Annalisa Corti intervista il noto imprenditore Niccolò Branca, autore del libro Per fare un manager ci vuole un fiore.

Per Fare un Manager ci Vuole un Fiore Niccolò Branca

 

Tra gli argomenti del video:

È possibile percorrere una strada creativa e aperta al cuore, e che allo stesso tempo porta beneficio anche ai bilanci della propria azienda.

Accettazione non è passività, ma occasione di salto evolutivo.

Quanto siamo connessi o meglio disconnessi con il corpo? Meditazione significa essere nella presenza. Essere nella presenza significa affrontare le sfide del quotidiano con strumenti di maggiore consapevolezza.

La lamentela ci porta fuori dalla realtà, perché non c fa “guardare” quello che sta accadendo, mentre l’accettazione, che non significa subire, significa darci la possibilità di mettere in campo il meglio di noi stessi.

Gli ostacoli divengono opportunità quando siamo presenti e smettiamo di lamentarci.

Il corpo è sempre nel qui e ora, mentre la nostra testa viaggia dal passato al futuro. Portando attenzione al corpo possiamo tornare nella presenza.

Possiamo trasmettere nel fare un modo di essere. La vera pratica meditativa non è stando seduti a meditare sul cuscino, quanto il portarla fuori durante la quotidianità.

Il più delle volte noi non agiamo bensì reagiamo, spinti da sensazioni e condizionamenti. Non mettiamo spazio tra ciò che ci raggiunge e come scegliamo di rispondervi.

Per i manager, gli imprenditori, i politici e tutti coloro che ricoprono ruoli di responsabilità, ma anche per tutte le persone, è importante che prima di agire si abbia un pensiero da depositare sul cuore, chiedendosi: quali saranno gli effetti di questa scelta? Chi ne beneficerà?

Ci vuole un giusto equilibrio tra intelligenza e coraggio.

Consapevolezza è vedere il proprio lavoro non solo come qualcosa che ci darà un ritorno personale, ma come parte di una interdipendenza fra le cose e le persone.

Possiamo accogliere gli altri se per primi accogliamo noi stessi. L’accoglienza parte dall’ascolto, dal vedere l’altro al di là di quelli che sono i propri punti di vista e condizionamenti.

Premesso che nessuno può darci la felicità, è tuttavia possibile creare luoghi di lavoro dove prevalga la serenità, e questo crea un legame di fiducia con l’azienda e mette le persone nelle condizioni di lavorare al meglio.

 

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