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La sfida della psicologia transpersonale: costruire un ponte tra scienza e spiritualità. (Articolo realizzato in collaborazione con Pierluigi Lattuada)

Il villaggio globale-mondo, in quanto villaggio, ha bisogno di vecchi saggi che custodiscano e trasmettano le conoscenze antiche. Di radici nella terra e nella natura: il grande albero dell’umanità sta traballando, senza il sostegno nel cuore della madre terra. Ecco allora inquietudine, stress, paura: ecco la ricerca di vie spirituali sicure e profonde che guariscano la nostra anima, riallacciandone i collegamenti con la creazione. Oggi stiamo scoprendo, all’origine di ogni via spirituale, quel complesso di pratiche antichissime che chiamiamo sciamanesimo. Shaman è una parola di un popolo siberiano, i tungusi, che ha assonanze con termini indiani e cinesi. Designava la figura-chiave della comunità: medico e psichiatra, artista e poeta, cerimoniere e musicista, assistente sociale e sacerdote, filosofo e scienziato. Una miriade di ruoli riassunti in una figura: nella nostra civiltà parcellizzata non avviene più.

Ma oggi si ricerca di ricreare la totalità. Sempre più ricercatori, medici, etnobotanici, etnologi, etnopsichiatri, cercano di comprendere, salvare e trasmettere le conoscenze tradizionali degli sciamani e le esperienze delle tradizioni spirituali incentrate sulla meditazione e sull’utilizzo di “stati di coscienza non ordinari”. Adattandone le pratiche alla nostra società attuale che, sotto altre forme, ha le stesse esigenze di fondo. La trance e l’estasi, ilcontatto profondo con i regni della natura, la guarigione attraverso medicine naturali e tecniche psicospirituali, di cui lo sciamano era ed è maestro, hanno ancora e sempre più un ruolo. In particolare, nella terapia, che troppo spesso si rivela parziale, fallace e illusoria, se non investe l’intero ambito dell’esistenza umana, comprese le dimensioni spirituali.

La stessa scienza moderna sta riscoprendo concetti che per gli sciamani sono realtà intuitiva e pratica quotidiana: l’interazione corpo-mente-spirito, ilmondo come rete di relazioni energetiche in cui si può penetrare e che si possono conoscere e modificare, la malattia come squilibrio psico-spirituale. Una delle correnti che fa tesoro delle antiche saggezze è la psicologia transpersonale.

La psicologia transpersonale è uno dei principali filoni della ricerca spirituale contemporanea. Il termine forse fu utilizzato per la prima volta da Roberto Assagioli, creatore della Psicosintesi, e in seguito da Jung. La prima associazione di Psicologia Transpersonale fu fondata negli Stati Uniti nel 1969 da Charlotte Buhler, Abraham Maslow, Allan Watts, Arthur Koestler, Viktor Frankl. Al Journal of Transpersonal Psychology, fondato da Antony J. Sutich, collaborarono fra gli altri Ken Wilber, Stan Grof, Stanley Krippner, Michael Murphy, Charles T. Tart. Sin dai suoi esordi, l’Associazione di Psicologia Transpersonale (ATP) ha tenuto regolarmente delle conferenze in California.

La psicologia transpersonale è un ponte fra scienza e spiritualità. È il contributo degli ambienti scientifici allo studio e alla comprensione dell’esperienza trascendente. Integra l’esperienza della psicologia occidentale con le tradizioni orientali basate sulla meditazione (YogaZen, Sufismo) e con quelle sciamaniche.

Biotransenergetica

In Italia, fa riferimento alla psicologia transpersonale una disciplina nata proprio nel nostro Paese: la biotransenergetica. Uno dei due suoi fondatori è il medico psicoterapeuta Pierluigi Lattuada. Esperto in medicina tradizionale cinese, omeopatia, iridologia, terapie psicocorporee, dal 1982 è presidente di Om – Associazione per la medicina e la psicologia umanistica. Dirige l’Istituto di Biotransenergetica e la sua scuola di formazione (www.biotransenergetica.it). Ha pubblicato diversi libri per MEB, Xenia, Riza Scienze, Firenze libri, Mondadori, Anima Edizioni. L’altra fondatrice è Marlene Silveira, brasiliana, sensitiva e psicologa, che operò come missionaria laica nelle favelas di Belo Horizonte conoscendo da vicino le tradizioni sincretiche afro-brasiliane e le pratiche di cura basate sulla transe.

La biotransenergetica, è una disciplina psicospirituale che ha radici nello sciamanesimo ma trova conferme nella fisica moderna, nella ricerca sugli stati di coscienza e nelle antiche tradizioni spirituali. Ha messi a punto un preciso modello teorico è una specifica metodologia. È una “psicoterapia transpersonale”, secondo la definizione di Charles Tart: “Una disciplina per la realizzazione del Sé, per il risveglio della natura spirituale di ogni individuo e delle sue qualità più genuinamente umane”.

Le “tecnologie del sacro”

Spiega Pierluigi Lattuada: “Negli ultimi decenni sono sorte una serie di metodologie esperienziali, che Grof ha suggerito di definire tecnologie del sacro perché mirano a portare non ad una guarigione individuale, come nella psicoterapia classica, ma alla realizzazione del Sé, al pieno compimento della natura spirituale dell’essere umano. Per esempio, la Psicologia dello Yoga del filosofo indiano Haridas Chaudhuri; la Essential Psychotherapy della psicologa californiana Kathleen Riordan, basata sul lavoro di Gurdjieff; la Psicologia della Coscienza dello psicologo americano Robert Ornstein, basata sulla tradizione Sufi. La mistica cristiana ha ispirato una metodologia psicoterapeutica proposta dal sacerdote e mistico cattolico William McNamara; l’Induismo Vedanta ha ispirato Ken Wilber (autore de Lo spettro della coscienza e di Progetto Atma, entrambi in ed. Crisalide, ndr). Il Buddismo, forse la più psicologica delle tradizioni spirituali, è stato proposto in chiave psicoterapeutica da diversi autori: la psicologa texana Claire Myers Owens, lo psicologo californiano Daniel Goleman nelle sue opere Psychology of Self-Deception The Meditative Mind. Prima ancora, la ricerca psicologica laica occidentale aveva elaborato la Psicosintesi di Roberto Assagioli e la Psicologia del Profondo di Carl Gustav Jung. Tra le elaborazioni di alcuni fra i padri fondatori del movimento transpersonale: il Cosmodramma di Pierre Weil, laRespirazione Olotropica di Stan Grof, il metodo di Claudio Naranjo basato sull’Enneagramma, la Corenergetica di John Pierrakos”.

Stanislav Grof: lo scienziato del cosmo interiore

I confini della mente e della coscienza vanno oltre i limiti della biografia individuale: affondano in un tempo che precede la nostra nascita e si innalzano nello spazio che ci accomuna con tutto l’universo. Che è più simile a un grande pensiero che a una grande macchina. Queste le rivoluzionarie conclusioni degli studi di uno psichiatra originario di Praga, trapiantato in America, che ha aperto alla psicologia strade completamente nuove facendola incontrare con i reami della mistica. Negli anni Cinquanta, Grof studiò gli utilizzi clinici di sostanze psicoattive (Lsd e altre), allora utilizzati soprattutto nella cura delle psicosi. Sperimentò anche su se stesso l’Lsd-25, allora inviato dai produttori della Sandoz a molti ricercatori per testarne il potenziale terapeutico. Provò qualcosa di molto simile alle esperienze di coscienza cosmica narrate dai mistici di tutte le religioni. Ciò cambiò la sua esistenza di essere umano e di ricercatore. I risultati sui pazienti gli confermarono che c’era qualcosa oltre le dimensioni note della mente. Inizialmente “ateo e materialista convinto”, riconobbe che “la dimensione spirituale è l’elemento chiave della psiche umana”.

Invitato negli Usa, ricoprì incarichi nel Maryland, al Centro di ricerche psichiatriche, a Baltimora alla John Hopkins University, e partecipò alla vita dell’Istituto di Esalen a Big Sur (California) dove incontrò Abraham Manslow, tra i maggiori esponenti della psicologia umanista, con cui fondò la psicologia transpersonale. Nel 1978 con Michel Murphy e Richerd Price fondò l’Iternational Transpersonal Association. In un trentennio di sperimentazioni, Grof ha elaborato un metodo (la respirazione olotropica) che induce stati di coscienza “non ordinari” senza l’uso di sostanze psicotrope. Stati che rispecchiano il mondo spirituale comune a tutta l’umanità. In cui si rivivono esperienze prenatali e perinatali e si sperimenta una profonda connessione con le sfere del mito e degli archetipi: esperienze cosmiche, morte e rinascita psicologiche, sentimenti di unità con l’universo, ricordi di vite passate.

La sua tesi è che molti stati considerati patologici dalla psicologia e dalla psichiatria “ufficiale” sono invece espressioni di esperienze spirituali e di stati mistici analoghi a quelli considerati da sempre normali nelle culture orientali, dei popoli nativi e delle tradizioni esoteriche; sono ineludibili esigenze nel profondo dell’animo umano e uno straordinario mezzo di gurarigione spirituale e crescita personale e collettiva. Il termine da lui coniato, “stato olotropico”, significa “andare, rivolgersi vero l’intero”, da holos, intero, e trepein, “muoversi verso”. Per Grof, “la psicologia transpersonale ritiene che non ci sia conflitto tra scienza e spiritualità e nemmeno ragioni per le quali non si debba indagare scientificamente il fenomeno spirituale”.

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