Gioia & Benessere

L’ostacolo con cui dobbiamo misurarci lungo il nostro cammino evolutivo è la quotidianità, perché diventa la sabbia mobile in cui affondiamo e il sasso in cui inciampiamo. Questo blog si propone di dare semi di pensiero da nutrire e suggerimenti da sperimentare affinché il nostro sentire profondo sia allineato con le nostre azioni.

Jose Maffina

jose-maffina2

15. BABBO NATALE ESISTE?

Babbo Natale esiste? La risposta dovrebbe essere facile: “Sì!”, anche se potrebbe farvi sorridere. Infatti tutto ciò che ci circonda ce lo conferma. La sua figura invade le vetrine, le strade, gli scaffali dei negozi e la pubblicità. Eccolo lì sorridente che ammicca bonario. I bambini lo sognano, lo invocano e gli promettono un buon comportamento per convincerlo a portare loro ricchi doni. Come potremmo allora dire che non esiste? Ha preso corpo nella tradizione, si è manifestato come principio di ricompensa, come spinta a cercare dentro di noi il meglio. Quando pensiamo al Natale immediatamente l’immagine e la sensazione che riceviamo è legata all’Amore e all’Abbondanza.

Durante questo periodo cerchiamo di accedere alla nostra parte migliore, cerchiamo di essere più buoni, più tolleranti, più accoglienti. Questo è già un piccolo miracolo che Babbo Natale riesce a sortire. Lui rappresenta un’energia positiva che invade questi giorni, anche se qualcuno potrebbe vederne solo l’aspetto consumistico e non intravederne l’aspetto più sottile.

Quando sentiamo il bisogno e la necessità di mettere in campo il meglio di noi, stiamo facendo un’operazione molto profonda, direi quasi titanica. Allora dovremmo arrenderci al Natale e a tutte le sue atmosfere, cercando di goderne e cercando proprio di entrare in sintonia con questa spinta a essere più buoni.

babbo3Magari questo sforzo ci può far capire cosa manca nella nostra quotidianità, per poter applicare questa filosofia sempre. Potremmo riflettere su come ci relazioniamo con il mondo. Prendiamo o diamo? Più fatica faremo e più vuol dire che viviamo ciò che è fuori di noi come o qualcosa che vogliamo tenere a distanza, o come un luogo dove approfittarsi il più possibile.

Babbo Natale ogni anno ci ricorda che ciò che diamo ha più valore di ciò che prendiamo; ma ricorda anche, ad alcuni di noi, che dobbiamo essere aperti ad accogliere ciò che ci viene dato, consapevoli che ne siamo degni. Natale potrebbe diventare la nostra tendenza interiore: cercare dentro di noi il meglio e spenderlo nel mondo.

L’augurio che posso fare a tutti è che Natale sia per sempre, ogni giorno. Ciò ci permetterà di relazionarci in modo armonico sia con noi stessi sia con gli altri.

In pratica

Ma come possiamo entrare in sintonia con questa festa? Se per molti quando arriva è gioia, per alcuni invece è un vero e proprio incubo. Per qualcuno significa entrare in un profondo stress, regali da comprare, pranzi o cene da organizzare.

Non si ama il Natale anche quando siamo rimasti soli, perché abbiamo perso chi ci amava e chi amavamo. Il Natale allora colpisce nel cuore come una lama perché non porta gioia ma solo rimpianti.

Per una ragione opposta Natale diventa un incubo perché si sa che “Natale con i tuoi e….”, così  dobbiamo sottoporci alla tortura di stare in famiglia, con parenti che vediamo magari solo in quella occasione, passiamo il tempo ascoltando gli acciacchi delle zie o gli sproloqui delle cugine, e mentre siamo lì l’unico pensiero positivo che riusciamo a formulare è che, per fortuna, Natale arriva una sola volta all’anno.

La floriterapia in questo caso ci aiuta tantissimo. Holly è il fiore di Bach che ci permette di aprirci all’Amore incondizionato, mentre Beech dissolve il giudizio e le critiche dentro di noi aiutandoci a relazionare con gli altri in modo amorevole.

Infine per allontanare ogni stress, e non solo a Natale, viene in nostro soccorso Rescue Remedy: le ansie scompaiono, ci sentiamo centrati e rilassati, pronti ad affrontare le code nei grandi magazzini, allora quella benedetta lista di regali non ci sembrerà più un rompicapo ma un bellissimo modo per esprimere il nostro amore per gli altri.

Prendete i Fiori di Bach sempre puri, una goccia direttamente sulla lingua, oppure una goccia in un bicchiere d’acqua da sorseggiare.

Jose Maffina

 

CD-Ferite-Emotive-Maffina Jose Maffina

CD-Visualizzazioni-2-Maffin     CD-Visualizzazioni-1-Maffin   

21/12/16
babbo1

14. SCEGLIERE

Scegliere può creare i più profondi tormenti, poiché ogni volta abbiamo la percezione che sbagliare può comportare la nostra infelicità. Sappiamo che ciò che decideremo condizionerà la nostra vita e questo rende la nostra mente un mulinello di interrogativi.

Prima di tutto, però, dovremmo chiederci: “Ciò che scegliamo renderà la nostra vita armoniosa e serena?”

Quindi non “più ricca”, non “più gratificante”, ma solo più ricca di centralità, più in linea con ciò che sentiamo nel profondo. La scelta, così, ci dovrebbe venire più facile, perché se non bariamo con noi stessi, dentro sappiamo cosa è giusto per noi.

Questo vuol dire che, se noi veniamo primi nella lista della nostra vita, ciò che pensiamo sia il giusto per noi tiene in minimo conto ciò che pensano gli altri sia giusto.

Sceglieremo allora il lavoro non perché è un’occupazione che ci fa guadagnare tanto ma ci fa morire dentro; lo sceglieremo perché ci rende ogni giorno felici anche se guadagniamo di meno. Diremo sì al nostro partner, non in base alla sua posizione o al suo conto in banca, ma valutando quante sono le affinità che ci uniscono e ci arricchiscono. Seguiremo gli affetti e non la ricerca del potere.

Se è il cervello ciò che usiamo per scegliere, dobbiamo capire quale stiamo usando, visto che di cervelli ne abbiamo ben tre. Uno è il cervello che si trova all’interno della scatola cranica. Il secondo cervello è nell’intestino; tenete presente che  l’intestino e il cervello sono fatti della stessa materia, quella che comunemente viene chiamata “la materia grigia”. Poi c’è l’ultimo cervello, il terzo, che è nel cuore, infatti è stato scoperto che nella sua punta ci sono ben quarantamila neuroni .

Possiamo dunque essere guidati nelle nostre scelte dalla razionalità, dall’istinto o dall’intuito, ma qual è la differenza?

Noi privilegiamo la razionalità che è la nostra più affidabile consigliera. Siamo sicuri che un buon ragionamento, il soppesare i pro e i contro, ci eviterà di sbagliare.

Il secondo, l’istinto, è stato da noi dimenticato o forse non lo riteniamo importante, in ogni caso molti di noi di lui non si fidano. L’istinto è la nostra parte animale, le sensazioni che proviamo non sono filtrate dalla mente. Gli animali se ne servono in ogni circostanza della loro esistenza, come gli uccelli che costruiscono il nido in un luogo che deve rispondere a caratteristiche identificate solo dal loro istinto. L’esposizione che scelgono non è frutto della ricerca razionale del Nord o del Sud, loro non conoscono i punti cardinali, ma li sentono nella loro valenza. Per noi umani l’istinto è il balzo indietro che facciamo quando stiamo attraversando la strada mentre sopraggiunge un’auto che non avevamo visto.

Il terzo cervello, l’intuito, è invece una qualità della coscienza o del nostro profondo, qualsiasi sia il modo in cui preferiamo chiamarlo. Veniamo guidati dalla nostra voce interiore che ci dice cosa fare. Affidarsi all’intuito permette alla sincronicità di manifestarsi, quell’accadere che è sulla nostra strada e ci conduce nel luogo dove dovremmo andare.

Ma anche in ambito spirituale siamo spinti alla scelta e obbligati a identificarci sotto una bandiera. Chi siamo? Buddisti, cattolici, protestanti, mussulmani, induisti… “Chi siamo?“ ci chiedono insistentemente; perché se non scegliamo non abbiamo credibilità in ciò che affermiamo.

Chi siamo allora? Il libero arbitrio qui è fondamentale. Molti di noi hanno bisogno di un quadro preciso in cui credere, hanno bisogno di identificarsi e di appartenere a una Chiesa, perché altrimenti si sentono smarriti. La vera spiritualità è l’esperienza personale di Dio o di come vogliamo chiamarlo, energia, luce, amore.

Le regole sono dentro di noi, non esterne a noi. Non ci sono veicoli precostruiti, ma scelte continue fatte giorno per giorno nella nostra quotidianità. Queste scelte  a volte ci rendono fieri di noi e a volte invece evidenziano le nostre debolezze insegnandoci nuovi percorsi. La scelta coinvolge e condiziona la nostra vita, esserne consapevoli vuol dire che non è più tempo di ricorrere alla conta di pin pin cavalin

In pratica

Se è alla voce interiore che dobbiamo affidarci per scegliere, ci  può aiutare solo la meditazione che è pratica più semplice per  contattare  il nostro profondo; questa pratica scioglie molti nodi nella nostra vita.

È importante sapere che la meditazione ci conduce veramente sul nostro percorso evolutivo. A chi non ha ancora iniziato o non riesce a essere costante vorrei suggerire di provare in questo modo.

Appena svegli, prima di scendere dal letto, respirate profondamente e contate fino a 21 immaginando di scendere, gradino dopo gradino, una scala luminosa che vi porta direttamente dentro il vostro cuore. Al 21 vi troverete in una sala molto illuminata e piena di fiori colorati. Restate in ascolto e percepite la sensazione o il messaggio che è pronto per voi. Potrebbe essere  la parola  “Giustizia”  oppure “Nessuna paura” oppure “Sì”… Qualsiasi sia ciò che proverete o sentirete sarà sicuramente inerente al vostro problema o al disagio che state vivendo; questo vi donerà la percezione di essere sostenuti  e avrete la forza di scegliere la cosa giusta.

Possiamo anche ricorrere alla floriterapia che ci può aiutare con l’essenza himalayana Clarity  che dona la conoscenza della direzione della propria vita oltre a quella di se stessi. Ciò significa  maggiore chiarezza e intuizione, si diventa  percettivi e il  senso di alienazione viene allontanato. Inoltre ci mette in grado di  capire il senso della nostra esistenza e quale è il nostro ruolo nel mondo.

Se poi la nostra difficoltà a scegliere è legata a due sole alternative, affidiamoci al Fiore di Bach Scleranthus che apre la nostra mente mostrandoci cosa è meglio per noi.

Queste essenze vanno prese pure, una goccia al giorno, direttamente sulla lingua.

Jose Maffina

CD-Ferite-Emotive-Maffina Jose Maffina

 

 

Fonte Immagine

22/11/16
14-scegliere

13. L’INVIDIA (L’ERBA DEL VICINO…)

L’invidia ci spaventa, la sentiamo sulla nostra pelle, negli sguardi degli altri; sentiamo che ciò che siamo li fa soffrire e, in questo caso, è molto difficile essere compassionevoli, perché temiamo di essere colpiti dalle loro azioni contro di noi o dai loro pensieri. Ma chiediamoci se anche noi proviamo questo sentimento e quali sono i suoi meccanismi.

Essere invidiosi vuol dire che il successo, il benessere, la felicità della gente ci va di traverso. Il collega che riceve una gratificazione che noi riteniamo non meriti. Il vicino che acquista l’auto dei nostri sogni. Gli amici che vanno a fare le vacanze in luoghi paradisiaci che noi ci possiamo permettere di vedere solo in fotografia. Siamo lividi dentro, perché secondo noi gli altri ottengono con facilità ciò che non meritano.

Questa emozione appesantisce la nostra esistenza e, tesi a guardare fuori di noi, perdiamo la nostra centralità interiore. Il mondo esterno, con le sue gioie che riteniamo non ci appartengano, modifica la nostra visuale, così tendiamo a sentirci vittime di un’ingiustizia del destino. Perdiamo la nostra realtà, riducendola, qualsiasi essa sia, in una condizione miserrima, infatti la notizia di qualcosa di bello accaduto ad altri ci fa analizzare non ciò che abbiamo, ma ciò che ci manca. L’invidia produce un sentimento che il più delle volte fa il vuoto dentro di noi e risponde, anche se non ce ne accorgiamo, a un riflesso di bassa autostima verso le nostre capacità.

Così come esiste un egoismo sano, può l’invidia essere vissuta positivamente? Sì, io penso di sì.

L’invidia sana è quella spinta esterna che ti porta a metterti in gioco: qualcun altro è riuscito in un’impresa e ciò spinge anche noi a provarci. Il successo degli altri diventa positivo quando lo viviamo come indicazione di una strada da percorrere. Anche a noi possono essere offerte le stesse opportunità, dovremmo solo avere più coraggio, credere nei nostri talenti e agire.

L’invidia diventa disastrosa quando, invece di essere una spinta, si trasforma in un sentimento di rancore. Non riusciamo a riconoscere nessun merito agli altri e partendo da una sovrastima di noi stessi pensiamo che eravamo noi a meritare ciò che invece è andato a loro. Il livore è dentro di noi come un tarlo potente che divora tutto. Riusciamo solo a vedere il peggio del mondo perché lo riteniamo ingiusto e cattivo nei nostri confronti.

13-invidiaSe il nostro approccio con la vita è misurare la nostra fortuna con quella degli altri, saremo sempre perdenti. Il vizio dell’invidia ci toglie la vera felicità che è quella di amare e desiderare ciò che abbiamo.

Un proverbio danese dice che “Se l’invidia fosse una febbre, tutto il mondo sarebbe ammalato”. L’invidia quindi è un sentimento diffusissimo, nessuno ne è esente, perché la cosa difficile per noi è accettare che altri abbiano ciò che a noi è negato, il più delle volte senza confessare che noi non abbiamo mai fatto veramente nulla per ottenere ciò che vorremmo; siamo rimasti a guardare aspettando che qualcosa succedesse nella nostra vita, qualcosa che potesse cambiarne il panorama. Ma se il nostro prato non è così verde, chiediamoci quanto ce ne curiamo, quanto lo bagnamo e lo fertilizziamo, e la risposta potrebbe essere sorprendente: perché solitamente è “mai”. Forse allora è il momento di occuparcene.

Come fare

Come vi dicevo prima, l’invidia può essere trasformata in modo che possa esserci utile. La prima cosa da imparare quando vediamo un successo acquisito da qualcun altro non è dire “Uffa, perché lui sì?”, ma dire a noi stessi “Anch’io posso”.

Raggiungere il successo è un cammino preciso e per ognuno diverso, ma sicuramente se ripercorso porta allo stesso risultato. Sto suggerendo la tecnica del “Modeling” ovvero conoscere tutto l’iter che ha portato all’ottenimento di un risultato positivo. Il campione che vince la medaglia d’oro è arrivato lì sottoponendosi a 10 ore al giorno di allenamento. L’artigiano che con maestria vende più di tutti il suo prodotto si è applicato per anni nel suo lavoro. La ragazza con un fisico strepitoso che è stata scelta per un servizio fotografico mangia vegetariano e va a letto alle nove di sera perché deve dormire 10 ore. Ogni risultato ha dietro di sé una costruzione che ha comportato dei sacrifici o delle rinunce, mettendo sicuramente in campo: impegno, testardaggine e determinazione. Scopriamo come hanno fatto e rifacciamo tutto il percorso, il successo sarà nostro.

Ovviamente dobbiamo imitare solo i percorsi positivi, ciò che è stato ottenuto in modo sano, per cui se il nostro vicino si è comprato il SUV ed ora è coperto di debiti che non sa come pagare, beh, meglio non averlo e girare con la nostra auto, riuscendo così a dormire di notte senza incubi.

Ma come possiamo difenderci dall’invidia degli altri? Per prima cosa, individuiamoli, poi, quando li incrociamo, facciamo sempre una tecnica di protezione: visualizziamo una luce che scenda dall’alto e che ci avvolge a spirale partendo dalla testa fino ai piedi, in modo da creare intorno a noi un uovo di luce. Sarà il nostro scudo protettivo. Poi, soprattutto, “voliamo basso”: non alimentiamo mai l’invidia vantandoci dei nostri successi con le persone invidiose, anzi minimizziamoli. Il successo comunque è già nostro.

Il fiore di Bach per gli invidiosi è Holly. Prendiamo tutte le sere una goccia dell’essenza pura in un bicchier d’acqua sorseggiandolo. Aprirà il nostro cuore sciogliendo ogni invidia, impareremo a godere del successo degli altri e ne saremo contagiati.

Jose Maffina

CD-Ferite-Emotive-Maffina Jose Maffina

 

24/10/16
13square

12. PRENDERSELA

Ci succede quando un commento o un’azione di qualcuno ci colpisce, va a fondo e ovviamente ci fa male. Caroline Myss direbbe che stiamo perdendo il nostro potere personale. Sicuramente stiamo dando potere a chi ci ha colpito. Le sue parole o le sue azioni non scivolano via, ci rimangono appiccicate addosso e ci fanno sentire a disagio, alterano il nostro umore, e questi pensieri continuano a girare nella nostra testa.

Prendersela è rendersi vulnerabili; alcuni di noi lo sono nei confronti di tutti, altri invece risuonano male solo se chi colpisce è qualcuno a cui si tiene, specialmente che si ama.

A volte la nostra suscettibilità ci mette sotto sopra sia se veniamo criticati, sia se veniamo ignorati. Siamo permalosi, il che significa che il potere che gli altri hanno su di noi è grandissimo, infatti basta veramente poco per mandare la nostra armonia in frantumi.

Il nocciolo della questione è che non riusciamo a capire che la maggior parte delle volte il problema non siamo noi in quanto soggetti, ma noi come oggetti generici che diventano i recipienti delle turbolenze emotive di altre persone.

Non sempre però è così, ed è per questo che, ogni volta che ci sentiamo presi di mira, dovremmo chiederci: “Ciò che è stato detto o fatto mi è utile? Mi serve per capire qualcosa di me o della mia relazione?”

Le cose che ci vengono dette, se accolte, possono veramente essere spunti di riflessione per la nostra vita. Dovremmo quindi ringraziare chi è stato promotore di ciò.

A volte, invece, ci rendiamo conto che siamo noi a dover agire, evitando di personalizzare ciò che avviene: semplicemente realizziamo che chi abbiamo di fronte ha bisogno di chiarire qualcosa nella relazione con gli altri. Sono quei momenti cruciali della nostra vita quando l’Universo ci chiama a essere strumenti di consapevolezza. Il più delle volte siamo riluttanti, ma in questi casi ci sentiamo spinti senza scampo e, anche se nella nostra testa continuiamo a ripeterci “Perché proprio io lo devo fare?” o “perché proprio io lo devo dire?”, ecco che dobbiamo agire. Questo però ci riesce solo se siamo in grado di andare oltre ciò che potrebbe essere uno sgarbo nei nostri confronti, e adottando una visuale completa dei meccanismi che permetta di vedere la situazione in un’area più ampia. Allora non ce la prendiamo per quello che può essere considerato un affronto verso di noi, ma proponiamo una riflessione che può solo essere di aiuto all’altro.

Rimanere fuori da un terreno personale, non  focalizzandoci su di noi, ci consente di essere veri e propri strumenti positivi, e inoltre ci dà modo di imparare a non prendercela.

Come fare

L’unico modo per non prendersela è accogliere ciò che ci viene detto o fatto, e poi lasciarlo scivolare via come acqua. Tratteniamo solo ciò che ci è utile (se c’è qualcosa di utile) e, prima regola, non personalizziamo mai ciò che succede. Guardiamo la situazione da testimone e, cambiando visuale, cerchiamo di rendere neutra la situazione stessa, pensando che ciò che ci viene detto non è rivolto a noi in quanto tali, ma a noi nel ruolo che abbiamo, qualsiasi esso sia. Vuol dire che l’altro si sarebbe comportato allo stesso modo qualunque persona avesse avuto davanti, quindi cerchiamo di essere oggettivi.

Prendersela non aiuta nessuno, crea sofferenza a livello mentale e fisico, allora non diamo questo potere agli altri (quello di farci male). Questo si può ottenere quando non siamo dentro all’onda emotiva, ma oltre, dove regna la calma; da lì veramente tutto è più chiaro.

Ci possiamo aiutare anche con la floriterapia: Agrimony è il fiore per le persone molto sensibili alle critiche degli altri e che, per evitarle, adottano maschere di gioia e armonia. Questo rimedio aiuta a rafforzare il senso di sé e permette di vivere la relazione con gli altri in modo paritario. Una goccia puro in un bicchier d’acqua da sorseggiare alla sera.

Se poi siamo affetti da bassa autostima, rafforzare il nostro terzo Chakra potrebbe essere molto utile, allora prendiamo l’essenza himalayana Strenght che ci permetterà di ascoltare le critiche degli altri con quella giusta apertura e accoglienza che hanno solo le persone con una percezione radicata del proprio valore. Due gocce pure direttamente sulla lingua.

Jose Maffina

CD-Ferite-Emotive-Maffina Jose Maffina

NOTA. Vi aspetto sabato 24 settembre alle ore 18:00 a Milano per la presentazione del mio CD “Ferite Emotive” alla Libreria Gruppo Anima di Galleria Unione 1 (ang. Piazza Missori). Ingresso Gratuito.

 

Credits Img

 

22/09/16
12

11. IL LUNEDÌ È MAGICO

Il lunedì è la giornata che meno amiamo. Ci coglie sempre pigri, con poca voglia di ricominciare, di riprendere quel ritmo che è la nostra quotidianità, sempre la stessa, cadenzata con una ripetitività che, a volte, fa di noi degli automi.

Il lunedì non ci piace, ci ricorda che la vita è lavoro, impegno. Il tempo ci sembra che non ci appartenga più. Invece adoriamo il venerdì che parla di riposo, di cose da fare che ci piacciono; potremmo dire  che molti di noi arrancano lungo la settimana per arrivare lì al giorno del prefestivo. Per Leopardi era il sabato, ma i tempi cambiano, ora le giornate di festa sono due, sono il nostro agognato weekend.

Vorrei proporre tuttavia una visuale completamente diversa, vorrei proporre la visione di un lunedì che diventa magico. Ma quale magia può avere il lunedì?

Il principio è che tutto ciò che comincia può essere diverso, significa che a ogni inizio ci viene data la possibilità di cambiare. Se vivessimo in questo modo ogni lunedì, potremmo dare una svolta alla nostra routine e ci ritroveremmo a non vedere l’ora che arrivi. Ogni lunedì ci renderemmo conto che siamo padroni della nostra vita e  che possiamo fare della nostra settimana un percorso di esperienze e di novità.

Anche se sono una sostenitrice del “qui e ora”, dove l’unica cosa importante da vivere è il momento presente, mi rendo conto che il più delle volte ciò che più lo inquina è la mancanza di aspettativa positiva del domani. Le nostre domeniche potrebbero non essere vissute pienamente perché ci accompagna la sensazione che il giorno dopo ci vedrà di nuovo coinvolti nel nostro usuale tran-tran. Vivere il presente intensamente è figlio anche di un pensiero che ci rassicura cha sarà sempre così. Dilatiamo il tempo e nulla disturba la nostra mente.

Il lunedì è magico perché è la porta della nostra settimana, più sarà vissuto intensamente più ogni giorno che seguirà sarà migliore. Nella giornata di lunedì possiamo giocare tutte le nostre carte, possiamo mischiarle, possiamo azzardare e renderci conto che nel gioco della vita siamo noi che teniamo il mazzo.

Allora diamo al lunedì la sua chance, accogliamolo con entusiasmo perché stiamo iniziando qualcosa, stiamo iniziando la nostra storia e noi ne saremo gli unici autori, quindi mettiamoci di impegno per renderla varia, entusiasmante e ricca di amore, passo dopo passo, lunedì dopo lunedì.

11-snoopy

Come fare

L’elogio del lunedì sicuramente per alcuni suonerà come una vera e propria provocazione. Ribaltare un concetto così radicato è sicuramente molto difficile, ma come tutte le prospettive individuali è solo il modo in cui guardiamo le cose che condiziona la nostra vita.

L’eccitazione dell’inizio però è facilmente intuibile. Ciò che dobbiamo fare è proporci ogni lunedì di vivere la settimana con modalità diverse: il nostro modo di vestire, il percorso al lavoro, la relazione con i colleghi, la visita a un luogo della nostra città mai visto, la sperimentazione di una ricetta nuova, iniziare la lettura di un libro ecc. Ci sono tantissime azioni che possiamo compiere per cambiare la qualità della nostra vita.

Qualcuno potrà obiettare: facile, ma quando hai figli? Persone da accudire? Come si fa a spezzare la routine? La risposta è semplice, coinvolgiamo anche chi ci sta intorno in queste nuove sperimentazioni. Tutto ciò che è fatto con slancio e amore ha sempre dei ritorni inimmaginabili.

Se vogliamo aiutarci con la floriterapia prendiamo l’essenza himalayana Well Being, che aiuta a equilibrare il nostro secondo chakra, quello che esalta la nostra sensualità, la capacità di vivere il piacere, di essere creativi e di sentire la leggerezza della vita. Due gocce al giorno direttamente sulla lingua.

Buon lunedì a tutti.

Jose Maffina

CD-Ferite-Emotive-Maffina Jose Maffina

 

Immagini reperite via web

29/08/16
11-lun

10. LA FELICITÀ COME SCELTA

Molti di noi ritengono che la felicità sia un dono che la vita, quando è benevola, ci elargisce. Così se non siamo felici vuol dire che la sorte è stata grama con noi perché non ci ha dato le opportunità che volevamo.

In una statistica, recentemente pubblicata, “avrei voluto essere più felice” è uno dei rimpianti più diffusi tra le persone che affrontano una malattia terminale; in effetti questo rimpianto è il bilancio di una vita. Solo quando la dobbiamo lasciare, ci rendiamo conto che tutto dipendeva da noi, che la felicità era una scelta che non siamo riusciti a prendere. Spaventati da qualsiasi cambiamento, abbiamo continuato a ignorare e a interrogarci su cosa poteva farci completamente felici, guardando sempre fuori di noi e non dentro di noi.

Ma che cosa è il rimpianto? Un’azione che non abbiamo compiuto, il no che non abbiamo detto a chi ce la impediva o il sì che non ci siamo detti  per metterla in atto.

Ci sono forse state nella nostra vita delle occasioni che abbiamo trascurato; forse, se le avessimo colte, tutto sarebbe cambiato, forse non saremmo ora nel luogo in cui siamo. Allora pensiamo al nostro presente e a cosa stiamo tralasciando in questo momento, individuiamo se ci sono cose che vorremmo fare nella nostra vita. Facciamo sì che le nostre azioni siano in sintonia con ciò che siamo e ciò che sentiamo; la ricetta è semplice ma noi sappiamo che non è facile. Tuttavia  è l’unico modo per poter arrivare alla fine della nostra esistenza e potere guardare indietro sentendo dentro di noi che non abbiamo sprecato le nostre carte e non abbiamo perso l’unica occasione che avevamo, vivere bene la nostra vita.

10cEvitiamo che i nostri giorni siano una sequenza inerte del tempo dove tutto ci scivola via, facendoci perdere la cognizione dell’importanza del nostro momento presente. Ricordiamoci che è l’unico che esiste e su cui noi ci dovremmo sempre focalizzare, per farlo potremmo inserire nella nostra giornata un momento speciale, fare qualcosa di nuovo, concederci un’esperienza che non abbiamo mai provato: assaporiamo un nuovo cibo, camminiamo per una strada che non conosciamo, proviamo qualcosa che non abbiamo mai fatto, facciamo esperienze nuove. Se  farlo giornalmente ci è difficile, facciamolo settimanalmente o anche mensilmente. Diamo la possibilità a noi stessi di sperimentarci rendendo il tempo un continuo maestro di nuove emozioni e conoscenze.

Scegliere la felicità significa vivere pienamente la nostra vita, trasformando ciò che abbiamo in ciò che desideriamo. La relazione con gli eventi è ciò che distingue un percorso di felicità da uno di disagio; solo sapendo cogliere il valore e la bellezza di ogni attimo possiamo accendere la nostra vita e dire senza esitazione a noi stessi: oggi scelgo di essere felice.

Come fare

Il bilancio di una vita diventa positivo se ci rendiamo conto che ogni cosa che è avvenuta durante la nostra esistenza ha avuto un senso. Ciò che abbiamo perso e ciò che abbiamo avuto: le nostre esperienze, i nostri amori, le nostre battaglie. Spiritualmente, se abbiamo seguito la nostra guida interiore, oggi siamo nel posto dove dovremmo essere, e lo possiamo capire quando la sensazione che abbiamo è quella di essere in armonia con noi stessi e con ciò che ci circonda.

L’azione migliore che possiamo compiere per non avere rimpianti ed essere felici è fare il primo passo verso la conoscenza di noi stessi, capire quale è il nostro scopo, la messa in atto della nostra unicità, poi non importa se siamo ricchi o siamo poveri, se siamo conosciuti o sconosciuti, avremo la percezione di essere sempre nel posto giusto a fare la cosa giusta.  In questo ci può aiutare la tecnica ASI (Azzeramento Schemi Interiori): diciamo questa frase davanti allo specchio per trenta volte di seguito, per 21 giorni di seguito: “Guidato/a dalla mia luce interiore realizzo il mio progetto”. Se si salta un giorno si ricomincia dall’inizio.

Un fiore che ci aiuta nell’aprirci alla consapevolezza della nostra vita è Cerato, un fiore di Bach detto anche il fiore dell’illuminazione. Prendiamone una goccia in un bicchier d’acqua alla sera sorseggiandolo. In ogni caso teniamo presente che non importa cosa abbiamo alle spalle, possiamo da oggi girare pagina e scegliere la felicità.

Jose Maffina

 

CD-Ferite-Emotive-Maffina Jose Maffina

CD-Visualizzazioni-2-Maffin     CD-Visualizzazioni-1-Maffin   

 

18/07/16
Cerato-10

09. PENSIERO POSITIVO, PERCHÉ?

Negli ultimi tempi i social sono stati invasi da una nuova nascente opinione riguardo il pensare positivo. Se dico “nuova” significa che, da una visione di utilità, si passa invece a una visione negativa e limitante di chi applica e crede nel pensiero positivo.

Infatti, secondo questa opinione, il pensare positivo lo applica chi non è in grado di affrontare la realtà, chi fugge  in un mondo immaginifico inesistente e ciò rende la persona debole, incapace e “illusa”. Il pensiero positivo è “negativo” perché toglie alle persone il senso oggettivo del mondo.

Ogni nuova idea che incontro mi fa sempre riflettere anche se è agli antipodi da ciò che guida la mia vita, e questa nuova visione del pensiero positivo l’ho accolta e valutata: siamo quindi solo illusi, noi che facciamo del pensiero positivo l’asse portante del nostro cammino? Beh, io penso proprio di no, perché penso che il pensiero positivo non è una fuga ma è un filtro interiore che riesce a sintonizzarci sulla capacità di accogliere ciò che arriva sul nostro cammino e metterlo a frutto.

Oggettivamente non esiste niente che sia totalmente positivo o totalmente negativo. Siamo solo noi che possiamo dare una valenza a ciò che ci circonda. Qualcuno potrebbe vivere ciò che è generalmente considerato positivo come un peso nella propria vita. Se lo stress è l’indice di ciò che ci far star bene e ciò che ci fa star male, ecco che abbiamo immediatamente trovato la misura della nostra visione della vita.

Una signora, dopo l’acquisto in un negozio di prodotti biologici, ha avuto quasi un attacco isterico quando ha saputo che stava accumulando punti che le avrebbero dato diritto a uno sconto. Noi che eravamo in coda siamo rimasti basiti: perché una tale reazione? Per lei era insopportabile l’idea di dover controllare quanti punti aveva accumulato, ciò le creava uno stress indicibile. Chiunque avrebbe detto invece “che meraviglia! Potrò avere uno sconto!”.

Il pensiero positivo è uno strumento potente che ti permette di accettare le prove della vita con una consapevolezza interiore che rende l’evento favorevole; lo accetti, sai che ti è utile ed è nell’accettazione che rendi la situazione positiva.

La resistenza fa perdurare il disagio, l’accoglienza lo fa scivolare via; il pensiero positivo ci guida da dentro, non è e non può essere una scelta razionale, si deve andare oltre, in una dimensione dove ogni volta si sceglie la felicità e il benessere. È tutto tranne che una fuga, è stare sui propri piedi e vivere l’esperienza sapendo che ci farà bene solo nella misura in cui la metteremo positivamente a frutto. Una frase racchiude molto bene questo significato: conta i tuoi arcobaleni, non le tue tempeste.

Come fare

Credo che imparare a pensare positivo per alcuni sia un’impresa titanica; sto parlando di coloro che pensano che tutto sia inutile, che la vita è matrigna e che gli altri si approfittano e basta e devi sempre stare in guardia. Ho imparato che ciascuno deve vivere la propria vita e la propria esperienza, e nessuno è titolato a cambiare o interferire nella vita degli altri.

In una meditazione ci è stato detto: “Nessuno deve tornare indietro a prendere qualcuno”. Al momento queste parole mi avevano sconvolto, poi man mano ho capito che è ciò che ciascuno di noi dovrebbe fare: vivere la propria vita con coerenza. Se qualcuno vuole seguire di sua volontà e unirsi a un cammino comune, va bene, ma ognuno è responsabile della propria vita. Badiamo alla nostra. Allora questo paragrafo è dedicato solo a chi vuole provare a vivere la vita in modo positivo.

Cominciamo a fare un esercizio di ribaltamento per ogni evento che ci accade, cerchiamo di vederne solo i lati positivi, troviamoli: il ritardo di un tram ci ha fatto incontrare un vecchio amico, per esempio. La televisione che si è rotta ci ha permesso di leggere un libro. Scopriremo, se messo in pratica, tante piccole sfaccettature che ci sorprenderanno.

La floriterapia ci aiuta con Polyanthus, essenza californiana dispensatrice di stupendi occhiali rosa che ci faranno vedere il mondo circostante nelle sue meravigliose manifestazioni.

Jose Maffina

 

CD-Ferite-Emotive-Maffina Jose Maffina

16/06/16
9

08. LE FERITE EMOTIVE

Le ferite emotive sono dentro di noi. Il più delle volte non ce ne accorgiamo, non ne abbiamo la consapevolezza, non le riusciamo a individuare. Ce le abbiamo dentro: dolori profondi che passo dopo passo hanno condizionato e che probabilmente stanno ancora condizionando la nostra vita.

Quando ci siano state inflitte, come sia successo, non è rilevato dalla nostra memoria cosciente, eppure ecco che parliamo, agiamo seguendo schemi che sono come solchi profondi dentro di noi, gli unici tracciati che riusciamo a percorrere. Siamo legati a queste zavorre che, pur essendo fonte di affanno, non riusciamo ad abbandonare. Per paradosso sono in qualche modo diventate i nostri punti fermi, il nostro conosciuto.

Restiamo aggrappati a ciò che ci fa male anche perché le ferite giacciono sotto ai cerotti e ai camuffamenti che abbiamo creato per non vederle. Così per incontrarle dobbiamo scendere dentro noi stessi, in un viaggio dove la ragione non può accompagnarci; dobbiamo utilizzare veicoli leggeri e potenti che possano raggiungere la profondità della nostra anima ferita e siano in grado di operare a un livello sottile.

Le visualizzazioni creative sono proprio questo strumento e sono molto potenti: nel loro linguaggio simbolico raggiungono ciò che è sepolto dentro di noi e lo fanno riaffiorare in un modo che si possa affrontarlo senza paura.

Usando le meditazioni guidate compiamo azioni su un piano energetico ma che, a livello cellulare, sortiscono la stesse reazioni come se fossero state agite nella realtà. L’effetto che produce la visualizzazione attraverso il nostro profondo è sorprendente: scopriamo ciò che razionalmente ci era sempre sfuggito, riusciamo a curare ciò che nessun nostro buon proposito mentale ci aveva permesso di ottenere.

Tuttavia ci sono alcune cose che dobbiamo evitare nell’uso delle visualizzazioni affinché possano essere efficaci: agire il controllo, avere paura, entrare nel giudizio. L’abbandono è una condizione essenziale. Quando ci abbandoniamo permettiamo a tutte le nostre risorse interiori di agire in sinergia con la visualizzazione, ciò che vediamo, ciò che sperimentiamo non può essere razionalizzato, condizionato e manipolato. Dobbiamo permettere al nostro profondo di liberarsi affinché la nostra energia interiore ci parli e lavori alla nostra guarigione.

Questo è lo scopo del mio libro + CD  “Ferite Emotive – Come guarirle con le visualizzazioni creative” (maggiori info a questo link), strutturato in nove meditazione sinergiche come un vero e proprio percorso da sperimentare tutto in una volta; solo successivamente  si potranno  ripetere le meditazioni di cui si sentirà maggiormente il bisogno, sperimentandole singolarmente.

Nel libro inoltre ci sono le spiegazioni di tutti i significati relativi alle immagini che possono apparire durante le visualizzazioni guidate e questo darà modo a ciascuno di svelare le proprie ferite e iniziare il processo di guarigione.

Questo CD  dà l’opportunità di liberarci, di lasciare andare, di trasformare un’energia tossica e stagnante in una spinta  positiva e stimolante. Il percorso sarà liberatorio e l’impegno che ci metteremo verrà ricompensato.

Come fare

Le ferite emotive si possono guarire solo con  strumenti adatti; l’importante è mettersi in viaggio partendo dalla certezza che possiamo lasciarle andare senza perdere nulla, perché solo se svuotiamo liberandoci da energie negative possiamo riempire il nostro spazio interiore con positività. Dobbiamo sforzarci di capire a livello razionale che ciascuno di noi ha ferite emotive condizionanti e guarirle potrà solo rendere chiara la nostra visione, leggero il nostro passo e felice il nostro cuore.

Jose Maffina

CD-Ferite-Emotive-Maffina Jose Maffina

 

20/05/16
8-Ferite-Emotive

07. QUANTO SIAMO IGNORANTI?

L’ignoranza per sua definizione viene considerata assenza di conoscenza, tuttavia vorrei proporvi un punto di vista diverso. Ritengo che c’è anche un’altra ignoranza da cui dobbiamo guardarci, oltre a quella che deriva dal non avere cultura, ed è quella relativa all’uso che viene fatto del sapere.

Quando ciò che apprendiamo – dati, nozioni, e tutti i tipi di informazione e conoscenze – non viene elaborato per la nostra crescita e per l’aiuto verso il nostro prossimo, ecco che viaggiamo nell’ignoranza e non siamo in grado di far fruttare positivamente tutti i semi che sono entrati dentro di noi. È come aver dentro un terreno arido privo di quella ricchezza che trasforma i semi in fiori che sbocceranno.

Un esempio che può sembrare banale riguarda il nostro comportamento nei confronti dell’ambiente in cui viviamo. Quanta ignoranza abbiamo e manteniamo nella nostra vita quando non rispettiamo il nostro ambiente? Non certo perché non lo sappiamo, ma solo perché non lo portiamo nel cuore e lo facciamo crescere. Non è dentro di noi.

Bene o male dovremmo renderci conto che prima o poi tutti noi lasceremo la Terra e lo faremo nei modi in cui il nostro comportamento ci avrà guidato: devastatori che daranno in eredità alla prossima generazione problemi ambientali o persone che hanno amato il proprio ambiente in modo che chi verrà dopo di noi troverà un mondo più facile da gestire.

La barbarie è dentro di noi tutte le volte che non teniamo presente ciò che sappiamo. Se ci è abbastanza facile portare conoscenza là dove non ce ne è, è veramente impossibile estirpare questa ignoranza, dove la conoscenza “ignorata” risponde sempre a quell’impulso di cui molti di noi sono vittime, quella vocina che ogni tanto sentiamo e seguiamo, che ci dice “ma che me ne importa!” E, quando siamo lì, nuotiamo in un mare vischioso da cui è difficile uscire, perché è il mare dell’ignoranza.

Anche se la valutiamo da un punto di vista spirituale, l’ignoranza non è un’assenza di cognizioni che si possono apprendere, poiché l’Anima sa tutto e ha tutte le risposte. Da un punto di vista spirituale dobbiamo vedere l’ignoranza come la mancanza di connessione con l’Anima o, se vogliamo chiamarla in altro modo, il nostro profondo.

Non è quindi solo l’assunzione di cognizioni mentali che può portare l’Uomo a non essere ignorante: qualsiasi cosa si apprenda, se non diventa connessa con l’Anima, non porterà nessun frutto. È come un puzzle dove i pezzi rivelano il disegno solo se messi nel posto giusto.

Fuggire dall’ignoranza vuol dire ascoltare la voce del Sé che ci parla e ci conduce, e fa sì che ciò che apprendiamo sia finalizzato a compiere il nostro compito terreno. Solo allora l’ignoranza sarà dissolta nel nostro cuore.

7Il buio è l’assenza di Luce, è l’ombra del nostro muro interiore che ci impedisce di connetterci. Portare Luce dentro dissolve gli ostacoli che hanno fino a quel momento impedito l’ascolto interiore. L’ignoranza è il potere del buio su di noi: se lo ascoltiamo, l’ego ha il sopravvento sull’Anima e le nostre scelte diventano conseguenti all’ignoranza, che ci guida e ci impedisce di metterci sul nostro sentiero evolutivo o ci indirizza lontano dalla nostra meta.

Quando ci mettiamo in cammino lungo la nostra strada, cominciano ad arrivare nuove conoscenze, nuovi saperi, incontriamo persone che aprono la nostra mente. A volte però cerchiamo di razionalizzare ciò che ci sembra di non comprendere, in un processo logico mentale. Ma in questo ambito è impossibile. Non c’è nulla di logico; come vi dicevo prima, la rivelazione del puzzle avviene sempre a livello dell’anima. Più ci accaniamo a capire usando la mente e più allarghiamo la nostra ignoranza.

La percezione della conoscenza è una sensazione profonda dove non ci sono dati e contorni, ma solo un’armonia che ci invade, dentro di noi tutto si illumina, e non per “vedere” qualcosa, ma per percepire che ogni cosa è al suo posto, tutto è come dovrebbe essere e noi stiamo camminando nella giusta direzione: ogni passo è sicuro, ci sentiamo in sintonia con ciò che ci circonda… e non perché abbiamo capito, ma perché abbiamo lasciato la totale guida della nostra vita alla nostra Anima.

Come fare

Sintonizzarsi con il proprio profondo è un obiettivo comune a tutti quelli che vogliono iniziare un percorso evolutivo. Meditare è la pratica più semplice e più diffusa e la consiglio. Ho pubblicato due raccolte di meditazioni (in fondo all’articolo trovate le copertine di questi Libri+CD) e sono indispensabili per chi non ha tempo di unirsi a gruppi di meditazione, infatti chi li utilizza potrà riuscirci autonomamente.

Un altro modo per dissolvere l’ignoranza è anche quello di avere coscienza di sé: quanto viviamo la nostra vita con la percezione del nostro Sé profondo? Molto poco, visto che la nostra vita il più delle volte è un insieme di atti meccanici.

Una tecnica per imparare a essere presenti a noi stessi è quella della porta. Simbolicamente la porta rappresenta un passaggio da un luogo all’altro, da uno stato all’altro. Allora, tutte le volte che attraverserete una porta – e più porte avete in casa vostra meglio è – ecco, tutte le volte che le attraversate, entrate nella consapevolezza del vostro Sé, percepitevi come essenza, siate presenti a voi stessi. La connessione con l’anima avviene quando si diventa consapevoli.

Come al solito anche la floriterapia può aiutarci a fuggire dall’ignoranza. Un fiore di Bach molto utile per connetterci con la nostra Anima, dove troviamo tutte le risposte, è Cerato, detto anche il fiore dell’Illuminazione. Scioglie i dubbi della mente e porta la consapevolezza della resa interiore. Questo fiore è importante perché aiuta a sottoporsi alla guida del proprio Sé e, conseguentemente, si riesce a vivere in una dimensione più profonda. Utilizzatelo sempre puro, una goccia direttamente sulla lingua, 1 volta al giorno, oppure mettetene una goccia in un bicchiere d’acqua e sorseggiatelo.

Jose Maffina

CD-Visualizzazioni-2-Maffin     CD-Visualizzazioni-1-Maffin    

 

14/04/16
7-sqaured

06. I DESIDERI

La parola “desiderio” evoca immediatamente una delle favole che più affascinano: quella di Aladino. Tutti noi vorremmo trovare la sua lampada e avere a disposizione quei tre desideri, che sicuramente risolverebbero felicemente la nostra vita.

Esprimere un desiderio e vederlo realizzato è ciò a cui tutti ambiremmo. Ma molto spesso o non si realizza ciò che vogliamo o, se si realizza, non ci soddisfa o addirittura ci rende ancora più infelici. Credo quindi che dovremmo guardarci dai desideri, specialmente se sono fonte di frustrazione, quando diventano una fissazione. In questo caso il desiderio perde la sua spinta propulsiva ad agire e diventa una trottola su cui invece continuiamo a girare.

Vorremmo fortemente un innamorato? Più lo cerchiamo e più sembra sfuggirci. Vorremmo un figlio? Le proviamo tutte ma non succede nulla. Vorremmo una casa, un lavoro soddisfacente, una macchina nuova, un viaggio esotico… Niente, non ce la facciamo, e rimaniamo con quell’amaro in bocca, che fa della nostra vita un campo di insoddisfazioni.

Per capire il meccanismo dell’esaudimento dei desideri, dovremmo tenere sempre presente come funziona la Legge dell’Attrazione, che dice: “il simile richiama il simile”, quindi nulla arriva su un terreno di scarsità (perché la scarsità attira la scarsità), mentre l’abbondanza inonda l’abbondanza.

C’è tuttavia un’altra ragione per cui il nostro desiderio o un nostro sogno non si esaudiscono. Entrambi sono energie che possono mettere in moto le azioni nella nostra vita. Ma a volte sia il nostro sogno sia il nostro desiderio rimangono vaghi, perché molti di noi non sanno veramente cosa vogliono.

Brian Tracy nel suo libro Massimo rendimento dice che “se non puoi vedere ciò che desideri, non lo riuscirai a realizzare”. Dobbiamo quindi avere la visione del nostro obiettivo; e non è solo una visione della mente, ma deve essere una visione profonda, nella quale i netti contorni di dove vogliamo arrivare o di cosa vogliamo ottenere sono chiari e precisi.

È come esprimere i tre desideri strofinando la lampada: se non delineiamo i contorni di ciò che vogliamo, sicuramente il Genio ci farà trovare una situazione che non era proprio quella a cui ambivamo. Come in quel divertentissimo film, “Il mio amico il Diavolo”, nel quale il malcapitato esprime desideri che dal diavolo vengono, di volta in volta, stravolti… Tipo: “Vorrei essere sempre accanto alla mia amata” e il diavolo lo trasforma in una mosca.

Per vedere la completa realizzazione dobbiamo essere in grado di vedere il nostro desiderio, ma partendo sempre da uno stato di pienezza, verso un obiettivo chiaramente delineato.

Tuttavia non possiamo dimenticare che accettare la non realizzazione di un desiderio vuol dire comprendere che, se non arriva da noi, forse è perché non è sul nostro percorso, e non perché non ce lo meritiamo o non ne siamo degni. Forse non è il momento per noi di entrare in contatto con ciò che vorremmo. I tempi cosmici sono diversi dai nostri pensieri.

Vivere nel nostro presente, qui e ora, con la percezione della nostra abbondanza quotidiana, ci mette in condizione di vedere realizzati i desideri del nostro cuore, quelli più profondi, puri e utili a noi.

Come fare

L’analisi del desiderio da un punto di vista strettamente spirituale ribalta la sua positività, perché in un percorso evolutivo dovremmo lasciare andare ogni desiderio.

La realizzazione della nostra essenza deve essere libera da ogni attaccamento terreno, quindi anche dai desideri. I desideri, da un punto di vista spirituale, sono delle zavorre che ci tengono giù. Quando la sfera di ciò che ambiamo è strettamente connessa alla nostra dimensione materiale, i desideri non ci permettono di camminare spediti. Cercare di avere cose, beni e oggetti restringe il nostro orizzonte.

Quando cominciamo a cambiare registro e ciò a cui miriamo diventa “sognare” felicità e armonia e pace, ogni nostra azione prende una cadenza diversa e il desiderio diventa un’energia che ci guida nella realizzazione dei nostri obiettivi.

Ciò che distingue un percorso non sono le azioni in sé, ma le intenzioni. Un’azione “giusta” fatta con l’intenzione “sbagliata” vanifica i suoi risultati. Se ciò che desideriamo è ricevere una ricompensa, sia essa economica o morale, l’azione da noi compiuta perde la sua componente positiva e i risultati non saranno del tutto benefici.

Nel Bhagavad Gita si dice: “Non lavorare per i frutti del tuo lavoro”. Ma si può realmente portare nella nostra quotidianità questo concetto? E come possiamo riuscire a metterlo in pratica, a metabolizzarlo?

Credo che prima di tutto dovremmo imparare a vedere l’abbondanza nella nostra vita. Dovremmo essere come dei commensali che si sentono sazi dopo un lauto banchetto e guardano anche alla più succosa leccornia con assoluta indifferenza. Se riusciamo a sentirci paghi sia dentro sia fuori, ogni desiderio perde la sua attrazione.

C’è un’essenza californiana, Polyanthus, che elimina i blocchi che ci impediscono la consapevolezza dell’Abbondanza, e trasforma gli atteggiamenti di scarsezza in atteggiamenti di valore e nella disponibilità a ricevere. Basta una goccia di questa essenza da prendere pura sulla lingua, una volta al giorno.

Un altro suggerimento è imparare a dire ogni giorno una frase di gratitudine, questo è un buon metodo per entrare in sintonia con l’abbondanza. Possiamo scegliere la formula che preferiamo… Io vi propongo questa: “Mi apro alla gratitudine verso l’Universo e la sua abbondanza, che sento manifestarsi nella mia vita, qui e ora”. Se la ripetiamo ogni mattina ci permette di iniziare la giornata sentendo nel nostro cuore amore e gratitudine.

Jose Maffina

 

CD-Visualizzazioni-2-Maffin     CD-Visualizzazioni-1-Maffin    

 

 

10/03/16
6