Conferenza di Raffaele Fiore, autore del libro Creatività medica – L’atto poetico in terapia (Anima Edizioni) disponibile in libreria o tramite web a questo link.

Libro-Creativita-medica-Fiore

 

Tra gli argomenti del video:

Molti medici sono in crisi perché non riescono a instaurare una buona relazione terapeutica con il paziente.

Il libro “creatività medica” porta un nuovo modo, che a ben vedere è antico, di entrare nel percorso della relazione terapeutica.

Il primo farmaco è il medico, la sua parola, il suo ascolto attivo.

Oggi abbiamo perduto l’ascolto del “romanzo esistenziale individuale”, l’ascolto dell’anima della persona.

I medici e i terapeuti di oggi sono entrati in una dimensione di meccanicità, dove l’altro è sondabile solo per gli aspetti meccanici e materiali.

Di fronte a un mal di schiena ho due opportunità: posso prendere un antidolorifico e non pensarci più. Oppure posso rendermi conto che un sintomo non è mai puramente somatico, ma anche creativo, cioè espressione di una certa storia. Lo strumento dell’antidolorifico può non bastare per uscire dalla sofferenza perché mi tiene dentro un certo binario cioè all’interno del sintomo stesso.

In omeopatia i rimedi differiscono a seconda della persona e della situazione in cui si manifesta il sintomo, anche quando il sintomo è lo stesso.

Non si può credere o meno nell’omeopatia, ma bisogna farne esperienza in modo pratico. Lo stesso dicasi per qualunque tipo di percorso.

L’infiammazione è il mezzo attraverso il quale la patologia autoimmune si espande.

La medicina e i medici sono in crisi perché hanno tagliato via la dimensione umana e di ascolto.

La società attuale utilizza la psicologia per riportare la persona ammalata dentro i ranghi, cioè per creare un costante “suddito rispettoso” di quelle condizioni che in realtà lo hanno portato ad ammalarsi. Non si può curare un individuo pretendendo di rimetterlo allo stesso posto di prima.

La malattia è un atto creativo e va sostituito a sua volta con un atto creativo.

Quando si fa una dieta non si lavora solo sul proprio corpo fisico, ma si ha l’opportunità per sentire se dentro di sé si accende una consapevolezza diversa.

Possiamo “darci pace” rimanendo in una dimensione esistenziale come quella del momento, cioè in un luogo che provoca continue infiammazioni?

Le patologie della tiroide sono patologie della “terra di confine”, fra ciò che mi piace e ciò che mi serve e mi fa bene veramente. La tiroide si innesca nella zona di conflitto fra ciò che desidero e ciò che il corpo percepisce.

Bisogna capire ciò che è veramente consono per la nostra anima, al di là del bene e del male.

Non posso portare pace nel mondo se non l’ho messa dentro di me. Se sono infiammato nel corpo fisico, in quello emotivo o mentale, non potrò portare pace fuori di me.

Molti credono che la spiritualità sia un fatto prettamente etereo, mentre anche prepararsi solo un’insalata può diventare un atto prettamente spirituale.

Il corpo fisico è sacro e la nostra presenza nel corpo fisico è il gesto più alto dal punto di vista spirituale.

Cosa ci chiede la malattia? Il viaggio di Ulisse nell’Odissea potrebbe essere il viaggio della malattia. Il compito di Ulisse è riprendersi faticosamente quello che già gli apparteneva.

Nel momento in cui ci lasciamo addormentare da qualcosa, i nostri pensieri prendono possesso di noi.

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