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Dopo secoli di separazione tra il mondo della religione e quello scientifico stiamo assistendo a qualcosa di straordinario: una riconciliazione tra scienza e coscienza, scienza e metafisica, scienza e spiritualità.

 

Dall’epoca di Newton in avanti la scienza ha estromesso il trascendente dalla nostra vita, considerandolo appannaggio solo della metafisica, dell’esoterismo e della religione. Oggi stiamo assistendo a qualcosa di straordinario, a un’inversione di tendenza. Quella stessa scienza che per anni ha negato l’esistenza di Dio ora è arrivata a chiedersi: “Ma è possibile che la realtà che viviamo sia frutto del caso? O invece c’è un’intelligenza creatrice che sta alla base di tutto ciò che esiste?”.

A porsi questa domanda sono soprattutto i fisici quantistici e gli astrofisici, e a ben pensarci è comprensibile che sia così, perché quando si entra nei più profondi meandri della vita e della natura, nell’infinitamente grande o nell’infinitamente piccolo, è pressoché inevitabile arrivare a un punto in cui ci si confronta con il mondo trascendente, arrivando se non ad ammettere almeno a considerare la possibilità di una coscienza che orchestra la vita, una rete di senso che sottende la realtà, che unisce tutto ciò che esiste e che viene prima della vita stessa.

Per il mondo scientifico convenzionale è qualcosa di sconvolgente. Se però è così, se veramente esiste una forza creatrice e organizzatrice, potremmo pensare alle nostre vite come alle onde che emergono da un mare infinito. Sono separate in superficie ma alla base restano sempre legate al mare da cui hanno origine e con il quale, a un certo momento, ritornano a fondersi, forse per diventare successivamente delle nuove onde, che tuttavia non perdono mai la connessione con la loro origine e alla quale un giorno faranno nuovamente ritorno. In quest’ottica, la vita appare come un flusso continuo, senza inizio e senza fine, e nel suo svolgersi, nel suo accadere, tutto ciò che ne fa parte assume un significato, nulla è per caso.

A prescindere dal fatto che queste considerazioni abbiano un’eco oppure no dentro di voi, resta l’evidenza che dopo secoli di separazione tra il mondo della religione e quello scientifico stiamo assistendo a qualcosa di straordinario: una riconciliazione tra scienza e coscienza, scienza e metafisica, scienza e spiritualità. Gli scienziati indagano e in parte iniziano a provare concetti che tutte le grandi religioni (ovvero il loro insegnamento originario puro e non manipolato dall’uomo nel corso della storia) e le filosofie antiche hanno sempre veicolato: la realtà che viviamo non è esattamente ciò che vediamo, come crediamo che sia, non perché non esiste, ma perché con i nostri sensi ne cogliamo solo alcuni aspetti. C’è qualcosa di più profondo, che trova una sua manifestazione in tutto quello che sperimentiamo come mondo materiale.

Noi stessi, noi esseri umani, non siamo solo corpo fisico, non siamo solo materia. Come afferma il mistico Pierre Teilhard de Chardin, “siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza terrena, non il contrario”. Quando estromettiamo il trascendente dalla nostra vita stiamo in realtà negando una parte di noi stessi e quindi stiamo male, non riusciamo a sentirci completi e connessi alla nostra vera essenza. Alla lunga, questa assenza può addirittura condurci alla malattia.

Tengo a precisare che per semplicità qui uso i termini “trascendente”, “mondo spirituale”, “Dio”, “intelligenza creatrice” come se fossero sinonimi, anche se per alcuni di voi forse non lo sono. Naturalmente ognuno darà loro il significato che ritiene più appropriato e sceglierà il termine con cui si sente maggiormente in risonanza. Comunque sia, per quanto mi riguarda è stata un’esperienza straordinaria la prima volta in cui ho visto riuniti su uno stesso palco fisici, biologi, biochimici e filosofi che parlavano di scienza, di coscienza, di trascendente, di Dio, di spiritualità.

Le loro parole comunicavano con le mie due anime, quella che ama la scienza e la ricerca e quella che è sempre stata attratta dal mondo spirituale, non sentendoli mai come due mondi in contrapposizione ma piuttosto complementari l’uno all’altro. Con grande coraggio questi ricercatori e pensatori pongono domande alle quali per ora non sappiamo rispondere con certezza, domande scomode in un certo senso perché mettono in discussione dogmi comunemente accettati, concetti finora considerati certezze. Ma i dogmi, le teorie, le certezze scientifiche non sono mai verità assolute, sono formulati per essere confutati in futuro, alla luce di nuove evidenze che emergono con l’avanzare della conoscenza, della ricerca e della sperimentazione.

Simona Grossi, dal suo libro Biologia Quantica

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