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Recensione del libro Pratiche Sciamaniche di Alessandra Comneno e Maurizio Balboni, a cura di Caterina Civallero 

 

La mia amica Stefania sa sempre esattamente di cosa ho bisogno, soprattutto quando non chiedo. Ieri pomeriggio ero da lei, mentre il caffè stava venendo su, sale in camera sua e scende con un libro in mano. Me lo apre a pagina 76, lo posa accanto alla tazzina e si volta a prendere la caffettiera. Prendo il libro e leggo il titolo del capitolo: La ricapitolazione. Inizio a leggere e mi trovo di colpo dentro alla descrizione della selva che sto attraversando e ho la netta sensazione che continuando a leggere troverò la via per uscirne al più presto. Mi fermo un attimo per leggere il titolo del libro: Pratiche sciamaniche, con un cenno del corpo approvo la scelta. Non conosco il libro, ma ho la sensazione che sia un buon libro, e così senza nemmeno chiederlo in prestito, il giorno dopo, ne ho una copia tutta per me, regalo della mia magica amica.

Si legge d’un fiato e resto incantata dalla sincronicità con cui trovo risposte a domande che vagavano da tempo nel mio cuore. Provo un profondo senso di comunione su quanto vi è scritto e su come ogni argomento viene trattato. Sento una mano delicata che impugna una matita e scrive senza sosta con dolcezza e premura, la mano di una donna, di una sorella che sa rivolgersi a tutti con grazia e profondità. Non riesco a cogliere il suo volto ma sento che è il suo cuore a parlare. Mi ritrovo all’improvviso nelle intricate foreste mesoamericane e sento la ricchezza di una ricerca che procede da anni. Sento una vita passata a viaggiare, cercare, condividere e scopro, leggendo, che tutte le domande che avevo in tasca hanno una risposta. Alessandra Comneno e Maurizio Balboni, gli autori, hanno fatto un lavoro grandioso: hanno perlustrato con umiltà e grande delicatezza ogni più recondito anfratto della terra, alla ricerca della strada perfetta che conduce alla purificazione dell’anima, e hanno scritto, per chiunque vorrà banchettare fra le pagine, un testo di rara bellezza.

Spesse volte i testi olistici prendono il volo, e nel pindarico tentativo di veleggiare, arrampicandosi su nuvole appiccicose, scivolano a terra senza aver afferrato nemmeno uno dei colori dell’arcobaleno. Pratiche sciamaniche è come un abito da indossare, e non a caso il libro inizia così:

“Come la trama di un tessuto fine è l’Universo, miliardi e miliardi di punti che compongono un grande disegno, un ricamo accurato, cucito con destrezza. Ogni filo collegato all’altro, in armonia ed equilibrio, animato da un unico soffio, un unico respiro, quello della vita, che inspira ed espira energia vibrante, creativa, luminosa e riproduttiva. Ogni punto partecipa all’opera d’arte, alla festa, nessuno è escluso […].

“Una sostanza densa, spessa, quasi un collante, colma ogni punto apparentemente vuoto; il pozzo della vacuità si modella attorno alla materia che a sua volta si accomoda nello spazio infinito. L’Universo, nel Grande Silenzio, sogna se stesso, non ha mai smesso di sognarsi […] Mentre sogna, egli crea e si realizza. La Donna Ragno, così è tramandata la dea della creazione nella tradizione indo-americana, fila la storia della vita, la genera attimo dopo attimo, perennemente, alimentando l’intera cavità del cosmo. Nel grande ventre della Terra, la Luna tesse l’ordine naturale di tutte le cose, mentre il Sole srotola per lei matasse di fili multicolori, utili ad abbellire i suoi ricami.

“Tutto è vivo e collegato. Tutto è in armonia ed equilibrio col tutto. In questo mare di consapevolezza e percezione diretta, ogni parte sa dell’esistenza dell’altra e con rispetto se ne prende cura, realizzando sul piano cosmico, un ordine d’impeccabile qualità e di assoluta reciprocità. All’aprirsi di un varco di scarsità nella Madre Terra, l’intero sistema lo percepisce e, immediatamente, si darà da fare per riequilibrare la disarmonia […].

“Tutto è relazionato, nulla è slegato, nessuno è solo.”

Su queste immagini parte, come un Nagual in cammino, il mio sentire. Percepisco in forte risonanza la parola immediatamente. Ciò che ho appena letto ha una potenza inimmaginabile. Chi ha scritto ha davvero srotolato un filo speciale da un rocchetto grandioso. Sento la forza di questo filo, mi nutre l’istantaneità del conforto. È davvero immediato ciò che si dispone in me mentre leggo. Leggo e vedo il buco che si era creato nel tessuto della mia vita, vedo lo squarcio che giorni fa ha leso la stoffa del mio canto. Ettore, caro amico, quasi fratello, morendo nel dolore di una sofferenza durata mesi, lascia il corpo con dolcezza, ma resta in chi lo ha sostenuto un vuoto immenso. È dolore straziante. È immenso questo scivolare nel dilaniare delle viscere, perdere chi ami è terribile, ogni volta. Non ci si abitua mai, ma d’incanto, di colpo, immediatamente lo strappo si ricompatta, trama e ordito si infittiscono, qualcosa interviene e nel tempo di un sospiro avviene una riparazione, e sento Ettore sorridere da un punto alle mie spalle. Non è lì dove lo avevo lasciato l’ultima volta a guardarmi con quei suoi occhioni densi e immensi mentre mi saluta: “Ciao Caterina”. Ettore è alle mie spalle e mi volta le spalle perché sta giocando con qualcuno. Lui che nonostante i suoi quasi sessantadue anni non era mai potuto crescere come gli altri, ha trovato un luogo in cui esprimersi armoniosamente. Non c’è malattia in lui, né nella testa, né nel corpo. Nessun ostacolo, nessun handicap o anomalia. La Grande Madre Terra accogliendolo lo ha risanato immediatamente e nel momento in cui ho potuto vedere questo miracolo mi sono risanata anche io. Sono serena, adesso so che mai più lo perderò poiché ogni volta che avrò voglia di trovarlo basterà toccare un punto qualunque della grande tela della Vita e lui sarà lì ad aspettarmi e io ad aspettare lui.

Proseguo affamata a leggere il libro che a ogni voltar di pagina mi cambia. Ho sete di finirlo e provo gusto nel nutrirmene.

È un viaggio, un vero cammino di coscienza. E nonostante sia un percorso sciamanico è concreto, lo puoi toccare, stropicciare fra le dita, mentre ti accorgi che sa resistere ogni strapazzo.

Alessandra Comneno è meravigliosa quando nelle ultime pagine del suo libro condivide un aspetto della perdita davvero intenso. La ringrazio per la veloce trasformazione interiore che mi ha donato, perché è solo così che possiamo restare uniti nel tutto, ricucire qualunque strappo e sentirci uno:

“Avvicinati senza timore al mistero del tempo. Non imprigionarti nella linearità di ciò che inizia e ciò che finisce, non tagliarti le ali precludendo il volo della coscienza. Rompi l’incantesimo in cui sei addormentato, vivi nell’atemporalità. Ogni momento è presente, somma del passato e futuro in incubazione. Ecco perché il qui e ora diventa assoluto e quindi l’unico istante reale. Ogni essere umano, non differente da qualsiasi forma di vita della natura, nasce, cresce, si esaurisce nella sua forma vitale e sarà assorbito nel corpo fisico dalla madre terra e nel suo corpo sottile dal mare della coscienza.

“Tornerà a manifestarsi, come fa la primavera ogni anno, tornerà a ricordare, a riprendere forma e a imparare ancora ad abbandonarla […].

“Ognuno di noi è solo una leggenda nel mare della vita. Le pratiche sciamaniche ci aiutano a scrivere la dedica che vogliamo lasciare su questa breve esistenza.”

Caterina Civallero

 

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