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La rivoluzione copernicana nella diagnosi medica: la Nuova Medicina Germanica

Se è vero che la dimensione e la delicatezza di un argomento, come la Nuova Medicina del dr. Hamer, sono tali da far desistere chiunque dall’affrontare un tema così straordinario e sconvolgente, è anche vero che ormai se ne sente parlare sempre di più. Nel campo della ricerca medico scientifica, ogni giorno leggiamo sui giornali promesse di soluzioni alle nostre malattie ma, dopo che gli uomini hanno finito di litigare per arrogarsi il diritto della scientificità e della verità, il tempo inesorabile, da buon ed unico giudice, spazza via l’inutile, con qualche resistenza solo per le scoperte un po’ più redditizie.

Nel continuo fermento di andirivieni di scoperte nel mondo della medicina, la Nuova Medicina del dr. Hamer, da oltre 25 anni, come una macchia d’olio continua, anche se a fatica, a suscitare interesse in tutto il mondo. Ma perché, in un mondo occidentale dove si presume lo stato di diritto e dove la ricerca scientifica viene giustamente promossa e finanziata, e dove si riconosce soprattutto il diritto della libertà di ricerca, la Nuova Medicina del dr. Hamer viene di fatto osteggiata e si cerca di impedirne la divulgazione?

La risposta è semplice. Paragonate la cura delle malattie ad un pavimento sempre bagnato. Cosa fareste per asciugarlo? Potreste usare degli stracci o dei secchi, ma se dopo averlo asciugato vi doveste accorgere che è ancora bagnato potreste ripetere l’operazione, ma, anche ricercando sempre dei nuovi tipi di stracci o secchi, non finirete mai di asciugare quel pavimento. Ora immaginate che un giorno arrivi qualcuno (il dr. Hamer) che vi dica: perché non chiudete il rubinetto dell’acqua? La scoperta straordinaria di questo medico è stata proprio quella di aver trovato la causa delle patologie che, però, presuppone un radicale capovolgimento della diagnosi medica.

Ma per chi non conosce come è nata questa scoperta, dobbiamo fare un passo indietro nella storia. Il 16 agosto del 1978 il nostro principe ereditario Vittorio Emanuele litiga con un medico romano davanti all’isola di Cavallo, in Corsica, e decide di far valere le sue ragioni sparando con un fucile. Un colpo attraversa la paratia di una barca ormeggiata vicino, dove stava dormendo un ragazzo tedesco. Si chiamava Dirk Hamer, figlio di un oncologo tedesco, il dr. Ryke Geerd Hamer. Dopo quattro mesi di agonia il ragazzo muore tra le braccia del padre.

Indipendentemente dagli esiti processuali della vicenda, accade un fatto quanto meno strano. Dopo un mese dalla morte del figlio, al dr. Hamer viene diagnosticato un tumore al testicolo. Chiunque avrebbe considerato il fatto come semplice concausa di uno stress psicofisico, ma il dr. Hamer, oltre che un medico oncologo, ginecologo, psichiatra e teologo, era anche un inventore (a lui si devono infatti le scoperte brevettate di bisturi da sala operatoria) e ipotizzò che questa malattia non poteva essere solo una coincidenza di una cellula impazzita o di un DNA programmato al tumore.

La sua intuizione si rivelò esatta e, dopo anni di studi e verifiche, a partire dal 1981 cercò di divulgare al mondo la sua scoperta. In fondo era una scoperta molto semplice e cioè: esiste una connessione esatta tra psiche, cervello e organo, in funzione di altrettanto semplici leggi biologiche che il corpo umano nella sua evoluzione ha codificato e programmato nella sua fisiologia, per consentire semplicemente un continuo rafforzamento della specie umana.

In sintesi il dr. Hamer aveva scoperto che tutti i sintomi del nostro corpo, ricollegabili ad una malattia, non sono altro che una delle fasi di un processo più ampio, dove la prima parte è sempre costituita da “un conflitto biologico, inaspettato, acuto e vissuto con sofferenza in solitudine”, mentre la fase dove appaiono i sintomi dolorifici, quelli che madre natura c’impone semplicemente per fermare ogni nostra attività, è in effetti la fase di riparazione.

Il dr. Hamer per la sua ricerca è partito dal tumore, ma in definitiva, in una logica biologica naturale, si è ritrovato una risposta per tutte le patologie, obbligandolo di fatto ad una ristrutturazione dei fondamenti della medicina. La novità eclatante era che, finalmente, tutti i casi (oltre 45.000) da lui studiati rispondevano al rispetto di queste leggi biologiche: la verifica riguardava quindi il 100% e non il 30 o 40%. Se dunque il rubinetto da chiudere è l’individuo nella sua capacità di soluzione del conflitto biologico, ci ritroviamo di fronte all’affascinante percorso di ciascuno di noi, dove il superamento delle prove della vita diventa la prova d’esame che ci dà il diritto di restare in gioco.

È evidente che a questo punto ci ritroviamo di fronte ad un percorso dovespiritualità e scienza vanno di pari passo, con la conseguenza inevitabile che il discorso si restringe e non tutti sono pronti ad accettare tale impostazione. Ma anche questo fa parte dell’evoluzione della specie umana e la Nuova Medicina, nella sua scientificità, diventa comprovante al 100% solo per chi sa appropriarsi della consapevolezza del suo divenire biologico.

I tempi possono essere ancora lunghi, ma il tempo, come sappiamo, resta sempre il miglior giudice e tutto lascia pensare che la Nuova Medicina sarà la medicina del futuro, e comunque non prima di aver superato le resistenze dei… produttori di stracci e di secchi.

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