curandero

I Curanderos lavorano per mantenere intatto e in equilibrio il rapporto tra interno ed esterno, tra singolo e comunità, tra comunità e creato. Articolo di Diego Dentico, estratto dal libro Nel giardino delle Curanderas (Anima Edizioni).

 

Il Curanderismo moderno è un approccio “olistico” al benessere che eredita la tradizione medica indigena praticata nell’America precolombiana e che si modificò mescolandosi con le tradizioni popolari europee e africane, nascendo come corpus moderno a sé stante. Per essere più precisi, possiamo utilizzare la parola Curanderismo come un ombrello sotto il quale si rifugiano un’innumerevole quantità di tradizioni locali che si svilupparono in aree diverse dell’America Latina. […]

La parola curandero (e la declinazione femminile curandera) è di origine spagnola. Fa riferimento all’atto di curare, ma anche di tenere servizi religiosi. All’epoca in cui gli Spagnoli invasero l’America, in Europa c’era già stata una separazione tra quella che era considerata la medicina colta, dominio degli uomini, che includeva la teoria dei quattro umori e altre intuizioni dell’antichità greca recuperate durante il medioevo dagli arabi, e la medicina popolare, spesso dominio delle donne (demonizzate come brujas, streghe), fatta di erbe, e di rituali (psico) magici. La tradizione popolare europea è piena di preghiere e riti guarigione, come quello per rimuovere lo spavento, considerato anche dai nativi americani e dagli africani una delle cause della perdita dell’anima, o contro l’invidia, il malocchio e altri disturbi che sorgono nel momento in cui la società non è in equilibrio.

[…] Tanto in Africa quanto in America, le popolazioni tribali avevano sistemi medici e culturali molto avanzati, che guardavano all’essere umano nella sua interezza […] invece che una creatura scissa tra corpo e mente così come Cartesio aveva teorizzato. Sia il sistema medico americano sia quello africano, per esempio, tenevano in alta considerazione l’influenza della psiche[1] sulla salute e davano molto valore a rituali curativi con cui questa veniva richiamata indietro nel caso in cui fosse “fuggita” in seguito a un trauma. Entrambi conoscevano l’esistenza dei batteri – per quanto descritti in maniera diversa: i Lakota usavano fumigare i propri teepee con la salvia bianca, pianta dal potere antibiotico, per evitare di contrarre la febbre, i Totonachi temevano i venti che si sollevavano dalle profondità delle caverne, in quanto carichi di “spiriti di malattia” che si sviluppavano nel guano dei pipistrelli. Entrambi i sistemi utilizzavano capanne del sudore e manipolazioni corporee per depurare il corpo dalle tossine e risistemare ossa rotte. Entrambi, infine, includevano al proprio interno vastissime conoscenze erboristiche trasmesse per secoli per via orale.

[…] Quando gli Spagnoli si spostarono nelle Indie occidentali, schiacciarono con le parole curanderos e brujas tutte le realtà magico-mediche non solo delle civiltà indigene americane, ma anche di quelle africane, importate – anzi, deportate – in America attraverso la tratta degli schiavi.

Esistono ancora oggi diversi tipi di curanderos, ognuno dei quali lavora a livello personale e sociale per un unico scopo: mantenere intatto e in equilibrio il rapporto tra interno ed esterno, tra singolo e comunità, tra comunità e creato. I curanderos, infatti, si adoperano per curare le malattie del corpo e dell’anima, per rimediare ai malefici o quietare uno spirito o un dio furibondo per l’infrazione di un tabù, per dare consiglio attraverso la divinazione o per propiziare la fortuna.

Diego Dentico

Estratto dal libro Nel Giardino delle Curanderas

Libro-Dentico-Giardino-Curanderas

 

Note

[1] Psiche intesa nel suo senso più ampio e originario di Anima, soffio vitale.

 

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