Chamtrul Rinpoche ci parla del mantra Om Mani Padme Hum.

“Mantra” è un termine sanscrito che ha due significati: può identificare la continuità del flusso che scorre attraverso l’esperienza della realtà oppure assume il significato di protezione della mente.

La nostra mente attraverso le percezioni è creatrice sia della nostra felicità sia della nostra sofferenza, presente e futura. Secondo il buddismo tibetano gli esseri senzienti ordinari vagano nell’esistenza ciclica del samsara da tempo immemorabile e continueranno all’infinito fino a quando non raggiungeranno lo stato di liberazione, fino ad allora quindi saremo soggetti alla natura del samsara che è quella di sofferenza.

La recitazione dei mantra è un mezzo abile ed efficace che permette di trasformare le percezioni negative mentali in percezioni positive. In questo senso i mantra hanno la forza di agire come protezione della mente dalla sofferenza, controllando le afflizioni e dirigendo la mente verso una percezione positiva.

Ci sono molti tipi diversi di mantra, a seconda delle tradizioni tantriche: krya, upa, yoga, mahayoga e così via. Se per esempio consideriamo il mantra di Avalokiteshvara, in tibetano Chenrezig, diciamo: Om Mani Padme Hum. Chenrezig/Avalokiteshvara è la manifestazione della compassione e della saggezza di tutti i Buddha, i Bodhisattva e gli esseri supremi.

Per il buddismo il mondo è composto da un numero infinito di esseri senzienti che possono essere tutti inclusi in uno dei sei tipi che li caratterizza. Il mantra Om Mani Padme Hum è formato da sei sillabe che hanno la potenza di chiudere le sei porte samsariche dei sei tipi di esseri, ogni sillaba corrisponde infatti a una delle sei perfezioni che gradualmente porteranno a ciò: generosità, disciplina, pazienza, sforzo gioioso, concentrazione meditativa, saggezza.

Attraverso l’amorevole compassione e la saggezza chi è in grado di mettere in atto queste sei pratiche potrà alla fine ottenere la liberazione dalla sofferenza…

La prima sillaba “Om” è composta da tre elementi in unione, e rappresenta la protezione della mente, del cuore, quindi è sia l’oggetto sia il soggetto del rifugio. L’oggetto del rifugio rappresentato da Om sono i tre kaya, o corpi, di Avalokiteshvara: Nirmanakaya, o corpo di emanazione, è il corpo vajra di Avalokiteshvara; Sambhogakaya, o corpo di fruizione, è la parola vajra di Avalokiteshvara; Dharmakaya, o corpo di Dharma, è il cuore vajra di Avalokiteshvara. I praticanti devono purificare le negatività che provengono dalle tre porte di corpo, parola e mente o cuore; nel percorso tantrico è necessario trasformare le apparizioni da percezioni impure delle persone ordinarie a percezioni pure di corpo, parola e mente di Avalokiteshvara. Questo è il significato di Om.

Mani” è composto da due sillabe e significa “gioiello che soddisfa tutti i desideri”, simbolicamente rappresenta la grande compassione di Avalokiteshvara. Quando un praticante recita il mantra è molto importante focalizzare la mente con amore e compassione allo scopo di beneficiare tutti gli esseri senzienti; questo mantra è come un gioiello che ha la forza di assolvere il proprio obiettivo e quello di tutti gli esseri, cioè quello di chiudere le porte della sofferenza dei sei regni dell’esistenza ciclica.

Padme” significa “fiore di loto” e rappresenta la saggezza primordiale di Avalokiteshvara che conosce la vacuità; il fiore di loto infatti nasce nel fango ma poi i petali sono completamente liberi dalla sostanza impura. Allo stesso modo Avalokiteshvara può manifestarsi in uno dei regni del samsara per portare beneficio agli esseri senzienti, ma è libero dalle sofferenze stesse del samsara grazie alle realizzazioni della vacuità del sé e dei fenomeni.

Hum” rappresenta lo stato di realizzazione finale: l’indivisibile unità della saggezza primordiale e del grande metodo di compassione e luminosità, che è anche il reale e ultimo significato della divinità Avalokiteshvara.

Praticando il metodo di amore verso tutti gli esseri senzienti, e con la saggezza primordiale, ci si avvicina alla comprensione e realizzazione della vacuità del sé e dei fenomeni. Il praticante che recita il mantra Om Mani Padme Hum su questa base sarà sempre più vicino a raggiungere le qualità stesse di Avalokiteshvara.

All’inizio il praticante a causa delle percezioni impure di corpo, parola e mente è molto distante dallo stato puro di Avalokiteshvara, ma attraverso la pratica supportata da una pura motivazione il corpo, la parola e la mente ordinari si avvicineranno sempre più al corpo, la parola e la mente puri della divinità. Aumenteranno la compassione e la saggezza e diminuiranno le negatività, fino a che si raggiungerà lo stato di liberazione completa.

Questa è la forza dei mantra, ma il successo dipende dal praticante che deve avere una pura motivazione e le qualità di compassione e saggezza.

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