Intervento di Gian Paolo Del Bianco al convegno Dialoghi sulla Coscienza, organizzato da Centro Mosaica a Lido di Camaiore (LU) il 6-7-8 aprile 2018.

I miti sono storie che parlano di archetipi universali e per questo attraversano il tempo e lo spazio.

Isacco, figlio di Abramo, ha due gemelli, Esaù e Giacobbe. Esaù è il primo a nascere ed è il prediletto del padre, mentre Giacobbe è il prediletto della madre.

Un giorno, approfittando del punto debole del fratello, Giacobbe riesce a carpirgli la primogenitura in cambio di un piatto di lenticchie.

Giacobbe desidera anche la benedizione del padre, che invece è destinata al primo nato Esaù. Per confondere il padre, ormai stanco, vecchio e cieco, Giacobbe si riveste di pelli di animali per sembrare il fratello e ottiene quindi la benedizione con l’inganno.

Per allontanarlo dalla famiglia, Isacco invia Giacobbe da uno zio lontano, ma Giacobbe imbroglia anche lo zio, in maniera tale da diventare ricco. Giacobbe sembra quindi aver vinto su tutti i fronti grazie alla manipolazione e all’inganno.

Giacobbe è anche il favorito del Signore. Fa un sogno dove vede una scala d’oro su cui salgono e scendono gli angeli. Il sogno indica la promessa che Dio fa a Giacobbe: prospererà talmente tanto che i suoi figli diverranno un popolo.

La notte successiva si trova a combattere in una tenda, nel buio, con uno sconosciuto. Nella tradizione si dice che Giacobbe abbia lottato con un angelo e lo stesso Giacobbe lo descrive come se fosse Dio.

Non sappiamo con chi abbia combattuto Giacobbe, potrebbe essere un’allucinazione o una proiezione di sé. Il fatto è che lui combatte tutta la notte. L’altro, a un certo punto, vedendo che non può sopraffarlo, decide di andarsene.

Qui il mito si trasforma in rito. I punti della trasformazione sono:

– Il combattimento, dove per la prima volta Giacobbe non opera inganno né trucco.

– Quando l’angelo decide di andarsene, Giacobbe lo ferma e gli chiede a benedizione, che riesce a ottenere lealmente.

– Lo sconosciuto, l’angelo, non prevale su Giacobbe ma lo ferisce sul nervo sciatico, in modo tale da azzopparlo per il resto della vita.

– Prima di dargli la benedizione, l’angelo cambia il nome di Giacobbe in Israele (cambiare il nome è considerato un atto psicologico potente). Dalla moglie e dalle amanti avrà poi 12 figli che saranno i rappresentanti delle 12 tribù di Israele.

Quando Giacobbe riteneva di avere tutto, gli mancava qualcosa, e ora che invece gli manca qualcosa può far fiorire la sua coscienza. La sua fragilità è il terreno fertile.

Un altro mito, dalla tradizione greca, è quello di Prometeo.

Crono e Zeus, padre e figlio, litigano per il trono. Crono si allea con i giganti Titani, ma uno di questi, Prometeo, si allea con Zeus e lo aiuta a vincere. Riconoscente, Zeus regala a Prometeo la possibilità di creare l’uomo.

Prometeo crea gli uomini e si mostra sempre più protettivo nei loro confronti.

Il fratello di Prometeo, Epimeteo, ha il compito di distribuire le “buone qualità” agli esseri viventi, ma le distribuisce in modo errato e quando arriva il turno degli uomini le qualità sono terminate. Prometeo, allora, ruba ad Atena due virtù da dare agli uomini: l’intelligenza e la memoria. Prende poi le qualità negative come malattia, sgomenti, tristezza, depressione ecc. e le chiude in un vaso (è il vaso di Pandora che verrà aperto in seguito).

Zeus chiede a Prometeo, durante un banchetto, di dividere un bue e scegliere a chi andranno le parti migliori. Prometeo divide la carne dalle ossa; dà la carne agli uomini e le ossa mimetizzate da un po’ di grasso a Zeus. Quando Zeus se ne accorge, decide di punire l’uomo, caro a Prometeo, togliendogli il fuoco.

Prometeo disubbidisce nuovamente a Zeus perché gli ruba il fuoco e lo restitusce agli esseri umani. Zeus decide quindi di far incatenere Prometeo a una colonna, con un rapace che gli becca gli occhi e si nutre del suo fegato che di notte ricresce, quindi è una condanna eterna. Ercole (Eracle) lo libererà, dopo molto tempo, durante le Dodici Fatiche.

Prometeo rappresenta quella parte di noi che non accetta le regole e gli schemi, ma li mette in discussione.

Prometeo e Giacobbe sono le due facce della stessa medaglia. Da una parte la sfida allo schema e al potere, che però deve sapere incontrare l’umiltà e non peccare di orgoglio, e dall’altra la stessa sfida, quella di Prometeo, che deve essere capace di pagarne il prezzo.

Forse vorremmo scansare la lotta con l’angelo (come quella che ha Giacobbe), o rubare il fuoco agli Dei (come Prometeo) senza pagarne le conseguenze, ma il mito ci dice che le esperienze hanno un senso, gli azzoppamenti hanno un senso. Se mi voglio per intero devo incontrarmi anche nella fragilità e nella sofferenza, sapendo che quella esperienza porta con sé un pezzo del puzzle.

Chi sono davvero? Cosa voglio sul serio? Quando queste domande si affacciano alla coscienza, possiamo affrontarle, anche con il rischio di venire azzoppati.

 

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