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Per ritrovare la propria “centratura”, per affrontare tensioni e disagi, ci viene in aiuto la Mindfulness. Si tratta di una disciplina relativamente nuova nata dall’unione fra le moderne neuroscienze e la millenaria pratica meditativa.

 

Stress, ansia, ritmi frenetici e stili di vita caratterizzati da svariati impegni spingono numerose persone a ripensare al proprio modo di rapportarsi con se stesse e con la realtà circostante. In questo contesto si manifesta sempre più la necessità di ri-appropriarsi del proprio tempo, senza subire condizionamenti esterni. Risulta altresì urgente il bisogno di fermarsi e di portare l’attenzione sul nostro Essere più profondo, guardando al percorso esistenziale sinora compiuto. Per ri-trovare la propria“centratura”, per affrontare tensioni e disagi, ecco che ci viene in aiuto la Mindfulness. Si tratta di una disciplina relativamente nuova nata dall’unione fra le moderne neuroscienze e la millenaria pratica meditativa

Quando vogliamo sintetizzare lo stato di profonda consapevolezza raggiunto per il tramite della meditazione utilizziamo la parola inglese Mindfulness. Nella lingua italiana non abbiamo un termine unico che abbia lo stesso significato. Parliamo quindi di “piena consapevolezza” o di “presenza mentale” per indicare quella condizione di centratura che avvertiamo quando siamo totalmente consapevoli delle nostre emozioni, dei nostri pensieri e di ciò che ci circonda nel qui e ora. Nello stato di presenza mentale siamo immersi in un oceano di pace e ci sentiamo in armonia anche con il mondo esterno. Ci troviamo in pratica in una situazione di perfetto equilibrio, in cui avvertiamo solo benessere. Questo risultato è possibile attraverso la meditazione: una pratica che se esercitata regolarmente risulta uno strumento efficace per la gestione e la diminuzione dello stress, nonché per la cura di disturbi legati all’ansia e alla depressione, come hanno confermato numerosi studi avviati in particolare negli Stati uniti, in Canada e in Svizzera.

Perché Immaginale?

La Mindfulness, soprattutto secondo l’approccio anglosassone, è intesa come terapia ed è quindi efficace solo se attuata in un contesto terapeutico, come negli ospedali o nei centri specializzati, per guarire forme di inquietudini, angosce e stati di alienazione o anomia. Inoltre, sempre in un ambito terapeutico, è stato dimostrato come la meditazione – praticata regolarmente 40 minuti al giorno – contribuisca a prevenire la perdita di memoria, grazie al lavoro costante sull’attenzione di sé e di ciò che ci circonda. Un lavoro che rafforza il tessuto della corteccia prefrontale sinistra, importante per i processi cognitivi.

In Europa, soprattutto in Svizzera, in Italia e nel Regno Unito, si è affermata con successo – per il tramite del movimento della Nonterapia – una forma diversa di Mindfulness a orientamento Immaginale. Secondo questo approccio Immaginale la pratica meditativa è totalmente sganciata dalla terapia. Non viene cioè praticata in ambito clinico, perché si riporta la Mindfulness alla sua vera natura, alle sue origini, collegate quindi alle antiche conoscenze orientali, in cui non c’è separazione tra materiale e immateriale, tra macrocosmo e microcosmo.

La Mindfulness Immaginale impiega varie tecniche di meditazione nel contesto di un “rituale sacro”. E questa dimensione “sacra” si origina e si sviluppa all’interno della persona, nella sua intimità, nel suo mondo interiore. La pratica costante della Mindfulness Immaginale ci permette di ritrovare l’unione coi quattro elementi – aria, terra, fuoco, acqua – dei quali noi siamo composti. Solo ri-connettendoci con Madre Natura, quindi con la nostra anima naturale, possiamo davvero comprendere chi siamo e capire più chiaramente la realtà. L’approccio immaginale unito alla meditazione ci aiuta a scandagliare le nostre profondità, le nostre paure e le nostre ombre. La Mindfulness Immaginale ci insegna a entrare nei nostri disturbi, nei nostri disagi; ci insegna a comprendere i nostri attaccamenti: solo avendo compiuto questa prima fase di “comprensione” possiamo avviare la seconda, che consiste nella trasvalutazione dei fastidi e dei disagi, i quali diventano nostri alleati.

La Mindfulness Immaginale avvia un cammino di profonda conoscenza del sé, grazie al quale ciò che avvertiamo come un disturbo si trasforma in un alleato tramite cui sciogliamo quegli attaccamenti che ci spingono a commettere sempre gli stessi errori o le stesse scelte deleterie per la nostra evoluzione. In questo modo possiamo affrontare un cammino privo di giudizi, che sono dannosi per noi e nel rapporto con gli altri.

Nell’approccio della Mindfulness Immaginale la meditazione è intesa come un cammino spirituale e naturale: per questo, proprio come la natura, non è animato dalle categorie di bene e di male, di salute e malattia, di vero e di falso, ma unicamente dalla bellezza.

Un cammino adatto a tutti

La meditazione è ormai riconosciuta come un cammino laico, adatto a chiunque desideri migliorare la propria esperienza di vita, a prescindere dalla confessione religiosa, etnia o estrazione socio-culturale. La meditazione può quindi essere applicata universalmente e da tutti. È importante tuttavia rilevare che la Mindfulness Immaginale ha le sue radici nella dottrina buddhista Theravāda, ovvero la corrente che esprime gli insegnamenti originari del Buddha. Diffusa in Thailandia, Birmania, Laos, Cambogia e Sri Lanka, la scuola Theravāda racchiude al suo interno diversi sentieri, come quello chiamato “dei monaci della foresta” a cui la Mindfulness Immaginale si ispira. Si tratta di una tradizione antica, rigorosa, in cui è centrale la pratica della meditazione. Questo rispetto nei confronti delle origini della Mindfulness – origini che, come abbiamo visto, affondano nelle filosofie orientali – è uno degli elementi che ha contribuito a una sempre più crescente diffusione della pratica secondo la prospettiva Immaginale.

La meditazione applicata secondo l’approccio Mindfulness Immaginale si rivela ogni volta come esperienza autentica. Per questa ragione è molto apprezzata non solo dagli assoluti neofiti, ma anche da chi può ritenersi esperto di meditazione ancor prima di approcciare la Mindfulness. Infatti, chi già conosce la meditazione, si ritrova facilmente nella Mindfulness Immaginale poiché essa mette particolare cura nel preservare l’aspetto intimo, spirituale, sacro, magico e profondo della meditazione anche quando viene inserita in ambito scientifico.

Un altro elemento che ha contribuito al successo e alla diffusione della Mindfulness Immaginale lo troviamo proprio nel termine “Immaginale”, con il quale si stabilisce il legame tra meditazione e psicologia immaginale. Quest’ultima è quella psicologia avviata in occidente da C.G. Jung (con la psicologia analitica) e poi rielaborata dallo psicoanalista e filosofo statunitense James Hillman (con la psicologia archetipica). Nella visione immaginale il corpo e il mondo sono interni alla psiche. Il paradigma considera il corpo non più una realtà funzionale e percettiva, bensì un “simbolo”.

L’approccio immaginale – che è l’impronta che Selene Calloni Williams (Nonterapia) ha dato a tutte le discipline da lei divulgate – mette al centro della propria analisi il potere immaginativo, considerando la cosiddetta realtà una dimensione simbolica (il concetto di simbolo è centrale all’interno di questa pratica). Il metodo simbolo-immaginale, come abbiamo già visto, è un approccio non terapeutico; non parte dall’io e non ha come fine il rinforzo delle strutture dell’io, né presuppone l’esistenza di un corpo come oggetto materiale. In questo senso la visione immaginale si sposa molto bene con la meditazione buddhista che considera l’esistenza samsara, ovvero “illusione della coscienza”.

Benefici della pratica

Il cammino della Mindfulness Immaginale prevede un protocollo specifico denominato Imaginal Mindfulness Meditation Approach Knowing and Seeing strutturato in āsana, prānāyāma, meditazioni quotidiane ed esercizi di risveglio.

Si tratta di pratiche yoga appositamente selezionate al fine di sviluppare una maggiore consapevolezza del respiro e una migliore capacità respiratoria, le quali favoriscono la meditazione sul respiro. Inoltre, le posture che fanno parte del Protocollo consentono di elasticizzare il corpo in modo da poter eseguire e mantenere la posizione ideale per la meditazione (quella a gambe incrociate) nel migliore dei modi. Le raccolte di pratiche sono considerate i sentieri d’aiuto della Mindfulness Immaginale e sono state realizzate in un secondo tempo per rendere le tecniche di meditazione più facilmente fruibili.

Se attuato in maniera regolare questo percorso produce una serie di benefici, sia a breve, sia a medio-lungo termine.

Vediamone alcuni:

  • comprendiamo che la realtà è un flusso di coscienza, non è materiale, quindi è modificabile in qualsiasi momento; ci rendiamo conto che possiamo riprendere il nostro potere sulla stessa realtà, che è pura immagine;
  • praticando la Mindfulness le onde dei pensieri si stabilizzano, si tranquillizzano, ampliando i livelli del piacere. Otteniamo la pacificazione della mente;
  • sviluppiamo e affiniamo l’attenzione cosciente. Si diventa consapevoli e attentinel momento presente;
  • impariamo a vivere in una condizione priva di pensieri dicotomici, come bello/brutto, buono/cattivo; viviamo nell’assenza di giudizio;
  • riusciamo a trasvalutare, cioè ad attribuire un diverso giudizio di valore agli eventi e a ciò che ci accade. I problemi, i disagi sono amici, poiché permettono di vedere gli attaccamenti inconsci e liberarci da essi. La trasvalutazione ci aiuta ad allentare tutti i condizionamenti sociali, culturali, familiari che ci portiamo dietro.

La pratica costante della Mindfulness Immaginale ci invita dolcemente a portare l’attenzione al momento presente, alle emozioni del qui e ora, e ci aiuta a essere consapevoli delle nostre sensazioni e azioni, migliorando la qualità e l’intensità della nostra vita.

Per approfondire, si rimanda al testo La Manidfulness Immaginale di Selene Calloni William e Silvia Cinzia Turrin.

 

Silvia C. Turrin

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