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In questa intervista, Olga Karasso affronta con noi l’importanza dell’opinione degli altri. Per il bambino e per l’adulto che voglia sentirsi accettato dalla società, gli altri costituiscono un punto di riferimento… ma questo non deve allontanare da se stessi, perché a volte occorre rompere l’incantesimo e tirare giù la maschera.

– Quanto conta per noi l’opinione degli altri?

Pensiamo e agiamo – viviamo in pratica la nostra esistenza – condizionati perlopiù dal pensiero di che cosa pensano gli altri di noi, quasi fossero degli specchi che ci riflettono. Senza il continuo raffronto con gli altri, non sapremmo di esistere né tanto meno chi siamo. Il condizionamento inizia da subito.

– In che senso?

Non si pensi che i bambini siano così innocenti come ce li raffiguriamo. A modo suo, persino il neonato azzarda un suo primo confronto con i genitori o chi per essi, cercando di intuirne gli umori. Imbastisce ben presto la sua piccola commedia: per ottenere qualche cosa, sa per istinto che dovrà darsi da fare, soprattutto piacere. Sentimenti quali l’amore e lo spirito di sacrificio sono ancora lontani.

– Il bambino capisce quali atteggiamenti sia meglio utilizzare con gli altri? Come ottenere le cose facilmente…?

Salvo eccezioni, avendo capito sin dai primi mesi di vita che con un sorriso otterrà una cosa, mentre con un pianto ne otterrà un’altra, poi con un mal di pancia un’altra ancora… ecco che il bambino già affila le armi per conquistarsi il suo “posto al sole”.

– C’è consapevolezza?

Non si può parlare di vera consapevolezza, ma piuttosto di un primo, seppur rudimentale, conscio tentativo di mascheramento destinato a perfezionarsi nel corso della vita.

– Però non tutti…

Non tutti… ad esempio il bambino ritenuto caratterialmente difficile o ribelle, che non si sente totalmente accettato, svilupperà un suo mondo immaginario in cui rintanarsi in cerca di un se stesso amico… fino a quando non arrecherà troppo disturbo… altrimenti verrà fermato.

– Fare le cose in funzione dell’opinione degli altri non è scegliere…

Nonostante ci si senta sovente liberi di scegliere, in realtà le nostre scelte sono quasi sempre dettate da opportunismo o da preconcetti personali: dalle maschere create in precedenza. Nessuno conosce se stesso, tuttavia, nel più profondo, sappiamo che ogni nostra scelta, sbagliata o giusta che sia, scatena automaticamente una serie di esperienze che probabilmente avevamo deciso di fare. Per raggiungere certi obbiettivi, c’è chi è perfettamente consapevole di stare usando una o più maschere. …Varie le ipotesi sull’evoluzione umana… alcune molto affascinanti, ma non è mai sceso nessuno dal cielo a dirci quale sia quella corretta… Un fatto è certo: se riesci a prendere le distanze dal chiassoso incantesimo della società, pur continuando a viverci, sarai meno asservito all’opinione degli altri.

– Allora, come si risolve il problema dell’opinione degli altri?

Istinto o intuito non sono sufficienti. E’ il desiderio di conoscenza della mente che spinge a interrogarsi e verso qualche ricerca spirituale. La buona lettura nutre e rafforza, ci porta altrove, ci rende meno vulnerabili. Si comprende che quello che si è indossato per tanto tempo è una personalità mascherata… che tutti gli altri presentano le loro…

– Come riuscire a essere, in mezzo a tutte queste maschere, il più possibile se stessi?

Non facciamoci sciocche illusioni. Le maschere sono assolutamente indispensabili in una società definita civile, altrimenti rischieremmo di farci fuori tutti. Si potrebbero però indossare delle maschere più sottili che permettano al proprio io di cacciare fuori ogni tanto la testa. Ci vuole intelligenza… e una buona dose di umorismo.

– Se la maschera è indispensabile, si potrebbe quindi tentare di non identificarsi troppo… ?

Certo. Di sera, ad esempio, tornando a casa, si potrebbe riprendere in parte possesso di se stessi, lasciando fuori dalla porta problemi e vanità che ci hanno costretti a tenere la maschera durante il giorno. A volte si riesce, altre volte è impossibile. Dipende da chi trovi in casa.

– Lei parla spesso di distacco…

Parlo spesso di distacco perché è uno dei traguardi più difficili da raggiungere, soprattutto in questa nostra epoca dominata da una meravigliosa tecnologia assordante che non lascia tempo per riflettere. In ogni caso l’uomo moderno dovrà sforzarsi di avere più distacco dalle situazioni, altrimenti rischierà la follia… A volte le esperienze traumatizzanti causano un distacco immediato… Nella ricerca di noi stessi, delle ragioni più intime della nostra esistenza – nel caso le trovassimo – potremmo scoprire che l’opinione degli altri, che ci ha tenuti in ostaggio per una vita intera, non è più di alcun interesse e che possiamo benissimo farne a meno.

Se si evita di entrare in conflitto con il prossimo, pur mantenendoci simpaticamente disponibili, si arriva a capire che importa solo la considerazione che abbiamo di noi stessi. Gli altri pensino pure quello che vogliono! Occorre andare oltre la quotidiana banalità di quello che stiamo attualmente vivendo… non so quanto ne siamo capaci. Per essere comunque meno influenzati dall’opinione degli altri, solitudine e silenzio non devono fare paura. L’altro potrebbe ferirti profondamente, ne usciresti indenne.

– Vale anche per i sentimenti? Per l’amore, ad esempio?

I sentimenti – in particolare quelli riferiti all’amore classico – rientrano in una sfera ancora più complicata perché subentrano con violenza alcuni fattori chimici del tutto imponderabili. In linea generale, nelle coppie la finzione – inizialmente del tutto inconscia – ha già fatto breccia al primo incontro: mostrare il meglio di se stessi. Nessuna sorpresa, quindi, se dopo anni di convivenza in apparenza felice, qualcosa si sia guastato o spezzato… e una relazione, considerata solidissima da amici e parenti sino al giorno prima, finisca in maniera rovinosa. Le maschere, che si sono tanto desiderate e amate, sono logore… finita la finzione, finisce anche la storia.

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