La Terra dei Magi

Fiabe e favole per la Nuova Era

Da una terra di confine tra il visibile e l’invisibile, conosciuta soltanto alle creature fatate, ai Grandi Magi e agli esseri spirituali, raccolgo e narro storie fantastiche.

Grazia Catelli Siscar

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03. IL MAGICO VOLO DELLA VITA

Questa fiaba è dedicata alle mie amate compagne di scuola, alle amiche del cuore Lucia D’Errico, Lalla Gherpelli e Camilla Ripani che mi accompagnano in questo viaggio, e Barbara Amadori, che a tutti noi, con delicata poesia, svela come prosegue…

 

Un giorno una farfalla stupendamente bella
vide una cavalla con finimenti e sella.
A mo’ di cavaliere volò sulla sua groppa
e dritta sul sedere urlò: «Dai su, galoppa!»
Chiese la giumenta, un po’ disorientata:
«Qualcosa ti tormenta? Sei forse spaventata?»
«Non voglio consumare le mie ali d’argento
nel troppo svolazzare di qua e di là nel vento!»
Poi, aggiunse ancora la farfalla vanitosa:
«L’acqua mi scolora se svolazzo senza posa!»
«Questa è proprio bella!» Nitrì la vecchia equina.
«Monti la mia sella inutilmente, che sciocchina!
Il vento fa l’amore mentre lieve ti accarezza,
hai così timore di provarne la dolcezza?
Pensa alla rugiada come perle di un forziere
posate sulla strada da un esperto gioielliere,
a nostro padre Sole che fa crescere foreste
a nostra madre Luna quando di magia le veste.
Ammirare il mare dai selvaggi scogli infranto,
assaporare l’aria della schiuma nello schianto,
sfrecciare su una vetta inesplorata, a te soltanto,
a te che puoi volare è riservato questo incanto!
Illimitati cieli azzurri scendere e salire,
raccogliere i sussurri delle stelle all’imbrunire,
coi raggi del mattino e con le ombre della sera,
puoi fare nascondino mentre attendi primavera».

cavfar

Gli occhi grandi e neri della saggia, vecchia equina
brillavano sinceri come fosse una bambina,
brillavano più ardenti e sprizzavano il calore,
di fulgide, innocenti papille d’amore.
Quel mondo di bellezza allora incuriosì l’insetto
e vinta l’incertezza spiccò un salto perfetto.
«Grazie cavallina, ora non ho più paura
Nell’aria turchina cominciò la sua avventura.

Trascorsero stagioni, forse poche o forse molte,
d’estate gli aquiloni a fare mille giravolte,
d’inverno le ghiacciate e il caldo fuoco dei camini,
le bianche nevicate e lo stupore dei bambini.

Pioveva e il bell’insetto che succhiava un fiordaliso
sotto un vecchio tetto fu colpito all’improvviso
da un dolorino sordo ripensando alla cavalla,
nostalgico ricordo sotto al tetto di una stalla.
Le lunghe ali d’argento spiegò contro la tormenta,
non le sciupava il vento, lo diceva la giumenta!
Decise di tornare da quell’essere prezioso
e raccontare tutto del suo viaggio avventuroso:
le magiche esperienze dentro i boschi di castagno,
le mille e più frequenze dei concerti di uno stagno,
le colorate viole dal sapore zuccherino
baciate dal sole del primissimo mattino,
l’aria della notte muschiata e misteriosa
e lucciole a frotte nel giardino di una sposa,
preghiere nelle chiese, il pianto dei neonati,
abbracci e mani tese di promessi innamorati,
sere a lume di candele e i brillanti colori
su candide tele di pregevoli pittori.
Tutta quella vita palpitante era il progetto
di un lungimirante, magnifico architetto
che aveva deciso la perfetta accordatura
di un cuore condiviso tra l’uomo e la natura.

Volò su laghi e monti per tornare al suo villaggio
e vide sei tramonti durante il lungo viaggio.
Quando finalmente giunse a casa, che fatica!
Cercò immediatamente la sua vecchia, buona amica.
Sulla mulattiera dove avevano parlato
ora lei non c’era quindi la cercò nel prato.
Non era né sul prato né sul viottolo bianco;
l’animale era sdraiato nella stalla sopra un fianco.

«Mia povera cavalla, sembri molto sofferente!»
Pianse la farfalla qualche lacrima cocente.
Le si posò leggera e delicata sopra il mento
sfiorando la criniera con le lunghe ali d’argento.

«Attendo la mia morte, oramai ho tanti anni
è una normale sorte e provo troppi affanni
con questo vecchio corpo, ma ora sei tornata,
non avevo torto, non mi hai dimenticata!
Dammi un affettuoso arrivederci, farfallina»,
con tono lamentoso disse poi la cavallina.

«Non morire per favore, implorò forte l’insetto
così mi spezzi il cuore, non andare, non lo accetto!»

«Ho una rivelazione sai, bellissima farfalla?
Avuta dal padrone – ansimava la cavalla.
Voleva consolarmi e con amore il bravo vecchio
veniva a sussurrarmi dolcemente nell’orecchio.
Possiamo – raccontava – cambiare questa forma,
tornare, mi spiegava, e mantenere un’orma
di ciò che siamo stati, ma con diverso aspetto:
quello di antenati o chi lo sa, di un coniglietto!
Dio fa nuovi giorni, ha detto, dell’eternità(*)
e accorda più ritorni come possibilità.
Amica mia d’argento, io allora in questa stalla
non torno, e in mezzo al vento vivrò come farfalla!
Ma con benevolenza il cielo tanto m’ha appagata
che tutta l’esistenza quasi quasi m’è volata!
Moltissimi bambini infermi ho avuto da portare.
Che gioia fu vedermi insieme a loro galoppare!»

«Se tu sarai farfalla con due ali per volare
io tornerò cavalla e bimbi infermi avrò d’amare!»
Sentenziò l’insetto che poi là rimase zitto
perché provò il diletto di non essere più afflitto!
Dopo mille e più tramonti e mille stelle cadenti,
infuocati orizzonti e nottate risplendenti
molto era invecchiata la farfalla d’argento
ma che bella era stata la sua vita nel vento!
«Dormi adesso serena, dormi amica mia, giumenta,
l’esistenza terrena… oramai è quasi spenta».

«Hai saputo, oh caro insetto osare giorni felici!
Riposa mio diletto che le nostre radici…
si vanno strappando e senza pena né rimpianto
ci stiamo preparando l’una all’altra accanto
a cavalcare il vento e tornare piccoline
nel luogo senza tempo, senza morte né confine».

Durante il loro viaggio verso l’immortalità
un folgorante raggio di certezza e verità
esplose come un tuono! E come un fuoco d’artificio
disse che la vita è un dono, non un sacrificio.
Gli ultimi rintocchi dei due cuori con letizia
celebrarono i tesori dell’autentica amicizia.

Grazia Catelli Siscar

 

(*) “Dio fa dell’eternità nuovi giorni” messaggio di Barbara Amadori

Credits Img 

6/03/15
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