Intervento di Erica F. Poli al convegno “Dialoghi sulla Coscienza” (10-11-12 aprile 2015, Villa Bertelli – Forte dei Marmi),  organizzato da Simona Barberi Eventi.

Che rapporto c’è tra la guarigione e la coscienza?

Le filosofie antiche e i saperi tradizionali oggi trovano un contatto con il mondo delle neuroscienze che recuperano la dimensione del simbolico.

Come si fa a definire la guarigione? La parola “guarigione” ha una radice che richiama il concetto di “illuminare”, di “vedere”.

La guarigione accade a un livello al di là della mente razionale, per esempio quando si cicatrizza una ferita.

Nel cervello abbiamo circa 150 miliardi che non sono governate dalle leggi spazio-temporali.

Strutture come il lobo temporale e il cervello limbico sono coinvolte sia nei fenomeni di espansione di coscienza sia nei processi vegetativi del corpo.

La mente conscia o subconscia risiedono in specifiche parti del cervello.

Se la coscienza è capacità di integrare informazioni, allora anche tutto ciò che ci circonda ha in qualche modo una coscienza.

Le strutture biologiche sono sottese da schemi armonici.

Il pianoforte non fa la musica, ci vuole qualcuno che lo suoni. E la musica, una volta uscita dal pianoforte, che cos’è? Così è la guarigione: si manifesta ma non è l’oggetto manifestato.

La nuova medicina integrata è fondata sui seguenti principi.

Primo principio: riguarda il ruolo che la psiche (mente inconscia) ha nei processi di guarigione.

Secondo principio: esistenza dell’inconscio.

L’ippocampo non si forma fino ai due anni di età. Significa che esiste un inconscio non rimosso che esiste fino ai due, tre anni di età, e che non appartiene al mondo del verbale.

Terzo principio: le emozioni come ponte tra mente e corpo. Possiamo cioè parlare con l’inconscio non rimosso attraverso le emozioni.

Quarto principio: La coscienza si trova a livello della nostra essenza energetica.

La coscienza non segue le leggi del tempo, ma lo trascende. Essa tuttavia pervade le strutture del mondo tridimensionale.

Cosa vuol dire guarire, alla fine?

Significa sul piano emotivo contattare le emozioni. Comprendere come la biografia si traduca in biologia. Penetrare nei meandri della nostra dimensione energetica.

Guarisce chi prende la malattia come un messaggero che porta un messaggio. Un messaggio che spesso ci rivela chi siamo.

Guarisce chi si attribuisce il potere di farlo.

Guarisce chi entra in contatto con le qualità dell’anima, e chi si lascia attraversare dall’amore ossia la forza di coesione e costruzione che agisce nel campo.

Guarisce chi impara a dialogare con il corpo e i suoi codici profondi.

Chi guarisce accetta di morire a se stesso, e lì guarisce, fa un passaggio che gli permette di rinascere.

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