Musica e... stati modificati di coscienza

Ecto Musica, la Via Estatica nell’improvvisazione…

Normalmente l’uomo sperimenta un range di stati di coscienza molto limitato: il principale è lo stato di veglia, cui segue il sonno e il sogno. Ne esistono poi altri, comunemente detti “alterati”, termine che non è del tutto azzeccato, in quanto dà un’idea di “degrado psico-fisico”; molto più indicato è il termine “modificato”, in quanto non immette valenze che, molto spesso, possono essere fuorvianti.

Ho sempre avuto una grande curiosità per tutto quello che poteva trovarsi dietro al “velo” della realtà quotidiana e, fin  da piccolo, ho sempre cercato di farne esperienza diretta. Ed oggi, dopo oltre 35 anni di ricerca e sperimentazione, se dovessi spiegare con poche parole cosa ho trovato al di là di quel velo, potrei dire che oltre all’inganno dei sensi che fanno credere che questa nostra realtà sia “congelata”, immobile, statica, in realtà tutto è “vivo”, in continuo movimento, plasmabile, potenzialità allo stato puro. E quando dico “vivo”, intendo anche “Intelligente”.

Probabilmente tutto questo ha determinato il mio amore per la Musica, in special modo per il suo aspetto creativo per eccellenza e cioè l’improvvisazione. Ma cerchiamo di addentrarci in questo meraviglioso universo che è la creatività musicale: improvvisare vuol dire creare musica “nuova”, cioè il comporre in maniera istantanea. Per riuscire a farlo, l’improvvisatore deve seguire due grandi direttive: la Via Musicale e la Via Estatica.

La Via Musicale è tutto ciò che il musicista ha imparato nel corso della sua formazione: teoria, armonia, la pratica quotidiana con il proprio strumento, tutta la musica scritta e tramandata sugli spartiti ed anche la musica ascoltata sui dischi, dal vivo, ecc.; praticamente tutta la cultura musicale acquisita.
La Via Estatica, invece, è la capacità dell’improvvisatore di andare in “estasi” (ex-stasis = uscire dal corpo inteso come dimensione fisicamente statica), di entrare cioè in quel particolare “stato modificato di coscienza”, attraverso il quale è possibile instaurare uno straordinario contatto con il proprio strumento.

L’Ecto Musica è il risultato dell\’improvvisazione che segue solo la Via Estatica: il musicista e lo strumento si “fondono”. Questo permette di suonare, in modo diretto e immediato, quello che si percepisce intuitivamente, senza dover attingere alla memoria cosciente: l’improvvisatore stesso diventa spettatore di questo fenomeno e lascia che la musica “accada” spontaneamente, attraverso di lui.

Dopo aver attraversato diverse esperienze, principalmente in ambito jazzistico, nel 1985 ho cominciato ad occuparmi di questo particolare tipo di ricerca, eseguendo improvvisazioni al pianoforte in un “ambiente” opportunamente preparato.

Per ambiente intendo lo spazio psico-fisico nel quale avviene l’esperienza, spazio in cui l’atteggiamento mentale degli ascoltatori gioca un ruolo attivo e determinante ai fini del processo creativo in atto. Prima di iniziare a suonare, infatti, si cerca di creare un clima energetico favorevole fra noi partecipanti, utilizzando semplici tecniche. Molto importante è anche la posizione fisica che si assume poi per l’ascolto: quella sdraiata è la migliore.

Questa preparazione favorisce un approccio alla musica assai meno influenzato dall’atteggiamento critico della mente razionale. Si crea così una profonda sinergia, una sorta di fusione fra tutti noi e la musica che scaturisce è il risultato di questa “collaborazione energetica collettiva”. Chi partecipa all’esperienza viene messo in condizione di effettuare un “viaggio” all\’interno di se stesso e di accedere a dimensioni spesso inesplorate. Alla fine si “riemerge” con una straordinaria sensazione di benessere, come aver fatto il “pieno” di energia.

Ma vorrei addentrarmi un po’ di più nel meccanismo che sta alla base di questo processo. Negli ultimi anni, grazie agli studi di alcuni ricercatori nel campo delle neuroscienze (Prof. Grinberg-Zylberbaum, Messico- Dr. Nitamo Montecucco, Italia)  sono state fatte importanti scoperte. Nell’ambito della “coerenza” neuro psichica, spicca quella relativa alla “sincronizzazione collettiva” tra persone in gruppo.

Le nostre menti comunicano, le nostre coscienze possono sincronizzarsi e diventare parti di un “campo di coerenza collettiva”. Il pianoforte, inserito nel gruppo opportunamente preparato all’ascolto – anch’io mi pongo come ascoltatore, con l’unica differenza che appoggio le mani sulla tastiera – diventa una periferica, una sorta di “stampante sonora” che viene pilotata in tempo reale dalla coscienza collettiva del gruppo, risultante dalla sincronizzazione interpersonale.

Si inizia con le mie dita che, percuotendo casualmente la tastiera, fanno risuonare alcune note. Queste onde sonore si propagano nel campo di coscienza collettiva e ritornano al pianoforte attraverso le mie mani, innescando un loop, una sorta di effetto Larsen (il sibilo che si avverte quando si mette il microfono davanti all’altoparlante) fra la coscienza collettiva e il pianoforte stesso. L’intero processo si autoalimenta progressivamente, fino a produrre veri e propri episodi musicali, che amo definire “Fiabe Sonore”.

La qualità e il contenuto della musica, che viene improvvisata sul momento, è quindi il risultato di questa interazione fra le nostre coscienze sincronizzate che modulano in tempo reale il processo creativo in atto, da me innescato. Una musica che, potremmo definire, nasce dall’autorganizzazione psico-fisica del gruppo pilota di riferimento.

Riferimenti Web:
www.ectomusica.it
www.myspace.com/ectomusica

Commenta l'articolo tramite e-mail

Messaggio (max 2000 caratteri)Tutti i campi sono obbligatori. L'e-mail non sarà pubblicata

Commenta l'articolo tramite Facebook