Abbiamo bisogno di allenarci alla neutralità

La neutralità è quella possibilità che noi abbiamo di non creare schieramenti mentali, di considerare e accogliere le diverse verità, sapendo che non c’è nulla di giusto e nulla di sbagliato. Significa costituire dentro di sé un campo neutro entro il quale si possono creare le più svariate forme e colori della realtà.

 

Poiché desiderare significa uscire dal mondo conosciuto, è possibile che le strategie che fino a ora hai utilizzato non siano più efficaci. Tutto è in rinnovamento. Considera che ogni attimo del tuo cammino di conoscenza e trasformazione è prezioso e parla di te. A volte i cambiamenti sono quasi impercettibili ma, se fai attenzione, ti accorgi che sono sostanziali e che sono parte di una composizione perfetta, dove tutto si incastra nella continua costruzione di significato. Potresti non sentirti ancora nuovo, ma se hai scelto di farti guidare dai desideri stai sperimentando una modalità diversa di relazionarti con te e con il mondo, che porta inevitabilmente a trasformazioni del tuo percepire, agire, sentirti. Ti suggerisco di prendere un quaderno e annotare i cambiamenti che percepisci per non dimenticarli.

L’esploratore della vita e di se stesso ha bisogno di allenamento perché il viaggio sia efficace e possa arrivare laddove desidera con gioia […].

Per stare nel movimento e nel fluire del nostro essere abbiamo bisogno di allenarci alla neutralità e aprirci alle infinite possibilità che l’universo contiene. Siamo abituati a ragionare per schieramenti: si dice «o è bianco o è nero». Cogliamo con difficoltà tutte le variazioni di colore che ci possono essere nelle situazioni e nella vita. La neutralità è quella possibilità che noi abbiamo di non creare schieramenti mentali, di considerare e accogliere le diverse verità, sapendo che non c’è nulla di giusto e nulla di sbagliato. Significa costituire dentro di sé un campo neutro entro il quale si possono creare le più svariate forme e colori della realtà.

Per sviluppare la neutralità faccio riferimento alla sapienza dei Toltechi, abitanti del Messico meridionale. Migliaia di anni fa erano noti come uomini e donne di conoscenza, venivano descritti come scienziati e artisti che studiavano e conservavano le conoscenze spirituali degli antichi. La conoscenza tolteca faceva riferimento all’essere Uno o essere Tutto e onorava i maestri spirituali che hanno abitato il nostro pianeta.

Secondo questo popolo gli uomini stipulano migliaia di accordi, inutili e dannosi, con se stessi, con gli altri, con la società. Il verbo accordare è molto interessante: quando fa riferimento a uno strumento musicale indica la giusta intonazione. È attraverso la neutralità che si trova la propria intonazione in armonia con se stessi e il proprio essere parte dell’universo, necessaria per approfondire la nostra conoscenza, accogliere i desideri più intimi e realizzarli. I Toltechi ci suggeriscono quattro accordi molto chiari:

sii impeccabile con la parola. La parola non è soltanto un suono o un simbolo. È una forza, è il potere di esprimere i pensieri che danno forma alla nostra vita. È lo strumento della magia. È come una spada a doppio taglio: può creare un sogno meraviglioso oppure distruggere tutto. La parola è un seme e la mente è il terreno fertile. Abbiamo molti esempi nella storia di uomini che riuscirono a portarsi dietro grandi masse, insinuando nei loro discorsi la paura, incitando la violenza come unica soluzione. Bruce Lipton ha confermato che a livello cellulare avvengono cambiamenti significativi a seconda della comunicazione che si riceve e ci sono studi sulle piante che crescono rigogliose se accudite da parole amorevoli e che diversamente appassiscono. Quante parole amorevoli ci rivolgiamo e quante parole giudicanti pronunciamo verso noi stessi? Provate a porre attenzione: siamo molto severi con noi stessi, come con nessun altro! Il termine impeccabile è bellissimo: a me richiama l’integrità della parola in rapporto con il nostro più profondo sentire e l’umiltà, ovvero il modo gentile e soave con cui si esprime la nostra verità di quel momento, nella consapevolezza che è solo una delle verità, nulla di più, disposti a cambiare con le verità di altri e con l’esperienza che di attimo in attimo ci modifica;

non prendere nulla in modo personale. Solitamente prendiamo la maggior parte di ciò che ci viene detto come se ne fossimo gli unici responsabili, come se gli altri sapessero che cosa c’è nel nostro mondo. Ognuno ha il proprio mondo e rilegge le situazioni dal proprio punto di vista. Sia che ci arrivi un’informazione negativa che positiva, non prendiamola come verità, ma come punto di vista. Anche quella degli altri è «solo» una verità. La stessa cosa avviene per gli accadimenti della vita che ci mettono in difficoltà: spesso diciamo «cosa ho fatto di male per meritarmi questo?» con la sensazione che l’universo si stia accanendo con noi. Così lasciamo spazio al giudizio e non alla vera comprensione, capace invece di condurci a un’espansione;

non supporre nulla. Tendiamo a fare supposizioni su ciò che gli altri fanno o pensano e su cosa deve fornirci la vita in quanto elemento esterno a noi. Viviamo le supposizioni come vere. Arriviamo al punto di difendere ciò che abbiamo supposto, cercando di dimostrare che qualcun altro sbaglia. Supponiamo anche che gli altri sappiano che cosa noi pensiamo e desideriamo. Nelle supposizioni ci diamo delle risposte, anziché stare nella domanda e lasciare che la risposta si dispieghi;

fai sempre del tuo meglio. Questo quarto accordo consente di mettere in atto gli altri tre. Riguarda quel «mettercela tutta», nel pieno rispetto del nostro essere. Vuol dire vivere ciò che siamo, talvolta nella fatica e altre volte nella leggerezza, senza giudizio, con la tensione del desiderio di fare del nostro meglio.

Mettere in atto questi suggerimenti vuol dire assumere una posizione neutra rispetto alla vita: pur essendo pienamente coinvolti, siamo anche osservatori, con quel distacco che serve per legare fatti, situazioni, incontri, parole, pensieri. La neutralità ci consente di aumentare esponenzialmente la nostra conoscenza, del mondo e dell’universo di cui facciamo parte.

Maria Elena Aimo

Estratto dal libro Codice dei desideri (Anima Edizioni)

 

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