{"id":166,"date":"2015-10-09T09:54:18","date_gmt":"2015-10-09T09:54:18","guid":{"rendered":"https:\/\/anima.tv\/cesareperi\/?p=166"},"modified":"2015-10-09T09:55:23","modified_gmt":"2015-10-09T09:55:23","slug":"9-il-colore-e-il-mito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/anima.tv\/cesareperi\/2015\/10\/09\/9-il-colore-e-il-mito\/","title":{"rendered":"9. IL COLORE E IL MITO"},"content":{"rendered":"<p>Dalla redazione di <em>Anima<\/em>, che dopo il libro sui colori sta ora pubblicando un mio studio sui miti (<em><a href=\"https:\/\/anima.tv\/cat-iframe\/?redirect=\/libri\/__interpretare-mito-cesare-peri.php\" target=\"_blank\">Interpretare il mito, come percorso di autoconoscenza<\/a><\/em>), mi giunge un legittimo quesito che, a dire il vero, finora non mi ero mai posto. La domanda \u00e8 la seguente: <em>dato l\u2019interesse per questi due campi, esiste tra essi un collegamento?<\/em><\/p>\n<p>Il tema mi pare interessante e lo accolgo come una sfida a guardare in profondit\u00e0 dentro di me per capire quale possa essere il denominatore comune tra l\u2019universo cromatico e quello mitologico, tale da appassionarmi in studi e ricerche assidue. Confesso che dopo aver scritto il titolo di questo articolo mi sono\u00a0 rivisto per un attimo bambino, seduto al mio banchetto di scuola, a mordicchiare la penna davanti al foglio bianco\u2026<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/anima.tv\/cesareperi\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/10\/9-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-170 alignleft\" src=\"https:\/\/anima.tv\/cesareperi\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/10\/9-2.jpg\" alt=\"9-2\" width=\"173\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/10\/9-2.jpg 361w, https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/10\/9-2-238x300.jpg 238w\" sizes=\"auto, (max-width: 173px) 100vw, 173px\" \/><\/a>In primo luogo direi che l\u2019esperienza emotiva e simbolica dei colori e quella intuitiva del mito nascono dal <strong>contatto con la natura<\/strong>, dal <strong>senso di mistero<\/strong> e di <strong>sacro<\/strong> che da essa irradia, come una luce che inonda il cuore e la mente dell\u2019uomo, generando sensazioni, pensieri e fantasie. Colori e miti assumono ed esprimono <strong>valori primitivi<\/strong>, <strong>ancestrali<\/strong>, che costituiscono un patrimonio comune, ancora dentro di noi. Essi ci aiutano a esplorare, \u201ccapire\u201d per quanto possibile, il mondo che ci circonda e quello interiore (di fatto un\u2019unica realt\u00e0).<\/p>\n<p>I cosiddetti colori \u201cprimari\u201d, o \u201cbase\u201d (per usare la terminologia di L\u00fcscher), sono radicati nel nostro inconscio da tempo immemorabile, da quando i nostri progenitori si misuravano con i <strong>fenomeni naturali<\/strong>: la notte, con il nero delle tenebre e il blu scuro del cielo, che costringeva all\u2019immobilit\u00e0, e il giorno, con il giallo solare, che spingeva all\u2019azione (colori che ancora oggi hanno, rispettivamente, su di noi l\u2019effetto di rallentare il metabolismo e la secrezione ormonale, favorendo il riposo e quello, al contrario, di aumentarli, generando energia). E l\u2019attivit\u00e0 stessa (lottare, cacciare ed essere cacciati) si tingeva di rosso, il colore del sangue, per esprimere l\u2019attacco (e la vita, come testimoniano i pigmenti ocra usati nelle sepolture primitive) e di verde, il colore della vegetazione, per esprimere difesa e autoconservazione. Culture diverse nel tempo e nello spazio e anche singoli individui possono dare a questi colori valenze simboliche differenti, ma il loro effetto fisiologico resta immutato e uguale per tutti: il rosso e il giallo eccitano ancora il sistema nervoso, con conseguente aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, mentre l\u2019azione terapeutica e calmante del blu \u00e8 ben nota.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-169 alignright\" src=\"https:\/\/anima.tv\/cesareperi\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/10\/9-1.jpg\" alt=\"9-1\" width=\"166\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/10\/9-1.jpg 259w, https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/10\/9-1-241x300.jpg 241w\" sizes=\"auto, (max-width: 166px) 100vw, 166px\" \/>Da queste stesse <strong>esperienze basilari<\/strong>, <strong>cariche di emozioni<\/strong> e in particolare di stupore, nascono i miti, o almeno quelli pi\u00f9 antichi, di carattere naturalistico, che offrono una spiegazione ai fenomeni naturali, al succedersi delle stagioni, al misterioso ritmo che regola l\u2019universo e all\u2019origine dell\u2019uomo e della realt\u00e0 che lo circonda. Il mito sorge cos\u00ec non come semplice favola, ma come protoscienza, cio\u00e8 come primo tentativo di spiegare le cose e rispondere al bisogno di significato che \u00e8 in ogni uomo. Esso fonda ogni aspetto del quotidiano collegandolo a un inizio che appartiene a un tempo senza tempo (quello, appunto, mitico), in cui i protagonisti sono eroi e dei. \u00c8\u00a0in primo luogo storia sacra, \u00a0che d\u00e0 stabilit\u00e0 al presente ancorandolo a quel lontano passato: \u00abE da allora le cose stanno cos\u00ec\u00bb \u00e8 la sua pi\u00f9 frequente, e insieme rassicurante, conclusione.<\/p>\n<p>La stessa radice della parola greca <em>mythos<\/em> rivela l\u2019origine sacra e iniziatica (<em>my\u00e9in<\/em> = \u00abiniziare ai misteri\u00bb) e indica un tacere (<em>m\u00fdein<\/em> = \u00abstare con la bocca chiusa\u00bb, da cui il latino <em>mutus<\/em>) pi\u00f9 che un narrare, tipico invece della <em>fabula<\/em> (dal latino <em>fari <\/em>= \u00abparlare\u00bb). Il mito si esprime per allusioni, proprio come i colori, che sono un \u201cmessaggio di luce\u201d. Entrambi usano il <strong>linguaggio del<\/strong> <strong>silenzio<\/strong>, che invita alla contemplazione pi\u00f9 che alla decifrazione.<\/p>\n<p>Inoltre nei miti troviamo espressi gli <strong>stati d\u2019anim<\/strong>o (gioia, paura, stupore), i <strong>bisogni primari<\/strong> (amori, viaggi, avventure), i <strong>pensieri<\/strong> e le <strong>intuizioni<\/strong> dell\u2019essere umano, caratteristiche e valenze proprie di ciascun colore. Jung, che sosteneva la necessit\u00e0 della conoscenza dei miti nella formazione di un buon psicanalista, attribuisce il blu al pensiero, il verde alla sensazione, il rosso al sentimento e il giallo all\u2019intuizione. L\u2019importanza dei miti per Jung, come per lo stesso Freud, consisteva nella loro somiglianza con i sogni, di cui condividono il linguaggio simbolico. E anche i colori hanno valenze simboliche. Il colore infatti non \u00e8 solo un fenomeno fisico, ma agisce soprattutto a livello emozionale, mentale e spirituale, e affonda le sue radici nell\u2019inconscio.<br \/>\nNel <strong>simbolo<\/strong> dunque possiamo riconoscere un altro aspetto comune (di primaria importanza) al mito e al colore. Il simbolo nella sua essenza \u00e8 qualcosa di molto diverso dall\u2019allegoria, cio\u00e8 da concetti noti trasfigurati sotto il velo di immagini: esso, al contrario, nasce da un\u2019intuizione, da qualcosa che deve essere svelato e che non si lascia mai del tutto tradurre in termini razionali. Gli \u201carchetipi\u201d di Jung racchiudono pi\u00f9 significati e hanno una forte carica emozionale. Analogamente i colori, definiti da L\u00fcscher \u00abil linguaggio emozionale dell\u2019inconscio\u00bb, hanno complessi valori simbolici, corrispondenti alle dimensioni di coscienza rappresentate dai chakra, ed evocano determinate sinestesie. Cos\u00ec, per\u00a0esempio, al rosso, simbolo di vita, incarnazione, radicamento, energia primaria, passione, desiderio, ma anche di sangue, violenza e pericolo, corrispondono un suono vigoroso, un sapore piccante, un odore pungente, ed \u00e8 \u201ccaldo\u201d (come l\u2019arancione e il giallo, che si associano al fuoco e al sole), mentre il blu, il viola e il verde sono \u201cfreddi\u201d, perch\u00e9 ci ricordano il cielo e il mare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-171 alignleft\" src=\"https:\/\/anima.tv\/cesareperi\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/10\/9-3.jpg\" alt=\"9-3\" width=\"121\" height=\"153\" srcset=\"https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/10\/9-3.jpg 393w, https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/10\/9-3-238x300.jpg 238w\" sizes=\"auto, (max-width: 121px) 100vw, 121px\" \/>E proprio nell\u2019<strong>inconscio<\/strong> \u00e8 possibile cogliere un altro elemento in comune: l\u2019associazione tra colori e stati d\u2019animo avviene dentro di noi istintivamente, a nostra insaputa. Se l\u2019inconscio \u201cpensa\u201d per immagini, e il suo linguaggio simbolico si esprime nei sogni e filtra nei miti, esso \u201csente\u201d attraverso i colori, tanto che il \u00abil linguaggio emozionale\u00bb affiora spontaneamente anche a livello conscio attraverso i modi di dire: \u00abvedo rosso\u00bb, \u00absono nero\u00bb, \u00abuna giornata grigia\u00bb, \u00abgli anni verdi\u00bb&#8230; I sentimenti hanno un colore: l\u2019invidia \u00e8 gialla, la paura blu, la rabbia (ma anche la speranza) verde, la felicit\u00e0 rosa.<\/p>\n<p>Ma, a mio avviso, il denominatore comune pi\u00f9 significativo \u00e8 che <strong>sia i miti sia i colori vanno interpretati<\/strong> e la loro complessit\u00e0 non accetta semplificazioni e tanto meno una spiegazione univoca. Qualcosa resta sempre da dire, qualcosa sembra sempre sfuggire e aprire varchi intuitivi verso nuove interpretazioni. E qui sta non solo la ricchezza del linguaggio cromatico e della narrazione mitologica, ma soprattutto la preziosa <strong>opportunit\u00e0 di autoconoscenza<\/strong> inclusa nella soggettivit\u00e0 interpretativa. Infatti nell\u2019interpretare un mito come nel riconoscersi in un colore si avvia un processo di autoconoscenza e vengono alla luce aspetti del nostro mondo interiore: l\u2019analisi diventa autoanalisi, e la lente si rivela uno specchio.<\/p>\n<p><em>Cesare Peri<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/anima.tv\/cat-iframe\/?redirect=\/libri\/__meditazione-sui-colori.php\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-146\" src=\"https:\/\/anima.tv\/cesareperi\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/07\/Libro-Colori-Peri.jpg\" alt=\"Libro-Colori-Peri\" width=\"141\" height=\"200\" \/><\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0<a href=\"https:\/\/anima.tv\/cat-iframe\/?redirect=\/libri\/__interpretare-mito-cesare-peri.php\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-167\" src=\"https:\/\/anima.tv\/cesareperi\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2015\/10\/Libro-Interpretare-Mito-Peri.jpg\" alt=\"Libro-Interpretare-Mito-Peri\" width=\"142\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla redazione di Anima, che dopo il libro sui colori sta ora pubblicando un mio studio sui miti (Interpretare il mito, come percorso di autoconoscenza), mi giunge un legittimo quesito che, a dire il vero, finora non mi ero mai posto. 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