Conferenza di Alessandro Baccaglini. L’autore presenta il libro La Via dell’Amore Perfetto (Milano, Libreria Gruppo Anima, 22 gennaio 2017).

Per contattare l’autore su Facebook visitare la pagina ufficiale https://www.facebook.com/baccagliniperfectlove/

Per saperne di più sul libro: https://leduetorri.com/prodotto/la-via-dellamore-perfetto/

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Tra gli argomenti del video:

L’insegnamento del Maestro Gesù è un insegnamento spirituale.

Cosa significa “insegnamento spirituale”? Non è un insieme di nozioni, regole, concetti, né una istituzione. È una vibrazione che attraverso la mediazione di un Maestro viene resa disponibile nel mondo materiale.

Il Maestro è colui che si fa canale di una vibrazione spirituale.

L’archetipo incarnato dal Maestro Gesù è l’amore. La vibrazione cristica è l’archetipo del puro amore.

L’insegnamento di Gesù consiste innanzitutto in una vibrazione che oggi è disponibile per tutti.

Crediamo in genere che il lavoro su di sé sia qualcosa di personale. In realtà il lavoro su di sé è mettersi fin dall’inizio al servizio di un insegnamento.

Lo scopo non è risolvere le proprie magagne psicologiche o fisiche, ma “cristificarsi”, ossia divenire canale per la vibrazione cristica.

Ogni lavoro spirituale consiste di due aspetti. Il primo è di tipo ricettivo-passivo, poiché ricevo la vibrazione. Il secondo aspetto è il lavoro attivo, cioè impegnarmi a limare gli aspetti della mia personalità che fanno resistenza.

La mancanza di lavoro attivo genera la dipendenza nei confronti dell’insegnamento o della tecnica, perché non sono in grado di trasmutare la mia personalità e affrontare da solo le emozioni negative.

La vibrazione non può scendere dove c’è una resistenza. La resistenza è una mancata accettazione di una parte di me, è una carica energetica che non voglio accogliere perché fa male. In genere corrisponde a una ferita emotiva inconscia.

La vera sofferenza non è dovuta alle prove della vita, ma è questa contrazione interiore costante che uno si porta dentro, e che è generalmente proiettata fuori.

Dove io resisto a una parte di me non può scendere la vibrazione del cristo e non posso essere a mia volta strumento dell’energia cristica.

Amare i propri nemici significa reintegrare nella propria coscienza quella parte di noi che abbiamo estromesso.

Se percepisco me stesso come una unità, non provo più attrito perché non ho niente a cui resistere, allora il mio cuore è integro e mi fa entrare in quello che è chiamato il Regno di Dio, che non è un luogo ma una esperienza di libertà e gioia.

Quando ci si sforza di amare, veniamo sostenuti dall’energia cristica.

Più noi intensifichiamo la nostra capacità di amare, più lavoriamo per alzare la nostra soglia di tolleranza e per dare di più, più siamo strumenti e meno siamo parassiti della vita.

L’essere umano normalmente gestisce l’energia attraverso l’esternazione o repressione, tipici dell’uomo ordinario. In entrambi i casi il comportamento obbedisce al fatto che non voglio portare a consapevolezza una emozione.

Nell’esternazione l’energia viene scaricata in esterno, perché non sono pronto ad accoglierla. Nella repressione, l’energia viene tenuta dentro e bloccata. Entrambe le modalità avvengono con uno stato di coscienza dove attribuisco all’esterno l’origine dei problemi e agisco in modo automatico.

Esiste una terza possibilità: l’integrazione. Questa può avvenire a seguito di un lavoro attivo, portando consapevolezza a ciò che mi accade dentro.

Gesù ci lascia sette indicazioni precise per fare un lavoro su di sé completo:

1. L’emozione si attiva in modo istantaneo; per lavorare con l’emozione, devo essere cosciente nel momento in cui accade. Gesù spesso dice “vegliate”.

2. “L’operaio ha diritto al suo salario” significa che il mondo per come lo percepisci fuori è la ricompensa puntuale di come sei dentro.

3. “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del fratello e non vedi la trave che è nel tuo?” significa che se vedo qualcosa in un’altra persona che mi disturba in realtà è riflesso di qualcosa di me che non ho integrato.

4. In pratica tutto questo diventa: non giudicate per non essere giudicati. Non giudicare significa essere distaccato dalla mente, non essere identificato con la mente.

5. Porgi l’altra guancia. Vuol dire essere consapevoli delle proprie reazioni. Per fare l’opposto di ciò che verrebbe automatico, sono costretto a essere consapevole di quanto sta accadendo, e quindi rendere consapevole l’energia.

6. Amate i vostri nemici. Quando mettiamo in pratica i punti precedenti, diventiamo coscienti dei movimenti energetici che abbiamo dentro, e questo contatto crea dolore. Il lavoro è accogliere questa sofferenza.

7. Prendete la vostra croce. Significa che è normale che, quando lavoriamo su di noi, all’inizio tutto questo faccia male. Quella sofferenza vuol dire che in realtà stai guarendo. Ogni volta che prendi una piccola croce, sciogli una resistenza e diventi più capace di amare.

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