{"id":641,"date":"2020-05-29T16:44:50","date_gmt":"2020-05-29T14:44:50","guid":{"rendered":"https:\/\/anima.tv\/ericapoli\/?p=641"},"modified":"2020-05-29T17:02:17","modified_gmt":"2020-05-29T15:02:17","slug":"70-perdonare-la-malattia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/anima.tv\/ericapoli\/2020\/70-perdonare-la-malattia\/","title":{"rendered":"70. PERDONARE LA MALATTIA"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/34\/2020\/05\/70-poli-long.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-646\" src=\"https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/34\/2020\/05\/70-poli-long.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/34\/2020\/05\/70-poli-long.jpg 1500w, https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/34\/2020\/05\/70-poli-long-200x300.jpg 200w, https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/34\/2020\/05\/70-poli-long-683x1024.jpg 683w, https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/34\/2020\/05\/70-poli-long-768x1152.jpg 768w, https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/34\/2020\/05\/70-poli-long-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/34\/2020\/05\/70-poli-long-1365x2048.jpg 1365w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a> Si puo\u0300 perdonare una malattia?<\/strong> Una depressione? Un tumore? L\u2019obesita\u0300? La sclerosi multipla?<\/p>\n<p>Si puo\u0300 fare e quando accade, succedono cose straordinarie nella coscienza.<\/p>\n<p>Perdonare una malattia significa permetterle di fare parte di noi, esattamente il contrario di cio\u0300 che siamo abituati a fare quando applichiamo alla cura le metafore della battaglia, che vedono la malattia come un nemico e la cura come una guerra per debellarlo, con il paziente come un bravo soldato che con spirito pugnace deve applicare gli ordini del medico comandante.<\/p>\n<p>Perdonare una malattia significa ribaltare questo paradigma, significa <strong>mettersi nei panni della malattia stessa<\/strong>, personificarla in modo gestaltico, farla parlare, infine arrivare persino a ringraziarla per quanto sta facendo per noi.<\/p>\n<p>Una mia paziente si ricorda bene il giorno in cui le proposi di perdonare il morbo di Paget che affliggeva il suo capezzolo destro. Fu come una scoperta, fu quasi uno shock: cominciare col dire \u201cti perdono per\u201d e lasciar emergere tutta la rabbia, la paura provata, le fantasie piu\u0300 orribili su come si sarebbe potuto deturpare il suo seno con una eventuale progressione di malattia&#8230; proseguire poi chiedendo perdono al morbo stesso, questo sembrava gia\u0300 troppo.<\/p>\n<p>Eppure da farsi perdonare ce n\u2019era e lo scoprimmo insieme: <strong>tutta la paura e la rabbia<\/strong> emerse prima che erano come un non voler guardare, un non voler sentire, un non voler sapere quello che il corpo aveva detto, prima sussurrato, poi urlato con il sintomo.<\/p>\n<p>Le lacrime gia\u0300 scendevano, ma era niente ancora rispetto alla profondissima commozione che sali\u0300 a un acme energeticamente quasi intollerabile, tanta era la sua intensita\u0300, quando le chiesi di entrare nella forma del morbo di Paget, diventarlo lei stessa. Fu li\u0300 che ci fu quasi un gemito urlato: fu investita da una profondissima desolazione, una solitudine, un senso di rifiuto, il contatto con una parte di se\u0301 degradata perche\u0301 negletta, non vista, rifiutata. Fu un\u2019epifania: lacrime e uno stringersi nelle spalle e nelle braccia come a volersi abbracciare, come a riabilitare una parte di se\u0301.<\/p>\n<p>Fu da li\u0300 che le cose cominciarono a mutare radicalmente, anche la risposta alle varie terapie convenzionali cambio\u0300 nettamente.<\/p>\n<p>Si tratta di un <strong>mutamento nella coscienza<\/strong> che, in virtu\u0300 dell\u2019asse psiconeuroendocrinoimmunologico e della biocoerenza quantistica, puo\u0300 mutare la reattivita\u0300 di tutto il sistema biologico.<\/p>\n<p>E\u0300 molto importante che si comprenda come il processo non veda come soluzione l\u2019individuazione di una causa psicologica della malattia, che, come ho gia\u0300 detto nei precedenti capitoli, sarebbe l\u2019equivalente di un\u2019altra equazione meccanicista, semplicemente applicata alla psiche invece che al corpo, ma come muovendo profondamente le dinamiche psichiche si possa avere una trasformazione della coscienza in grado di catalizzare una quota di energia nel sistema molto maggiore di quanto accadesse prima.<\/p>\n<p>Giovanna e\u0300 molto scettica: razionale com\u2019e\u0300, <strong>perdonare il tumore sembra una follia<\/strong>. Ma anche lei, forse con meno <em>pathos<\/em> espresso da Milena, arriva allo stesso punto. Si immedesima nel tumore e lo trova come un feto, pulsante e affaticato, che vuole vivere, non vuole morire, vuole essere tenuto, accolto, chiede di essere aiutato, ha persino paura di lei.<\/p>\n<p>Nadia e\u0300 terrorizzata, non vuole fare la pratica del perdono perche\u0301 teme quello che trovera\u0300. Lo ha sognato il tumore che le parlava, qualche notte prima, e le diceva che c\u2019era un errore nel suo computer, che doveva riconnettersi alla corrente.<\/p>\n<p>Marco ha una <strong>depressione cronica resistente<\/strong>: perdonarla sembra impossibile, ma quando arriva li\u0300, trova un mucchietto di ossa, quelle di suo padre, morto suicida. Macabra visione che gli parla e gli chiede perdono.<\/p>\n<p>E che dire di Giorgia che incontra le sue cellule tumorali durante un\u2019ipnosi&#8230; Le trova inizialmente ostili ma perche\u0301 smarrite: la chiamano sovrana, le dicono perche\u0301 le ha abbandonate ai confini del regno, senza mai andarle a trovare, senza mai fare visita come una brava regina dovrebbe fare ai suoi sudditi. Lei e\u0300 colpita, quasi interdetta: chiamata sovrana si sente imbarazzata, non e\u0300 all\u2019altezza. Invece le cellule tumorali le dicono quanto la amano, quanto aspettavano questo momento. La rassicurano persino, sono loro a dirle quanto si trascura, quanto ha abbandonato e ignorato ingiustamente il suo potere. Del resto la Me\u0300re era giunta a dire che nei suoi dialoghi con le cellule le aveva trovate persino docili&#8230;<\/p>\n<p>Le cellule in ipnosi parlano a Giorgia del sacrificio che stanno compiendo per lei, disposte a tutto, pur di riavere la loro sovrana. Riemerge dall\u2019ipnosi decisamente scossa, e per la verita\u0300 anche io con lei. Eppure dopo anni il suo tumore e\u0300 fermo, non ha piu\u0300 avuto progressioni e lei si chiede in cosa ancora non ha recuperato la sua sovranita\u0300 visto che lo ha fatto in buona parte delle dimensioni della sua vita, cambiandola radicalmente.<\/p>\n<p>E infine Maria, con lesioni gravi da psoriasi: sotto ipnosi vede le lesioni come fossero cavita\u0300 laviche incandescenti nelle quali la materia si fa e si disfa e comprende il senso profondo della sua malattia come tentativo continuo di fare barriera e disfarla.<\/p>\n<p>Il perdono della malattia, cosi\u0300 come l\u2019ho organizzato nella pratica clinica a mano a mano che si co-creava con le persone che giungevano da me, prevede anche la formulazione di una domanda, terribile e magnifica. La stessa che Gesu\u0300 Cristo rivolge a Giuda quando gli dice: \u201c<strong>Quel che sei venuto a fare, fallo subito<\/strong>\u201d. Questa affermazione richiede una preparazione coscienziale ed emotiva <em>ad hoc<\/em>, per la potenza di cio\u0300 che smuove, ma al momento giusto e\u0300 in grado di catalizzare un\u2019energia per il salto quantico davvero impressionante.<\/p>\n<p>Immaginate uno stato di profonda concentrazione, a seguito di un lavoro emotivo gia\u0300 avviato e in un\u2019alleanza terapeutica consolidata: in questo campo di coscienza facciamo risuonare la frase, rivolta alla malattia, \u201cquel che sei venuta a fare, fallo subito\u201d. Ecco che tutte le peggiori paure, le angosce di morte, di solitudine, l\u2019impotenza, la rabbia emergono alla coscienza in un istante e si presentano all\u2019abreazione catalizzando un\u2019energia straordinaria per l\u2019integrazione di coscienza.<\/p>\n<p>Ricordo il caso di quella che chiamero\u0300 Lucia. Mi venne inviata dal suo stesso oncologo. Era stata operata per un carcinoma mammario, e stava facendo la terapia ormonale come da routine. Ma la sua storia aveva scosso anche il collega. Infatti otto mesi prima aveva perso il suo secondo figlio, dopo pochi giorni di vita per un\u2019ischemia, probabilmente legata a un problema di anticorpi rivolti alla placenta. Una terribile diagnosi che la faceva sentire in colpa di avere \u201cucciso\u201d il suo bambino tanto desiderato. Tre o quattro mesi dopo il lutto, la madre di Lucia aveva sviluppato un tumore mammario e dopo altri tre o quattro mesi anche Lucia.<\/p>\n<p>Il collega mi disse che la signora voleva riprovare subito ad avere un altro figlio, interrompendo le cure ormonali, il che avrebbe potuto essere anche fattibile, se non fosse che la signora era davvero in uno stato emotivo molto alterato, con ansia, malessere, irritabilita\u0300&#8230; Quando mi giunse, fu chiaro che il lutto non era stato elaborato: elaborarlo, poter accettare che quel figlio non ci fosse piu\u0300 significava <strong>confrontarsi con la \u201ccolpa\u201d<\/strong> di quegli anticorpi antiplacenta prodotti durante la gravidanza, con la rabbia verso i medici che forse avrebbero potuto accorgersene, con la rabbia per come le era stata comunicata la notizia&#8230; Con il fantasma terribile di essere una cattiva madre, come quella che aveva avuto lei e con la quale ancora il conflitto era aperto.<\/p>\n<p>Fu toccante e intensissimo il <em>breakthrough<\/em> di lutto e poi di rabbia che ottenemmo con la ISTDP. Solo dopo aver mobilizzato tutto questo fummo pronte per perdonare&#8230; se stessa, la madre, gli anticorpi, i medici, la malattia&#8230; che quel che era giunta a fare l\u2019aveva fatto: aprire il vaso di Pandora su una sofferenza che esisteva da ben prima del lutto che sembrava avere scatenato tutta la vicenda.<\/p>\n<p>Capii che avevamo davvero fatto un salto quantico quando Lucia mi chiese se fosse sbagliato l\u2019aver pensato che poteva anche non fare un secondo figlio, visto che ce n\u2019era uno gia\u0300 vivo, il suo primogenito, il quale non vedeva l\u2019ora di stare con lei, che aveva dovuto riprendere a lavorare presto quando lui era nato, per ragioni economiche, e cosi\u0300 sentiva di averlo trascurato. Per questo ci aveva tenuto tanto ad averne un secondo, ora che avrebbe potuto dedicarcisi di piu\u0300 e dimostrare, a se stessa in realta\u0300, di non essere una cattiva madre. Forse era proprio per questo che il secondo figlio non era rimasto in questa dimensione, perche\u0301 lei capisse che non esistono cattive madri, esistono solo madri in difficolta\u0300 e finalmente si perdonasse per come aveva gestito la prima maternita\u0300 e per avere la madre che aveva. E <strong>perdonando se stessa, perdono\u0300 anche la madre<\/strong>.<\/p>\n<p>Il dono piu\u0300 grande del lutto fu di restituirla alla madre che era e che poteva essere, come in fondo le aveva detto col suo linguaggio il tumore che si era manifestato proprio nella ghiandola della madre, in quel seno che rappresenta universalmente la madre.<\/p>\n<p><em>Erica F. Poli<\/em><\/p>\n<p>Estratto dal libro <a href=\"https:\/\/www.ilgiardinodeilibri.it\/libri\/__anatomia-coscienza-quantica-erica-poli-libro.php?x_frame_secure=1&amp;pn=621\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Anatomia della Coscienza Quantica <\/em><\/a>(Anima Edizioni)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilgiardinodeilibri.it\/libri\/__anatomia-coscienza-quantica-erica-poli-libro.php?x_frame_secure=1&amp;pn=621\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-399 size-full\" src=\"https:\/\/anima.tv\/wp-content\/uploads\/sites\/34\/2017\/05\/Libro-Quantica-Poli.jpg\" alt=\"\" width=\"143\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si puo\u0300 perdonare una malattia? Una depressione? Un tumore? L\u2019obesita\u0300? La sclerosi multipla? Si puo\u0300 fare e quando accade, succedono cose straordinarie nella coscienza. 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