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Emozioni… scomposte

Flavio Gandini e Samantha Fumagalli rispondono alle domande sul tema “vergogna e timidezza” e ci spiegano in che modo è possibile risolvere questi disagi.

– Vergogna e timidezza: di cosa si tratta?

(F.G.) Secondo me vergogna e timidezza sono due manifestazioni caratteriali che derivano da una impostazione disarmonica rispetto a quello che è il vero Sé della persona. Appartengono al compartimento dei vestiti che ci hanno “cucito addosso” ma che, non rispettando totalmente la nostra personalità, ci portiamo dietro come conflitto esteriore. Con la nostra tecnica di riequilibrio energetico cerchiamo di riequilibrare gli stati emotivi alterati scomponendoli nei “sentimenti base” di origine che sono stati feriti. Ad esempio, la vergogna potrebbe essere scomposta in “mancanza di piacere per la società” e “emozione per la società stessa”.

(F.G.) Quindi quando ci troviamo davanti ad una persona particolarmente timida, molto probabilmente scopriremmo nella nostra indagine due sentimenti base – entrambi in disaccordo con la personalità – che, sommati fra loro, danno come manifestazione la timidezza. Non affrontiamo in modo diretto lo stato emotivo alterato bensì andiamo all’origine dei sentimenti che ne hanno causato la manifestazione.

– Può spiegare meglio il ruolo del piacere e dell’emozione in relazione alla vergogna?

(F.G.) Come detto, una persona manifesta timidezza come somma di due sentimenti base che sono stati feriti, ad esempio quando si tratta del piacere e dell’emozione nel compartimento sociale. Per cui, si può essere vergognosi nei confronti della società perché si è troppo emozionati e manca il piacere di raffrontarsi con gli altri.

(F.G.) Questo tipo di scomposizione mette in evidenza tutti gli equilibri di base che, una volta riarmonizzati e stabilizzati, comportano la risoluzione di tutte quelle manifestazioni che appaiono come risultante. Questo significa che lavorando sulle componenti di base, si ottiene la guarigione anche per altre manifestazioni che non erano state affrontate direttamente.

– Volete aggiungere altro? 

(S.F.) Flavio è stato abbastanza sintetico ma esauriente. Confermo che ci sonodiversi tipi di timidezza e vergogna; una persona può provare vergogna in relazione a certi aspetti del suo “essere in società” e non ad altri, può avere un forte pudore e allo stesso tempo non vergognarsi di parlare in pubblico, etc…

Ogni manifestazione particolare di vergogna, per noi va scomposta nei sentimenti primari, che possono essere ad esempio la paura del giudizio, la mancanza d’amore, l’insicurezza… Poi, sicuramente, l’essere umano tende a innescare una serie di meccanismi di difesa e di dinamiche interpersonali. Allora, nel caso della timidezza, può esserci una esigenza nascosta di attirare l’attenzione.

Non è una scelta conscia infatti quando una persona mette in moto la vergogna piuttosto che la timidezza, non lo vive mai in modo piacevole, anche se in qualche modo ottiene un tornaconto; così facendo attira l’attenzione e la premura degli altri che cercano di rassicurarla… Alla fine si tratta di un modo di esprimersi che non rappresenta al meglio la propria essenza, nel senso che sotto c’è qualcos’altro per cui andrebbero ripescati i motivi e i sentimenti puri.

Nel caso della timidezza, non la si affronta in quanto tale ma si va sul livello di cosa l’ha originata, cercando di risanare e rimettere in equilibrio queste forme energetiche che abbiamo dentro di noi.

(F.G.) La timidezza è come un sintomo di una malattia a livello comportamentale: è inutile curare la sintomatologia… Per risalire all’origine bisogna andare a scomporre quali sono le debolezze di partenza..

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