SOS per l'Anima

Emozioni, Salute, Felicità

Un video-blog interamente dedicato al benessere psicosomatico.

Erica F. Poli

EFP

30. IDENTITÀ MASCHILE

Oggigiorno c’è una grande crisi riguardante l’identità maschile, ma è l’occasione proprio per gli uomini di effettuare un ulteriore cambiamento che li porti a liberarsi da quell’impronta culturale che impone loro di “non chiedere” e di essere distaccato dagli aspetti emotivi.

Dall’altra, le donne sono culturalmente abituate a esercitare il femminile attraverso l’arrendevolezza e la compiacenza. Ma il femminile è molto di più: è creatività, simbolismo, profondità, emozione, sensazione. È una forza, soprattutto, che fa da mediatore con il mondo delle cose che non si vedono.

Di questo e altro ho parlato con Kris & Kris a Radio 105 lo scorso 25 novembre. A seguire trovate la registrazione della puntata.

Buon ascolto!

Erica F. poli

 

Credits Img

 

8/06/16
30

29. IL DISPREZZO E LA COPPIA – PARTE 2

Continua dalla parte 1

Gottman e il suo team hanno seguito centinaia di coppie anche nel corso del tempo, osservando il modo in cui litigavano, discutevano e risolvevano i conflitti. Non ha individuato solo il disprezzo come fattore di grande rischio, ma anche altri fattori come precursori del naufragio di un rapporto […].

Ora voglio soffermarmi in modo particolare sul disprezzo perché è senza dubbio un punto centrale dell’intelligenza emotiva, non solo per le coppie ma anche nella vita di relazione in generale e per la vostra salute.

Il disprezzo è una difesa in realtà. L’ultima strenua difesa contro la critica. Quando la critica è dura e il senso di essere sbagliati si fa sempre più forte, l’unico modo di difendersi infatti è quello di mettersi su un piedistallo e guardare l’altro dall’alto in basso. In questa fase si usa molto il sarcasmo, o ci si prende gioco dell’altro.

Situazioni del tipo in cui lei furiosa dice al marito se sa dove si trova l’aspirapolvere, visto che in casa non fa nulla, e lui sarcastico risponde, guardando di solito il terapeuta e ammiccando: “Magari ci sta anche quello nella tua borsa, vista tutta la roba inutile che ti porti dietro!”.

L’esempio di Gottman che ho sempre trovato tristemente esilarante è quello del correggere la grammatica dell’altro durante una sfuriata. Magari lei urla “Se tu mi aiuteresti almeno a guardare i bambini mezz’ora io riuscirei a preparare un cena decente!” e lui risponde “Cara, si dice se tu mi aiutassi, non se tu mi aiuteresti!”.

O le situazioni in cui lei, soprattutto di fronte a terzi, ironizza sulle prestazioni sessuali di lui inesistenti, come quando lui, molto arrabbiato, diceva “In casa mia non sono praticamente nessuno, va bene che ormai le donne portano i pantaloni da tempo, ma ancora non hanno gli attributi” e lei mi guardò ammiccante e mi disse “Beh, per quelli che ha lui, i pantaloni non credo servano più”.

Gottman e il suo team hanno verificato che la persona che subisce il disprezzo dell’altro ha un abbassamento delle difese immunitarie, con evidenti ricadute sullo stato di salute.

Il disprezzo segnala la fine del rapporto, a differenza della rabbia che rappresenta ancora l’esistere di un coinvolgimento e di un attaccamento che si possono recuperare. Nulla colpisce il nostro cervello emotivo e anche la nostra fisiologia quanto il sentirsi emotivamente allontanati dalle persone che ci stanno accanto, il consorte, i figli, i genitori. Chi è solito difendersi dal conflitto o reagire con la freddezza, il distacco, la durezza e il sarcasmo tenga ben presente che sta agendo la peggiore soluzione, la più distruttiva e pericolosa per il rapporto.

A partire dal 1972 Gottman e i suoi colleghi hanno incontrato migliaia di coppie, alcune volontarie, altre che avevano contattato il Love Lab per iniziare una terapia. Tutti gli incontri sono stati filmati, registrati e analizzati, e durante le conversazioni fra i partner sono state analizzate microespressioni che durano anche soltanto qualche frazione di secondo e registrati molti dei loro parametri fisiologici, per esempio il ritmo cardiaco, la traspirazione, la pressione arteriosa e alcune funzioni immunitarie. Le coppie sono state seguite periodicamente per anni dopo il primo incontro, e Gottman e la sua équipe hanno cercato di rintracciare gli elementi negativi ricorrenti per cercare di stabilire se e in quale misura è possibile prevedere la riuscita o il fallimento di una relazione di coppia.

Una parola di troppo, una minima smorfia di disprezzo e di disgusto appena percepibile sono sufficienti a produrre un’accelerazione del ritmo cardiaco nel destinatario. Una frecciata, una stoccata umiliante sono in grado di portare la frequenza cardiaca da 70 a 110 battiti al minuto. Il fatto è che questo produce quello che chiamiamo shutdown corticale: il cervello limbico, allertato in questo modo, cortocircuita i network del cervello corticale.

Risultato? Il cervello cognitivo non è più in grado di ragionare e soprattutto la corteccia prefrontale, sede delle funzioni integrative, della capacità di dare un senso a ciò che ci accade e di sentire la connessione con gli altri e con il mondo si trova del tutto scollegata.

Entrambi i sessi sono sensibili a questo meccanismo detto di affogamento affettivo, ma gli uomini in particolare, vista la rapidità con cui attivano il network dell’amigdala, vanno incontro rapidamente a uno stato nel quale, attivata la loro fisiologia cardiocircolatoria, reagiscono subito in termini di puro attacco e difesa.

Questo genere di scambi suona a tutti familiare:
Lui: “Mi hai messo a posto…?”.
Lei: “Mi hai messo a posto le calze?! Perché dovrei? Tu forse metti a posto le mie? Non sono la tua governante!”.
Lui: “Beh, se fossi una governante romperesti meno i…!”.

In uno scambio come questo, la fisiologia di entrambi si sregola molto in fretta, con esiti davvero terribili. I cervelli limbici di ciascuno prendono il sopravvento sulla corteccia prefrontale, registrano un pericolo in atto e cominciano a reagire con attacco o fuga.

Dunque, da questo momento, mai più disprezzo.

Almeno, provateci. Non vi sto dicendo di non litigare, non a questo punto del libro quanto meno, ma di imparare a farlo bene.

Erica F. Poli

Estratto dal mio libro Anatomia della Coppia

Erica Francesca Poli

6/05/16
29

28. IL DISPREZZO E LA COPPIA – PARTE 1

Molte coppie confliggono, litigano e si lasciano per un puro problema di comunicazione. Al Relationship Research Institute nei pressi dell’università di Washington a Seattle, John e la moglie Julie Gottman, psicologi con esperienza decennale nelle dinamiche delle coppie, e i loro collaboratori del Love Lab, possono predire con un’accuratezza del 91% se una coppia durerà o meno osservandone l’interazione per soli cinque minuti.

Avete letto bene, solo cinque minuti. Ero scettica anche io, ma la storia di una coppia che ho seguito con la mia équipe mi ha convinto che, in effetti, era proprio così. Bastava che ci fosse quell’elemento e il naufragio era sicuro. Quell’ingrediente sbagliato e… la ricetta sarebbe stata un flop.

Li chiamerò Isabella e Riccardo. Venne prima lei. Erano in crisi da un anno. Non avevano più rapporti sessuali da un pezzo e lei si sentiva frustrata. Era arrabbiata, delusa e piena di ansia. Lui per converso appariva depresso, quasi apatico, sebbene poi fosse capace di battute ironiche e intelligenti che mostravano una psiche sensibile. Erano entrambi parecchio provati dalla situazione, ma fermamente convinti del progetto comune (peraltro coronato qualche anno prima dalla nascita molto desiderata di un figlio). Volevano stare insieme ed erano disposti ad affrontare qualsiasi trattamento.

Così iniziammo con il mio giovane collega Emanuele Botta il protocollo dell’analisi emotivo-comportamentale […]. Io conducevo i colloqui, uno congiunto e due individuali con ciascun membro della coppia, a cui venivano formulate identiche domande.

Tutti i colloqui erano videoregistrati e a Emanuele, esperto come me nella metodologia Ekman di riconoscimento delle microespressioni, spettava il compito – senza avere alcuna informazione sulla coppia che potesse condizionare l’osservazione delle videoregistrazioni e la raccolta dei dati – di svolgere l’analisi emotivo comportamentale, osservando i video frame by frame, con una precisione fino a 1/25° di secondo.

È quasi come effettuare una TAC del comportamento, una radiografia dei cinque canali della comunicazione, con particolare attenzione per le microespressioni del volto.

E, come accade in un film quando il medico aspetta il referto dell’esame, speranzoso per il suo paziente, io attendevo i risultati della valutazione. Ma un po’ come nei casi in cui il medico ha già fiutato o intuito la presenza di qualcosa di serio, io temevo che quelle espressioni che avevo osservato già durante i colloqui fossero un dato reale, speravo fossero state un mio errore e speravo che il setaccio dell’analisi emotivo-comportamentale mi avrebbe smentito.

Invece Emanuele mi disse subito: “Ci sono parecchie microespressioni di disprezzo, da parte di tutti e due. Se Gottman ha ragione, non so quanto dureranno insieme”.

Lo temevo, al tempo stesso non ero e a tutt’oggi ancora non sono così folle da dare più peso a un dato osservazionale che alla forza dell’intenzione umana. Così cominciammo il nostro percorso e mi centrai in modo particolare sulla ripulitura di qualsiasi mia credenza che potesse interferire nel lavoro. Oltretutto in fondo tifavo per loro, per il lieto fine che tutti vogliono in ogni fiaba che si rispetti.

Oggi però ho imparato che, se ritrovo microespressioni di disprezzo nel lessico relazionale di una coppia, devo io per prima accettare il fatto che assai spesso quella coppia, credendo di venire in terapia per farsi curare e proseguire, è venuta in realtà per farsi aiutare a lasciarsi.

Ho anche imparato che molto spesso per una coppia lasciarsi bene è l’ultimo e il più alto atto d’amore, anche quando ci sono figli di mezzo. A volte in questi casi lasciarsi come coppia coniugale è la porta per una dimensione di coppia genitoriale finalmente buona e sana.

Ma cosa accadde a Isabella e Riccardo? Iniziammo le sedute, sia individuali sia congiunte. Un meraviglioso percorso, davvero. Apprezzato da entrambi e dalla sottoscritta, non senza momenti di grande criticità e altri di grande commozione. La motivazione altissima e l’intelligenza emotiva di entrambi che mano a mano andava crescendo diedero in effetti i loro frutti. Lui risolse antichi conti in sospeso con il proprio passato, lei imparò a essere donna più che la figlia di papà nella sua relazione di coppia. D’estate in vacanza ripresero a fare l’amore. Mi scrissero una mail per dirmelo.

Ero davvero contenta e ricordo che pensai: Ecco, qui Gottman ha sbagliato; d’altronde c’è un 9 percento che ce la fa… Qualche mese dopo fu lei a ricontattarmi. Una strana richiesta, sibillina direi… mi diceva che aveva capito qualcosa che era lì da tanto tempo e che si era sentita sollevata come non mai e doveva parlarmi.

Venne e senza preamboli mi disse: “Ho deciso di separarmi da Riccardo. Non sono più innamorata di lui da tanto tempo. Mi chiedo se mai lo sia stata. Forse no, non nel modo in cui ho capito che posso amare. Volevo che tutto fosse perfetto e so che è così anche per lui e mi sono resa conto che non l’ho mai accettato per com’è, né lui lo ha fatto con me… ero subito pronta a umiliarlo se non faceva come volevo io, e lui altrettanto con me. Ci siamo fatti tanto male, poi le sedute ci hanno cambiato e oggi io non voglio più ricadere in quella dinamica di rifiuto reciproco perché gli voglio bene. Ma appunto, gli voglio solo bene… Null’altro… e non sento che potrei mai accettarlo per ciò che è fino in fondo”.

Ero senza parole. D’altronde che dire di più? Quando il disprezzo serpeggia equivale all’incapacità di vedere nell’altro qualcuno degno di te.

Come avrete capito l’ingrediente velenoso è questo: il disprezzo.

(Continua nella prossima puntata.)

Erica F. Poli

Estratto dal mio libro Anatomia della Coppia

Erica Francesca Poli

 

 

31/03/16
il-disprezzo1

27. I TRE PIANI DI COSCIENZA PER LA COPPIA

Lo scorso ottobre sono stata ospite a Radio 105 con Kris & Kris per presentare il mio ultimo libro Anatomia della Coppia edito con Anima.

In particolare, abbiamo accennato ai tre piani di coscienza che caratterizzano la coppia e di come la coppia stessa possa essere una via per essere più liberi e felici.

Ecco qui l’intervista audio… Buon ascolto!

 

 

Erica F. Poli

Anatomia della Coppia Erica Poli

29/02/16
27

26. ESSERE FELICI È IL NOSTRO STATO NATURALE

La felicità è più contagiosa della tristezza, anche e soprattutto perché essa rappresenta il nostro stato naturale.

Ne parlo in questa intervista audio su Radio 105 con Kris & Kris… Buon ascolto!

 

Erica F. Poli

Erica Francesca Poli    Libro-CD-Autoipnosi

 

Credit Img: web

29/01/16
26-fel

25. MEDITAZIONE E STATO DI PRESENZA

Il vero miracolo? È stare nella presenza.

Ne ho parlato in trasmissione radio nel programma Kris & Love con Kris & Kris. Trovate il mio intervento nel video qui sotto. Buon ascolto!

Erica F. Poli

 

 

 

Erica Francesca Poli

 

        Libro-CD-Autoipnosi

5/01/16
25-med

24. SE CI FOSSE IL NASO DI PINOCCHIO…

Se ci fosse il naso di Pinocchio… Alle prese con le bugie patologiche

Sulla mia pagina professionale di Facebook è comparsa la richiesta di parlare della “sindrome di Pinocchio”, o sindrome del bugiardo patologico. Ed eccovi accontentati.

Il naso di Pinocchio non ci è dato di vederlo, ma qualche elemento per riconoscere chi ci sta mentendo sistematicamente esiste.

Innanzitutto capiamo di cosa stiamo parlando. Le bugie infatti non sono tutte uguali, non hanno tutte lo stesso peso. Chi di noi non ha detto una bugia nella sua vita?  Di solito però sono bugie dette soprattutto per evitare di ferire i sentimenti di una persona oppure per cercare di uscire da una situazione imbarazzante. Qualcuno le chiama “bugie bianche”, e vi sono comprese anche le omissioni, ovvero omettiamo una parte della verità per non offendere chi ci sta vicino o ridurre il rischio di conflitti con gli altri.

Tutt’altra cosa le bugie dette per ottenere vantaggi personali o per mostrarsi migliori di quello che si è. Queste sono il genere di bugie utilizzate dal “bugiardo patologico”.

Facciamone un breve identikit:

  • Mente abitudinariamente, in maniera cronica e compulsiva
  • Mente persino gratuitamente, anche se non è necessario
  • È impaziente, quello che vuole deve averlo subito
  • È manipolativo nei confronti degli altri
  • È seduttivo e disinibito
  • È intollerante alle critiche
  • Pretende perché è tutto dovuto
  • Non prova rimorso e nega anche l’evidenza
  • È incapace di relazioni affettive mature e a volte abbandona la relazione senza un apparente perché e senza spiegazioni, di solito quando le bugie sono ormai insostenibili.

È necessario distinguere il bugiardo patologico o compulsivo da un sociopatico, che invece cerca di manipolare gli altri per fini egoistici o, peggio, di lucro e quindi non è necessariamente dominato da un bisogno patologico, da deficit di autostima, desiderio di essere diverso e così via, ma piuttosto usa gli altri e usa le bugie per i propri fini.

Per il bugiardo compulsivo invece mentire è un modo di vivere, l’unico che riesce ad attuare, perché mentire lo fa stare meglio rispetto a quando racconta la verità. Essere sinceri per queste persone diventa un’impresa psicologicamente difficile, così mentono su qualsiasi cosa. La bugia diventa una risposta automatica e irrefrenabile, compulsiva appunto. Questo tipo di bugiardo non è manipolativo, o almeno non lo è apertamente.

Inventa le cose per una serie di ragioni. La verità gli è scomoda mentre “sparare balle” gli sembra giusto. Questo modo di mentire si sviluppa nelle prime fasi della crescita di un bambino, spesso in risposta a situazioni difficili a casa o a scuola, che sembrano risolversi meglio con la menzogna.

A volte il desiderio di essere accettato a tutti i costi da chi gli sta attorno lo spinge a mentire. È una cattiva abitudine e lo stesso soggetto finisce per crederci e costruire un mondo parallelo, una realtà diversa rispetto a quella che vive e un’identità alternativa che non rispecchia ciò che si è realmente.

Oggigiorno la realtà virtuale, con i fake profil sui social, permette un ricorso ancora maggiore a questo tipo di dinamica. In molti casi la bugia patologica si accompagna a un profilo di personalità narcisistica, contraddistinta, a dispetto di ciò che potrebbe apparire, da forti deficit di autostima.

La persona che mente oltretutto ha interiorizzato da così tanto tempo il meccanismo della menzogna che riesce a conviverci in modo egosintonico e difficilmente percepisce il suo modo di fare come patologico.

D’altronde, come ogni altro comportamento che offre comfort e fuga dallo stress, la menzogna crea dipendenza e assuefazione: come per le tossicodipendenze, se non c’è una forte motivazione a smettere, è difficile che si possa approdare a cambiamenti strutturali per la persona. I bugiardi sono tanto abituati a mentire che, spesse volte, non riescono a distinguere più la realtà dalla fantasia.

Se vi è mai capitato di avere una relazione con bugiardi patologici, sapete quanto può farvi soffrire, anche perché confrontarsi con un bugiardo patologico in merito alle sue bugie è praticamente impossibile. Cercate di capire che non otterrete mai una storia coerente da un bugiardo patologico.

La prima caratteristica che connota un bugiardo patologico è dichiararsi sostenitore della sincerità e dei valori. Si tratta di persone severamente malate, che tuttavia appaiono normali in superficie.

Solitamente all’inizio, poiché non vi sono ancora vere e proprie condivisioni pratiche, potreste cadere nella rete delle bugie e crederci. Indubbiamente si tratterà di un profilo di persona che dovrebbe far sorgere qualche perplessità: un po’ troppo grandiosa nei racconti, chissà perché sempre con una storia pronta uguale alla vostra ma amplificata, sempre con la scusa pronta, a volte quasi teatrale.

Proseguendo nella relazione, mostrerà sempre più la sua vera natura: egoista, infedele, a volte persino manipolatore, prepotente come un bambino, egocentrico in realtà, molto bravo a ricorrere a ragionamenti pseudologici che capovolgono le situazioni a suo vantaggio anche durante una discussione.

Si autocommisera, si deresponsabilizza, non formula richieste esplicite e chiare. Non tollera i rifiuti, vuol sempre avere l’ultima parola per trarre le sue conclusioni, pur non condivise. Muta opinioni e decisioni. Soprattutto mente, insinua sospetti, riferisce malintesi. Simula somatizzazioni e autosvalutazioni, ma dimostra sostanzialmente disinteresse affettivo.

Nega, anche di fronte all’evidenza, tradimenti e inventa attorno a tali situazioni vere e propri castelli di bugie.

Che fare?

Il partner che accetta tale tipo di comportamento, o tende a essere indulgente verso lo stesso, deve seriamente interrogarsi sul perché non pone in atto un proprio efficace comportamento di contrasto e quali sono le ragioni più profonde per cui è attratto o si lega a una persona di questo genere.

La “legge dello specchio” ci insegna che ogni persona ed esperienza che incontriamo è un riflesso di noi. Così a volte in chi si lega a questi soggetti vi è un più o meno recondito desiderio di riscatto, vi è altrettanta insicurezza che cerca finalmente la storia perfetta.

Tuttavia, se vi accorgete o avete il sospetto di stare con un bugiardo o con una bugiarda patologici, potete cominciare con il non tollerare assolutamente le bugie o le incongruenze nei racconti, anzi smascherarle sistematicamente, senza nessuna indulgenza.

Chiedete al bugiardo patologico l’autoriconoscimento del proprio stato patologico e invitatelo a chiedere un aiuto esterno per combatterne cause e sintomatologia.

Se questo, come spesso accade, non dovesse funzionare, prendete in considerazione l’opportunità di “abbandonare” il bugiardo patologico. Spesso questa si rivela l’unica strategia efficace nei confronti di chi è affetto da sindrome di Pinocchio. Infatti il bugiardo patologico non accetta di rimanere solo.

Anche la Fata Turchina deve abbandonare Pinocchio e smettere di aiutarlo perché comprenda davvero la necessità di cambiare…

Erica F. Poli

(Nel prossimo post: riconoscere le bugie attraverso il verbale e il non verbale…)

 

Libro-Anatomia-Coppia-Poli

 

4/12/15
24-pinocchio

23. LEZIONI DALL’ACQUA

È giunto il momento di imparare dalle forze naturali.

Lei, l’acqua, già nel tragitto in barca verso La Digue, aveva provato a farsi viva. Il ferry ballava tre le onde, che avevano quella profondità lenta ma inesorabile per lo stomaco tipica dell’Oceano Indiano. Quasi tutti attorno a me si erano già muniti di apposito sacchetto per il mal di mare… Io allora ho chiuso gli occhi; per cambiare la realtà basta volgere lo sguardo altrove.

A occhi chiusi sentivo la forza dell’acqua. Sentivo l’ondeggiare non più come qualcosa di fastidioso ma come la forza immensa dell’elemento. Ero in connessione con lei, con la natura fluente e mobile del suo dispiegarsi. Poi, mi sono addormentata.

Una volta scesa dal ferry, tra i pochi scampati al mal di mare, pronta per esplorare l’isola, non ho più pensato a quel contatto interiore. Ma di nuovo, il giorno successivo, immergendomi nelle acque di Anse Source D’Argent, ho avuto la stessa chiamata.

L’acqua chiamava a un contatto, chiedeva ascolto. Allora ho chiuso gli occhi, nuotando in avanti come verso l’infinito. Ero avvolta da acqua, mentre le cellule più superficiali della mia pelle celebravano un matrimonio liquido con le molecole risonanti dell’elemento.

Potevo sentire l’elemento. Potevo avere informazioni da esso. Vi era una precisa intenzione che la forza cosmica “acqua” in quel momento aveva. Voleva il mio ascolto, e aveva precise qualità.

La sua energia aveva queste caratteristiche: insistente, caparbia, perentoria. Tutto il contrario della fluidità come forse noi la intendiamo.

È così che mi ha spiegato la sua inesorabilità: “Sono ciò che mai si ferma, che massimamente penetra, che senza sosta scorre, ciò che non conosce ostacoli, che nel fluire cattura e vince, che mai si arrende, che sempre giunge dove vuole. Dura nel fluido e soprattutto ferma nella dinamica. Io non mi muovo, altre forze mi conducono, il vento, la Luna, il caldo, il freddo, la forma delle pietre che incontro, i pendii e le cascate … Io sono ferma, io sono immobile, nel profondo sempre calma, là dove nessuno mi raggiunge. Ciò che mi muove mi rende un servizio. Sono ferma eppure fluisco ovunque. Per questo sono anche il femminile. Non sono gentile, sono inarrestabile“.

Molto tempo fa, per un breve periodo, ho avuto paura dell’acqua.

Erica F. Poli

 


È uscito il nuovo libro della dott.ssa Erica F. Poli Anatomia della Coppia (Anima Edizioni). Per maggiori informazioni e/o per acquistarlo via web visitare questo link.

Libro-Anatomia-Coppia-Poli

 

Credits Img

6/11/15
23

22. ATTIMI DI CONGIUNZIONE

Siamo nella dimensione degli opposti. Eppure esistono attimi di congiunzione. Se li sperimentiamo, allora viviamo il mistero alchemico della coniunctio oppositorum junghiana. È l’Adam’s Peak dell’Anima.

Si chiama così, in Sri Lanka, una cima che si raggiunge con un cammino piuttosto lungo, in notturna, per giungere nel momento esatto in cui da una parte il Sole e dall’altra la Luna salutano l’orizzonte insieme. È il momento di una nuova creazione, il picco di Adamo, appunto. Sta perfettamente sull’equatore.

Qualcosa di simile può accadervi in aereo, viaggiando attraverso la notte. A un certo punto guardate uno dei finestrini ed è ancora buio pesto, subito girate il viso dall’altra parte e il finestrino opposto vi regala le prime infuocate luci dell’aurora.

Provate a stare così dentro di voi, sull’equatore delle forze opposte che vi abitano. Non dico di cercare il giusto mezzo, la mediazione, ma di poter tenere assieme Luna e Sole, Luce e Buio.

Non si mescolano, non divengono un miscuglio irriconoscibile e smorzato. Ci sono entrambi, nell’attimo dell’apparente trapasso di una nell’altro.

In quel momento avete a disposizione entrambe le polarità. Quello che accade, la neuroscienziata lo chiamerebbe espansione di coscienza.

Erica F Poli

 

Il nuovo libro di Erica F. Poli si chiama Anatomia della Coppia. Lo trovate in libreria oppure via web a questo link.

Libro-Anatomia-Coppia-Poli

 

 

8/10/15
22-ap

21. IL CIBO, TRA CORPO E PSICHE

Il 27 settembre 2015 sarò a Milano al convegno Alimentazione e Anima organizzato da AnimaEventi.com

Il mio intervento tratterà il tema: Il cibo, tra corpo e psiche – Il misterioso intreccio di nutrimento, emozioni e piacere.

evidenza_CONVEGNO_ALIMENTAZIONE_2015

Il cibo è al centro della nostra identità, e i percorsi della psiche si riverberano in quelli del cibo, così come i rituali primari della nostra alimentazione hanno plasmato le dinamiche del nostro nutrirci anche in senso emotivo.

La nostra identità è prima di tutto un’identità materna legata al cibo. Noi siamo il cibo che mangiamo, siamo il latte di nostra madre che beviamo appena nati. La tenerezza dello sguardo di nostra madre si trasmuta in un liquido corporeo tiepido e dolce che ci nutre e ci consola: è così che si stabilisce il nesso profondo tra cibo, amore e piacere. Ecco che il cibo influenza profondamente la psiche, e diviene uno dei perni fondamentali della nostra vita affettiva.

L’atto di mangiare diviene un atto investito simbolicamente: così condividiamo il cibo con chi amiamo, nei prodromi di un atto di reciproco nutrimento che faremo nella sessualità, così a volte mangiamo quando siamo tristi, per colmare il vuoto dell’affetto e del sesso, o mangiamo per rabbia, così come diveniamo aggressivi o depressi quando siamo a dieta. Il cibo diviene allora un nemico, da aggredire con diete che non funzionano e fanno male. Il cibo nei disturbi alimentari diviene un incubo, un amante respinto perché troppo pericoloso nell’anoressia, un amante divorato dal vuoto che dovrebbe colmare nella bulimia.

Il rituale del cibo è profondamente sacro, anche religioso, ma oggi mangiamo male e in fretta, senza piacere, senza sacralità.
È così che si ingrassa perdendo i rituali e il piacere, è così che si dimagrisce, paradossalmente imparando di nuovo a godere di questo atto, come della vita emotiva e sessuale.

Infine il cibo è anche una medicina e una entità energetica: ha proprietà biochimiche e vibrazionali. Ci sono cibi per la mente, per l’umore, perfino per l’illuminazione. E ci sono i digiuni come le pause tra le note di una sinfonia. E c’è l’energia con cui il cibo è stato caricato, che i ricercatori oggi hanno anche misurato.

Il cibo felice che è fonte di felicità è l’emblema della profonda sinergia di tutto questo. Il cibo felice è inequivocabilmente cibo dell’Anima e cibo per l’Anima.

 

Nell’attesa di approfondire queste tematiche al convegno, vi segnalo a seguire un mio video realizzato durante un’intervista con VeggieChannel.com dove parlo di “nutraceutica e dieta emozionale

Erica F. Poli

 

Credits Img

10/09/15
21-cibo