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Dalla filosofia alla vita di tutti giorni, debellare il male appare lo scopo di ogni esistenza; ma ancor prima di capire esattamente cosa sia e quali siano i suoi confini assoluti, viene il dubbio che sia proprio il male a favorire l’evoluzione, la presa di coscienza e ad indicare la rotta verso il bene… sempre che si sia imparato a seguirla.

Caos. Entropia. Nessun limite al peggio. E’ accezione generale che il male – fisico e morale – sia ciò che è contrario a quanto spontaneamente tenda verso il raggiungimento di un suo proprio fine. Come si concilia la presenza del male nel mondo con l’idea di un principio divino di bene e di ordine? Negativismo o dualismo? L’Occidente deve ai filosofi greci le più varie ed esaustive risposte al caleidoscopico dilemma che continua a tormentare il genere umano.

Male per chi? Bene per chi? La coscienza dei più vive l’aggressività dell’odierno materialismo in un confuso stato d’allerta. Paura. Si vorrebbe idealmente dividere il mondo come fosse una mela tra l’esercito del bene e l’esercito del male, percependo il male come una minaccia al proprio benessere fisico ed economico, a quello della famiglia e della nazione. Altro? In parole povere, qualsiasi evento che destabilizzi la piccola individuale sfera affettiva. Nessuno infatti si è mai dato pena per l’esplosione di un sole o la morte di un pianeta in qualche lontana galassia!

La trasgressione di norme morali e sociali del proprio periodo storico con frequenti incursioni nell’esercito del male, è sempre stato per i giovani un sistema rapido e divertente per raccogliere sul campo informazioni su se stessi prima di un eventuale arruolamento nell’esercito del bene che, acquietate le anime, trasforma sovente i peggiori impenitenti in giudici implacabili.

Il sacrificio come rito propiziatorio o espiatorio. Culture pagane sacrificavano animali e uomini agli dèi in cambio di favori o della vittoria sui nemici, che dal canto loro facevano altrettanto. Con il monoteismo è cambiata la forma ma poco la sostanza. Nell’Antico Testamento Yahwèh esige da Abramo, come prova di fedeltà, che gli sacrifichi Isacco, il figlio della promessa. Un attimo prima che il fanciullo sia immolato, Dio, mosso forse da compassione, cambia volto e ordina a un angelo di fermare il patriarca contentandosi di un misero ariete impigliato in un cespuglio. Il Cristianesimo compie la straordinaria rivoluzione. Con il rito della comunione e dell’ostia ai fedeli, trasforma il sacrificio materiale in un sacrificio virtuale: Gesù Cristo si offre come vittima per espiare i peccati dell’umanità. Inizia però un drammatico antagonismo tra bene e male impersonato dall’angelo ribelle, cacciato dal Paradiso, che occorre combattere a qualsiasi costo. L’esortazione sarà seguita alla lettera.

Vita mia morte tua. Tornando ai greci, non esistendo per il contestato sofista Protagora una verità assoluta, tutto è relativo in quanto l’uomo è misura di tutte le cose. Da qui il relativismo e l’utilitarismo. Un buon esempio, tuttavia, di male assoluto furono i lager nazisti e i gulag di Stalin. Quanto avviene in questo preciso istante su gran parte del pianeta. Per Plotino e poi per Sant’Agostino il male sarebbe assenza di bene.

Filosofie e religioni a cui aggrapparsi per sopravvivere meno infelici e il più a lungo possibile, poiché sopravvivere appare nella creazione il traguardo primario di ogni sua infinitesimale espressione. Confutabile, quindi, ogni tesi sul trionfo permanente del bene sul male in quanto l’esistenza tridimensionale si serve del male come il negativo della pellicola e sarebbe utopico credere di poterlo o doverlo eliminare del tutto, rischiando il collasso della mente reattiva che non avrebbe più alcuna funzione. Capita anche ai miti di insorgere al pensiero che sul pianeta bene e male siano avvinghiati come due amanti appassionati che non vivono l’uno senza l’altro, pronti all’occorrenza a uccidersi e resuscitarsi a vicenda al solo scopo di realizzare il gioco cosmico delle alternanze, dando così la perfetta impressione di fregarsene bellamente delle tragedie individuali. Quale sarà la prossima recita dei folli amanti?

Non esiste consapevolezza nell’essere in un determinato modo se non si sia visto riflesso l’esatto contrario (la lotta dei contrari è l’essenza stessa della vita, proclamava Eraclito di Efeso). Ancor prima i filosofi cinesi discutevano con grande senso pratico di uranografia, buio e luce, yin e yang, stagioni e metamorfosi, del Tao. Non si può sognare di diventare angeli se non si sia bevuto almeno un caffè con il demonio. Angeli insensibili ai due altri regni della crudele catena alimentare.

Maggiore bene relativo? Pacificandosi con il suo malefico amante. Sedandolo. I nostri geni credo abbiano immagazzinato sufficiente esperienza di ogni sua prodezza perché noi, oggi, si inverta saggiamente la rotta equilibrando le forze sottese alla materializzazione, consci che ogni eccesso produce catastrofi. Piaccia o non piaccia a troppi. …Si racconta di una civiltà avanzatissima che, debellato il male, si sarebbe indebolita al punto di estinguersi fisicamente.

Una vita armonica: moderatamente buona e gioiosa nel rispetto di ogni forma animata, di quella persino di questa schifosa zanzara che se non sparisce subito… verrà schiacciata tra due secondi.

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