioni del nostro pianeta con la loro umanità illuminata, in un incessante e meraviglioso fiorire di “risvegli”. Giustamente è stato detto che ogni anima che si eleva, eleva il mondo. Ogni persona è in cammino e ha bisogno di sicurezza: ma, al di là delle idee e degli obiettivi che la muovono nella sua realtà quotidiana, è possibile utilizzare consapevolmente l’energia cromatica per sciogliere le tensioni e favorire il percorso?

Accanto alle scelte esistenziali, che determinano precisi stili di vita, le onde luminose, che noi chiamiamo colori, possono aiutare a sviluppare pensieri e sentimenti, come le onde sonore, che chiamiamo musica. Ogni colore ha specifiche qualità, calmanti o stimolanti, che bisogna dosare e utilizzare in modo opportuno, ma per combattere quel malessere esistenziale che comprende insicurezza, timidezza, disagio nel parlare in pubblico, oltre che nervosismo e spossatezza intellettuale, occorre un antidoto che assommi varie componenti e le amalgami armoniosamente.

blu1Entriamo dunque nel nostro “laboratorio cromatico” e mettiamo mano agli “ingredienti”. In primo luogo, data la necessità primaria di influenzare positivamente il sistema nervoso, calmandolo, ricorriamo al blu: sul piano fisico, infatti, riduce la pressione arteriosa, la frequenza del polso e del respiro, mentre sul piano psicologico favorisce le facoltà mentali superiori, l’intuizione e in particolare la comunicazione, essendo connesso col chakra della gola, e profondi legami con gli altri esseri.

Tuttavia il blu da solo potrebbe produrre un eccessivo rilassamento, perciò lo stempereremo con il bianco, che è un elemento molto dinamico, perché contiene in sé tutti i colori. Esso aiuta a chiarire pensieri ed emozioni e a resistere alle apprensioni causate dall’ambiente esterno. Inoltre ha una notevole carica di purezza e di verità, unita a un anelito di libertà e di

2Con l’unione del blu e del bianco otteniamo l’azzurro, un colore che alleggerisce e spiritualizza, conservando un effetto rilassante e rinfrescante. Per gli antichi Egizi rappresentava la verità, dal momento che stimola l’intelligenza e aiuta a controllare la mente e ad essere creativi.

Dopo l’azzurro occorre però realizzare un secondo elemento, che lo renda più “concreto” e legato alla realtà quotidiana. Perciò ricorriamo di nuovo al blu, mescolandolo questa volta in parti uguali con il giallo: ci spostiamo così sul piano propriamente mentale, per accrescere la chiarezza delle idee e introdurre una notevole energia che stimoli positività, fiducia e, di conseguenza, estroversione, facilitando la comunicazione. Il giallo fortifica la personalità e aiuta a sentirsi bene con se stessi. Si associa, come l’azzurro, alla parte razionale del cervello (l’emisfero sinistro). Infatti vivifica la mente, favorendo l’attenzione e l’apprendimento, stimola allegria ed è, insomma, un ottimo antidepressivo. Inoltre genera apertura alle novità e desiderio di cambiamento, qualità che abbiamo già immesse con il bianco.

3Dall’unione del blu e del giallo ricaviamo il verde, il colore dell’equilibrio, dell’armonia e della calma. Collegato al chakra del cuore, genera una forte carica empatica che dona spontaneità alla comunicazione e aiuta a esprimere i sentimenti con le parole giuste. Non a caso presso i Greci era consacrato ad Afrodite, la dea dell’amore. La sua frequenza è quella naturale dell’organismo in stato di quiete: perciò tonifica, rilassa e calma, e tuttavia conserva una certa volontà di autoaffermazione, propria del giallo.

Ottenute così le due componenti ideali, grazie alle qualità dell’azzurro e del verde, non ci resta che unirle, ottenendo così finalmente il rimedio cromatico più efficace per l’insicurezza: il turchese, meraviglioso colore dai riflessi marini, detto per l’appunto anche acquamarina.

4Anche se non compare nello spettro solare (è un colore terziario, in quanto ottenuto dall’unione di un primario, il blu, con un secondario, il verde) e non è molto usato nella cromoterapia, ha un forte effetto terapeutico, perché unisce l’energia equilibratrice e liberatoria del verde a quella rilassante del blu. Tiene aperti i canali della comunicazione, perché fonde le vibrazioni della gola con quelle del cuore, rendendo spontaneo l’eloquio. Di conseguenza è ottimo per chi prova disagio a parlare in pubblico. Unisce perciò la dimensione interiore a quella esteriore e accresce la consapevolezza di sé, rappresentando una significativa fase intermedia nel passaggio evolutivo della coscienza dalla dimensione affettiva del verde (quarto chakra) a quella spirituale del blu (quinto chakra).

Oltre a riequilibrare soggetti iperattivi, rende tolleranti verso persone e situazioni “non facili”. Visualizzarlo intensamente (e “respirarlo” con pratiche di Meditazione cromatica) aiuta a curare le ferite del corpo (stimola la rigenerazione delle cellule epidermiche) e dell’anima. Il suo effetto calmante rafforza il sistema immunitario, preservandoci da raffreddori e influenze.

5Indumenti, pietre, oggetti e ambienti di colore turchese ci fanno sentire sereni, fiduciosi, giovani e freschi, aperti alle novità e sempre pronti a “rinascere” dopo prove difficili, come il verde-azzurro Osiride, che rappresentava la rinascita della vegetazione, e come il delfino, simbolo del turchese, per la libertà e la gioia con cui salta e si immerge nelle trasparenti profondità oceaniche.

Il nome deriva dall’omonima gemma, per molti popoli antichi simbolo del cielo e dello spirito, talismano che protegge dal male e favorisce la guarigione. Pietra sacra nella cultura tibetana, con proprietà terapeutiche e protettive per gli Egizi e gli Indiani d’America, era simbolo di purezza nell’antica Persia. Come regalo a chi si ama significa ancora promessa di un sentimento puro, destinato a durare.

La nostra “alchimia cromatica” ci ha dunque portati a riscoprire simboli e proprietà di un colore benefico e rassicurante, di cui possiamo rivestire il corpo e la mente, rafforzando così la volontà di essere sempre positivi e propositivi: dipende solo da noi, infatti, il colore di cui tingiamo il mondo!

Cesare Peri

 

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1/12/16
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22. L’ARTE FOTOGRAFICA DI CARLO MARRALE

L’«armonia delle cose nascoste»: l’arte fotografica di Carlo Marrale

Molti conoscono Carlo Marrale come autore, voce e chitarrista dei “mitici” Matia Bazar (chi non ricorda la splendida melodia di Vacanze romane?). Meno nota, ma non meno straordinaria, è forse la sua attività creativa con i colori: colori osservati per strada, particolari di oggetti umili e quotidiani a cui nessuno fa caso (una macchia di ruggine, il riflesso di una pozzanghera, una crepa nel muro, un barattolo schiacciato) e che lui coglie al volo con “fiuto cromatico” e cattura con un semplice clic, sviluppando poi ingrandimenti che confermano immagini fantastiche misteriosamente intuite.

22a Non potremmo certo chiamare fotografie, quelle realizzate da Carlo, bensì opere fotografiche, dove il fine non consiste nell’abilità dell’uso della macchina, destinata a fissare la realtà nella sua apparenza, bensì si eleva a pura arte, capace di evocare realtà profonde e misteriose.

Di fatto egli usa il mezzo fotografico come il musicista lo strumento e il pittore il pennello. Forse persino con un po’ più di maestria, dal momento che l’effetto ottenuto è tale da trascendere il mezzo con cui è stato realizzato, rendendolo non facilmente individuabile.

22bLe sue opere, infatti, parlano il linguaggio simbolico dei colori e quello sublime della musica, che non rappresenta né definisce, ma apre mondi all’emozione, all’intuizione e all’interpretazione personali: è l’espressione artistica della non-forma, che non solo comunica senza parole o immagini definite, ma soprattutto porta alla luce il mondo interiore di ciascuno attraverso vibrazioni cromatiche e suggestioni.

22cLa lettura dell’opera si trasforma così in autorivelazione dell’osservatore stesso, che vede fuori ciò che in realtà ha dentro. Poiché i colori «sono il linguaggio emozionale dell’inconscio», come li definì Max Lüscher, cioè sono l’espressione naturale e istintiva degli stati d’animo di ogni essere umano (a ciascuna emozione corrisponde un colore), è proprio questo livello della psiche che viene raggiunto dal messaggio cromatico e da qui affiora la risposta, non facilmente spiegabile in termini razionali, che ci fa dire «mi piace!».

22dL’arte di Marrale sceglie il particolare e lo ingrandisce, al punto tale che esso si trasfigura e si muta in altro: il microcosmo diviene macrocosmo, l’insignificante acquista significato e il nulla si rivela Tutto. Così una molecola di ruggine o di vernice si trasforma in vastità di suggestioni emotive e interpretative, in cui aleggia l’«armonia delle cose nascoste», nascoste non fuori, ma dentro di noi.

22eSono immagini naturali, assolutamente prive di ritocchi o di “effetti speciali”, perché sono già speciali, rivelando disegni, intrecci e intensi contrasti nel gioco libero e naturale dei colori. È come se l’infinita fantasia dell’Universo si sbizzarrisse e insieme divertisse a nascondersi negli anfratti impensabili delle cose. Pascoli diceva che il nuovo non s’inventa ma si scopre, ed esso si rivela a chi sa osservare le cose con gli occhi puri di un bambino. Nella sua prosa più nota, Il fanciullino, in cui delinea la propria poetica, egli descrive il fanciullo-poeta che è dentro di noi, il quale «scopre nelle cose le somiglianze e le relazioni più ingegnose… impicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare… e a ogni modo dà un segno, un suono, un colore, a cui riconoscere sempre ciò che vide una volta». È quanto fa Carlo con la sua macchina fotografica, offrendo un pentagramma ai “concerti cromatici” che la natura compone a nostra insaputa nei risvolti meno appariscenti della realtà.

22fMa, come si diceva, l’effetto straordinario di queste immagini non si limita all’intuizione di chi le rivela, bensì si estende alla sensibilità di chiunque le osservi, suscitando sensazioni, sollecitando spontanee interpretazioni, cioè, in definitiva, destando la creatività personale. Sì, perché interpretare è creare. Ed ecco allora sorgere impetuose onde oceaniche e orizzonti tranquilli intravisti attraverso una pioggia di sabbia d’oro, eruzioni vulcaniche, fiumi e grandine multicolore, blu intensi e rossi che hanno la vitalità del sangue e del fuoco, magiche evanescenza, paesaggi suggestivi che vibrano di passione e di malinconia, universi complessi e misteriosi generati dal mescolarsi degli elementi, immagini satellitari di pianeti lontani, a cui Carlo dà un nome (Sentieri tortuosi, Vesuvio, La valigia della Geisha, Vacanze romane…), invitandoci a decodificare la sua interpretazione attraverso la nostra.

22hLa cosa che in definitiva più stupisce è come la “semplicità” racchiuda questa meravigliosa “complessità”, simile a una minuscola alga sotto la lente del microscopio o a un punto luminoso del cielo nell’obiettivo di un potente telescopio. Di fatto, viene da concludere, la “realtà” è contemporaneamente semplice e complessa. Ho avuto modo di parlarne più volte con Carlo e di condividere lo stupore per i “colori” della vita terrena e di quelli ultraterreni. La semplicità delle sue parole rivelavano anche in quelle occasioni la complessità delle sue emozioni, proprio come nei testi e nelle musiche che compone, come nei “quadri fotografici” in cui lascia che a parlare siano i colori.

Cesare Peri

 

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3/11/16
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21. I COLORI NELLA NOSTRA CASA

Poiché i colori influenzano i nostri stati d’animo e, di conseguenza, la salute, la scelta cromatica all’interno degli ambienti in cui viviamo, e in particolare nella casa, come luogo di identità personale, distensione e ricarica, è un fattore della massima importanza per il nostro benessere.

Occorre anzitutto tener presenti alcuni principi generali ed effetti-base di carattere cromatico. Quello fondamentale, da cui non si può prescindere, è che i colori caldi (rosso, arancione, giallo) stimolano l’attività, mentre i colori freddi (verde, blu, indaco, viola) hanno effetto calmante.

21aI colori agiscono sui nostri sensi in vari modi, influenzando in primo luogo la valutazione dello spazio: colori scuri o molto saturi rimpiccioliscono gli ambienti, riducendo la percezione dei volumi e delle distanze, mentre tinte chiare e poco sature allontanano e alleggeriscono le pareti. Ricorreremo perciò ai primi per rendere percettivamente più raccolto un locale molto grande e, al contrario, con tinte unite chiare su pareti e pavimenti faremo sembrare più spaziose stanze anguste. Analogamente un ambiente rettangolare, stretto e lungo, si può ridurre colorando le pareti del lato minore con tinte scure o calde (blu o arancione), che danno l’impressione di avvicinarsi, mentre la superficie di quelle contigue sarà meno percepibile se dipinta di azzurro o di verde chiaro. Così pure in un locale troppo alto o troppo basso otterremo l’effetto ottico migliore nel primo caso con soffitto e pavimenti scuri, nel secondo chiari. Meglio però evitare il nero, per non ridurre troppo le dimensioni (destando anche un senso di oppressione o di negatività), e il bianco, per non rendere troppo freddo e anonimo l’ambiente. Inoltre pavimenti neri o bianchi evidenziano facilmente la presenza di polvere.

Modificano la percezione della temperatura: esperimenti hanno dimostrato che soggetti chiusi in una stanza colorata di rosso o di arancione percepiscono una differenza di circa 6 gradi rispetto ad altri in una stanza colorata di verde o di azzurro, pur essendo la temperatura in realtà identica.

Alterano il senso del tempo: persone senza orologio chiuse in una stanza dai colori caldi hanno l’impressione di trascorrere il doppio del tempo rispetto ad altri in una stanza dai colori freddi nell’arco di una semplice mezz’ora.

I colori modificano anche la stima del peso: oggetti colorati o illuminati di verde o di azzurro danno l’impressione di essere più leggeri, mentre il rosso li fa sembrare più pesanti. Chi si occupa di trasporti o di traslochi si guarda bene dal colorare di nero o di marrone scuro scatoloni e imballaggi!

Da ultimo, se l’ambiente è chiuso e scarsamente illuminato, il giallo può portare luce e allegria, oltre a favorire convivialità e rapporti sociali; se è rumoroso, il miglior colore è senz’altro il verde.

21bPer i pavimenti il marrone resta il più indicato, perché, simile al suolo terrestre, comunica stabilità e, come nell’arredamento, calore, richiamando il senso di protezione associato al legno (e, a livello inconscio, alla figura materna).

Questi, in sintesi, i riferimenti generali che è bene tenere in considerazione. Per quanto riguarda, nel dettaglio, i vari locali di un appartamento, potremmo dire che, come «il buon giorno si vede dal mattino», così la prima impressione dell’atmosfera e del gusto che regnano in una casa si riceve varcando la soglia d’ingresso: un’anticamera o una stanza dai colori caldi, con oggetti variopinti (e un piacevole profumo) è accogliente e dà subito una sensazione di benessere. Anche la presenza del verde in tonalità chiare e dell’azzurro può infondere un senso di fresco e di pace, gradevole sia per il visitatore sia per lo stesso padrone di casa, che rientra dopo una giornata di attività e magari dopo essere stato in mezzo al traffico e ai rumori.

21cLa casa ordinata, pulita, ricca di colori opportunamente armonizzati è un rifugio e un tempio, un luogo benedetto in cui ritrovare se stessi, i familiari e gli amici. Essa rivela la personalità di chi vi abita: un individuo estroverso e allegro ama circondarsi di colori vivaci e anche contrastanti, mentre l’introverso non gradisce troppe sollecitazioni cromatiche. Né si può prescindere dal genere di professione: chi lavora in un ambiente monocromatico o povero di colori sente il bisogno di recuperare “energia cromatica” tra le pareti domestiche (ed è consigliabile per la sua salute!), al contrario di chi, costretto ad eccessive presenze cromatiche, cercherà riposo in colori freddi e tenui.

Per la sala da pranzo il colore più indicato è l’arancione, perché, oltre a stimolare l’appetito, favorisce allegria e convivialità. Divani e tappeti di questo colore possono rendere il soggiorno più gioioso e accogliente. Gradazioni vivaci trasmettono energia, ma sarà bene non eccedere, armonizzando il colore prevalente con soprammobili blu e indaco, assecondando la complementarità cromatica. Sconsigliabile invece la presenza del rosso, che mette fretta, e del verde, che dà un senso di sazietà (a meno che il padrone di casa abbia ospiti poco desiderabili…).

Anche per il salotto il miglior colore resta l’arancione, che facilita la comunicazione, stimolando estroversione, socievolezza e buonumore, grazie alle sue componenti: il rosso, carico di vitalità, e il giallo, simbolo dell’intelletto illuminante. Di conseguenza l’arancione dà via libera all’espressione dei pensieri e delle emozioni. Da evitare, invece, il blu, il colore del silenzio e della tranquillità, che induce un bisogno di solitudine e d’introspezione piuttosto che di convivialità.

21dLasceremo spazio al blu, nelle sue tonalità più luminose e desaturate, per le pareti della camera da letto. Anche lenzuola e lampade blu hanno effetto antistress e conciliano il sonno. Non bisogna però esagerare, soprattutto con il blu carico, perché può produrre reazioni contrarie e accrescere stati depressivi. Perciò è bene bilanciarlo con complementi di arredo dai colori caldi, compreso il rosa. La soluzione migliore è offerta dal verde e dall’azzurro in tinta pastello, perché sono dolci e rilassanti. L’azzurro alleggerisce e “smaterializza”, mentre il verde è per sua natura benefico, perché la sua frequenza è la stessa dell’organismo umano in stato di quiete. Preferibile comunque nei toni non molto accesi e in diverse sfumature, anche il verde va abbinato con altri colori per temperare l’effetto calmante, molto utilizzato negli ambienti ospedalieri.

Il rosa, nelle sfumature più delicate, può accrescere il senso d’intimità, come pure l’arancione nelle tonalità albicocca, pesca e salmone. Sconsigliabili il giallo e il rosso, ai fini del riposo, per le loro vive sollecitazioni.

Poiché il giallo favorisce l’attività intellettuale (stimola l’emisfero sinistro del cervello, collegato alla razionalità e all’apprendimento), è adatto invece alle pareti dello studio. Meglio non troppo chiaro, prossimo alla tinta albicocca, in modo di favorire la concentrazione e insieme il rilassamento psicofisico. Per evitare possibili «sollecitazioni negative del giallo» (Kandinskij) è benefica la presenza di oggetti blu, verdi e turchesi.

Per la camera dei bambini l’arancione risulta gradito (ogni età ha i suoi colori), perché contiene il rosso, particolarmente amato, e il giallo. Quest’ultimo, se prevalente, favorisce lo studio, mentre l’arancione stimola i bambini un po’ pigri, favorendo il risveglio mattutino. I colori caldi sono ovviamente preferibili, ma per soggetti un piuttosto “agitati” non guastano quelli freddi, in varie sfumature di verde e di blu.

21platesIn cucina le tonalità dell’arancione e del giallo favoriscono l’assimilazione del cibo e rendono l’ambiente accogliente, molto più del bianco, classico per piatti e tovaglie, che accresce il senso di pulizia, nonché la percezione dello spazio e la luminosità, ma rende anche tutto piuttosto freddo e anonimo. Il bianco resta il colore migliore per i soffitti. Anche in cucina oggetti colorati (scodelle, mestoli, ma anche sedie e sgabelli) daranno un tocco di vivacità e di allegria.

In bagno prevarrà il bianco, se si vuole dar risalto soprattutto alla pulizia e all’igiene. Se invece lo si considera un luogo di relax, allora un blu cielo e acquamarina favoriranno momenti di benefica quiete, mentre per chi desidera rivitalizzarsi con brevi permanenze dinamiche, piuttosto che con lunghe pause “contemplative”, tinte sull’arancio e sul rosso potranno infondergli energia. Per pavimenti e pareti sono comunque consigliabili colori freddi, quali il verde, l’azzurro e il turchese, da accompagnare con complementi di arredo e oggetti dai colori vivaci.

21fDa ultimo, per chi può disporre di una piccola stanza per la meditazione la tinta indicata per eccellenza è il viola nelle tonalità chiare (quelle scure possono indurre stati depressivi!). È il colore della trascendenza, del raccoglimento profondo, dell’intuizione e della preghiera. Stimola la parte destra del cervello. Anche il blu in una tonalità equilibrata, né troppo chiara né troppo scura, può favorire la meditazione.

Un’ultima cosa da tener presente è quella di evitare la monocromia: ogni stanza deve avere il suo colore, la sua “personalità” in base alle funzioni a cui è adibita. La presenza eccessiva di un colore (indice di un disagio psicologico, come nell’abbigliamento) non solo crea pesantezza e monotonia, ma anche nuoce alla salute. Abbiamo bisogno di tutti i colori, perché ciascuno rappresenta un sentimento e un’emozione, nutrimento insostituibile per ogni essere umano.

Cesare Peri

 

PS. Qui sotto trovate il video con il mio intervento alla prima puntata della trasmissione L’Anima – Corpo, mente e spirito condotta da Micolo Baronio ed Erica F. Poli, andata in onda su Telecolor il 12 settembre 2016. Tema della puntata: “medicina integrata: cosa, come e perché”.

 

Fonte Img: Pinterest

 

 

10/10/16
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20. I DONI DEL MARRONE: SICUREZZA E UMILTÀ

Le due principali qualità del marrone potrebbero, a prima vista, sembrare inconciliabili, se alla sicurezza si associa la spavalderia dell’io e all’umiltà la modestia e l’incertezza di chi non osa farsi avanti. Ma non è così. La sicurezza che offre il marrone nasce da un senso di stabilità e concretezza legato alla Madre Terra, da cui ci si sente sostenuti e protetti, in quanto sue creature. E proprio da questo contatto sorge spontaneo anche il sentimento di umiltà: umile deriva dal latino humus, che significa «terra».

Teresa di Lisieux, carmelitana francese vissuta alla fine del XIX secolo (proclamata santa e “dottore della Chiesa”), amava definirsi la «scodella di Gesù Bambino»: una scodella posata per terra, quindi al sicuro, perché più in basso non poteva essere e per questo neppure cadere.

20tIn quanto simbolo della terra, il marrone ha valenza femminile e in Cina esprime la ricettività dello yin: la terra, infatti, viene rappresentata come una tigre di colore giallo cupo screziato di marrone.

Deve il suo nome all’umile frutto del castagno e simboleggia la vita terrena, le cose solide, come il legno (a cui è particolarmente associato) e la roccia, perciò la materia e, per quanto riguarda l’uomo, il corpo nella sua fisicità e il piacere dei sensi. Ma, se per questo aspetto è carico di sensualità, dall’altro, per la presenza del nero che mitiga la carica pulsionale dell’arancione, evoca anche la dimensione umile e penitenziale degli eremiti e del saio francescano (in origine grigio, poi nero, infine marrone a partire dal XIX secolo), quindi la ricchezza spirituale.

La duplice valenza non è tuttavia contraddittoria, ma in perfetto accordo con il codice binario di ogni valore terreno, fondato sulla dualità. Corpo e spirito coesistono (come insegna anche la complementarità dell’arancione e del blu) e l’esperienza evolutiva si realizza nell’accordare e armonizzare queste due componenti, piuttosto che nel contrapporle, estremizzando ora una, ora l’altra. Perciò il marrone indica sia l’intimità fisica sia l’interiorità, suggerendo il calore del legno, del focolare e della casa, cioè del rifugio che accoglie e protegge, come il grembo materno. Lo troviamo con frequenza nelle nostre abitazioni: è la tinta più comune dei mobili, delle imposte, del tetto e in particolare del pavimento, che ci dà un senso di sicurezza e di stabilità.

20sEppure, malgrado questo effetto rassicurante e confortevole, legato alle comodità materiali e alla natura (con il verde è il colore più diffuso), in genere risulta poco amato dalle persone, forse perché a livello inconscio evoca una certa tristezza autunnale o invernale e un’idea di povertà (era il colore degli abiti dei miseri popolani e degli emaciati eremiti), tant’è vero che condivide con il nero, il grigio e il rosso-bruno il simbolismo primario negativo.

Occorre però considerare che esistono ben 63 sfumature di marrone e che, come tutti i colori, con la riduzione della luminosità e il prevalere della gradazione scura le valenze diventano per noi sempre più negative. Basti pensare al colore solare per eccellenza, il giallo, che tuttavia nella gradazione scura perde progressivamente vitalità, fino a significare malattia, vigliaccheria, tradimento e inganno. Non dimentichiamo che il marrone, per quanto poco brillante, è una variazione dell’arancione, di cui conserva una carica di benessere e di gioia, e che l’arancione è a sua volta il prodotto dell’energia vitale del rosso e della luminosa positività del giallo.

20nIl marrone è il colore delle persone forti e solide, che sono però tendenzialmente abitudinarie, ancorate ai vecchi schemi comportamentali e di conseguenza poco disposte al cambiamento. Il forte legame con la natura rende calmo e riflessivo chi predilige questo colore: ama i propri simili, gli animali, le piante e soprattutto la tranquillità della casa e i rapporti stabili.

Un eccessivo trasporto per il marrone ne esaspera, però, i lati negativi (come accade per tutti i colori): pesantezza e pigrizia possono allora accompagnarsi a un’eccessiva istintività. D’altra parte il rifiuto assoluto tradisce un disagio nei confronti della propria corporeità e spesso una tendenza a vivere la ricerca del benessere fisico e la soddisfazione dei sensi come una debolezza da superare con un forzato autocontrollo. Max Lüscher con il suo famoso test dei colori ha potuto constatare che il rifiuto del marrone rivela sensazioni fisiche represse, un deficit psicofisico destinato a generare ansia e necessità di compensazione, non di rado ricorrendo proprio a un’attività sessuale compulsiva. Un po’, insomma, come chi si prefigge, per vari motivi, di digiunare e questo proposito lo spinge irresistibilmente, suo malgrado, verso il cibo.

20mChi ama indossare il marrone non desidera mettersi in mostra, ma quasi mimetizzarsi (non a caso è il colore di molti animali). Naturalmente è importante essere consapevoli se dietro al colore dell’abito si nasconda la paura di apparire oppure il sereno disinteresse di chi sta bene con se stesso e non aspira alla notorietà. Il marrone è comunque un’ottima base per dare risalto agli altri colori e la sua “generosità cromatica” c’insegna a valorizzare gli altri, restando in secondo piano, senza sentirci per questo sminuiti.

20cAnche se sul piano terapeutico non ha particolari effetti, tali da apportare modifiche all’organismo, tuttavia a livello psicologico la presenza del marrone, se non è eccessiva, è benefica e rilassante, perché ci riporta alle nostre radici, ai beni semplici, come il frutto del castagno, ma fondamentali: il benessere fisico, la casa, la famiglia, gli amici fidati. Sono, in effetti, i doni più preziosi della vita, che per la loro presenza umile e costante rischiamo spesso di dare per scontati, non apprezzandoli con piena consapevolezza e gratitudine, proprio come il marrone.

Cesare Peri

 

P.S. Lunedì 12 settembre 2016 sarò ospite nella trasmissione TV L’Anima – Corpo, mente e spirito condotta da Micol Baronio con Erica F. Poli, alle ore 21:00 su Telecolor (LCN 18). Per maggiori dettagli, trovate il comunicato stampa a questo link.

 

 

8/09/16
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19. I SEGRETI DEL GRIGIO

Si dice che tra due estremi o assoluti sia sempre più saggia e preferibile la “via di mezzo”, ma non sempre è così. Per esempio tra il bianco e il nero, cioè tra la luce abbagliante e il buio profondo, tra l’elemento attivo e quello passivo per eccellenza, dovrebbe essere il grigio, che nasce dal loro contatto, a equilibrarne le qualità.

19-GrigioDi fatto questo colore “acromatico” o neutro, come le sue componenti, sembra piuttosto, per diverse ragioni, accrescerne i difetti: sporca il bianco e non migliora il nero, trasformando la tenebra in ombra. Se ogni colore per natura presenta un simbolismo primario positivo e uno secondario negativo, per il grigio, come per pochi altri, vale il contrario: «Sono di umore grigio», «Che giornata grigia!», «Che grigiore!» esclamiamo istintivamente per esprimere tristezza, monotonia o dubbio.

In effetti è un colore privo di vita, che esprime superficialità, distacco emotivo (più o meno voluto), chiusura e neutralità. Ma sotto questi stati d’animo o atteggiamenti il movente più forte è la paura: paura delle proprie emozioni, delle responsabilità e delle decisioni, paura del giudizio degli altri. Alle radici di questa paura troviamo perciò un’insufficiente autostima, capace però di camuffarsi da calma impassibile, autocontrollo ed efficienza lavorativa.

19-2Il test dei colori ideato da Max Lüscher rivela un forte elemento di autoinganno nella collocazione del grigio all’interno della scelta cromatica e mostra come esso costituisca una vera e propria barriera tra i colori preferiti, che il soggetto fa precedere alla scelta del grigio, e quelli che lo seguono, tanto che i primi assumono valore di compensazione («sostituti compulsivi di qualche deficienza esistente a causa dell’ansia che sorge da essa»). Tale compensazione può costituire la “molla segreta” di tanti uomini di successo nei vari campi dell’industria e del commercio, in cui spesso eccellono, «non tanto per la loro naturale superiorità, quanto per una pressante urgenza di sfuggire a qualcosa che ha causato in loro ansia e scontento». E questo potrebbe anche essere interpretato come un aspetto, per così dire, positivo del contenuto del grigio, che io invece inquadrerei nell’ambito della questione primaria di capire quali siano i nostri veri bisogni.

Certo, si può reagire all’introversione, alla timidezza e alla solitudine, che connotano il grigio, indossando la maschera dell’imperturbabilità, della severità o austerità, ma l’efficienza e l’iperattività non possono colmare il vuoto interiore, che oltretutto si rivela e si accresce a livello relazionale col distacco, la freddezza e l’assenza di spontaneità.

19-3Chi vive questa sofferenza interiore (spesso non del tutto cosciente, ma comunque raramente disposto ad analizzarsi e mettersi in discussione) predilige per istinto il grigio. Indossato, questo colore comunica un desiderio di anonimato e la volontà di tenere le distanze, anche se diffuso tra gli uomini d’affari, i quali di fatto limitano a questo fine le loro relazioni. Dal punto di vista energetico essi non ne possono però trarre alcun beneficio, perché il grigio non solo non ha particolari effetti terapeutici, ma anzi devitalizza e tende a frenare l’attività. Tuttavia non nuoce a solerti impiegati, favorendo l’attività sedentaria e limitando le distrazioni.

Già al tempo dei Romani era simbolo di lutto e nella tradizione cristiana, associato alla cenere, indicò la morte e la caducità di ogni creatura, ma anche la resurrezione, in quanto unione del bianco e del nero, i colori distintivi della divinità e della materia.

A questo senso di caducità, unito a quello di mortificazione della carne, alludeva in origine il colore del saio dei monaci eremiti, successivamente divenuto marrone, che ricorda comunque l’aspetto terreno, ma ancora nel XVII secolo l’abito dei cappuccini era grigio e acquistò particolare notorietà grazie al famoso padre Giuseppe (il barone François Le Clerc du Trembly), l’influente segretario del cardinale Richelieu, tanto da essere soprannominato, per l’appunto, «l’eminenza grigia».

19-4Il grigio divenne così ambivalente simbolo di umiltà e di potere, ma questo secondo aspetto crebbe alla fine del XIX secolo, in epoca vittoriana, nella moda maschile dei nobili, grazie al principe di Galles, e ancora oggi lo si associa ad abiti di una certa eleganza.

D’altro canto si riconoscono a questo colore anche altri risvolti positivi, come evocatore di intelligenza (associata alla «materia grigia»), di equilibrio (tra il bene e il male), di saggezza e prudenza (per il colore dei capelli nella vecchiaia). Collegato al piombo e quindi a Saturno, che genera negli uomini malinconia, ha tuttavia un’inversione in positivo con il riferimento all’argento e alla perla, il «colore lunare», simbolo di interiorità e d’introspezione, perciò con valenza femminile.

19-5Una lettura esoterica più profonda lo interpreta come passaggio da un colore all’altro, e precisamente dal buio alla luce, riconoscendo perciò in esso il simbolo della porta, a sua volta collegato a quello del quadrato e del numero quattro, e lo identifica così con l’incarnazione. In quanto associato alla cenere, è anche simbolo di trasformazione, come attesta il colore dei dieci petali del terzo chakra, Muladhara, che ha come elemento il fuoco, e dei due triangoli che formano l’esagramma del quarto, Anahata, ad indicare che nessuna esperienza è più trasformatrice di quella dell’amore.

19-6Ma, al di là di queste raffinate simbologie, noi incontriamo comunemente il grigio nel contesto delle grandi città industriali, dove lo si respira, in senso proprio, come inquinamento e, in senso figurato, come anonimato. Questa nebbia (altro simbolo per eccellenza del grigio) che ci entra nei polmoni e nello spirito, facendoci vivere come estranei tra estranei (davvero senza colori!), può avere, tuttavia, non solo il potere di offuscare ulteriormente la coscienza, ma anche quello di risvegliarla, proprio grazie alla percezione di un limite raggiunto, oltre il quale non si può più reggere alla farsa dell’indifferenza e dell’estraneità: si sente allora sorgere un vivo e vivificante bisogno di significato personale, di relazioni autentiche, capaci di dar colore e calore ai grigi e freddi schemi quotidiani.

In questo senso il grigio rivela il suo segreto più profondo: l’invito a una scelta trasformatrice, che riduca il negativo in cenere e riumanizzi l’esistenza, aprendoci realmente il passaggio a una nuova percezione olistica del mondo. Allora “la via di mezzo” tra il nero e il bianco non sarà più il grigio come fuga ma come soglia, non sarà una linea incolore tra due estremi che si oppongono ma un ventaglio completo di colori che li collega e armonizza, colmando ogni vuoto.

Cesare Peri

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29/07/16
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18. BIANCO O NERO?

Si dice che una persona intransigente e volitiva, che non accetta “mezze misure”, veda ogni situazione e pretenda ogni decisione come “o bianca o nera”. È un desiderio di estrema “chiarezza”, che non ammette sfumature né compromessi, ma rischia di essere un po’ semplicistico, di fronte alla complessità del reale, e di esprimersi in atteggiamenti assolutistici e rigidi, spesso anche intolleranti.

In effetti il bianco e il nero sono simboli originari, archetipi dell’Assoluto, e costituiscono i due colori fondamentali, anche se definiti “acromatici”, cioè senza colore. Essi rappresentano i due estremi, gli opposti inconciliabili: la luce e il buio, il giorno e la notte, l’affermazione e la negazione, l’attivo e il passivo, il manifesto e il non manifestato, il bene e il male, lo spirito e la materia, la vita e la morte.

18bn1Sono così assoluti e opposti da evidenziare, più di ogni altra antitesi, la complementarità dei contrari: infatti sono l’esempio per eccellenza del codice binario che caratterizza la nostra dimensione terrena. In realtà non solo si può dire che siano gli estremi della stessa cosa e che uno non potrebbe esistere senza l’altro, ma di fatto sono la stessa cosa in due diverse manifestazioni. Del resto, poiché entrambi i colori sono simboli dell’Assoluto e l’Assoluto per definizione non ha il contrario, non potrebbero esistere come due assoluti: diventerebbero immagini del relativo.

Luce e tenebra, manifesto e non manifestato, come il giorno e la notte di Brahma, sono il Tutto, l’alfa e l’omega, la nascita e la morte, come fasi di un’eterna manifestazione.

A queste elevate riflessioni c’indirizzano necessariamente il bianco e il nero, interpretati già dagli antichi come colori iniziatici, in quanto legati ai culti orfici e ai misteri eleusini, e quindi all’esperienza mistica e rivelatrice della morte e della rinascita.

Questo apparente contrasto cromatico rivela uno straordinario denominatore comune: entrambi comprendono tutti i colori, ma il bianco li irradia intorno a sé, mentre il nero li assorbe e trattiene dentro di sé.

18bn2Il bianco rappresenta una situazione di transizione ed è associato a cambiamenti importanti della vita, accompagnati da simboli e “riti di passaggio”: bianco è il camicino del battesimo, l’abito della sposa, il sudario funebre, la veste che indossava nell’antica Roma chi si presentava “con candore”, cioè “senza macchia”, come aspirante a una carica pubblica (ancora oggi detto candidato), preludio a un cambiamento di stato sociale. L’ambivalenza di questo colore, simbolo di vita, include anche il suo opposto, in quanto simbolo di morte (il colore del cadavere), ma nello stesso tempo di rinascita, di fine e di nuovo inizio.

Anche il nero indica il passaggio tra la fine di un ciclo e l’inizio di un altro e si lega al processo di evoluzione personale come un momento di trasformazione. L’esperienza del lutto, del dolore e dell’andare brancolando nelle tenebre, quando i vecchi valori o punti di riferimento sembrano aver perso il loro significato, costituiscono straordinarie fasi di crescita.

18bn3«Più la notte è fonda, più l’alba è vicina» dice S. Paolo, e proprio l’immagine della notte è un altro elemento simbolico che unisce i due colori. Il nero è associato alle tenebre, il bianco al chiarore lunare, simbolo della conoscenza introspettiva. E qui troviamo una comune valenza positiva: la notte è per i Greci è euphróne, «benevola», perché «buona consigliera», apportatrice di riposo, di sogni e di saggezza. Ma nel mistero luminoso della notte, che suggerisce trascendenza e “vita oltre la vita”, il bianco e il nero esprimono anche l’angoscia e il dolore di chi resta o si arresta sulla soglia dell’oltretomba. Ecco allora entrambi i colori esprimere il lutto: il bianco nella tradizione cinese e indiana, il nero nell’occidente cristiano (al posto del bianco solo a partire dal Rinascimento).

Il nero è anche il colore del sottosuolo, che richiama non solo la valenza negativa dell’Ade, ma anche quella positiva della fecondità e dei tesori nascosti (Plutone, il signore dell’Oltretomba, significa «colui che arricchisce»), simile al grembo materno, perciò è anche simbolo della terra, come nella «prima fase» alchemica (nigredo), e in quanto tale acquista una connotazione femminile (per gli orientali il nero è un colore yin), caratteristica che ritroviamo nel bianco, in quanto associato alla Luna. Da qui le molte dee-madri e anche le dee-vergini nere: da Iside alla Diana di Efeso, all’Afrodite nera, alla Cibele caldea e all’Ereskigal assira, all’Artemide Polimaste di Efeso, fino a tante madonne, come nella cattedrale di Chartres, nel santuario di Monserrat e in quello di Oropa.

18bn4Il bianco e il nero si confondono poi nell’unico simbolo del silenzio, il primo associato alla neve e all’inverno, l’altro ai silenti spazi siderali, entrambi carichi di attesa, gravidi di qualcosa di misterioso e di imponderabile che vive in uno stato non di riposo, ma di sospensione, pronto a manifestarsi.

Persino la colomba, che per noi simboleggia la pace e lo Spirito Santo con le sue ali bianche, può tingerle di nero e, trasformata in geroglifico egiziano, esprimere la vedovanza di una donna rimasta fedele alla memoria del marito fino alla morte. Ma il nero era per gli Egizi anche portatore di benessere, perché ricordava il colore del limo, prezioso dono del Nilo.

Per noi il nero è sinonimo di negatività e di pessimismo, ma presso le tribù Masaia del Kenia e della Tanzania è simbolo di vita e di prosperità, perché associato alle nuvole, che portano la pioggia. Viceversa nella cultura orientale il bianco è il colore dell’occidente, quindi del tramonto e della vecchiaia, dell’abito delle vedove, tanto che la vista di un cavallo bianco è presagio di morte.

Il bianco e il nero, dunque, si scambiano i ruoli con una certa facilità e spesso si confondono.

Dal punto di vista psicologico è innegabile che il bianco esprima apertura e fiducia verso la vita e abbia un potere rivitalizzante, mentre il nero si associa a un atteggiamento di chiusura e di opposizione, talora di aggressività e di violenza, e non ha nessuna proprietà terapeutica, anzi produce effetti devitalizzanti a livello sia fisico che psichico.

18bn5Entrambi i colori indicano tuttavia personalità forti, inclini al dissenso, alla contestazione in nome di qualcosa di diverso dal comune e di più alto, e per questo piacciono agli adolescenti e agli intellettuali; però, se indossati in modo esclusivo, oltre a costituire una barriera che tiene lontano gli altri, rivelano spesso una personalità immatura, chiusa troppo in se stessa o affetta da perfezionismo. Il bianco e il nero, infatti, hanno la comune caratteristica di dare risalto agli altri colori, mentre, da soli, nascondono le emozioni, uno rendendole “asettiche”, l’altro “criptiche”. Donano invece eleganza dal punto di vista estetico ed equilibrio psicologico, se abbinati agli altri colori.

Chi dunque si pone con intransigenza di fronte alla realtà, non accettando le “gradazioni”, che ne costituiscono la ricchezza, e pretende d’imporre il rigido dualismo del «o bianco o nero!», rischia non solo di perdere le varie possibilità di una vera scelta, ma di essere risucchiato in un “assoluto psicologico”, che, come un buco nero, inghiotte e unifica tutto, anche la luce. E se pure scampasse a questa prospettiva, c’è da chiedersi se valga la pena di vedere il mondo “in bianco e nero”.

Attingiamo perciò, come dagli altri colori, anche dal bianco e dal nero i loro tesori, che offrono sussidi preziosi nei momenti emotivi più delicati, nelle fasi di radicale trasformazione della nostra personalità, e lasciamo fluire la loro energia nella corrente policromatica della vita!

Cesare Peri

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23/06/16
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17. PERCHÉ IL ROSA FA BENE

Il rosa nasce dall’incontro del rosso, il colore della passione e dell’energia che spinge l’io a estrinsecarsi, con il bianco, espressione della purezza e dell’elevazione, il più intenso dei colori, perché tutti li racchiude.

17rosa1La leggenda narra che la rosa in origine fosse bianca e che Afrodite, la dea dell’amore, mentre correva in aiuto del giovane Adone, si punse con una spina, tingendola con il suo sangue.

Sembra, a prima vista, un colore timido (la timidezza, piuttosto, fa arrossire) e invece, proprio per i suoi componenti, racchiude e comunica energia e sicurezza. L’equivoco nasce dalla matrice culturale, che lo associa alla dimensione femminile, di cui senz’altro rappresenta delicatezza e gentilezza, ma queste qualità non devono essere necessariamente intese come sinonimi di fragilità o debolezza.

17donnaAnalogamente l’azzurro, simbolo del genere maschile, deriva dal blu, che in origine era invece il colore femminile, per riferimento all’iconografia della Vergine, e solo a partire dal XVI secolo gli uomini se ne appropriarono come simbolo di riservatezza, lasciando il rosso, colore intrinsecamente maschile e aggressivo, alle donne, poi ingentilito in rosa tramite il bianco.

Il rosa simboleggia perciò la fermezza e insieme la dolcezza e la sensibilità: nella donna accentua l’aspetto dinamico della femminilità (da equilibrare comunque con l’azzurro), mentre all’uomo permette di esprimere la componente femminile, in genere repressa, armonizzando così animus e anima nell’originaria figura dell’androgino.

Le valenze del rosa sono importanti per la formazione dell’io personale, perché rappresentano la spiritualizzazione dell’istinto e introducono nella relazione la tenerezza come fondamentale dimensione affettiva, elevandola da passione sensuale ad amore incondizionato e sviluppando una profonda sensibilità ai valori interiori. Nel suo trattato Del significato dei colori (1535) Fulvio Pellegrino Morato attribuisce al carattere “roseo” «elevatezza di pensieri, passione temperata dal rispetto, amore sensuale purificato da qualità spirituali».

17rodEd è altresì significativo che Rodi (dal greco rodon, «rosa»), l’isola delle rose, fosse sacra sia ad Afrodite sia ad Atena, la dea della sapienza.

Introdurre questo straordinario colore nella nostra quotidianità (indumenti, oggetti, arredi) significa, perciò, accrescere il benessere psicologico con sensazioni di serenità, affettuosa dolcezza e protezione. Esso mitiga l’aggressività e genera calma, tanto che in America il suo potere pacificante è stato sperimentato con ottimi risultati in molte prigioni tramite l’uso di luci e di pareti rosa.

Indossato, infonde gioia e un senso di giovanile spensieratezza, rafforzando la fiducia in se stessi e la capacità di accogliere gli altri con gentilezza.

Anche dal punto di vista fisico è calmante e rivitalizzante, riducendo la frequenza cardiaca e generando un benefico stato di rilassatezza. In cromoterapia raggi rosa (anche alternati all’arancione) favoriscono il processo di guarigione, curando cicatrici e rughe.

Ottimi effetti rasserenanti e ringiovanenti, che donano tranquillità all’animo e luminosità alla pelle, si ottengono anche con gli esercizi della meditazione cromatica (vedi gli altri miei post o il mio libro Meditazione sui Colori), in cui l’intensa visualizzazione del colore è associata alla respirazione.

17rosaIl rosa sulle pareti domestiche accresce il senso di intimità della casa, ma è opportuno non eccedere nell’uso e scegliere moderate tonalità: infatti, mente sfumature verso il fucsia possono rallegrare l’ambiente, altri toni rischiano di risultare eccessivi, creando un senso di fastidio. Per esempio, in camera da letto un rosa intenso può disturbare chi ha problemi di insonnia a causa della presenza eccitante del rosso, mentre nella stanzetta di bambini un po’ troppo vivaci le tonalità più dolci favorirebbero la calma.

Chi predilige il rosa è in genere una persona amabile, profondamente sensibile, capace di affetto e di amicizia, incline a concepire il futuro in modo positivo, per l’appunto “roseo”. Chi invece lo respinge, tende a reprimere questi aspetti del suo carattere, frenando sentimenti di tenerezza e di delicatezza per un malinteso senso di controllo, quasi dovesse vergognarsi di rivelare una debolezza.

Naturalmente, come per tutti i colori, un’eccessiva attrazione per il rosa, fino a farlo prevalere sulle altre tinte, evidenzia l’aspetto negativo di questo colore e un certo disagio della persona, eccessivamente bisognosa di affetto o legata a schemi mentali ancora piuttosto infantili.

17balcFacciamo, dunque, entrare nella nostra vita questo colore giovane, benefico e rasserenante, che deriva il nome dall’omonimo fiore, di cui è consigliabile ornare la casa e il balcone, in modo che il profumo di rosa, nel senso olfattivo e visivo (con i relativi significati), possa aleggiare intorno a noi e ispirarci sentimenti di serenità e di amicizia.

Il rosa unisce l’energia del primo chakra a quella del settimo, la materia allo spirito, le pulsioni primarie ai sentimenti più elevati, indirizzandoci verso un amore trascendente. E questa forza trasformatrice prende avvio da un sentimento di accoglienza verso le altre persone.

A tutti piace la dolcezza e la tenerezza, o forse a quasi tutti: c’è chi, per amare esperienze pregresse, purtroppo ne ha paura, sia nel dare sia nel ricevere.

Nasciamo con questo bisogno e con questo bisogno lasciamo il pianeta. Il rosa può aiutarci ad esprimere il dono della compassione, che non è solo un nobile sentimento, ma una dimensione interiore, il punto di arrivo del nostro cammino.

Cari amici, sappiate tingere di rosa il presente, anche quando sembra grigio!

Cesare Peri

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20/05/16
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16. I COLORI CHE INDOSSIAMO

Quando scegliamo un abito di un colore, noi “indossiamo quel colore”, rivestendoci delle sue qualità, che producono determinati effetti a livello sia fisico sia psicologico. Infatti, all’interno di un certo colore, possiamo “sentirci bene” oppure “a disagio”, fino al punto di dire che «l’indumento mi piace, ma il colore non fa per me!». Qual è la causa di queste sensazioni?

In primo luogo occorre tener presente che i colori sono radiazioni elettromagnetiche, vibrazioni sotto forma di onde, di diversa lunghezza e frequenza, quindi energia capace di influenzare la materia, come le onde sonore.

1602In secondo luogo sappiamo che anche il nostro corpo emette vibrazioni e che ogni organo ha una sua specifica frequenza: i cosiddetti chakra sono particolari aree energetiche su cui si può influire tramite le corrispondenti frequenze dei colori e dei suoni.

Il colore dell’indumento svolge, perciò, una doppia azione su chi lo indossa: attraverso la percezione visiva, che influisce a livello psicologico sullo stato d’animo, e con la sua penetrazione a livello corporeo tramite la luce. Questa azione può avere effetti positivi e persino terapeutici, ma anche negativi, acuendo stati di squilibrio e di malessere.

Soprattutto va ricordato che i colori hanno uno stretto legame con le emozioni e i sentimenti, tanto da essere definiti «una lingua emozionale che è compresa a livello inconscio» (Lüscher). Ne consegue che non solo ci sentiamo attratti o respinti da essi per reazioni “istintive”, che spesso non sappiamo spiegare, ma è possibile agire in modo diretto e consapevole sul nostro inconscio, se conosciamo le specifiche valenze dei colori.

Può capitare, quindi, che i colori che più ci attirano corrispondano a dei bisogni “positivi” e che noi li cerchiamo per una naturale necessità di “ricarica” o di pace, ma può accadere anche l’opposto, cioè che, per affinità fra stati d’animo e colori, una persona, per esempio, depressa cerchi istintivamente il blu o una infelice si rifugi nel marrone, aggravando così la propria condizione.

1604Chi è introverso non ama i colori “caldi” (rosso, arancione, giallo), per la loro spinta esotermica e centrifuga, che li sollecita ad aprirsi al mondo, preferendo di gran lunga i colori “freddi” (verde, blu, indaco, viola), per il loro carattere endotermico e centripeto, che favoriscono sia il raccoglimento interiore sia la chiusura al mondo esterno.

I caratteri “solari”, che vivono sentimenti di gioia e amano la socialità, ovviamente avranno inclinazioni cromatiche opposte. Non è un caso che i bambini prediligano i colori caldi, mentre il giovane può includere anche quella “cerniera” rappresentata dal verde (amore, comunione con la natura), oltre la quale l’adulto incomincia a propendere per il blu. Ma questo è un processo evolutivo naturale, in cui i colori si associano spontaneamente al progressivo livello di interiorizzazione del vissuto e della “realtà” in cui siamo immersi.

Il disagio o lo squilibrio si manifesta, invece, quando la propensione per un colore diventa esclusiva: vestiti, oggetti e arredamenti tutti dello stesso colore rafforzano l’aspetto cromatico negativo (presente in ogni colore, se portato all’eccesso e non equilibrato con gli altri) ed evidenziano il fatto che la persona interiormente manchi delle stesse qualità del colore che va compulsivamente cercando. In questi casi non si tratta semplicemente di “gusti” (a tutti piace o non piace un colore), bensì di propensioni esclusive o di rifiuti assoluti, che la persona avverte con tale intensità da dover assecondare senza una ragione apparente oppure sforzandosi di trovare una spiegazione.

16-ara-2La stessa ragione vale per il rifiuto: alla persona manca quello che il colore rappresenta e ciò è avvertito non come un bisogno, ma come qualcosa di totalmente estraneo o che può destare la sgradevole sensazione di una carenza, e perciò viene respinto. Così, ad esempio, il rifiuto del rosso o dell’arancione può rivelare mancanza di vitalità, di forza sessuale o di gioia di vivere, il che vale, con minore intensità, anche per il giallo, insieme a un’eventuale scarsa propensione verso la ricerca intellettuale, le novità e i cambiamenti della vita. Rifuggire il verde può associarsi a un disagio interiore, a una mancanza di armonia, di equilibrio e di legame con la natura, mentre il rifiuto del blu indica spesso instabilità interiore, difficoltà nella comunicazione e un desiderio di prendere le distanze dai legami affettivi e dai propri problemi emotivi, così come la negazione assoluta dell’indaco e del viola può celare assenza d’interessi spirituali.

1601Naturalmente si tratta di constatazioni di carattere generale, che ciascuno può riportare a se stesso in un confronto personale, e che soprattutto deve applicare agli altri con prudenza: infatti, se è difficile conoscere veramente se stessi, pretendere di “giudicare” gli altri dall’apparenza risulta impossibile. Così, per esempio, una persona che si senta attratta dal rosso non è detto che sia per forza aggressiva e impulsiva (come in genere accade), perché potrebbe invece essere timida e compensare istintivamente questo suo aspetto. Viceversa un amante del verde potrebbe non essere spinto da un amore per la natura e da un grande equilibrio interiore, ma, al contrario, fuggire dal mondo circostante, percepito come minaccioso (rosso), nel tentativo di sopire il proprio disagio. I colori, insomma, possono aiutarci a capire noi stessi e gli altri (come per l’interpretazione simbolica dei sogni), a condizione che ci sia almeno una base di conoscenza di sé e dell’altro, per non scivolare in facili generalizzazioni.

1606Perché, in definitiva, certi colori, indossati, ci fanno “stare bene”? Perché rafforzano le nostre qualità e tendono anche a compensare alcuni aspetti energetici e psicologici. Inoltre si accordano con i colori della nostra aura, secondo i principi della complementarità, come abbiamo visto la volta scorsa (Complementarità cromatiche ed equilibrio interiore); e, d’altra parte, che cosa colora l’aura, se non l’insieme delle nostre componenti psicofisiche?

Si dice poi, giustamente, che «l’abito non fa il monaco», ma dal punto di vista cromatico, almeno relativamente a noi stessi, esso rivela chi siamo e il nostro stato d’animo, offrendoci altresì un valido aiuto per esplorare in modo realistico il mondo interiore, fatto di aspirazioni, di bisogni e di stati emotivi, a condizione che conosciamo le valenze simboliche dei colori.

16modaPossiamo allora scegliere di indossare i colori in modo consapevole in base alle circostanze e non solo per gusto o moda. Perciò, se dobbiamo affrontare prove intellettuali, è consigliabile il giallo, perché fortifica nervi e cervello (la parte sinistra, sede della razionalità), mentre l’arancione è più adatto a prove di carattere affettivo, favorendo la comunicazione e la gioia. Se poi vogliamo essere particolarmente cordiali e disponibili, è bene ricorrere al rosa.

Il desiderio di trasmettere (e di sperimentare) calma, equilibrio e tranquillità, placando l’agitazione, è rafforzato dal verde, mentre un bisogno più intenso di pace si realizza con il blu e quello di “alleggerimento” e di riposo con l’azzurro. Dopo un lavoro mentale eccessivo indossiamo il turchese, che, assommando le qualità del verde e del blu, evoca profonda distensione. In questi casi indumenti rossi, arancioni o gialli creerebbero effetti decisamente “disfunzionali”.

1605Se poi preferiamo passare inosservati, vestiamoci di grigio e teniamo presente che il bianco e il nero, per qualsiasi motivo intendiamo prediligerli, di fatto difendono dall’ambiente esterno e perciò non facilitano le esperienze relazionali.

La cosa migliore resta evitare il monocolore e alternare un po’ tutti i colori, in perfetta analogia con una dieta variata. Perciò, cari amici, se possibile, vivacizzate cromaticamente il vostro guardaroba, privilegiando i materiali naturali (la seta, per esempio, è ottima), perché quelli sintetici, oltre a produrre cariche elettriche statiche, risultano impermeabili o quasi alle energie elettromagnetiche, cioè a quelle meravigliose radiazioni che il sole ci invia alla velocità di 300.000 chilometri al secondo e che noi percepiamo come colori.

Cesare Peri

 

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22/04/16
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15. COMPLEMENTARITÀ CROMATICA ED EQUILIBRIO…

COMPLEMENTARITÀ CROMATICA ED EQUILIBRIO INTERIORE

Per gli straordinari rapporti che intercorrono tra i colori e le componenti dell’essere umano abbiamo  parlato, nella “puntata” precedente (L’avventura umana attraverso i colori), di Filosofia cromatica e di Antropologia cromatica. Si è visto come i tre colori primari (rosso, giallo, blu) possano rappresentare i nostri elementi costitutivi (corpo, mente, spirito), e i tre secondari (arancione, verde, viola) i livelli esperienziali fondamentali, cioè le esperienze, di tipo relazionale, che permettono l’evoluzione della coscienza: sono i tre gradi dell’amore, ciascuno caratterizzato dal prevalere di uno dei tre elementi costituitivi.

Tra questi due gruppi di colori esistono, inoltre, dei rapporti particolari, detti di complementarità: si tratta di tre coppie fondamentali, costituite ciascuna da un colore primario e da uno secondario (ottenuto dall’unione degli altri due primari), e precisamente: rosso-verde, giallo-viola, blu-arancione. Dal punto di vista cromatico questi colori stanno bene insieme, perché grazie a una naturale reciprocità acquistano entrambi maggior forza e massimo risalto.

Riportando tale fenomeno sul piano simbolico, in base al codice di significati che abbiamo adottato, ci troviamo a interpretare tre singolari corrispondenze tra un elemento costitutivo e un livello esperienziale e a cogliere i possibili nessi tra le aree istintivo-affettiva, mentale e spirituale del nostro essere, in genere non facili da conciliare, da cui dipende non solo il nostro equilibrio psicologico, ma anche il nostro generale stato di benessere.

L’educazione tradizionale, condizionata da determinati concetti o preconcetti, spesso di ordine religioso, da una parte e l’effettiva complessità della nostra natura psicofisica dall’altra non sembrano favorire l’integrazione armoniosa delle nostre componenti, spesso anzi creano tra esse degli squilibri valoriali, se non delle vere e proprie contrapposizioni. La persona si sente allora “frammentata” e si chiede come sia possibile conciliare l’istinto con il sentimento, il sentimento con il pensiero o il pensiero con l’intuizione trascendentale. Sessualità e spiritualità, razionalità e misticismo sembrano escludersi a vicenda. Arrigo Boito definiva l’uomo, in base a questo intrinseco dualismo, come «verme immondo e angelica farfalla». C’è chi pensa che in qualche modo, forse con una specie di compromesso, si possano “conciliare i contrari”. A me pare che la difficoltà (o l’errore) sia già nei termini della questione. Si tratta proprio di contrari?

Dalla complementarità dei colori (ricordiamo che i colori hanno precise corrispondenze nel nostro inconscio, di cui costituiscono il “linguaggio emozionale”), dalla naturale armonia dei loro abbinamenti, possiamo trarre spunti per riconoscere la complementarità anche dei rispettivi significati e valori che sperimentiamo nella vita quotidiana.

15verdredIl rosso e il verde, così uniti in natura da trasformarsi spesso l’uno nell’altro, ci suggeriscono un legame tra l’istinto (primo chakra) e il sentimento (quarto chakra), tra la passione e l’amore. Forse una morale “puritana” o una sublimata visione romantica può vedere in essi due opposti, ma non appare evidente, piuttosto, come si tratti di due aspetti della stessa forza vitale? Entrambi hanno come meta l’unione, la fusione, sperimentare e vivere l’Uno: il primo si manifesta come un impulso inconscio, un suggerimento della natura, mentre il secondo persegue coscientemente il medesimo fine.

A volte è il primo a innescare l’altro, a volte viceversa. La presenza di entrambi alimenta il rapporto tra due persone, dove senz’altro dialogare e capirsi è di primaria importanza, ma questo non basta per “piacersi”, e sappiamo bene che un amore senza passione e una passione senza amore hanno in sé qualcosa d’incompleto.

Il rosso simboleggia il sangue, l’energia vitale, la vita stessa, che tutto anima, e il verde la linfa della natura, il rifiorire della primavera, l’incessante rinascita, includendo e armonizzando il pensiero razionale (giallo) e quello spirituale (blu).

15violgiaIl giallo e il viola, così splendidamente uniti nell’omonimo fiore, c’invitano a coniugare il pensiero razionale (terzo chakra) con la trascendenza (settimo chakra), il relativo con l’Assoluto, l’io con il Sé. Ma cos’è questo io (diversamente dall’ego, inteso come falsa immagine del Sé), se non l’apparente individuazione dell’Assoluto? Nell’universo Tutto-Uno appare come un’increspatura di quell’oceano che è la Coscienza cosmica, intimamente unito a quel qualcosa che lo trascende e che da esso, in modo più o meno consapevole, è costantemente cercato.

Nel microcosmo-uomo potremmo anche riconoscere una corrispondenza tra il giallo e la parte sinistra del cervello, deputata all’analisi, alla memoria e alla razionalità, e assegnare invece il viola alla parte destra, centro della creatività e dell’intuizione: due piani percettivi diversi ma uniti da un continuo scambio d’informazioni.

Inoltre il giallo esprime psicologicamente un forte anelito al cambiamento e il viola rappresenta il cambiamento per eccellenza, l’aldilà, che tuttavia include e concilia a sua volta l’energia fisica del rosso e quella spirituale del blu.

Che dire, da ultimo, del felice connubio tra il blu e l’arancione, che collega l’area della spiritualità (quinto chakra) con quella della sessualità (secondo chakra)? L’estasi del mistico non è mai stata descritta in termini astratti o intellettuali, ma è inscindibilmente e intensamente fisica e spirituale. Non c’è opposizione tra il piacere fisico e quello spirituale, in quanto serena gioia e dono dell’esistenza terrena, legame naturale tra corpo e spirito, come bene insegnava l’antica disciplina del Tantra, che faceva dell’unione sessuale la via regale per sperimentare in modo sacro l’amore come comunione, unione e appartenenza al Divino.

15arabluAnche la più comune pratica dello yoga unisce alle posture del corpo l’esercizio della mente in una fusione che eleva la coscienza a dimensioni superiori. Giustamente S. Paolo definì il corpo come «tempio dello spirito».

L’arancione, che include e armonizza la materialità del rosso e la razionalità del giallo, esprime fiducia nella vita, distacco da vecchie idee e preconcetti e soprattutto gioia (come il colore dell’abito dei monaci orientali) e rappresenta il sole nascente, il sorgere della fiducia in se stessi, che bene s’incornicia nel blu del cielo, che amplia questo irraggiamento nella più profonda fiducia nel Divino. Inoltre l’arancione, favorendo la socialità e la condivisione, bene si accorda con il blu, che simboleggia non solo il mondo interiore, ma anche l’espressione di sé e la comunicazione verbale.

A pensarci bene, il nostro malessere interiore, quando non ci sentiamo “in armonia con noi stessi”, non nasce dall’impegno insufficiente di equilibrare e integrare le nostre componenti, istintiva (rosso), razionale (giallo) e spirituale (blu/viola), quanto piuttosto dal viverle separatamente, accettando come inevitabili e insanabili le contraddizioni e i contrasti. Tutto è uno, e anche noi siamo uno. Non c’è un chakra più importante o più “nobile” dell’altro. Lo squilibrio nasce quando pensiamo e agiamo in termini di divisione: allora la sessualità diventa cieco istinto, come un fiume che trascina e tracima, la razionalità autoaffermazione compulsiva e la spiritualità astratta ideologia che perde di vista il principio primo, che è quella di unire e non di dividere gli uomini.

I colori ci insegnano tutto questo. I migliori consigli sono scritti nel libro della natura, di cui siamo parte, basta volerli leggere e meditare. E l’arcobaleno per eccellenza ce lo ricorda, sempre pronto a sorgere dopo la tempesta (atmosferica e interiore), in quella pausa meditativa in cui, forse anche per un attimo, si è più disposti ad alzare gli occhi al cielo.

Cesare Peri

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In Video: Cesare Peri presenta il suo ultimo libro Interpretare il Mito

 

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24/03/16
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