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Il problema che l’essere umano non riesce a vedere, quando è risucchiato nella spirale dell’aspettativa, è che è lui stesso a proiettare illusoriamente la Sorgente lontano da sé, nonostante in realtà ne sia indissolubilmente unito in un solo essere… (Patrizio Cortesi)

 

La più grande aspettativa attuale dell’umanità è che tutto resti assolutamente così. Al contrario, per i Maya esisteva un’unica certezza: tutto per l’uomo è destinato a cambiare. Attraverso le profezie, ci hanno lasciato anche la loro proiezione di come sarà questo cambiamento se l’uomo deciderà di volerlo. Innanzitutto, dovrà riconoscere il suo massimo male, accorgersi di essere malato e quindi intraprendere le cure necessarie per guarire l’odio, l’indifferenza e la separazione attraverso una nuova Coscienza Collettiva di Unità, che si formerà grazie a prove che metteranno i popoli nella condizione di sperimentare la vera aggregazione amorevole. Attraverso la gestione delle proprie emozioni, l’uomo giungerà alla pace totale, in cui il rispetto e la tolleranza – elevate per mezzo dell’alta energia che lo permeerà – lo renderanno immune dalla falsità. Questo comportamento imperniato sull’amore incondizionato farà uscire allo scoperto chi ancora tenterà di resistere al cambiamento, e soprattutto darà modo di applicare fino in fondo un attributo fino a ora poco conosciuto: il perdono compassionevole.

L’insistenza nel voler interpretare il funzionamento dell’Universo attraverso la sola mente umana, che si basa esclusivamente su ciò che è controllato e conosciuto, comporta dal punto di vista spirituale l’inevitabile impatto con forti delusioni. Gran parte di noi è stata educata secondo l’idea che la fatica, il sacrificio e il comportamento remissivo verso gli altri siano i mezzi per ottenere qualche cosa in cambio. Non c’è quindi da stupirsi se, intraprendendo un percorso spirituale, all’inizio ci troveremo un po’ ingenuamente a immagi- nare che il Tutto Assoluto funzioni esattamente come ciò che già conosciamo. Il “problema” per noi umani è che il Tutto Assoluto, invece, funziona senza ego e senza separazione, per cui quando vogliamo coscientemente interagire portando con noi la nostra esclusiva idea terrena dello scambio infrangiamo le sue regole cosmiche e non otteniamo “risposte”. Per questo motivo siamo quasi sempre indotti a desistere.

L’idea dell’amore condizionato, che segue una dinamica secondo cui è la contrattazione il mezzo per ottenere il soddisfacimento dei vari bisogni, ha fino a ora prevalso, in linea con l’idea falsata dell’amore che ha la maggioranza degli uomini. Ancora oggi si è portati a confonderlo con quello incondizionato, che funziona invece senza alcun dubbio o timore di una mancata contropartita. Interazione con il Cosmo significa allineamento umile alla mente dell’Unità Divina che lo regola con le sue Leggi Universali, al di fuori di ogni condizione umana. Ciò in Terra può risultare difficile da immaginare, e ancora di più da accettare per la tendenza all’esclusiva visione duale separata, così tanto praticata dall’uomo. Difficile da immaginare, sì, ma non impossibile. La crescente scossa generata dal Salto Quantico apre un primo varco nella rigida interpretazione del nostro funzionamento nell’Universo per far sì che avanzi in noi la consapevolezza di essere e interpretare il Tutto, in virtù della nostra appartenenza integrata a ciò che esiste.

Nella visione espressamente terrena duale l’avere per il dare (o il dare per l’avere) è diventata la base motivante che muove quasi ogni cosa, compreso gli affetti. Non a caso, è diffusa nell’uomo l’idea che tutto abbia un prezzo e si possa comprare. Questa convinzione per alcuni è così forte da spingerli nell’illusoria idea di poterlo fare anche con l’amore vero. Ma la coesistenza delle due visioni, materiale e spirituale, regge quando abbiamo Fede nelle nostre percezioni, che diventano lo strumento di navigazione-guida all’interno del mondo materiale in cui generalmente si crede impossibile possano coesistere. Questo pone ogni individuo nella conferma di poter seguire il proprio Disegno Cosmico a prescindere dall’essere immerso in una realtà fisica e materiale che insiste con l’idea duale della separazione dal Tutto, perseverando nella sordità spirituale.

Nella delicata e sottile relazione comunicativa con l’interiorità di se stessi, che determina anche la qualità di quella con l’Universo, ha un forte peso il nostro passato terreno, che si ripercuote dentro ognuno di noi. Sia la parte bambina dell’individuo che quella dell’adulto sono coinvolte nelle reciproche aspettative di essere ascoltate o accontentate nelle loro esigenze. Quella che riguarda il bambino di se stessi è focalizzata nel timore della mancanza, derivata dalle volte in cui ci si aspettava qualcosa (dai genitori o dall’intera famiglia) che tardava o non arrivava affatto. Quella dell’adulto invece, è legata all’ottenimento del successo e della realizzazione secondo i canoni che ha appreso: solo il suo raggiungimento fornirebbe alla parte adulta di noi la conferma di essere ricompensato di un così lungo ed estenuante lavoro, dedizione e sacrificio nei confronti dell’obbiettivo che si è posta. L’aspettativa è generata dall’illusione, dalla proiezione e dalla speranza che ciò che dovrebbe accadere si manifesterà esattamente nel modo immaginato ed entro il tempo prefissato. Essa è legata al desiderio umano immediato di dover ottenere quella determinata cosa, ritenuta indispensabile per l’uscita dallo stato di sofferenza o disagio che la mancanza della stessa gli provoca. L’aspettativa nasconde sempre uno squilibrio o una paura che abbassa la certezza del risultato creativo dell’individuo, timoroso di poter andare incontro a un possibile insuccesso.

[…] Tra l’Aspettativa e la Fede esiste una notevole differenza, anche se spesso si è portati a confonderle. Anzitutto, l’Aspettativa è generata dall’ego, che crea un ansioso bisogno di accontentare una proiettata illusoria mancanza materiale o affettiva nei tempi e modi fissati dall’individuo; la Fede invece riguarda l’intero percorso di emancipazione e crescita di se stessi e nasce da una vibrazione così alta che non bada troppo a quello che succede a livello umano materiale, riferendosi direttamente alla forma del Disegno più grande che ci vede tutti protagonisti con un unito senso di appartenenza al Grande Progetto.

[…] il problema che l’essere umano non riesce a vedere, quando è risucchiato nella spirale dell’aspettativa, è che è lui stesso a proiettare illusoriamente la Sorgente lontano da sé, nonostante in realtà ne sia indissolubilmente unito in un solo essere. La difficoltà nel concedersi il risveglio del ricordo di essere inevitabile portatore dell’impronta genetica Divina, per la troppo generosa libertà di azione del proprio ego, lo priva del senso di integrità facendolo percepire distaccato e distante dalla Fonte Originaria, nonché a rischio di smarrimento nell’immensità del Cosmo.

“Mi dà o non mi dà?”, “mi permette o non mi permette?” sono tipiche domande conseguenti a un pensiero che si sviluppa dando per scontato di essere qualcosa di diverso e diviso dalla Sorgente; e il dubbio “mi premia o mi punisce?” ne completa l’opera ingannevole.

Patrizio Cortesi, estratto dal libro Salto Quantico (Anima Edizioni)

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