{"id":390,"date":"2017-04-11T12:33:12","date_gmt":"2017-04-11T10:33:12","guid":{"rendered":"https:\/\/anima.tv\/ericapoli\/?p=390"},"modified":"2017-04-11T12:34:06","modified_gmt":"2017-04-11T10:34:06","slug":"45-spietata-madre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/anima.tv\/ericapoli\/2017\/45-spietata-madre\/","title":{"rendered":"45. SPIETATA MADRE"},"content":{"rendered":"<p><em>Malessere lieve, <\/em><br \/>\n<em>nascosto autore <\/em><br \/>\n<em>di un perch\u00e9 furtivo.<\/em><br \/>\n<em>La mia personale freddezza: <\/em><br \/>\n<em>noncuranza che ti celi sapiente, <\/em><br \/>\n<em>ti riveli d\u2019un tratto. <\/em><br \/>\n<em>Sapersi assenti, <\/em><br \/>\n<em>in un attimo <\/em><br \/>\n<em>di vertiginosa presenza. <\/em><br \/>\n<em>Confessione silente, <\/em><br \/>\n<em>ammissione di colpa, forse. <\/em><br \/>\n<em>Oppure no, perch\u00e9 all\u2019ombra sorniona <\/em><br \/>\n<em>del film che scorre, <\/em><br \/>\n<em>nessuna colpa \u00e8 abbastanza sensata. <\/em><br \/>\n<em>Nessuna colpa <\/em><br \/>\n<em>che valga pi\u00f9 d\u2019uno specchio <\/em><br \/>\n<em>d\u2019atroce riconoscimento <\/em><br \/>\n<em>nel ritornello di noi, <\/em><br \/>\n<em>copione omofono di una storia nelle storie. <\/em><br \/>\n<em>Mai cos\u00ec vera, mai cos\u00ec autentica&#8230; <\/em><br \/>\n<em>Cos\u00ec autentica che non si pu\u00f2 dire, <\/em><br \/>\n<em>sarebbe troppo. <\/em><br \/>\n<em>Troppo per la tenacia del tuo volermi brava. <\/em><br \/>\n<em>Invece sono cattiva. <\/em><br \/>\n<em>E fredda, gelida, stronza, indifferente, opportunista&#8230; <\/em><br \/>\n<em>Hai ancora un disdicevole epiteto<\/em><br \/>\n<em> che possa colmare i lunghi anni dell\u2019inganno? <\/em><br \/>\n<em>Un misericordioso negativo difetto. <\/em><br \/>\n<em>Uno splendido errore. <\/em><br \/>\n<em>Un tenace recidivare. <\/em><br \/>\n<em>E ancora <\/em><br \/>\n<em>lasciami <\/em><br \/>\n<em>Madonna e puttana, <\/em><br \/>\n<em>concedimi nel dentro la dea della guerra e quella della fertilit\u00e0. <\/em><br \/>\n<em>E guardami come si guarda fino alla compassione pi\u00f9 spinta&#8230; <\/em><br \/>\n<em>Una spietata madre. <\/em><br \/>\n<em>Lasciami con la donna oscura <\/em><br \/>\n<em>che ha tenuto per mano la bambina. <\/em><br \/>\n<em>Protezione e difesa di una strega<\/em><br \/>\n<em>che dal sempre dei respiri ha permesso il no. <\/em><br \/>\n<em>Furtivo no<\/em><br \/>\n<em>di un incantesimo inconscio, celato, non detto, <\/em><br \/>\n<em>agito e passivo no, <\/em><br \/>\n<em>di chi si sottrae senza sottrarsi.<\/em><br \/>\n<em>Com\u2019\u00e8 dolce adesso<\/em><br \/>\n<em>imparare a dirlo. <\/em><br \/>\n<em>Sillaba ovale, <\/em><br \/>\n<em>no, <\/em><br \/>\n<em>suono rotondo di salvezza. <\/em><br \/>\n<em>No dalle grandi braccia, <\/em><br \/>\n<em>ora che ti pronuncio, esiste un s\u00ec. Lo trover\u00f2.<\/em><\/p>\n<h2>ALLE ORIGINI DELLA POESIA<\/h2>\n<p>No: la parola che i bambini intorno ai tre anni amano cos\u00ec tanto dire, come segno della propria identit\u00e0, come alterit\u00e0 dal mondo che li circonda, come possibilit\u00e0 di identificarsi singolarmente, come coscienza di s\u00e9. Il s\u00ec ha una frequenza di apertura, ricezione, accoglimento ma senza il no \u00e8 scialbo, compiacente, in un certo senso fasullo. Cos\u00ec come non ci pu\u00f2 essere luce senza buio, e nascita senza morte, cos\u00ec <strong>non c\u2019\u00e8 s\u00ec senza un autentico no<\/strong>.<\/p>\n<p>Questa poesia si ispira a tante storie di no trattenuti. L\u2019ho scritta per una donna in particolare, ma li ricomprende tutti in fondo. Lei, bella, con una chioma riccia ramata, un talento nella recitazione, veniva da me dopo anni di psicoanalisi. Aveva perfettamente compreso i suoi meccanismi di <strong>dipendenza affettiva<\/strong>, ma essi perduravano immutati. Nel mio libro sulle dipendenze affettive, all\u2019interno della serie \u201cAlchimia delle relazioni\u201d, racconto pi\u00f9 dettagliatamente la sua storia, ma qui voglio soffermarmi su un particolare che fu, in realt\u00e0, perno di un profondo mutamento.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019ennesimo rovinoso abbandono e mesi di depressione che le erano valsi anche la prescrizione di una terapia antidepressiva, insieme stavamo cercando di raccogliere i suoi frammenti che la stessa paura dell\u2019abbandono ogni volta disperdeva. In quel periodo di grande raccoglimento, ma anche di profondo incontro con il suo S\u00e9 svalutato e piccolo, naturalmente comparvero vari sintomi somatici, tra cui dei dolori alla colonna vertebrale, chiaro simbolo della sofferenza della struttura e dell\u2019autosvalutazione che viveva in lei.<\/p>\n<p>L\u2019incontro con il fisioterapista fu un colpo di fulmine, ma, una volta tanto, per lui. Lui che da quel momento divenne un devoto innamorato, quello che lei avrebbe sempre voluto, presente, affettuoso, dolcissimo. E lei cominci\u00f2 a sentirsi oppressa, a trattarlo con distacco, con freddezza. Ne era infastidita. Fu allora che comprese che al di sotto di quella donna che si credeva bisognosa di cure, protezione, attenzioni costanti, c\u2019era il gelo. <strong>Una donna fredda e scostante<\/strong>.<\/p>\n<p>Come insegna Jung, per ogni qualit\u00e0 che noi esprimiamo, nell\u2019inconscio esiste sempre l\u2019opposto nell\u2019ombra. Quella donna fredda che diceva di no era colei che aveva fatto sempre da <strong>madre interna<\/strong> alla mia paziente. Colei che non le aveva permesso di attaccarsi mai davvero a nessuno, scegliendo per lei persone con le quali sarebbe stato impossibile costruire davvero un legame, in modo tale da non soffrire mai pi\u00f9 come aveva sofferto per le continue sparizioni del padre, che se ne andava e poi tornava, costantemente in lite con sua madre, donna instabile, che alzava anche il gomito nel tentativo di sanare la sua costante depressione.<\/p>\n<p>Lei, che diceva sempre di s\u00ec a quel padre, nella speranza che restasse, lei che non esternava mai un\u2019emozione, per non dare fastidio e poi lo vedeva andare via lo stesso. <strong>Aveva un no dentro, urlato e violento<\/strong>, un no da lacerare i timpani, un no che nella sua vita tante volte anche sul lavoro le era rimasto strozzato dentro, e l\u2019aveva resa quella che si definisce in gergo una passiva-aggressiva, una che ti dice sempre di s\u00ec ma poi si dimentica le cose, ti fa una ripicca, ti tiene il muso, si offende, invalida o sabota un risultato.<\/p>\n<p>Fu solo quando pot\u00e9 incontrare questa madre spietata che al tempo stesso l\u2019aveva protetta insegnandole come si dice s\u00ec senza dirlo davvero e come non si dice no pur dicendolo, fu solo quando la incontr\u00f2, quando <strong>ne riconobbe la forza e la sofferenza<\/strong>, che pot\u00e9 permettersi di dire s\u00ec e dire no quando davvero voleva farlo e valic\u00f2 quella posizione che gli psicoanalisti le avevano detto essere narcisista, ma lei non aveva mai capito esattamente cosa fosse, n\u00e9 sentito cos\u00ec chiaramente.<\/p>\n<p>Fu allora che pot\u00e9 permettersi di amare ed essere amata.<\/p>\n<h2>RIFLESSIONE: LA TUA CAPACIT\u00c0 DI DIRE DI NO, LA TUA CAPACIT\u00c0 DI AMARE ED ESSERE AMATO<\/h2>\n<p>Per questa ragione questa poesia vi invita a riflettere su tutti i no che non dite, o quantomeno che non riconoscete nella vostra vita. Quando non vi permettete di <strong>sentire le vostre contrariet\u00e0<\/strong>, esse restano compresse dentro di voi. A volte accade persino che dite sempre s\u00ec, vi mostrate addirittura entusiasti delle decisioni che gli altri prendono, pur di non rischiare di essere rifiutati e creare disappunto negli altri.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi ha paura anche di obiettare, chi si convince che \u201cgli va bene tutto\u201d, chi spera che gli altri capiscano, chi tenta di dire di no, ma la prende cos\u00ec alla larga che non arriva mai al punto. Il timore \u00e8 sempre lo stesso: <strong>non essere accettati<\/strong>, non andare bene per l\u2019altro. Il risultato? Uno stato di adattamento frustrante che sfocia poi in episodiche esplosioni di rabbia, di solito con chi non c\u2019entra nulla.<\/p>\n<p>Ma, ammesso anche che cos\u00ec abbiate evitato l\u2019abbandono, e poi sappiamo bene che non \u00e8 vero neanche questo, provate a chiedervi<strong> se siete davvero felici<\/strong>, se siete davvero voi stessi. In questo insoddisfacente equilibrio, voi scomparite, la vostra natura \u00e8 soffocata. Al tempo stesso dentro di voi vi sentite sempre vittime infelici degli altri e questa \u00e8 effettivamente, anche se potrebbe non sembrarlo, una forma di narcisismo: al centro ci siete solo voi con il vostro eterno malcontento e la vostra eterna paura di stare male. Seppure contorto e disfunzionale, il vittimismo \u00e8 una forma profondamente egocentrica. L\u2019antidoto \u00e8 quello di iniziare ad agire, a far venire allo scoperto se stessi ed entrare per davvero nelle relazioni, a giocare le partite della vita giocando sul serio, cio\u00e8 sapendo che <strong>nel gioco si vince e si perde<\/strong> e la partita pu\u00f2 anche cambiare faccia mille volte.<\/p>\n<p>Volete che gli altri vi accettino? Che non vi lascino? Ma se non vi fate conoscere per chi siete, per ci\u00f2 che pensate e sentite davvero, chi potranno mai accettare? Un simulacro, un ripetitore di s\u00ec, che per giunta spesso sono anche falsi? E ancora: avere un\u2019opinione diversa, essere critici, non essere d\u2019accordo significa per forza deludere o non accettare? Gli altri in fondo sono come noi: gli altri non esistono come categoria, sono persone esattamente come noi, ognuna unica e irripetibile, tutte accomunate dalle grandi paure e dalle grandi domande della vita, dagli stessi bisogni, dalle stesse speranze.<\/p>\n<p>Come nella storia che ho raccontato alle origini di questa poesia, di solito accade che quando non esprimiamo la contrariet\u00e0, stiamo inconsciamente proiettando la paura di deludere, che \u00e8 legata a qualche figura dell\u2019infanzia, genitori, fratelli. Pensateci ora, identificate questa figura e lasciatela andare. Allora sarete davvero <strong>liberi di vivere il presente<\/strong> e il nuovo che le relazioni dell\u2019adesso vi offrono.<\/p>\n<p>Diversamente vi troverete in realt\u00e0 sempre ad avere a che fare con i fantasmi del passato proiettati nelle persone del presente.<\/p>\n<h2>PROMESSA<\/h2>\n<p>Mi permetto di dire di no.<br \/>\nMi permetto di deludere le aspettative altrui, se sono in disaccordo con ci\u00f2 che sento buono per me.<br \/>\nLascio andare le proiezioni del passato, vedo le persone per ci\u00f2 che sono nel presente.<br \/>\nMi permetto di avere rapporti autentici e spontanei.<br \/>\nMi permetto di dire quello che penso con garbo e fermezza.<br \/>\nMi permetto di amare e di essere amato.<br \/>\nEntro e sto davvero nelle mie relazioni per ci\u00f2 che sono, penso e sento.<\/p>\n<p><em>Erica F. Poli<\/em><\/p>\n<p>Estratto dal libro <em><a href=\"https:\/\/anima.tv\/cat-iframe\/?redirect=\/libri\/__poiesis-psicoterapia-poesia-erica-francesca-poli.php\" target=\"_blank\">Poiesis \u2013 Psicoterapia in Poesia<\/a> <\/em>(Anima Edizioni)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/anima.tv\/cat-iframe\/?redirect=\/libri\/__poiesis-psicoterapia-poesia-erica-francesca-poli.php\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-25401\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-25401\" src=\"https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/poiesis.jpeg\" sizes=\"auto, (max-width: 130px) 100vw, 130px\" srcset=\"https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/poiesis-195x300.jpeg 195w, https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/poiesis.jpeg 600w\" alt=\"poiesis\" width=\"130\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/it.pinterest.com\/pin\/733172014307382279\/\" target=\"_blank\">Credits Img<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Malessere lieve, nascosto autore di un perch\u00e9 furtivo. 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