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Cosa sono i sogni? Da dove vengono? Sono un fenomeno del tutto casuale e privo di senso oppure celano un significato nascosto? È importante interpretarli, analizzarli o la loro decifrazione è un puro e semplice passatempo? Sin dagli albori della civiltà, l’uomo ha provato a rispondere a tali domande. Nella psicoterapia del profondo essi sono considerati un elemento fondamentale per la conoscenza di sé e della propria anima.

 

I sogni sono la porta attraverso la quale la parte più intima e profonda della nostra anima comunica con la parte più superficiale e periferica del nostro essere, la coscienza. Lo fa raccontandoci una storia che, per breve o lunga che sia, di certo fa una cosa: ci parla di noi stessi. Una storia che non sempre, anzi forse quasi mai, siamo in grado di comprendere a fondo. Questo accade perché il linguaggio dell’anima non è logico e lineare come quello del pensiero razionale, ma più simile a un codice cifrato, a una sequenza di geroglifici, incomprensibili e casualmente giustapposti, ma solo apparentemente. L’anima, infatti, parla naturalmente tramite immagini: è come un bambino che disegna ciò che gli viene in mente e in cui i personaggi e le situazioni si avvicendano come nelle fiabe più misteriose. I sogni andrebbero letti come una fiaba, come la nostra fiaba personale (o collettiva, nel caso di sogni particolari). Non una fiaba dallo sfondo moralistico, ma un quadro prezioso del nostro infinitamente variegato paesaggio interiore. Diremmo mai che le fiabe sono prive di significato? Anche se non le comprendiamo immediatamente, tuttavia sin da quando siamo bambini esse ci affascinano, proprio perché, come i sogni, esse parlano il linguaggio dell’anima.

Di fronte a ciò che non comprendiamo possiamo avere due atteggiamenti. Possiamo accantonare la questione ritenendola del tutto priva di senso: questo è indubbiamente l’atteggiamento predominante nella mentalità comune. Si tratta di una scelta comprensibile: d’altronde, l’ignoto fa paura. Perché l’ignoto potrebbe voler dire una cosa: cambiare. Ma in ogni epoca e in ogni cultura vi sono stati uomini che hanno invece visto l’inspiegabile e l’ignoto come un invito all’avventura e alla ricerca. Di fatto, è così che si possono fare delle scoperte. Chi si vuole dedicare a un’autentica conoscenza di sé, non potrà quindi fare a meno di fare i conti con i propri sogni, perché è in essi che troverà ciò che l’anima ha da dirgli.

Nei sogni l’anima ha tante cose da raccontare. Purtroppo si tratta di questioni molto scottanti e spiacevoli per il sognatore (questo è indubbiamente un altro motivo per cui, quando si ha a che fare con i propri sogni, prevale la “politica dello struzzo”). Ma, se siamo onesti ricercatori nel campo dell’anima, non dovremmo lasciarci dissuadere. Un vero contadino non abbandona l’orto perché è pieno di erbe infestanti: il lavoro sarà faticoso, ma da lì bisogna iniziare.

Nei sogni l’anima parla tramite simboli. Se sappiamo cosa implica avere a che fare con un simbolo, sapremo che non potremo mai sapere in anticipo o con immediatezza che cosa significhino le immagini di un sogno. I manuali che elencano i significati delle immagini dei sogni sono lo strumento dei pigri, non degli autentici ricercatori dell’anima. Le immagini dei sogni non sono come i cartelli stradali, già pronti per l’uso e decodificati. Nei sogni l’anima utilizza simboli e ogni simbolo è un pozzo inesauribile di significati a volte anche molto diversi fra loro. È questo il motivo per cui da sempre e in ogni cultura i simboli hanno così grande potere di attrazione sull’essere umano.

Chi si avvicina per la prima volta al mondo dei sogni farà bene innanzitutto a non cadere in alcune trappole e frequenti luoghi comuni. Per esempio, la spiegazione dei sogni non si esaurisce nelle eventuali cause che lo hanno scatenato, come un pasto pesante o un film emotivamente intenso e così via. Questi eventi possono eventualmente sollecitare un sogno, ma non spiegano mai sufficientemente le immagini in esso contenute. In secondo luogo, i sogni non sono l’appagamento di desideri nascosti. Questo è stato dimostrato soprattutto dal lavoro clinico di Jung e dei suoi successori che hanno messo in luce che le immagini dei sogni hanno anche significati profondamente diversi. Inoltre non tutti i sogni vanno intesi come premonitori. Anzi, nella pratica i sogni premonitori sono davvero molto rari. Infine, i sogni non hanno uno sfondo moralistico e non intendono dire all’individuo cosa deve fare o non fare o come comportarsi in una determinata situazione.

Un elemento essenziale, che da sempre, in ogni epoca, in ogni cultura e in ogni civiltà viene messo in luce, è che per interpretare i sogni non ci si può arrangiare da soli: l’autoanalisi dei sogni per definizione non è mai “oggettiva”. Il rischio è quello di “parlarsi addosso”. I sogni bisogna quindi scriverli. Poi raccontarli. Sottoporli all’analisi altrui. E sin dai tempi antichi i sogni vengono raccontati non a una persona qualunque, ma a chi, per esperienza e conoscendo le leggi del profondo, può comprenderne le implicazioni interiori per l’individuo.

Gabriele Guerini Rocco
medico psicoterapeuta
drguerini@psicoterapiadelprofondo.it
tel 349 426 8867

 

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