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Seguire il cuore significa cambiare il paradigma di pensiero: aprirsi alla possibilità che esiste un modo di vita più incline alla nostra vera natura di esseri spirituali viventi in carne e ossa sul pianeta Terra.

 

Quando facciamo scelte consapevoli e avanziamo seguendo ciò che fa cantare il nostro cuore, procediamo nella vita secondo il nostro piano di evoluzione animico. Tutto parte dal nostro cuore, la nostra parte eternamente collegata all’Origine, vita dopo vita, che prende forma fisica in questo organo meraviglioso di cui tutti, nessuno escluso, siamo dotati. Se dovessi riassumere in una frase il messaggio essenziale ricevuto in centinaia di letture sarebbe: “segui il tuo cuore”.

I Maestri ci incoraggiano sempre a sentire e seguire il cuore, ad agire il sentito e non il ragionato, concetto semplice che sembra essere una delle cose più difficili da mettere in pratica. Soprattutto agli uomini viene difficile seguire il cuore, dar retta al “sentire” sembra qualcosa di sdolcinato, non adatto al “problem solving”, insomma roba da femmine! Loro che, per natura, sono inclini a risolvere e ad agire più che ad ascoltare e lasciar fluire, in questo periodo di crisi del “fare” riscontrano maggiore difficoltà a riscoprire “l’essere”.

La verità sta nel mezzo, si dice, e infatti quando si impara a mettere in comunicazione il cuore con la mente si aprono nuove possibilità, si inizia a vedere oltre i limiti del conosciuto. E questo vale sia per gli uomini sia per le donne.

“Ma cosa significa ascoltare e seguire il cuore?” mi chiedono spesso le persone, che non riescono a distinguere tra mente (che mente) e cuore che percepisce e infonde la verità.

Il cuore parla una lingua a cui non siamo più abituati, una lingua che dobbiamo riapprendere. Il cuore non urla, sussurra. Il cuore è l’intuizione, esprime sentimenti di pace e non di ansia, è il miglior padre e la migliore madre che abbiamo mai avuto. Per riuscire a sentirlo, per distinguerlo dalle urla dell’ego e della mente, dobbiamo creare lo spazio d’ascolto: imparare a prenderci un tempo nella nostra giornata dedicato al sentirci, ad ascoltarci, a rispondere alla domanda “Come mi sento?”, uno spazio per essere e non per fare.

Se questo spazio non ce lo prendiamo, se continuiamo a ripeterci che non abbiamo tempo, il cuore continuerà a segnalarci il suo bisogno di essere ascoltato e lo farà attraverso il corpo, magari sotto forma di dolore fisico fino ad arrivare all’estremo della malattia. L’invito è ad invertire il processo, ad agire in maniera preventiva, comprendendo che essere in contatto con il nostro sentire è una priorità urgente.

Non esiste niente di più importante del seguire il proprio cuore. Il cuore è il collegamento con la Fonte, con la Vita stessa. Non dargli spazio significa morire lentamente. Ascoltare il cuore non significa “avere la testa tra le nuvole” o essere romantici, al contrario: seguire il proprio cuore implica riscoprire i propri talenti e le proprie risorse, trasformare le credenze e sperimentarsi concretamente nella vita sulla terra come esseri multidimensionali quali siamo.

Il cuore ci permette di far ruotare la nostra vita intorno alle nostre aspirazioni più vere e non a quelle della mente condizionata (da famiglia, educazione, società, ecc.), restituendogli il ruolo centrale e dominante che merita, come si è sempre fatto in tutte le civiltà evolute.

Seguire il cuore significa cambiare il paradigma di pensiero: aprirsi alla possibilità che esiste un modo di vita più incline alla nostra vera natura di esseri spirituali viventi in carne e ossa sul pianeta Terra.

È per questo che siamo venuti qui oggi: se avessimo scelto di sperimentarci solo come esseri eterei non ci saremmo calati nella concretezza e nell’illusione di un mondo a tre dimensioni. Ma, proprio perché come anime abbiamo scelto di farlo dal nostro libero arbitrio e da uno “spazio” di amore incondizionato, è conveniente ricordarcelo e seguire la scelta al meglio delle nostre possibilità.

Cristina Vignato

Estratto dal libro Akasha

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