Chamtrul Rinpoche ci parla di Buddhismo e vegetarianesimo.

Nel Buddhismo Tibetano la possibilità o meno di mangiare la carne può dipendere dal tipo di tradizione e di percorso che si segue.

Il punto chiave risiede nella motivazione. Il desiderio di riempire semplicemente il proprio stomaco sarebbe una motivazione sbagliata. Il desiderio di agire la non-violenza è invece corretto.

Ci sono alcune situazioni, però, che dipendono dall’ambiente, dalla cultura e così via, di cui bisogna tener conto.

In generale, la carne che eventualmente si può mangiare è quella “pura” ossia non bisogna aver visto, sentito o avere il dubbio che qualcuno abbia ucciso per farci arrivare quel cibo.

I praticanti della tradizione Mahayana sono mossi dall’amore e dalla compassione verso altri esseri senzienti.

Se la motivazione è totalmente pura, mangiare carne diventa possibile e anche se apparentemente sembra un’azione negativa, colui che la compie di fatto sta facendo un’azione virtuosa.

In realtà avere una motivazione pura non è per nulla facile e riguarda esseri evoluti.

Chi vuole praticare il Dharma, dunque, deve diventare vegetariano? La risposta è che essere vegetariani va bene ed è il modo più semplice di salvaguardare i voti, ma è importante capire che la motivazione principale è l’amore la compassione e la pura percezione, i quali se pienamente sviluppati permettono nel caso di non essere vegetariani.

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