karma

C’è un motivo per ogni cosa, legato al nostro scopo di vita, ma anche al nostro Karma. Ce ne parla Roberto Dondoli con questo estratto dal suo libro Conversazioni con l’Inconscio (Anima Edizioni) dove riporta il dialogo fra il protagonista Giorgio e il suo… inconscio.

 

La giornata scorre tranquilla, ma in ogni momento c’è qualcosa da fare o qualcuno nella stanza che parla interrompendo quel silenzio intorno a me che mi aiuta a sentire la voce nella mia testa, quella del mio inconscio. Ancora mi sembra impossibile quello che sta accadendo e, per paura di svegliarmi e scoprire che sto sognando, non mi faccio neppure quelle domande che sarebbe normale porsi in una situazione del genere. Dopo cena, la camera torna silenziosa e io sento nuovamente quella voce.

– Giorgio? -.
– Meno male che ci sei, pensavo di non sentirti più – dico tra me.
– Dove vuoi che vada, sono qui con te dal primo momento e resterò fino alla fine -.
– Intendi quando moriremo? -.
– Sì, fino ad allora -.
– Ma tu sai cosa c’è dopo? – la mia curiosità si sta risvegliando.
– Veramente non me ne sono mai preoccupato, ho già tanto da fare nel qui e ora e ciò mi basta. In compenso, posso dirti qualcosa del prima – risponde la voce nella mia testa.
– Mi stai dicendo che sai dove eravamo prima di venire al mondo? – comincio a sentire una forte curiosità, mi sono sempre domandato cosa ci fosse prima e dopo il momento di questa esperienza. Nonostante sia considerato dagli altri come una persona materialista che vuole solo godersi la vita e arrivare al successo anche a costo di ferire le persone vicine a sé, sono sempre stato affascinato dal mistero della vita. Ho letto molto e ho fatto anche alcuni viaggi in posti speciali. Nell’ultimo, in India, ho conosciuto un uomo, un santone, devo confessarlo, davvero speciale.
– Non proprio, – dice la voce. – Talvolta riesco a percepire i ricordi che arrivano da altre vite, da precedenti esistenze -.
– Mi stai dicendo che hai l’accesso alle memorie di altre vite? – chiedo, sempre più eccitato.
Ho letto alcuni libri sulle vite passate, su come sia possibile, in particolari stati di trance, accedere a questi ricordi. Una volta avevo anche avuto un’esperienza proprio in India, dove mi ero visto nei panni di un centurione romano durante la battaglia e avevo assistito alla sua morte. Avevo avuto la consapevolezza di essere stato lui, o almeno così avevo creduto, anche se il dubbio di essere vittima di un’allucinazione è sempre stato presente nella mia mente.
– Non esattamente, o meglio, non completamente – risponde il mio inconscio – ma a volte mi sono presentate delle memorie che in qualche modo influenzano la nostra vita di adesso. Infatti, uno dei miei compiti è proprio quello di ricreare situazioni simili nella nostra vita, con lo scopo di risolvere i conflitti delle precedenti esistenze -.
– Un attimo – intervengo io. – Chi è che ti presenta queste cose, o situazioni, come le hai chiamate tu? -.
– Ti ho già detto che l’essere umano è un organismo molto complesso, formato da molte parti – risponde l’inconscio.
– Sì, e mi hai anche detto di non domandarmi quali, ma mi sarebbero utili alcune informazioni per gestire meglio la mia vita – continuo, nella speranza di avere dei dettagli al riguardo.
– Giorgio, vorrei farti notare che io sono quello che chiami il tuo inconscio e che non puoi riuscire a manipolarmi o influenzarmi come fai con le altre persone. Quindi, smettila con queste storie e sii onesto e sincero con me, sento subito quando mi dici una cosa che non pensi veramente -.
– Perdonami, mi sono comportato da sciocco ma ti prego, dimmi di più, sono sinceramente interessato a comprendere come funzioniamo in quanto esseri umani – mi sento un po’ stupido, come ho potuto anche solo pensare di imbrogliare o manipolare me stesso.
– Ok, ti perdono, ma ti prego di essere sincero con te stesso e con me. È proprio questo uno dei difetti peggiori che hai, cioè quello di negare come stanno le cose, rifiutarti di accettarle, di viverle per poi scappare alle prime difficoltà importanti -.
– Ti chiedo ancora scusa ma, per favore, fammi sapere – insisto, sempre più curioso e affascinato dalle possibili implicazioni di questa conversazione, interessato a scoprire quali altre parti compongono un essere umano.

– D’accordo. Una parte fondamentale è quella che viene chiamata parte autentica o sé autentico e che corrisponde alla vera essenza. Quella parte è in contatto con me, con l’archivio delle memorie delle vite passate e con quella parte spirituale e collettiva che chiamate sé superiore. Alcuni la collocano nel cuore e la chiamano scintilla divina. È difficile spiegarti meglio, poiché i concetti tridimensionali non sono adeguati a descriverla in modo preciso e la tua mente, la nostra mente, è troppo limitata perché comprenda fino in fondo cosa sia e cosa rappresenti -.
– È quella parte che chiamano anima o spirito? -.
– Considerando i tuoi concetti, o almeno quelli che adesso trovo nella tua mente, puoi definirlo spirito, mentre quella che chiami anima ti sarebbe più utile pensarla come la parte dove sono registrate tutte le esperienze delle vite passate -.
– Quindi, quando ho avuto quelle visioni del centurione romano durante una battaglia, è lì che ho trovato le immagini? -.
– Sì Giorgio, i tuoi ricordi sono tutti lì e talvolta li puoi rivedere, come in un film – dice la voce nella mia mente.
– Ma perché non li ricordo normalmente se ne ho l’accesso? – chiedo io curioso.
– Perché non ne hai l’accesso se non in particolari momenti e solo se questo serve a qualcosa in questa vita. T’immagini se tu ricordassi tutto quello che è stato nelle precedenti esistenze? Sarebbe un vero problema e inoltre la vita perderebbe gran parte del suo fascino. Un po’ come andare a vedere un bel film e sapere già tutta la trama, davvero lo troveresti interessante? -.
– A pensarci bene non hai tutti torti – rispondo – anche se talvolta sarebbe utile conoscere il modo in cui una cosa potrebbe andare a finire. Credo che potremmo evitarci tanti dolori -.
– Non esserne così sicuro. Gli essere umani hanno la strana abitudine di provare dolore ogni volta che ripensano a episodi che li hanno fatti soffrire nel passato. T’immagini quanti drammi e momenti di sofferenza in cento vite? -. – Hai ragione – penso io – non lo avevo considerato da questo punto di vista ma ora ne capisco il motivo. Mi viene in mente anche una cosa che mi hanno detto qualche anno fa alcuni amici quando mi sono avvicinato alla religione e alla filosofia buddista, proprio sul motivo per cui non ci ricordiamo le vite passate. Mi fu risposto che era la compassione del Buddha, ma allora non ne ho afferrato il significato. Adesso sì, però, mi è più chiaro. Ogni volta che torno con la mente ad alcuni episodi della mia vita, provo ancora pena per quel che è successo e, a pensarci bene, le probabilità che, durante le vite passate, abbia fatto cose che ora mi ripugnerebbero e che mi causerebbero dolore al solo pensarci, sono molto elevate. Hai ragione, è meglio che tali memorie rimangano separate da noi -.

– Bene, vedo che incominci a comprendere che c’è un motivo per ogni cosa, niente succede per caso, anche se l’essere umano con il suo libero arbitrio cerca in ogni modo di modificare il progetto con il quale ognuno è venuto al mondo -.
– Stai parlando di quella che viene chiamata missione della vita? – chiedo, sperando di scoprire qualcosa in più.
– A volte mi domando perché gli essere umani abbiano l’abitudine di concentrarsi solo sulle cose grandi, assolute, come se oltre a quelle non esistesse altro. Comunque sì, mi riferisco proprio a quello, alla missione della vita -.
– E tu sai perché siamo qui adesso? Sapresti dirmi? – chiedo con trepidazione.
– Io conosco bene lo scopo della mia esistenza, quello che concerne me, ma non quello che riguarda noi come totalità, come “Giorgio” – risponde la voce nella mia mente.
– E chi è che lo sa? -.
– Lo sanno la parte autentica e il sé superiore, ovviamente -.
– Ovviamente – rispondo deluso – e quindi tu non me lo dirai, vero? -.
– Ti ho già detto che non lo so, che lo sa la nostra parte autentica, ma non te lo direbbe neppure lei, altrimenti perché stare qui? Ricorda che ci sono molti motivi e non un solo scopo. Siamo qui anche per risolvere problemi nati nel passato, situazioni aperte e non risolte delle passate esistenze – risponde il mio inconscio in modo calmo, senza alterarsi, come se stesse parlando a un bambino.

Ti riferisci al karma? – rispondo immediatamente io cercando di mostrare che, in qualche modo, conosco le cose.
– Esattamente, questo è il modo in cui lo chiamate voi qui -.
– Per quello che ne so io, il karma è l’effetto delle azioni passate che si ripercuote in questa vita e nelle successive – rispondo, con una nota di compiacimento per il mio sapere.
– Sì, puoi definirlo così. Infatti, ogni azione che facciamo ha un effetto su questa vita e sulle prossime così come ogni azione del passato ha un effetto sul presente. Per essere più precisi, anche un’azione nel futuro ha un effetto sia sul presente che sul passato. Credo però che sia meglio che dimentichi quello che ti ho appena detto, è troppo complesso per la tua capacità di ragionamento -.
– Aspetta, facciamo un passo indietro altrimenti mi confondo. Quindi, se ho ben capito, se nel passato ho ucciso sarò in qualche modo ucciso anch’io in questa vita o nelle prossime? -.
– Non essere così meccanico, così preciso. Lo scopo non è punire ma comprendere, lasciare andare, accettare, accogliere. Vedi, qualunque azione produce una reazione a qualche livello come un’onda nello stagno, quindi prima o poi l’effetto di questa azione ritorna indietro, in qualche modo, come conseguenza delle azioni fatte dalle persone. Se fai qualcosa di molto brutto o di molto bello, t’immagini che ne avrai delle conseguenze. È vero? -.
– Sì, certo, chi la fa l’aspetti, dice il proverbio – rispondo meccanicamente.
– La cosa che, a prima vista, può sembrare strana è che queste conseguenze non s’interrompono con la fine di questa vita ma si protraggono nel tempo, nelle prossime vite e non necessariamente in quella successiva quindi, oltre a un motivo specifico, quello che chiamate lo scopo della vita, esiste per tutti un altro importantissimo motivo e cioè quello di risolvere il karma delle vite passate -.

– E come facciamo a risolverlo? – chiedo interessato, ben sapendo che la lista delle situazioni da sistemare sarà certamente molto lunga.
– Ci sono alcuni modi differenti fra loro – risponde la voce nella mia mente – ma il più comune è quello di riviverlo per poi lasciarlo andare -.
– Riviverlo, significa forse vivere nuovamente quelle situazioni che ho lasciato irrisolte, vivere anche in questa vita quello che ho già vissuto in una vita precedente? -.
– Questo, Giorgio, è uno dei modi possibili, anzi il più comune, ma non è il solo. Potrebbe essere invece quello di vivere una situazione simile ma dall’altro lato della barricata -.
– Puoi farmi un esempio? -.
– Ad esempio, se in una vita passata hai ucciso violentemente qualcuno, magari in una delle vite successive potresti voler sperimentare cosa significa essere ucciso in quel modo, magari dalla stessa persona. Un altro esempio potrebbe essere che, se in una vita precedente hai vissuto una relazione come carnefice nei confronti di qualcuno, in una successiva potresti vivere nel ruolo di vittima. Tutto ciò, per comprendere meglio e poter lasciare andare -.
– Hai parlato molte volte di lasciar andare – penso tra di me – ma cosa significa esattamente e, soprattutto, come si può lasciare andare? -.

– Significa una cosa molto semplice ma al tempo stesso molto difficile per te. Tu lo chiameresti perdonare. Il perdono è il modo con il quale è possibile cancellare gli effetti del karma -.
– Aspetta un po’ – rispondo subito tra il confuso e l’eccitato – mi stai dicendo che, invece di dover rivivere tutte quelle esperienze passate, potrei perdonarmi e perdonare gli altri e, dopo aver fatto questo, sarei libero dal dover attraversare queste esperienze? -.
– Anche se sento il tuo stupore, la mia risposta è sì. Quello che dici è corretto, magari inserirei nella tua frase anche chiedere perdono agli altri -.
– Ah, mi sembrava troppo semplice. Va bene, ma nel caso in cui quella persona non voglia perdonarmi o, peggio ancora, non sia più in vita? In quel caso immagino non ci sia più modo di cancellare il karma – chiedo io. – È così? -.
– Veramente, non importa molto cosa dirà la persona in questione a livello consapevole, al livello dell’ego. Infatti, tu le chiederesti perdono a un livello più profondo che trascende l’esperienza attuale. Se la persona fosse ancora in vita, chiederesti perdono alla sua parte autentica, mentre nel caso fosse ormai morta, lo chiederesti al suo spirito che è immortale. Per esempio, se chiedi perdono a tuo padre, che non è più di questo mondo, la sua parte spirituale, che esiste ancora, potrà perdonarti e lo farà con gioia perché in questo modo non solo sarà cancellato il tuo karma ma anche quello di tuo padre nei tuoi confronti -.
– Ma sei sicuro, mi sembra tutto così facile – intervengo.
– Giorgio, non dimenticarti con chi stai parlando, non sono il primo che passa -.
– Ok scusa, è solo che questa cosa è molto interessante – rispondo, cercando di andare avanti per capire come funziona.
– Quindi, perdonando e chiedendo perdono a una persona che non c’è più, possiamo aiutare anche lei? È così, ho compreso bene? – penso, sempre più preso dalla conversazione.
– Sì, ma non devi necessariamente aspettare che sia tornata a casa. Il perdono è lo strumento più importante per rilasciare il karma -.

– E se invece una persona è in vita ma non ti vuole perdonare? Non puoi obbligarla e ne conosco tanti che sono così – rispondo, mentre la mia mente si affolla di nomi e di volti anche molto vicini.
– Vedi, il tuo compito è di perdonare te stesso e gli altri e chiedere perdono sincero alle persone che hai ferito. Dopodiché tutto ciò che essi faranno riguarda soltanto la loro vita, è di loro competenza. Ma fai attenzione, stiamo parlando del perdono sincero e non di un mezzo per ottenere qualcosa in cambio. Occorre aver compreso i motivi che ci hanno spinto a comportarci in quel particolare modo e anche esprimere dentro di noi l’intenzione sincera di non continuare a comportarci nello stesso modo.
– Ecco la fregatura. Mi sembrava troppo semplice perché fosse vero! – esclamo tra me e me.
– Perché, cosa intendi? -.
– Intendo che l’ultima parte è la più difficile da realizzare, il decidere cioè di non fare più quell’azione che ha creato dolore a qualcuno – rispondo immediatamente.
– Questo è il motivo per cui spesso riviviamo, o meglio, una persona rivive nella vita successiva un trauma analogo ma dalla parte opposta. Tutto ciò aiuta a comprendere anche il punto di vista dell’altra parte, come ad esempio nel ruolo prima di vittima e poi di carnefice o viceversa. Una vittima può legittimamente pensare che il suo ruolo sia più penoso di quello del carnefice, ma quando sperimenta l’altra parte, in una vita successiva, si accorge che è un ruolo diverso ma non meno doloroso. Grazie a quell’esperienza, però, la persona ha, ancora una volta, l’occasione di lasciar andare, di interrompere quella catena di esperienze perdonando se stessa e l’altro, e tutto ciò funziona indipendentemente dal fatto che, in quell’esistenza, abbia assunto il ruolo di vittima o di carnefice nel copione della propria vita -.
– Però – esclamo io – sotto questa luce molte cose, che a prima vista sembravano inspiegabili e senza una ragione, assumono un significato più plausibile. Voglio rifletterci su e, in particolare, vorrei analizzare la mia vita attuale alla luce di quello che mi hai appena detto perché ci sono troppi carnefici e troppe vittime intorno a me -.
– Bravo, sento che stai incominciando a comprendere che tra il bianco e il nero ci sono moltissimi tipi di grigio e che in una relazione, spesso, i ruoli si alternano, oppure rimangono fissi per tutta la durata del rapporto -.
– Mi stai dicendo che siamo vittime e carnefici alternativamente? – insisto io.
– Non sto dicendo questo, molte relazioni si basano su altre dinamiche conflittuali, ma sono certo che non c’è bisogno di entrare nel dettaglio. Sei un uomo, un essere sociale, quindi ne hai sperimentate tante, non solo quella con la tua ex moglie, ma anche con le fidanzate, con gli amici oppure con i colleghi in funzione di quale ruolo interpretavi -.
– Bene – taglio corto io – grazie di queste informazioni, adesso ci dormirò su e poi cercherò di vedere com’è andata la mia vita, anzi, la nostra vita rispetto a questi concetti -.
Non comprendo più se la sonnolenza dipende dalla stanchezza oppure se è un effetto delle tante informazioni che affollano la mia mente.
– Buonanotte Giorgio, sogni d’oro – risponde tranquillamente la voce nella mia mente, il mio inconscio.

Roberto Dondoli – Estratto dal libro Conversazioni con l’Inconscio (Anima Edizioni)

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