Meditazione Cromatica

Il percorso dall’io al Sé

Salve, amici! Ecco un piccolo spazio per chi ama i colori e desidera non solo conoscerne le valenze energetiche, psicologiche e simboliche, ma anche sperimentarne gli effetti con le opportune tecniche meditative. Un luogo quieto, tutto nostro, “ritagliato” (come letteralmente significa la parola tempio) dalle attività quotidiane, per ritrovarci (noi stessi e tra noi) serenamente e vivere insieme i colori come teoria e pratica dell’autoconoscenza.

Cesare Peri

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43. LE STAGIONI E I COLORI: LA PRIMAVERA

Se la stagione invernale si può paragonare, come abbiamo visto, a un lungo e fecondo periodo di gestazione (41. Le stagioni e i colori: l’inverno), la primavera rappresenta la metafora universale della nascita e più propriamente, secondo il ritmo della vita, della rinascita.

Se prima il mistero della natura (e dell’esistenza stessa) stava tutto racchiuso in quel nero, rivestito tuttavia dalla potenzialità cromatica del bianco, ora il candore della neve sembra sciogliersi e sprigionare, attraverso le meravigliose scenografie floreali, un mistero più profondo, che si dispiega in un messaggio evidente e insieme enigmatico, quello che spinge il pastore leopardiano a domandare alla luna «a qual suo dolce amore rida la primavera» (Canto notturno di un pastore errante dell’Asia).

La natura, in effetti, pare farsi bella come una sposa per uno sposo invisibile (sopraffatti dall’ammirazione, esitiamo a dire per noi, riducendoci al ruolo di semplici spettatori) e le nozze si celebrano tra il cielo e la terra in una festa di colori. Per noi i colori equivalgono, consapevolmente o meno, ai sentimenti. Ecco allora rinascere la gioia, la speranza, la voglia di uscire, di rinnovamento, di nuove iniziative, di credere ancora che la vita abbia in serbo frutti racchiusi nella promessa dei fiori.

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Da marzo in poi gli alberi ci offrono l’esempio di straordinarie trasformazioni, di rapide metamorfosi. Quell’apparire dei fiori prima ancora delle foglie ci invita alla fiducia, al sorriso, a un orientamento positivo. Che dire poi dei profumi che si diffondono nell’aria, veri e propri messaggi olfattivi? «Nei profumi, o figlio, è l’anima» ricorda un’antica epigrafe greca.

Fra tutti i colori domina il verde, che fa anche da sfondo alle mille sfumature cromatiche. Come ormai sappiamo, è il colore dell’amore e, ponendosi come un ponte tra il giallo e il blu, dal cui contatto prende vita, rappresenta un passaggio dalla dimensione psicologica a quella spirituale: quando il chicco di grano dell’io è maturo, si dischiude per trasformarsi in spiga. E questa evoluzione non è possibile senza l’esperienza dell’amore.

Da una lettura cromatico-simbolica del paesaggio primaverile in primo luogo emerge, dunque, questo significato, con un corollario (verrebbe da dire una “corolla”) di idee che esso comporta: cambiamento, fiducia nel bene, nuova vita. Il verde è il colore dell’equilibrio: cerniera tra i colori caldi e quelli freddi, a livello fisico tonifica tutti gli organi, perché la sua frequenza è quella naturale del corpo in stato di quiete. Ma ha anche una valenza dinamica, che include perseveranza e fiducia in se stessi, come condizioni di quella potenziale trasformazione che lo caratterizza.

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Il verde primaverile annuncia l’amore, ma non è ancora profondo amore, rappresentato propriamente dall’estate nella ruota delle stagioni, dal blu e più ancora dall’indaco in quella dei colori. Sul piano psicologico potremmo perciò paragonare la primavera, in quanto fase transitoria, all’innamoramento, caratterizzato dalla freschezza dei sentimenti e dei colori, da un senso di gioiosa novità e di straordinaria trasformazione, tipici del periodo giovanile. In effetti è questa la stagione che presenta il maggior numero di colori, con una predominanza di sfumature bianche e rosa.

Il posto di primo piano spetta alla primula, che già nel nome rivendica la sua fioritura precoce, ponendo fine all’inverno. Associata all’idea di rinascita e di speranza, e perciò regalata come augurio di fortuna e di prosperità, essa è il simbolo stesso della primavera e bene la rappresenta per la straordinaria varietà dei colori, che comprende il rosso, il rosa, l’arancione, il giallo dorato e l’azzurro, fino al blu, al viola e al lilla. Incantevole anche nella sua veste bianca con un bel giallo squillante al centro e per la caratteristica bicolore. Ogni fiore è associato a un mito o a una leggenda popolare. Nell’antica Grecia si attribuiva l’origine della primula al dio solare Apollo, che l’avrebbe mandata sulla terra per porre fine al gelo: il diffondersi così della primula “magica”, simile a un piccolo sole, avrebbe da allora dato vita al ciclo equilibrato delle stagioni, limitando lo strapotere dell’inverno. Il numero stesso dei suoi petali ci ricorda che, secondo la simbologia numerica, il cinque rappresenta il passaggio a una nuova condizione esistenziale.

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Possiamo ammirare la molteplicità cromatica anche nei fiori bianchi, rosa o rossi della camelia, come pure nei grappoli di fiori dalle tinte vivaci dell’azalea, che presentano tutte le sfumature del bianco, del rosa, del rosso e del magenta.

Che dire poi della gerbera, la parente più vistosa della margherita, che porta in sé tutti i colori primaverili? Il suo “girotondo di petali” va dal rosso scarlatto, arancione e giallo fino al viola e al bianco.

La prevalenza del bianco e del rosa, rispettivamente il colore della purezza e dell’amore spirituale (il bianco contempera il rosso della passione), conferisce alla fioritura primaverile luminosità e una spinta all’elevazione e al rinnovamento interiore, destando l’anelito a liberarsi dalla pesantezza degli egoismi quotidiani. La prima a farsene garante, con umiltà, è la margherita, che fa capolino già alla fine dell’inverno, seguita dal candore dell’anemone, della gardenia e del biancospino, presente sia come arbusto che come albero. A essi si unisce il mughetto dall’intenso profumo, che con in suoi candidi fiori a grappolo, su un gambo racchiuso tra due foglie, appare come un ottimo bouquet da sposa, e il gelsomino, originario della Persia (yasamin), dal profumo stordente, che si arrampica fine a sei metri di altezza.

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Ma la più imponente e incantevole fioritura bianco-rosata è offerta dal ciliegio e dal mandorlo, già nella Bibbia simbolo di promessa e di nuovo inizio, decisi a sconfiggere l’inverno prima ancora di mettere foglie. Il loro messaggio sarà ripreso poco dopo dal pesco con le sue delicate infiorescenze sfumate di rosa e dagli altri alberi da frutto, quali il melo, il pero e l’albicocco.

La purezza del bianco si accompagna all’alta spiritualità del viola nei grandi e solitari fiori della magnolia, con dolci sfumature di rosa. Il viola intenso compare invece nell’omonimo fiore, la viola, che tuttavia, in linea con il policromatico messaggio primaverile, assume le forme e le tinte più svariate, che comprendono il lilla, il bianco, il rosso, il giallo, l’arancio e l’azzurro, con venature e sfumature davvero suggestive. Anche il viola indica un passaggio (colore intermedio tra la materialità del rosso e la spiritualità del blu), più radicale del verde: è il colore dell’essenza, della profondità dello Spirito e della trascendenza. Si trova, non a caso, all’estremo limite dei colori visibili, in prossimità delle radiazioni ultraviolette. Il suo complementare, il giallo oro, simbolo di saggezza, compare spesso insieme al viola in questo semplice, ma in realtà raffinato, fiore, a ricordarci il vero senso del “sapere”.

Il viola si sposa con l’azzurro, il colore spirituale dell’infinito e della verità, nei copiosi grappoli del glicine, originario della Cina e del Giappone, mentre il blu invita con maggiore intensità all’interiorizzazione e alla pace con i fiori della genziana e del fiordaliso.

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Nello splendido mosaico delle tinte primaverili spicca la nota festosa del giallo, il colore più vivo e più simile alla luce del sole, che suscita allegria e ottimismo (è un ottimo antidepressivo), favorendo l’attenzione e la chiarezza mentale. Inoltre racchiude anch’esso una spinta verso il nuovo, un anelito al cambiamento. La prima a lanciare questo messaggio è la forsizia, con i suoi fiori di colore giallo brillante, nativa dell’Asia Orientale.

Il richiamo alla dimensione mentale in questo tripudio di colori sembra un caloroso invito ad osservare tanta bellezza, invece di guardare distrattamente, e ritrovare quel senso di meraviglia e di stupore capace di ravvivare in noi il senso del sacro. «Dio si rivela nella bellezza» afferma Platone e nel giallo della ginestra, della fresia, del narciso e dell’umile tarassaco il suo messaggio sembra rinnovarsi e diffondersi con il sommesso ronzio dell’ape in cerca del primo polline.

Cesare Peri

 

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29/03/18
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