Intervento di Viviana Usai e Gian Paolo Del Bianco a “Dialoghi sulla Coscienza” (7-8-9 aprile 2017 – Villa Bertelli – Forte dei Marmi), organizzato da Simona Barberi Eventi.

Tra gli argomenti del video:

Cosa si cela dietro i drammi relazionali? Perché ci sono dei copioni che si ripetono?

La comunicazione non verbale è molto più forte rispetto a quella della parole.

Le reazioni sono azioni che ripetiamo continuamente.

Per esempio, in una coppia durante un conflitto lei potrebbe avere una reazione isterica e aggressiva, e lui una reazione di evitamento.

La fuga e l’esplosione reattiva di rabbia sono la punta dell’iceberg, cioè parti o strategie di difesa. È una lotta per avere ragione, ma nessuno vince e alla fine si perde entrambi.

Lui sa che lei lo aggredirà e lei sa che lui scapperà, e hanno ragione perché hanno imparato a conoscere il copione, ma non come scioglierlo e smontarlo. Paradossalmente il partner vuole che l’altro smonti il copione ma invece si comporta per rafforzarlo.

Una relazione basata su una comunicazione ambivalente invalida la relazione e il partner.

Tre paradossi:

1. Lui dice a lei: tu sei il paradiso, mia moglie è l’inferno però non la lascio ancora.

2. Lei gli comunica impellenza, ansia e pressione, ma gli dice: prenditi tutto il tempo che ti serve.

3. Un altro paradosso è quando due persone sembrano al massimo del conflitto e poi rapidamente ne escono; accade perché non si affronta il conflitto e tacitamente rientrano negli schemi usuali, ma in questo modo il conflitto è solo rimandato.

Spesso inconsapevolmente vediamo l’altro attraverso il filtro della nostra idealizzazione, conosciamo una persona e cerchiamo di appiccicarle addosso un’etichetta invece di vederla per quello che è.

Durante un conflitto chiediamoci: quale pulsante l’altro sta attivando dentro di me?

In una seduta terapeutica la persona porta se stessa, come percepisce sé e gli altri.

Quando ci troviamo a rivivere un copione già vissuto c’è un modello che stiamo ripetendo (coazione a ripetere, diceva Freud); è una pulsione a rimettere in scena la modalità di relazione che abbiamo utilizzato con i nostri genitori o quello che abbiamo visto fra di loro.

Tutte le volte che mettiamo in atto le nostre strategie non siamo in contatto con quello che c’è dietro. Questi meccanismi non ci fanno acquistare fiducia nelle nostre capacità di essere nella relazione e di essere nell’intimità.

La capacità di essere vulnerabili non significa essere fragili, significa permettersi di sentire le proprie paure e ferite.

Essere adulti non significa mostrarsi come forti e invincibili, ma mostrare chi siamo veramente. L’intimità è possibile fra persone adulte.

Quando ci arriva qualcosa che ci ferisce o ci spiazza, o non è come l’avremo voluto, anche noi reagiamo e la velocità della nostra reazione è proporzionale a quanto il copione è stato fissato nell’infanzia.

Durante l’innamoramento facciamo delle proiezioni ideali ma, quando l’innamoramento passa, emergono le proiezioni negative.

Quando in una coppia uno dei due partner comincia a essere particolarmente bisognoso, ha bisogno di connessione, di attenzione, allora l’altro si polarizza nella posizione opposta, avvertendo sempre di più il bisogno di essere libero.

Vediamo allora come il partner dipendente si mette in coppia con uno anti-dipendente e insieme stanno nella dinamica.

In genere il dipendente affettivo ha la ferita dell’abbandono, e l’anti-dipendente ha ricevuto una invasione o un tradimento.

Nel suo apparente bisogno di libertà, l’anti-dipendente in realtà manifesta un’altra forma di dipendenza perché il bisogno di stare da soli in questo caso dipende dal sentirsi soffocati.

Se portiamo attenzione alla relazione, sappiamo quando sta per partire il momento del conflitto, e possiamo scegliere di fare spazio a un momento di luce, di spezzare il copione e cogliere una possibilità di qualcosa di diverso.

Nel sistema nervoso non c’è fissità, sappiamo che il cervello è neuroplastico, significa che possiamo creare nuovi percorsi sinaptici. Con il giusto allenamento, a partire dalle cose più piccole, possiamo cominciare a fermarci, a stare nell’ascolto, a fare spazio a una nuova modalità.
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