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L’unità pervade ogni aspetto dell’esistenza, ogni cosa è interconnessa ed è parte del tutto. Così è l’uomo: sia individuo, sia collettività.

Nel Tao the ching Lao Tzu dice : “Il fondamento dell’essere, è il suo essere partecipe dell’Unità… L’anima è cosciente perché ha in sé l’unità, gli esseri sono viventi perché hanno in sé l’unità. Tutto quel che è, è com’è in grazia dell’unità.”(XXXIX).

Il principio primo della visione taoista, la legge primordiale a cui tutti gli esseri devono la loro esistenza ed identità, è l’unità. Ogni cosa è pervasa da tutte le altre, ogni cosa è implicita in tutte le altre: tutto è uno, e l’uno è in tutte le cose. È la legge delle corrispondenze, per la quale, ad esempio, l’organo del fegato corrisponde alla primavera, al colore verde, alla collera, all’autorevolezza, alla direzione Est, all’intelligenza analogica,al pianeta Giove… e così via.

Tutto l’universo vive in un gioco di corrispondenze analogiche. Possiamo comprendere la centralità della relazione ed il principio di Unità nella visione taoista se osserviamo il suo simbolo. La linea che divide le due polarità le pone anche in relazione: questa linea è il luogo dove anche le cose che sembrano più distanti si incontrano, è il luogo dove questo principio di appartenenza ad un tutto, e di armonia fra le cose, fonda la vita e ne promuove la sua evoluzione.

Nella scienza della complessità, nella medicina della Psico-neuro-endocrino-immunologia e nella biologia più avanzata, il principio di Unità trova una sua esemplificazione centrale nel concetto di rete. Tutte le parti che compongono i sistemi viventi sono interconnesse in una rete di comunicazione integrata. Il sistema endocrino, il nervoso, l’immunitario e tutte le cellule del corpo comunicano tra loro, direttamente e attraverso il sangue, in un gioco di cooperazione e di interdipendenza straordinario.

Per vivere e crescere occorre essere allacciati in rete

Dagli studi più recenti dell’embriologia risulta che le cellule dei tessuti non vivono come entità separate, ma la loro sorte dipende ad ogni istante dalla qualità dei legami che ciascuna è capace di creare con il suo ambiente. Nella fase embrionaria di costruzione del Sistema Nervoso, i neuroni partono dal cervello e discendono nel midollo spinale e da questo si prolungano nelle varie parti del corpo: muscoli, ossa, organi.

Solo i neuroni che giungono in un territorio e si connettono in modo funzionale ad esso vengono adottati, protetti, nutriti, e messi in grado di svolgere la loro funzione: tutti gli altri, alcuni miliardi, non trovano una madre ambiente che li riconosca, un tessuto al quale appartenere, e sono destinati a perire. Ancora una volta il nostro corpo contiene e svela in sé il mistero dell’universo: la parte ed il tutto si danno vita l’un l’altra.

Il cuore per esempio. Le cellule che nell’embrione danno vita al cuore, lo formano in una prima fase senza alcuna cavità: all’inizio il cuore è un organo pieno. In una seconda fase dello sviluppo alcune di queste cellule si sacrificano e muoiono lasciando spazio alle cavità cardiache. Esse, grazie alla loro morte, permettono al cuore di realizzare la propria funzione di accoglienza e perfusione ematica. La loro identità si definisce nella vita dell’organo, e tutte per uno, nella loro morte.

Grazie al loro mitico sacrificio, che archetipicamente si rinnova ad ogni nuova vita, il cuore potrà distribuire, uno per tutte, nutrimento, gioia e forza vitale, ad ogni cellula del nostro corpo. Opposti apparenti, identità e unità collettiva, vita e morte, sono inseparabilmente intrecciate ed interdipendenti.

Nel bimbo che viene alla luce il cuore e l’apparato cardiocircolatorio all’opera, sono quell’immensa rete di informazioni che attraverso gli ormoni, e i mediatori chimici che circolano nel suo sangue, distribuiscono segnali ed informazioni fra i grandi sistemi omeostatici dell’organismo e tutte le cellule corporee. Il sangue ci permette l’integrazione di tutto il nostro sistema vivente, unito in una sola totale percezione cosciente.

Il cuore, come sostiene la medicina taoista, è la casa dell’amore e l’intelligenza del nostro corpo. È quell’unità cosciente in cui il cuore pone tutte le nostre cellule, che ci permette di amare noi stessi e di abbracciare nella gioia e nell’unione, gli altri. Amore e coscienza fondano la vita e le permettono di evolvere. La nostra psiche ed il nostro corpo sono l’uno manifestazione dell’altro; le nostre cellule ricordano, vivono, comunicano nel nostro corpo a grandi distanze: esse sono stati di coscienza, come i nostri occhi negli occhi di un uomo e di una donna, o in un fiore del loto, percepiscono il divino. “Come sotto così sopra, come fuori così dentro”.

L’uomo si definisce e si individua nell’integrazione di tutto ciò che in lui porta la vita, ed insieme a tutti gli esseri viventi, è parte di una rete sociale ed umana che lo individua ed alla quale egli stesso dà senso ed identità. Ognuno di noi porta in sé tutti gli altri e tutti partecipano, creando una cultura, un ambiente ed una coscienza, alla salute di ogni essere vivente. Questa nuova visione soppianta la scienza newtoniana riduzionista e meccanicista e ci rende responsabili in senso spirituale: tutti per uno, ed uno per tutti.

Perchè moriamo di malattie cardio-circolatorie e di cancro?

Ora ci domandiamo perché le maggiori cause di morte sono quelle che vedono ammalarsi proprio il cuore e l’apparato circolatorio, seguite, ad un passo, dalla morte per cancro. Abbiamo creato una cultura in cui, con il beneplacito della concezione newtoniana della vita, abbiamo separato e scomposto noi stessi. Assopito nell’ombra il nostro corpo, abbiamo creduto ingenuamente alla nostra mente e ugualmente abbiamo ridotto le relazioni fra noi e gli altri.

Creiamo individui separati in una collettività che ha perduto la memoria del suo insieme, esperito nel rito e nel mito, riducendo le piazze e i luoghi dove poter ancora incontrare qualcuno con cui piangere o ridere nelle nostre città. Abbiamo lasciato gli spazi collettivi dove “ri-conoscerci” con gli altri per essere noi stessi e ci siamo chiusi nelle nostre casucce, negandoci il tempo collettivoper mancanza di tempo.

Ma anche nelle nostre piccole case, le relazioni alle quali ci attacchiamo, che siano con mariti, amanti o fidanzate, che siano con figli o madri separate, hanno cominciato ad esplodere: appena il coraggio e la voglia di autonomia diviene più forte della paura di stare da soli, o di perdere sostegno, accade che le nostre relazioni amorose finiscono a brandelli. A volte è la paura e la rabbia di non poter più possedere, che vince anche sull’umano buon senso, e allora rimaniamo increduli di fronte a efferati omicidi, che non risparmiano né mogli, né madri, né piccoli figli.

Che Dio ci preservi da una visione singola e dal sonno di Newton” (William Blake).

In questa nostra “età dell’ansia”, abbiamo tolto al nostro cuore, le vene e le arterie che portano il sangue da noi agli altri e da alcuni decenni il nostro cuore cede per primo la propria vita, alla morte. In questa età straziata, che nasce da un intero secolo in cui letteratura, filosofia ed arte sono state parte dell’angoscia individuale, abbiamo isolato l’uomo dal contesto sociale e politico, lo abbiamo espulso dalla storia, poiché di essa non è più in grado di cambiare nulla: a questo “uomo senza qualità”, sottratto alla solidarietà degli altri, e al riconoscimento nel pubblico consenso, del suo valore e del suo dolore, abbiamo tolto funzione sociale, e senso di appartenenza: gli abbiamo sottratto l’identità collettiva e con essa la sua identità individuale.

E l’uomo oggi muore di cancro. Noi non ci sosteniamo più l’un l’altro, e nemmeno le nostre cellule lo fanno più: perdono improvvisamente la loro identità genetica che le accomuna al contesto, al “tessuto” in cui vivono. Noi moriamo perché ora abbiamo perso la nostra rete di salvataggio, poiché da sempre la parte ed il tutto si danno vita e morte l’un l’altra. Quando la nostra umanità diverrà cosciente che salute e spiritualità sono la stessa cosa, scoprirà di essere l’Uno, che è in tutte le cose, e la sua vita diverrà amore consapevole.

L’anima del mondo è il segreto impulso, ciò che dona il senso che organizza la molteplicità in unità, che consente di rendere visibile l’invisibile”. (Novalis).

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