Conferenza di Grazia Catelli Siscar dedicata al suo libro “I Viaggi di Timoteo” (Anima Edizioni)

I Viaggi di Timoteo Grazia Catelli Siscar

 

Tra gli argomenti:

La fiaba è da sempre uno strumento educativo importante, e lo è maggiormente per i “nuovi bambini” di questa nostra era, chiamati bambini Indaco per il colore predominante della loro aura.

Negli ultimi anni i bambini nascono con gli occhi aperti e uno sguardo molto intenso.

Dove non arriva la scuola, arrivi il genitore, poiché le istituzioni ci mettono del tempo ad aggiornarsi con l’evoluzione.

Il genitore è la guida che deve aiutare i figli a contattare e riconoscere i propri talenti. E può farlo anche con l’aiuto delle favole.

La fiaba non è semplice “fantasticheria”, ma un modo per ricordare gli archetipi che governano il percorso umano: le ombre, i vizi, le difficoltà, i nemici esterni e interni. Ma alla fine di ogni notte c’è sempre un’alba. Alla fine, si vince sulle difficoltà.

“L’amico immaginario” dei bambini spesso è una rappresentazione personalizzata di una parte del suo “io superiore”, con la quale può in questo modo comunicare e farsi consigliare.

Ogni adulto che ha dei figli o è a contatto con i bambini, dovrebbe divenire un cantastorie, raccontare cioè delle storie, delle fiabe… e non ci vuole una grande abilità, perché spesso sono gli stessi bambini a suggerire, con le loro domande, l’evoluzione della storia.

Nelle scuole di Steiner viene favorito il contatto con l’esperienza della meditazione.

La fiaba ci insegna che le difficoltà non sono casuali, ma possono aiutarci a diventare più grande, più forti, ad avere fiducia nel domani. Eppure crescendo, da adulti, spesso perdiamo fiducia nel fatto che la vita è un’avventura.

Siamo noi adulti che dobbiamo annaffiare i semi nei bambini. La responsabilità è nostra nel risvegliare i loro talenti.

Molti di noi vivono la loro vita senza sapere che cosa ci fanno qua e senza sapere qual è quella cosa unica, meravigliosa e irripetibile che sono venuti a portare al mondo… e il mondo piange perché tu non gliela stai dando.

“Io credo che piangano gli angeli quando un essere umano muore senza aver compiuto la sua missione”.

 

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