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Conoscersi attraverso l’attenzione

Intervista a Flavio Gandini e Samantha Fumagalli, in cui espongono il loro punta di vista sul tema dell’autoanalisi e della conoscenza di sé stessi.

– L’autoanalisi e l’attenzione anche giornaliera verso sé stessi e le proprie dinamiche: quanto è importante?

(F.G.) E’ fondamentale per riuscire a scoprire effettivamente qual è la personale direzione da seguire, di conseguenza il proprio sé. Senza un’attenzione costante a tutto quello che avviene in noi ed attorno a noi durante la giornata, è facile smarrire la propria strada. Una volta che ciò accade, il tracciato diventa così confuso che ci si può perdere e non si riesce a tornare indietro trovando la direzione necessaria per riprendere il cammino.

– Cosa significa fare autoanalisi? 

(F.G.) E’ l’attenzione soggettiva a tutte le azioni che vengono compiute. Per cui, si tratta di riuscire a interiorizzare le azioni che si fanno durante la giornata e di individuare la motivazione per la quale vengono messe in pratica e, possibilmente, riuscire a prevedere anche quelli che ne saranno i risultati. E’vivere istante per istante la propria vita con gli occhi aperti, non solo quelli fisici bensì quelli interiori, i quali distinguono una realtà più estesa.

(S.F.) Quanto all’autoanalisi si è detto di tutto, soprattutto in ambito psicologico. In genere, la si associa a qualcosa di noioso perché siamo portati a pensare di dover continuamente fare un lavoro su noi stessi, perciò il concetto di autoanalisi giornaliera è qualcosa che può fare paura. Ma diventa più “accettabile” se la si vede, come ha detto Flavio, quale sinonimo diattenzione. Per cui, quando si è attenti verso noi stessi – e fondamentalmente questo è il concetto di vivere nel momento presente – si riesce ad essere presenti, e l’autoanalisi è essenzialmente questo. E’ fare attenzione a quanto ci accade, a come ci comportiamo, a come agiamo e reagiamo; soltanto in queste condizioni si diventa padroni di sé stessi, il che è proprio l’obiettivo di questo tipo di consapevolezza.

– Al di là dell’attenzione, si possono usare altri metodi o strumenti? 

(S.F.) Come ideatori del Metodo Calligaris*, possiamo dire che lo strumento da noi usato principalmente è quello della riflessologia cutanea: attraverso appropriati stimoli cutanei si cerca di attivare un dialogo contemporaneo tra la parte conscia e quella inconscia, e per estensione con tutti gli aspetti che compongono una persona.

– Vorrei saperne di più su questo metodo riflessologico. 

(F.G.) Portiamo avanti da tempo questo metodo riflessologico che, tra le varie prerogative, dà la possibilità di riuscire ad individuare sulla pelle, e quindi sull’involucro del corpo fisico, le memorie associate agli eventi traumaticio non risolti. Si riesce a rivedere, a ripescare tutto ciò che è rimasto in sospeso e lo si risolve grazie ad un percorso mirato. Eliminando tutti questi intoppi, che ci sono sul percorso, chiaramente aumenta la capacità di autoanalisi e di potersi sviluppare. Si tratta di raggiungere una soglia di attenzione ancora più profonda. Dedicarci a noi stessi, e riesaminare il nostro vissuto, significa intraprendere un percorso di maggiore conoscenza e coscienza.

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