SOS per l'Anima

Emozioni, Salute, Felicità

Un video-blog interamente dedicato al benessere psicosomatico.

Erica F. Poli

EFP

34. PERCHÉ ABBIAMO BISOGNO DI MAESTRI?

Ben ritrovati con la seconda puntata di “Liberi Tutti”…

Perché abbiamo bisogno di maestri?

La figura del maestro, del saggio, della guida, di colui che rappresenta un riferimento, è un archetipo. Il maestro ha un carisma, ossia quella forza che emana dalla sua grazia interiore. Ma oggi, nella nostra società narcisistica, spesso si considera maestro solo qualcuno che ha acquisito un certo potere o al quale deleghiamo le nostre scelte.

Ma chi o cosa è un maestro?

Un maestro è una persona o meglio un’anima libera. Se un’anima è libera, le persone accanto a lei si sentono a loro volta libere.

Il maestro autentico non ti dà risposte, non ti dà soluzioni e non ti dice come dovresti essere. Ma ti fa domande che, in qualche modo, ti spingono verso il tuo passo successivo.

Terzo ma non ultimo, il maestro non ci invita a sposare una “tecnica” ma a essere soprattutto noi stessi, scoprire le nostre vere inclinazioni, e questo spesso richiede tempo, richiede di fare un viaggio dentro di noi.

 

 

Colgo l’occasione per ricordarvi che il lunedì conduco insieme a Micol Baronio la trasmissione TV L’anima – Corpo, mente, spirito su Telecolor. Tutti i dettagli a questo link.

Erica F. Poli

 

 

23/09/16
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33. LIBERI TUTTI

Carissime e carissimi,

oggi vi do due notizie che spero vi facciano piacere.

La prima è che su questo blog troverete con i prossimi post una serie di video che ho chiamato “Liberi tutti“, un percorso che vuole offrire spunti e riflessioni per accendere nuove consapevolezze e trovare, in qualche modo, la via per essere più liberi, tutti.

La seconda notizia è che a partire da Lunedì 12 settembre, alle ore 21 e per sei settimane, mi troverete in TV su Telecolor (LCN 18) con la trasmissione “L’Anima – Corpo, mente e spirito” condotta da me e Micol Baronio. Per maggiori dettagli potete dare uno sguardo alla locandina a questo link.

Ecco intanto la prima puntata di “Liberi tutti”. Se vi va, lasciatemi un commento per farmi sapere cosa ne pensate.

Buona visione!

 

 

9/09/16
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32. L’IMPORTANZA DELLA VOCE

La voce è un elemento non verbale ma essenziale della comunicazione.

La nostra voce si modifica in base ai nostri stati d’animo, ma spesso capita anche il viceversa: modificando la nostra voce possiamo agire anche sui nostri stati interiori.

Il carisma di una persona è legato alla sua voce e a quanto il messaggio trasmesso è congruente con la sua stessa voce.

La voce ha un ruolo importante anche nell’ipnosi. Ci sono persone che hanno una maggiore predisposizione per l’ipnosi, quelle più suggestionabili, che sono più portate nel creare nuove realtà attraverso l’immaginazione.

In realtà ognuno di noi è suono, è vibrazione, e la stessa medicina oggi si sta aprendo al nuovo paradigma legato all’energia…

Ho parlato di queste tematiche con Kris & Kris a Radio 105. A seguire trovate la registrazione della puntata. Buon ascolto!

 

Erica F. Poli

 

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27/08/16
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31. SIMBOLI, COSCIENZA E SALTO QUANTICO

Quando cambiamo il nome alla condizione, e poi accettiamo che siamo noi che la stiamo facendo, che è un processo dentro di noi, che sta accadendo, allora cominciamo a rendere di nuovo fluido il corso delle informazioni dentro di noi.
La malattia smette di essere entità e diviene processo.
Da uno stato di allarme, passiamo a uno stato di ricerca, ascolto, osservazione, evoluzione.
Immaginate se un bambino venisse cresciuto, sin da piccolo, con la credenza che la malattia, ciò che viene chiamato con questo nome, sia un processo che corrisponde a una risposta della intelligenza del nostro corpo a un mutamento delle condizioni.
Come sarebbe la sua percezione della malattia? Come reagirebbe a un sintomo?
Conosco un’insegnante di scuola elementare che ha cominciato a spiegare ai suoi alunni che quando uno in classe starnutiva, e aveva il raffreddore, non era malato, ma il suo sistema immunitario stava già guarendo la condizione e ha riscontrato che molti meno bambini stavano a casa malati durante la stagione invernale.

Quando passiamo dalla condizione al processo, cominciamo anche a recuperare la libertà degli infiniti potenziali che si aprono davanti a noi: assumiamo una prospettiva quantistica nella quale osserviamo probabilità che possono o meno verificarsi.
Torniamo in un flusso liquido di coscienza, se così possiamo dire…
Se siamo noi a “fare” ciò che sta accadendo, si tratta di uno degli infiniti potenziali, e forse potremmo cominciare a fare altro.
Famosa la frase di una delle prime pazienti seguita con il suo metodo ipnotico da Carl Simonton che disse: “Se io ho fatto e sto facendo questo tumore, allora io posso non farlo”.
Fu una dei casi che risposero straordinariamente alla terapia ipnotica con una remissione importante.

Una volta che siamo entrati in questa dimensione del processo, siamo pronti per iniziare a interagire con il processo stesso.
Entriamo nel flusso nel quale possiamo dialogare con ciò che accade.
Allora cominciano le domande, allora siamo curiosi: ci interessano il significato della condizione, il piano simbolico della condizione.
Riappropriandoci del nome della condizione e transitando nel concetto di processo, siamo transitati dal piano oggettivo a quello soggettivo di realtà, nel quale valgono le nostre libere associazioni, i nostri vissuti, la nostra originale individualità, i nostri significati.
E da questo piano giungiamo al piano simbolico, nel quale il soggetto attraversa una fase che fa evolvere la sua coscienza attraverso l’attribuzione di un senso.

la coscienza, la sua elevazione, il suo lavoro alchemico, che può orchestrare, in alto come in basso, la trasformazione che è insita sempre nella guarigione, a ogni livello, somatico o psichico.
Allora la fase simbolica apre la strada a un ampliamento della coscienza che è funzionale al processo di guarigione.
Questo ci permette di comprendere in che modo il sintomo possa anche essere non solo l’espressione di un conflitto o di una ferita irrisolta, ma anche il trasferimento di un altro problema mediato nel corpo.
L’inconscio cerca di dirci qualcosa attraverso il suo linguaggio, che nella fase simbolica di autoguarigione può essere dunque decodificato. È molto importante sottolineare che non si stabilisce qua una equazione tra sintomo e significato come spesso l’ho sentito spiegare. Non si tratta di trovare per ogni sintomo il significato corrispondente, del genere “ogni sintomo-un messaggio”, bensì di attivare nella persona un movimento di simbolizzazione che espande la coscienza, che mobilita nuove reti neurali, e da nuove reti neurali possono emergere nuove soluzioni creative allo squilibrio che ha originato quello che chiamiamo malattia.

Comprendete allora come la simbolizzazione non vada usata in modo meccanico; mi permetto di dire che nulla mai, o mai più, andrebbe usato in modo meccanico.
La simbolizzazione non significa che una volta che hai trovato il significato del sintomo allora guarirai necessariamente.
Significa che comincerai ad agire sulla neuroplasticità e sull’epigenetica.
Ricercando i significati, la coscienza muta, mutano i network cerebrali che vengono attivati, la ricerca ci spiega come il DNA sia una antenna che risponde alle parole e alle emozioni.
Allora la fase simbolica è di fatto uno strumento neuroplastico ed epigenetico.
Può darsi che già questo conduca alla guarigione del sintomo stesso ma questo è da considerarsi come un effetto collaterale dell’ampliamento di coscienza che agisce come fattore neuroplastico ed epigenetico e dunque catalizza il salto quantico, l’attivazione di un nuovo programma, il mutamento dell’energia.

I casi dei guariti attraverso il processo simbolico dovrebbero essere attentamente studiati dalla medicina convenzionale evidence based, per individuare i fattori coscienziali che hanno influenzato DNA e reti neurali a tal punto da far accadere la trasformazione.
Vediamo alcuni esempi di cosa intendiamo per piano simbolico del sintomo.
Una mia paziente giungeva per un’emicrania.
Nel corso della psicoterapia, dopo un primo parziale breakthrough di rabbia nei confronti della figlia, cominciò ad avere attacchi di prurito violentissimo, che le causavano anche delle vere e proprie lesioni da grattamento.
Mi diceva: “Quando mi vengono questi attacchi di prurito mi strapperei la pelle di dosso”.
Alcune sedute dopo, durante un breakthrough nei confronti della sorella, che era sempre stata ritenuta migliore di lei e che l’aveva umiliata in molti modi, immaginò di scuoiarla, di strapparle appunto la pelle di dosso.
Il sintomo comparso con la mobilizzazione emotiva parlava di un’immagine inconscia che stava per venire alla luce.

Il comparto somatico a volte ci dice in modo localmente preciso qual è il conflitto che vi sta sotto.
Altre volte è l’espressione di un conflitto, ma anche il tentativo di soluzione.
Altre volte ancora il sintomo è un errore di apprendimento, come potrebbe accadere ad esempio nelle fobie e in senso traslato e metaforico anche nelle allergie.
Quando si viene a manifestare una fobia, assistiamo a un inconscio spostamento da uno stimolo che genera un conflitto, come ad esempio la sessualità associata a qualcosa di sporco, a un oggetto in realtà slegato dal conflitto, oppure legato a esso per via di una libera associazione, come un animale: il ragno, ad esempio.
Anche un’intolleranza potrebbe scaturire in un certo qual modo da un’erronea associazione del sistema immunitario di un pericolo a un antigene prima tollerato.

Il sintomo può essere anche un vantaggio, o essere la fonte di un vantaggio o il mezzo per evitare qualcosa di sgradevole […].
Infine può essere anche l’espressione di un debito transgenerazionale.
I cambiamenti epigenetici, infatti, una volta comparsi in una generazione, possono essere trasmessi alle successive: Moshe Szyf, ricercatore della McGill University di Montreal in Canada, studia le interazioni tra madri e piccoli dei ratti.
Alcune madri, nell’esperimento di Szyf, passavano molto più tempo delle altre a coccolare i piccoli, leccandoli e lisciandoli, e questi mostravano da adulti notevoli differenze rispetto agli altri: erano meno paurosi e meglio adattabili e, a loro volta, tendevano a ripetere verso la loro prole gli stessi atteggiamenti ricevuti, come se vi fosse una vera e propria trasmissione di quei caratteri relazionali.
Lo potremmo immaginare come una sorta di DNA emotivo.

Nel piano simbolico abbiamo l’opportunità di decifrare tutti questi codici, e comprendere profondamente come noi esseri umani ragioniamo per simboli e agiamo per archetipi.
Quando siamo nel piano simbolico, ci stiamo avvicinando al mondo archetipico, che, come è ben noto, è il mondo dell’anima, ma anche, e questo forse è meno noto, il mondo della coscienza quantica.
Che siano ereditati per via transgenerazionale, o che si formino nell’infanzia, questi caratteri costituiscono le matrici emotive che guideranno i percorsi dell’energia, le vulnerabilità negli organi target e le memorie che negli organi si adageranno come ricordi biologici e cellulari.
Le fasi dal concepimento alla prima infanzia sono sempre in gioco e i “binari”, le memorie si tracciano lì.
Lo stress infantile gioca infatti un ruolo significativo nelle patologie adulte, come ha dimostrato lo studio ACE (Adverse Childhood Experience) svolto presso l’Università di San Diego.
Si ritiene che possa giocare un ruolo decisivo proprio nelle recidive, le quali sarebbero dunque espressione di una matrice che, dal punto di vista quantico, continua a informare il campo energetico che sottende la biologia di quella persona.
Ecco perché ha senso occuparsi delle emozioni, dei blocchi, delle ferite irrisolte: non per trovare le cause, ma per poter trasformare le matrici, effettuare uno spostamento, come lo chiama la mia paziente Anna C., un cambiamento di posizione che trova nella consapevolezza la sua fonte.

Per raggiungere questo piano non dobbiamo fare altro che chiedere all’inconscio che abita nel corpo. La tecnica Embodying, che ho creato proprio per favorire la capacità di calarsi totalmente nel corpo, si è rivelata molto utile proprio nel far emergere dall’intelligenza corporea, raggiunta attraverso la percezione, la memoria immagazzinata nel soma.
Quando giungiamo in questa fase cominciamo a considerare anche l’influenza del contesto, il che è decisamente un fatto quantistico.
Si tratta di considerare quanto l’energia del campo in cui siamo immersi possa influenzare tutte le nostre risposte.
Il campo può fare la differenza, come spiega molto bene Anita Moorjani nel suo libro Dying to be me: lei, che aveva praticato medicina ayurvedica e attuato pratiche non convenzionali integrate, aveva notato una netta differenza di risultati quando si trovava in India per un periodo e quando faceva ritorno a Singapore dove abitava e si relazionava con persone che non credevano nell’efficacia di quelle tecniche.
Quando era in India era facile che la credenza collettiva fosse allineata con le medicine che stava seguendo e che incontrasse medici aperti da questo punto di vista.
Questo aveva sortito un incremento dell’efficacia delle cure, che invece perdevano di efficacia quando rientrava a Singapore.

Rapportarsi al campo e regolarlo può essere davvero fondamentale: addirittura in alcuni casi il fatto di avere un campo attorno non allineato è stato leva per catalizzare un salto quantico, laddove anziché provare rabbia, la persona è diventata creativa.
Quando gli altri premono, è quello il momento in cui abbiamo la possibilità di trasmutare l’avversità in energia di ricerca.
Una volta che la coscienza ha intrapreso la strada dell’espansione si comincia a palesare nella sua essenza più profonda, quella di essere in fondo soprattutto una spinta evolutiva.

Erica F. Poli

Estratto dal libro Anatomia della Coscienza Quantica

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11/07/16
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30. IDENTITÀ MASCHILE

Oggigiorno c’è una grande crisi riguardante l’identità maschile, ma è l’occasione proprio per gli uomini di effettuare un ulteriore cambiamento che li porti a liberarsi da quell’impronta culturale che impone loro di “non chiedere” e di essere distaccato dagli aspetti emotivi.

Dall’altra, le donne sono culturalmente abituate a esercitare il femminile attraverso l’arrendevolezza e la compiacenza. Ma il femminile è molto di più: è creatività, simbolismo, profondità, emozione, sensazione. È una forza, soprattutto, che fa da mediatore con il mondo delle cose che non si vedono.

Di questo e altro ho parlato con Kris & Kris a Radio 105 lo scorso 25 novembre. A seguire trovate la registrazione della puntata.

Buon ascolto!

Erica F. poli

 

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8/06/16
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29. IL DISPREZZO E LA COPPIA – PARTE 2

Continua dalla parte 1

Gottman e il suo team hanno seguito centinaia di coppie anche nel corso del tempo, osservando il modo in cui litigavano, discutevano e risolvevano i conflitti. Non ha individuato solo il disprezzo come fattore di grande rischio, ma anche altri fattori come precursori del naufragio di un rapporto […].

Ora voglio soffermarmi in modo particolare sul disprezzo perché è senza dubbio un punto centrale dell’intelligenza emotiva, non solo per le coppie ma anche nella vita di relazione in generale e per la vostra salute.

Il disprezzo è una difesa in realtà. L’ultima strenua difesa contro la critica. Quando la critica è dura e il senso di essere sbagliati si fa sempre più forte, l’unico modo di difendersi infatti è quello di mettersi su un piedistallo e guardare l’altro dall’alto in basso. In questa fase si usa molto il sarcasmo, o ci si prende gioco dell’altro.

Situazioni del tipo in cui lei furiosa dice al marito se sa dove si trova l’aspirapolvere, visto che in casa non fa nulla, e lui sarcastico risponde, guardando di solito il terapeuta e ammiccando: “Magari ci sta anche quello nella tua borsa, vista tutta la roba inutile che ti porti dietro!”.

L’esempio di Gottman che ho sempre trovato tristemente esilarante è quello del correggere la grammatica dell’altro durante una sfuriata. Magari lei urla “Se tu mi aiuteresti almeno a guardare i bambini mezz’ora io riuscirei a preparare un cena decente!” e lui risponde “Cara, si dice se tu mi aiutassi, non se tu mi aiuteresti!”.

O le situazioni in cui lei, soprattutto di fronte a terzi, ironizza sulle prestazioni sessuali di lui inesistenti, come quando lui, molto arrabbiato, diceva “In casa mia non sono praticamente nessuno, va bene che ormai le donne portano i pantaloni da tempo, ma ancora non hanno gli attributi” e lei mi guardò ammiccante e mi disse “Beh, per quelli che ha lui, i pantaloni non credo servano più”.

Gottman e il suo team hanno verificato che la persona che subisce il disprezzo dell’altro ha un abbassamento delle difese immunitarie, con evidenti ricadute sullo stato di salute.

Il disprezzo segnala la fine del rapporto, a differenza della rabbia che rappresenta ancora l’esistere di un coinvolgimento e di un attaccamento che si possono recuperare. Nulla colpisce il nostro cervello emotivo e anche la nostra fisiologia quanto il sentirsi emotivamente allontanati dalle persone che ci stanno accanto, il consorte, i figli, i genitori. Chi è solito difendersi dal conflitto o reagire con la freddezza, il distacco, la durezza e il sarcasmo tenga ben presente che sta agendo la peggiore soluzione, la più distruttiva e pericolosa per il rapporto.

A partire dal 1972 Gottman e i suoi colleghi hanno incontrato migliaia di coppie, alcune volontarie, altre che avevano contattato il Love Lab per iniziare una terapia. Tutti gli incontri sono stati filmati, registrati e analizzati, e durante le conversazioni fra i partner sono state analizzate microespressioni che durano anche soltanto qualche frazione di secondo e registrati molti dei loro parametri fisiologici, per esempio il ritmo cardiaco, la traspirazione, la pressione arteriosa e alcune funzioni immunitarie. Le coppie sono state seguite periodicamente per anni dopo il primo incontro, e Gottman e la sua équipe hanno cercato di rintracciare gli elementi negativi ricorrenti per cercare di stabilire se e in quale misura è possibile prevedere la riuscita o il fallimento di una relazione di coppia.

Una parola di troppo, una minima smorfia di disprezzo e di disgusto appena percepibile sono sufficienti a produrre un’accelerazione del ritmo cardiaco nel destinatario. Una frecciata, una stoccata umiliante sono in grado di portare la frequenza cardiaca da 70 a 110 battiti al minuto. Il fatto è che questo produce quello che chiamiamo shutdown corticale: il cervello limbico, allertato in questo modo, cortocircuita i network del cervello corticale.

Risultato? Il cervello cognitivo non è più in grado di ragionare e soprattutto la corteccia prefrontale, sede delle funzioni integrative, della capacità di dare un senso a ciò che ci accade e di sentire la connessione con gli altri e con il mondo si trova del tutto scollegata.

Entrambi i sessi sono sensibili a questo meccanismo detto di affogamento affettivo, ma gli uomini in particolare, vista la rapidità con cui attivano il network dell’amigdala, vanno incontro rapidamente a uno stato nel quale, attivata la loro fisiologia cardiocircolatoria, reagiscono subito in termini di puro attacco e difesa.

Questo genere di scambi suona a tutti familiare:
Lui: “Mi hai messo a posto…?”.
Lei: “Mi hai messo a posto le calze?! Perché dovrei? Tu forse metti a posto le mie? Non sono la tua governante!”.
Lui: “Beh, se fossi una governante romperesti meno i…!”.

In uno scambio come questo, la fisiologia di entrambi si sregola molto in fretta, con esiti davvero terribili. I cervelli limbici di ciascuno prendono il sopravvento sulla corteccia prefrontale, registrano un pericolo in atto e cominciano a reagire con attacco o fuga.

Dunque, da questo momento, mai più disprezzo.

Almeno, provateci. Non vi sto dicendo di non litigare, non a questo punto del libro quanto meno, ma di imparare a farlo bene.

Erica F. Poli

Estratto dal mio libro Anatomia della Coppia

Erica Francesca Poli

6/05/16
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28. IL DISPREZZO E LA COPPIA – PARTE 1

Molte coppie confliggono, litigano e si lasciano per un puro problema di comunicazione. Al Relationship Research Institute nei pressi dell’università di Washington a Seattle, John e la moglie Julie Gottman, psicologi con esperienza decennale nelle dinamiche delle coppie, e i loro collaboratori del Love Lab, possono predire con un’accuratezza del 91% se una coppia durerà o meno osservandone l’interazione per soli cinque minuti.

Avete letto bene, solo cinque minuti. Ero scettica anche io, ma la storia di una coppia che ho seguito con la mia équipe mi ha convinto che, in effetti, era proprio così. Bastava che ci fosse quell’elemento e il naufragio era sicuro. Quell’ingrediente sbagliato e… la ricetta sarebbe stata un flop.

Li chiamerò Isabella e Riccardo. Venne prima lei. Erano in crisi da un anno. Non avevano più rapporti sessuali da un pezzo e lei si sentiva frustrata. Era arrabbiata, delusa e piena di ansia. Lui per converso appariva depresso, quasi apatico, sebbene poi fosse capace di battute ironiche e intelligenti che mostravano una psiche sensibile. Erano entrambi parecchio provati dalla situazione, ma fermamente convinti del progetto comune (peraltro coronato qualche anno prima dalla nascita molto desiderata di un figlio). Volevano stare insieme ed erano disposti ad affrontare qualsiasi trattamento.

Così iniziammo con il mio giovane collega Emanuele Botta il protocollo dell’analisi emotivo-comportamentale […]. Io conducevo i colloqui, uno congiunto e due individuali con ciascun membro della coppia, a cui venivano formulate identiche domande.

Tutti i colloqui erano videoregistrati e a Emanuele, esperto come me nella metodologia Ekman di riconoscimento delle microespressioni, spettava il compito – senza avere alcuna informazione sulla coppia che potesse condizionare l’osservazione delle videoregistrazioni e la raccolta dei dati – di svolgere l’analisi emotivo comportamentale, osservando i video frame by frame, con una precisione fino a 1/25° di secondo.

È quasi come effettuare una TAC del comportamento, una radiografia dei cinque canali della comunicazione, con particolare attenzione per le microespressioni del volto.

E, come accade in un film quando il medico aspetta il referto dell’esame, speranzoso per il suo paziente, io attendevo i risultati della valutazione. Ma un po’ come nei casi in cui il medico ha già fiutato o intuito la presenza di qualcosa di serio, io temevo che quelle espressioni che avevo osservato già durante i colloqui fossero un dato reale, speravo fossero state un mio errore e speravo che il setaccio dell’analisi emotivo-comportamentale mi avrebbe smentito.

Invece Emanuele mi disse subito: “Ci sono parecchie microespressioni di disprezzo, da parte di tutti e due. Se Gottman ha ragione, non so quanto dureranno insieme”.

Lo temevo, al tempo stesso non ero e a tutt’oggi ancora non sono così folle da dare più peso a un dato osservazionale che alla forza dell’intenzione umana. Così cominciammo il nostro percorso e mi centrai in modo particolare sulla ripulitura di qualsiasi mia credenza che potesse interferire nel lavoro. Oltretutto in fondo tifavo per loro, per il lieto fine che tutti vogliono in ogni fiaba che si rispetti.

Oggi però ho imparato che, se ritrovo microespressioni di disprezzo nel lessico relazionale di una coppia, devo io per prima accettare il fatto che assai spesso quella coppia, credendo di venire in terapia per farsi curare e proseguire, è venuta in realtà per farsi aiutare a lasciarsi.

Ho anche imparato che molto spesso per una coppia lasciarsi bene è l’ultimo e il più alto atto d’amore, anche quando ci sono figli di mezzo. A volte in questi casi lasciarsi come coppia coniugale è la porta per una dimensione di coppia genitoriale finalmente buona e sana.

Ma cosa accadde a Isabella e Riccardo? Iniziammo le sedute, sia individuali sia congiunte. Un meraviglioso percorso, davvero. Apprezzato da entrambi e dalla sottoscritta, non senza momenti di grande criticità e altri di grande commozione. La motivazione altissima e l’intelligenza emotiva di entrambi che mano a mano andava crescendo diedero in effetti i loro frutti. Lui risolse antichi conti in sospeso con il proprio passato, lei imparò a essere donna più che la figlia di papà nella sua relazione di coppia. D’estate in vacanza ripresero a fare l’amore. Mi scrissero una mail per dirmelo.

Ero davvero contenta e ricordo che pensai: Ecco, qui Gottman ha sbagliato; d’altronde c’è un 9 percento che ce la fa… Qualche mese dopo fu lei a ricontattarmi. Una strana richiesta, sibillina direi… mi diceva che aveva capito qualcosa che era lì da tanto tempo e che si era sentita sollevata come non mai e doveva parlarmi.

Venne e senza preamboli mi disse: “Ho deciso di separarmi da Riccardo. Non sono più innamorata di lui da tanto tempo. Mi chiedo se mai lo sia stata. Forse no, non nel modo in cui ho capito che posso amare. Volevo che tutto fosse perfetto e so che è così anche per lui e mi sono resa conto che non l’ho mai accettato per com’è, né lui lo ha fatto con me… ero subito pronta a umiliarlo se non faceva come volevo io, e lui altrettanto con me. Ci siamo fatti tanto male, poi le sedute ci hanno cambiato e oggi io non voglio più ricadere in quella dinamica di rifiuto reciproco perché gli voglio bene. Ma appunto, gli voglio solo bene… Null’altro… e non sento che potrei mai accettarlo per ciò che è fino in fondo”.

Ero senza parole. D’altronde che dire di più? Quando il disprezzo serpeggia equivale all’incapacità di vedere nell’altro qualcuno degno di te.

Come avrete capito l’ingrediente velenoso è questo: il disprezzo.

(Continua nella prossima puntata.)

Erica F. Poli

Estratto dal mio libro Anatomia della Coppia

Erica Francesca Poli

 

 

31/03/16
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27. I TRE PIANI DI COSCIENZA PER LA COPPIA

Lo scorso ottobre sono stata ospite a Radio 105 con Kris & Kris per presentare il mio ultimo libro Anatomia della Coppia edito con Anima.

In particolare, abbiamo accennato ai tre piani di coscienza che caratterizzano la coppia e di come la coppia stessa possa essere una via per essere più liberi e felici.

Ecco qui l’intervista audio… Buon ascolto!

 

 

Erica F. Poli

Anatomia della Coppia Erica Poli

29/02/16
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26. ESSERE FELICI È IL NOSTRO STATO NATURALE

La felicità è più contagiosa della tristezza, anche e soprattutto perché essa rappresenta il nostro stato naturale.

Ne parlo in questa intervista audio su Radio 105 con Kris & Kris… Buon ascolto!

 

Erica F. Poli

Erica Francesca Poli    Libro-CD-Autoipnosi

 

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29/01/16
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25. MEDITAZIONE E STATO DI PRESENZA

Il vero miracolo? È stare nella presenza.

Ne ho parlato in trasmissione radio nel programma Kris & Love con Kris & Kris. Trovate il mio intervento nel video qui sotto. Buon ascolto!

Erica F. Poli

 

 

 

Erica Francesca Poli

 

        Libro-CD-Autoipnosi

5/01/16
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