Gioia & Benessere

18-LASCIARSI-ANDARE

L’ostacolo con cui dobbiamo misurarci lungo il nostro cammino evolutivo è la quotidianità, perché diventa la sabbia mobile in cui affondiamo e il sasso in cui inciampiamo. Questo blog si propone di dare semi di pensiero da nutrire e suggerimenti da sperimentare affinché il nostro sentire profondo sia allineato con le nostre azioni.

Jose Maffina

18. LASCIARSI ANDARE

18-LASCIARSI-ANDARE
29/03/17

La parola “abbandono” viene principalmente usata con un significato privativo: quando qualcuno ci lascia e rimaniamo soli. Ovviamente questo avvenimento è accompagnato da dolore e ribellione. Forse siamo stati traditi o forse la morte ci ha privato della persona che amavamo. Il senso dell’abbandono richiama deserti e lande oscure, dove tutto è brullo, e sicuramente non è un luogo dove si trova la felicità. Questi scenari tragici avvengono se qualcuno ci abbandona… ma se siamo noi ad abbandonare noi stessi?

Il verbo diventa abbandonarsi ed ecco che il significato della parola cambia totalmente… ma anche da questa azione cerchiamo di fuggire, infatti ci risulta una delle più difficili da compiere; questo perché all’altro capo dell’abbandonarsi c’è il controllo.

La maggior parte di noi vuole il controllo totale della propria vita, siamo sempre vigili e attenti a ciò che ci circonda. Più agiamo nella nostra vita il controllo e meno ci risulta facile abbandonarci, perché per farlo è richiesta totale fiducia.

C’è un test che ciascuno può sperimentare con gli amici: mettevi al centro tra due o più amici, chiudete gli occhi e lasciatevi cadere, abbandonatevi, loro vi dovranno sorreggere. Sembra semplice, ma ci sono persone che non riescono proprio a farlo oppure lo fanno irrigidendosi pronti a riprendere il controllo dell’azione.

Nella nostra esistenza poter avere il controllo è per molti di noi un’esigenza primaria. Questo significa pianificare e organizzare la nostra vita e gli eventi che accadono con determinazione e lungimiranza. Il nostro controllo il più delle volte non si limita solo a noi stessi, ma in larga misura anche riguardo agli altri. Noi non li consideriamo “altri” perché sono le persone che amiamo e il cui destino abbiamo a cuore. Ci sentiamo coinvolti e allora la sofferenza che può derivare dal loro comportamento o dalle loro scelte ci fa sentire in diritto di interferire, perché vogliamo che la loro vita sia sicura e felice, ovviamente secondo i nostri parametri. Ma avere sempre l’attenzione al futuro e alla sua pianificazione ci inchioda a una ritmica ed a un’analisi continua che ci toglie ogni sapore del nostro presente.

Quanto perdiamo in salute, sotto lo stress del controllo, ce lo dicono i rimedi che assumiamo per addormentarci alla sera, o i crampi che ci prendono lo stomaco quando le situazioni ci sfuggono, o il respiro affannoso che ci accompagna, o i mal di testa che ci mettono fuori uso, anche il nostro corpo ci dice che dovremmo lasciarci andare.

Da un punto di vista spirituale l’abbandono significa sciogliere i propri nodi e fluire nella Luce divina, ma ciò è ancora più impegnativo.

Mi capita spesso quando incontro persone che mi portano il loro disagio di capire che l’unica azione da suggerire è arrendersi, accogliere ciò che sta arrivando nella loro vita, abbandonandosi all’esperienza. Nel momento in cui sono in grado di fare ciò, miracolosamente il loro panorama cambia, tutto si scioglie e scorre. Infatti tenere sotto controllo la situazione, pensando che lottare ci farà vincitori, il più delle volte non fa che approfondire il nostro disagio e aumentare la nostra sofferenza.

Arrendersi è un atto coraggioso ma implica la fede nell’abbandono alla nostra Luce interiore, anche se non comprendiamo ciò che avviene nella nostra esistenza.

Quando vogliamo incanalare la nostra vita su percorsi ben delineati, privi di pericoli, dove ogni azione è stata valutata e soppesata, entriamo in una rigidità che blocca la nostra vita, allora l’Universo per farci capire che dobbiamo cambiare deve scuoterci così tanto e così forte che alla fine dovremo mollare, e purtroppo quello era il solo modo per costringerci a farlo.

Controllo e rigidità sono due amici molto stretti, se c’è uno c’è sempre anche l’altro e liberarsi di tutti e due è un’operazione che fluidifica la nostra vita, rompe le dighe che abbiamo costruito e ci rende liberi ed energetici. Meglio metterlo in atto subito, capirlo ora, senza aspettare alcuna lezione dall’Universo.

In pratica

Imparare a lasciarsi andare è qualcosa in cui ci possiamo esercitare. Prima di imparare l’abbandono interno tuttavia dobbiamo provare ad abbassare il controllo esterno.

Suggerisco piccole e banali azioni che, forse, per alcuni saranno difficilissime. Quando non lavorate:

Togliete l’orologio, non temporizzate la vostra vita.
Staccate il cellulare o lasciatelo a casa.
Non datevi programmi con orari fissi.
Non datevi programmi fissi, improvvisate.
Nelle relazioni con i vostri familiari non chiedete gli orari di arrivo o di ritorno a casa.
Siate fluidi all’interno delle vostre giornate libere.
Quando siete fuori imparate ogni tanto a chiudere gli occhi e fatelo anche in casa.

Quando riuscirete a fare queste azioni normalmente, potrete provare l’esercizio che ho accennato prima: circondati da amici, lasciatevi andare, meglio se all’indietro e con gli occhi chiusi.  Potete farlo anche sul vostro materasso o nel mare con l’acqua alle ginocchia. Ascoltate il vostro corpo. Come vi lasciate andare? C’è abbandono o siete ancora all’erta? Provate e riprovate, finché cadrete come sacchi molli.

Tra i Fiori di Bach ve ne è uno, Holly, che aiuta ad aprirsi all’Amore Universale, questo significa andare oltre noi stessi e abbracciare e compenetrarsi con il Tutto.

Un altro fiore di Bach che aiuta a fluidificare i nostri pensieri è Rock Water. Sentiremo le nostre rigidità sciogliersi e diventare liquide e saremo pronti ad abbandonarci.

Entrambe si assumono puri una goccia direttamente sulla lingua, magari uno al mattino e uno alla sera.

Jose Maffina

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Immagini reperite via web

17. RICOMPENSA SÌ, RICOMPENSA NO

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24/02/17

Molti di noi pianificano la propria vita inseguendo obiettivi che diano alla fine l’ottenimento di ciò che desiderano.

Lavoriamo duramente e a volte nel fare ciò trascuriamo altri aspetti della nostra vita, perdiamo giorni e anni preziosi, e quando arriviamo al traguardo abbiamo un po’ di amaro in bocca: la realtà che ci circonda non è proprio quella che immaginavamo e ci chiediamo perché non riusciamo a godere fino in fondo di ciò che abbiamo ottenuto.

Analizzando bene le nostre azioni, ci rendiamo conto che abbiamo lavorato solo per la ricompensa. Non abbiamo scelto una linea di comportamento perché la ritenevamo giusta, ma solo perché era la strada per raggiungere l’obiettivo.

Da un punto di vista materiale abbiamo ottenuto ciò che volevamo, ma tutto quello che abbiamo dovuto fare o “non fare” ora pesa come un macigno. Per avere un lavoro importante abbiamo trascurato i nostri affetti, e il nostro cuore è un deserto. Forse la casa in cui viviamo ci dà la sicurezza che cercavamo, ma abbiamo sacrificato i nostri divertimenti e tutte le esperienze che erano alla nostra portata.

Se da un punto di vista materiale riusciamo a ottenere la nostra ricompensa, che il più delle volte ci delude, da un punto di vista spirituale essa ci sfugge sempre. Non riusciamo a capire che non è il risultato dell’azione la ricompensa, ma l’azione stessa.

17bIn ambito spirituale ci sforziamo in percorsi vari cercando l’evoluzione. Aneliamo a provare esperienze divine o ad acquisire una vista sovrannaturale, e invece rimaniamo lì, sempre al palo, e non troviamo la strada per questa benedetta Illuminazione.

La disciplina a cui ci sottoponiamo può essere solo una scelta che abbiamo fatto in quanto vivere in quel modo ci fa stare bene, perché, se così non fosse, dovremmo cambiare le cose che facciamo nella nostra vita. Non dobbiamo essere buoni per guadagnarci il Paradiso, ma compiere azioni che ogni giorno ci rendono felici, creando gioia per noi e per gli altri, e in questo caso il nostro passo non sarà verso la Luce ma sarà di Luce.

La ricompensa spirituale viene solo quando non la cerchiamo: viviamo la nostra vita rettamente, soddisfatti ogni giorno delle nostre  azioni, di noi stessi, sempre accoglienti con ciò che l’Universo ha pronto per noi. La ricompensa ci coglie all’improvviso, essa non è un dono, non è un guadagno, è l’espansione della nostra energia e in quel momento comprendiamo che va tutto bene, che siamo nel posto giusto e che il nostro cammino è completamente illuminato.

Potremmo chiederci: c’è contraddizione tra la teoria che ciascuno di noi può creare il proprio futuro di abbondanza, e la necessità di sviluppare il distacco dal risultato ovvero dalla ricompensa? La risposta è no. Perché quando noi proiettiamo l’immagine di abbondanza che sentiamo come già raggiunta, noi siamo nell’azione e abbiamo la consapevolezza profonda di avere già tutto ciò di cui abbiamo bisogno. In questo tipo di atto c’è l’affidamento totale all’Universo e si è pronti ad accettare qualunque sua risposta.

È diverso invece operare con la percezione che agire in quel modo ci porterà un vantaggio qualsiasi esso sia. La ricompensa cercata è in questo caso la condizione per compiere questa azione, mentre il nostro agire dovrebbe essere comunque scelto a prescindere dal risultato.

Quando una persona è gentile con qualcuno, lo fa perché il suo animo è gentile; se chi è stato beneficiato dice grazie è come se un cerchio di energia si chiudesse. Agiamo quindi a prescindere dalla ricompensa, ma se siamo noi a ricevere ricordiamoci sempre di dire grazie e di dare il giusto apprezzamento; chiuderemo così il cerchio energetico che solo in questo modo potrà diventare un vortice caricato dalle due energie: quella di chi ha dato e quella di chi ha ringraziato e apprezzato.

Come riuscirci

17cQualcuno potrebbe obiettare che la ricompensa è il principio della semina e del raccolto. Quale seminatore non si aspetta di raccogliere ciò che ha seminato? La risposta è nessuno. Ma il principio della semina e del raccolto si basa fondamentalmente su due punti: il primo è che ciò che seminiamo sia un buon seme, il secondo è che la probabilità del raccolto sta negli eventi esterni, nelle mani dell’Universo, che potrà mandare la pioggia per nutrirlo e il sole per generarlo. Noi siamo solo coloro che scelgono un seme buono e lasciamo poi che gli eventi facciano il resto pronti ad accogliere qualsiasi risultato.

La saggezza dell’Oriente a questo proposito è molto chiara e ci dice “Non lavorare per il frutto della tua azione”. Questo  è uno dei dettami contenuti nel Bhagavad Gita, il testo sacro agli induisti, ma come abbiamo visto prima è una delle cose più difficili da mettere in pratica. Come riuscirci allora?

Anche in questo caso come in altri precedenti articoli vi consiglio la tecnica ASI (“Azzeramento degli schemi interiori”), a cui faccio spesso ricorso proponendola quando i muri interiori che dobbiamo abbattere sono molto radicati e ardui da vincere.

Mettiamoci davanti allo specchio e guardandoci diritto nelle pupille diciamo a voce alta, per 30 volte di seguito, per 21 giorni consecutivi, questa frase:

“Le mie azioni sono guidate dalla mia Luce interiore e le affido all’Universo per qualsiasi soluzione”.

A poco a poco vedremo nascere dentro di noi un distacco dal risultato e ci occuperemo solo di agire per il meglio. Se saltiamo un giorno dovremo ricominciare daccapo; i 21 giorni devono essere ininterrotti.

L’essenza floreale del Pacifico che può aiutare in questo caso è Fuchsia, che ci sintonizza con i nostri ritmi interiori. Possiamo riconoscere la voce dell’ego e abbandonare i nostri “dovrei” per seguire ciò che vogliamo veramente.

Jose Maffina

 

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16. CAMBIAMENTO

16-Cambiamento
23/01/17

Ho sentito spesso persone affermare che per loro cambiare era impossibile, convinte che il cambiamento significasse essere un’altra cosa da ciò che erano. Infatti molto spesso consideriamo il cambiamento come un processo che snatura il nostro essere. Riteniamo che il desiderio di cambiare presupponga che disconosciamo il nostro valore, volendo diventare qualcosa di diverso. Così rimaniamo aggrappati alle nostre concezioni di vita, alle nostre abitudini, ai nostri gusti, al nostro aspetto e perdiamo quindi ciò che significa cambiamento in senso profondo.

Noi siamo il prodotto della nostra cultura e frutto delle nostre esperienze che, a volte, anziché allargare il nostro orizzonte, lo restringono. La nostra essenza ha poco a che vedere con ciò che ci ha formato. A livello fisico il cambiamento è la trasformazione naturale e continua del nostro corpo che, in ogni caso, dobbiamo mantenere sano e agile. Tuttavia alcuni di noi non riescono ad accettare il passare del tempo e ad essere in sintonia con i riti di passaggio. Dovremmo, invece, cercare di capire il valore del capello bianco, che forse non farà più di noi un oggetto carico di sex appeal, ma ci renderà allineati ai nostri pensieri che dovrebbero essere diventati più saggi. Le rughe del volto sono la nostra storia, le nostre battaglie, parlano di noi, di come la vita è passata su di noi, ne dovremmo essere orgogliosi.

16-Cambiamento2A livello mentale il cambiamento significa non farsi condizionare dai concetti radicati dentro di noi come sassi, ma essere aperti e pronti alle sperimentazioni e all’accoglienza di nuovi spunti e nuove idee: percorsi mentali diversi che aprono la nostra visuale del mondo. Ma ciò può avvenire tuttavia solo se c’è conoscenza. Significa che possiamo cambiare noi stessi solo se andiamo a fondo dei nostri meccanismi interiori. Siamo come orologi sfasati e per ritornare al ritmo armonico della nostra essenza dobbiamo sapere chi siamo. La percezione del nostro essere ci mette in grado di accettarci e poi in seguito di mutare verso un’armonia interiore. Non dobbiamo quindi vederci come orologi guasti da buttare, ma come oggetti da riportare al loro naturale ticchettio. Il cambiamento diventa allora l’esigenza che ciascuno di noi sente quando ci sembra che la vita ci stringa impedendoci di camminare, il passo si fa pesante e l’orizzonte si restringe. Siamo come bloccati in una stanza chiusa e allora apriamo le finestre e cambiamo l’aria, ci renderemo conto che solo noi ci poniamo dei limiti e nulla ci può fermare se non siamo noi a permetterlo.

A livello spirituale il cambiamento è lasciare che il flusso ci porti verso il nostro compito, dovremmo quindi abbandonarci e lasciarci guidare verso la giusta meta. Il vero cambiamento a questo livello è la resa. Tale processo potrebbe essere ostacolato se ci rifiutiamo di seguire il disegno dell’Universo compiendo azioni che deviano, complicano, rallentano e rendono difficile il nostro cambiamento naturale. Affidarsi ed essere in accoglienza fluidifica questo percorso di trasformazione che avviene a tutti i livelli, oltre che a livello spirituale, e ci permette così di perseguire il nostro cammino evolutivo. Il benessere è seguire l’onda di mutamento, riconoscendo nel disegno dell’Universo la risposta alle inquietudini della nostra vita quotidiana.

Teniamo presente che per iniziare un cambiamento nella nostra vita ci sono tre regole base che dobbiamo seguire e a cui non possiamo sottrarci: volere il cambiamento, essere disposti a cambiare e infine essere pronti a faticare per riuscirci. Se le mettiamo in atto, abbiamo già vinto.

In pratica

Una delle cose più difficili per tutti noi è accogliere la trasformazione e mettere in moto il cambiamento. Preferiamo rimanere in uno stato di “disagio conosciuto” piuttosto che lasciarlo andare e metterci in gioco su nuove prospettive.

La tecnica ASI (Azzeramento degli Schemi Interiori) può aiutare ad aprirci. Mettiamoci davanti allo specchio e per 21 giorni consecutivi, guardandoci fissi nelle pupille, ripetiamo per 30 volte di seguito questa frase: “Sono pronta/o e aperta/o al cambiamento. Lascio entrare nella mia vita nuove idee e nuove esperienze”.

Cominceremo a poco a poco ad abbassare le nostre resistenze e saremo pronti al flusso del cambiamento. Tuttavia dobbiamo tenere in conto che uno degli ostacoli per il cambiamento è che noi lo vogliamo vedere immediatamente. La costanza nel perseguire il nostro obiettivo è faticosa e noi ci stanchiamo, vorremmo che il cambiamento avvenisse subito, senza alcuna fatica.

Quando propongo la tecnica degli azzeramenti interiori le persone sul momento si spaventano perché il percorso dura 21 giorni. Sembra un tempo infinito, ma è quanto serve al ricambio delle nostre cellule, e noi attraverso le frasi che diciamo possiamo cambiare totalmente la loro memoria. Per il cambiamento ci vuole costanza e impegno, e non mollare mai lungo il cammino. Infatti nella tecnica dell’azzeramento degli schemi interiori se salti un giorno devi ricominciare daccapo. La sequenza dei 21 giorni non può essere spezzata.

Per i più pigri, quelli che vogliono impegnarsi poco, ci sono sempre i Fiori di Bach e in questo caso se facciamo resistenza al cambiamento Walnut viene in nostro soccorso. Ci permette di voltare pagina e affrontare la trasformazione con accettazione e grande apertura. Possiamo sicuramente farcela a prenderne una goccia pura direttamente sulla lingua una volta al giorno… Che ne dite?

Jose Maffina

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15. BABBO NATALE ESISTE?

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21/12/16

Babbo Natale esiste? La risposta dovrebbe essere facile: “Sì!”, anche se potrebbe farvi sorridere. Infatti tutto ciò che ci circonda ce lo conferma. La sua figura invade le vetrine, le strade, gli scaffali dei negozi e la pubblicità. Eccolo lì sorridente che ammicca bonario. I bambini lo sognano, lo invocano e gli promettono un buon comportamento per convincerlo a portare loro ricchi doni. Come potremmo allora dire che non esiste? Ha preso corpo nella tradizione, si è manifestato come principio di ricompensa, come spinta a cercare dentro di noi il meglio. Quando pensiamo al Natale immediatamente l’immagine e la sensazione che riceviamo è legata all’Amore e all’Abbondanza.

Durante questo periodo cerchiamo di accedere alla nostra parte migliore, cerchiamo di essere più buoni, più tolleranti, più accoglienti. Questo è già un piccolo miracolo che Babbo Natale riesce a sortire. Lui rappresenta un’energia positiva che invade questi giorni, anche se qualcuno potrebbe vederne solo l’aspetto consumistico e non intravederne l’aspetto più sottile.

Quando sentiamo il bisogno e la necessità di mettere in campo il meglio di noi, stiamo facendo un’operazione molto profonda, direi quasi titanica. Allora dovremmo arrenderci al Natale e a tutte le sue atmosfere, cercando di goderne e cercando proprio di entrare in sintonia con questa spinta a essere più buoni.

babbo3Magari questo sforzo ci può far capire cosa manca nella nostra quotidianità, per poter applicare questa filosofia sempre. Potremmo riflettere su come ci relazioniamo con il mondo. Prendiamo o diamo? Più fatica faremo e più vuol dire che viviamo ciò che è fuori di noi come o qualcosa che vogliamo tenere a distanza, o come un luogo dove approfittarsi il più possibile.

Babbo Natale ogni anno ci ricorda che ciò che diamo ha più valore di ciò che prendiamo; ma ricorda anche, ad alcuni di noi, che dobbiamo essere aperti ad accogliere ciò che ci viene dato, consapevoli che ne siamo degni. Natale potrebbe diventare la nostra tendenza interiore: cercare dentro di noi il meglio e spenderlo nel mondo.

L’augurio che posso fare a tutti è che Natale sia per sempre, ogni giorno. Ciò ci permetterà di relazionarci in modo armonico sia con noi stessi sia con gli altri.

In pratica

Ma come possiamo entrare in sintonia con questa festa? Se per molti quando arriva è gioia, per alcuni invece è un vero e proprio incubo. Per qualcuno significa entrare in un profondo stress, regali da comprare, pranzi o cene da organizzare.

Non si ama il Natale anche quando siamo rimasti soli, perché abbiamo perso chi ci amava e chi amavamo. Il Natale allora colpisce nel cuore come una lama perché non porta gioia ma solo rimpianti.

Per una ragione opposta Natale diventa un incubo perché si sa che “Natale con i tuoi e….”, così  dobbiamo sottoporci alla tortura di stare in famiglia, con parenti che vediamo magari solo in quella occasione, passiamo il tempo ascoltando gli acciacchi delle zie o gli sproloqui delle cugine, e mentre siamo lì l’unico pensiero positivo che riusciamo a formulare è che, per fortuna, Natale arriva una sola volta all’anno.

La floriterapia in questo caso ci aiuta tantissimo. Holly è il fiore di Bach che ci permette di aprirci all’Amore incondizionato, mentre Beech dissolve il giudizio e le critiche dentro di noi aiutandoci a relazionare con gli altri in modo amorevole.

Infine per allontanare ogni stress, e non solo a Natale, viene in nostro soccorso Rescue Remedy: le ansie scompaiono, ci sentiamo centrati e rilassati, pronti ad affrontare le code nei grandi magazzini, allora quella benedetta lista di regali non ci sembrerà più un rompicapo ma un bellissimo modo per esprimere il nostro amore per gli altri.

Prendete i Fiori di Bach sempre puri, una goccia direttamente sulla lingua, oppure una goccia in un bicchiere d’acqua da sorseggiare.

Jose Maffina

 

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14. SCEGLIERE

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22/11/16

Scegliere può creare i più profondi tormenti, poiché ogni volta abbiamo la percezione che sbagliare può comportare la nostra infelicità. Sappiamo che ciò che decideremo condizionerà la nostra vita e questo rende la nostra mente un mulinello di interrogativi.

Prima di tutto, però, dovremmo chiederci: “Ciò che scegliamo renderà la nostra vita armoniosa e serena?”

Quindi non “più ricca”, non “più gratificante”, ma solo più ricca di centralità, più in linea con ciò che sentiamo nel profondo. La scelta, così, ci dovrebbe venire più facile, perché se non bariamo con noi stessi, dentro sappiamo cosa è giusto per noi.

Questo vuol dire che, se noi veniamo primi nella lista della nostra vita, ciò che pensiamo sia il giusto per noi tiene in minimo conto ciò che pensano gli altri sia giusto.

Sceglieremo allora il lavoro non perché è un’occupazione che ci fa guadagnare tanto ma ci fa morire dentro; lo sceglieremo perché ci rende ogni giorno felici anche se guadagniamo di meno. Diremo sì al nostro partner, non in base alla sua posizione o al suo conto in banca, ma valutando quante sono le affinità che ci uniscono e ci arricchiscono. Seguiremo gli affetti e non la ricerca del potere.

Se è il cervello ciò che usiamo per scegliere, dobbiamo capire quale stiamo usando, visto che di cervelli ne abbiamo ben tre. Uno è il cervello che si trova all’interno della scatola cranica. Il secondo cervello è nell’intestino; tenete presente che  l’intestino e il cervello sono fatti della stessa materia, quella che comunemente viene chiamata “la materia grigia”. Poi c’è l’ultimo cervello, il terzo, che è nel cuore, infatti è stato scoperto che nella sua punta ci sono ben quarantamila neuroni .

Possiamo dunque essere guidati nelle nostre scelte dalla razionalità, dall’istinto o dall’intuito, ma qual è la differenza?

Noi privilegiamo la razionalità che è la nostra più affidabile consigliera. Siamo sicuri che un buon ragionamento, il soppesare i pro e i contro, ci eviterà di sbagliare.

Il secondo, l’istinto, è stato da noi dimenticato o forse non lo riteniamo importante, in ogni caso molti di noi di lui non si fidano. L’istinto è la nostra parte animale, le sensazioni che proviamo non sono filtrate dalla mente. Gli animali se ne servono in ogni circostanza della loro esistenza, come gli uccelli che costruiscono il nido in un luogo che deve rispondere a caratteristiche identificate solo dal loro istinto. L’esposizione che scelgono non è frutto della ricerca razionale del Nord o del Sud, loro non conoscono i punti cardinali, ma li sentono nella loro valenza. Per noi umani l’istinto è il balzo indietro che facciamo quando stiamo attraversando la strada mentre sopraggiunge un’auto che non avevamo visto.

Il terzo cervello, l’intuito, è invece una qualità della coscienza o del nostro profondo, qualsiasi sia il modo in cui preferiamo chiamarlo. Veniamo guidati dalla nostra voce interiore che ci dice cosa fare. Affidarsi all’intuito permette alla sincronicità di manifestarsi, quell’accadere che è sulla nostra strada e ci conduce nel luogo dove dovremmo andare.

Ma anche in ambito spirituale siamo spinti alla scelta e obbligati a identificarci sotto una bandiera. Chi siamo? Buddisti, cattolici, protestanti, mussulmani, induisti… “Chi siamo?“ ci chiedono insistentemente; perché se non scegliamo non abbiamo credibilità in ciò che affermiamo.

Chi siamo allora? Il libero arbitrio qui è fondamentale. Molti di noi hanno bisogno di un quadro preciso in cui credere, hanno bisogno di identificarsi e di appartenere a una Chiesa, perché altrimenti si sentono smarriti. La vera spiritualità è l’esperienza personale di Dio o di come vogliamo chiamarlo, energia, luce, amore.

Le regole sono dentro di noi, non esterne a noi. Non ci sono veicoli precostruiti, ma scelte continue fatte giorno per giorno nella nostra quotidianità. Queste scelte  a volte ci rendono fieri di noi e a volte invece evidenziano le nostre debolezze insegnandoci nuovi percorsi. La scelta coinvolge e condiziona la nostra vita, esserne consapevoli vuol dire che non è più tempo di ricorrere alla conta di pin pin cavalin

In pratica

Se è alla voce interiore che dobbiamo affidarci per scegliere, ci  può aiutare solo la meditazione che è pratica più semplice per  contattare  il nostro profondo; questa pratica scioglie molti nodi nella nostra vita.

È importante sapere che la meditazione ci conduce veramente sul nostro percorso evolutivo. A chi non ha ancora iniziato o non riesce a essere costante vorrei suggerire di provare in questo modo.

Appena svegli, prima di scendere dal letto, respirate profondamente e contate fino a 21 immaginando di scendere, gradino dopo gradino, una scala luminosa che vi porta direttamente dentro il vostro cuore. Al 21 vi troverete in una sala molto illuminata e piena di fiori colorati. Restate in ascolto e percepite la sensazione o il messaggio che è pronto per voi. Potrebbe essere  la parola  “Giustizia”  oppure “Nessuna paura” oppure “Sì”… Qualsiasi sia ciò che proverete o sentirete sarà sicuramente inerente al vostro problema o al disagio che state vivendo; questo vi donerà la percezione di essere sostenuti  e avrete la forza di scegliere la cosa giusta.

Possiamo anche ricorrere alla floriterapia che ci può aiutare con l’essenza himalayana Clarity  che dona la conoscenza della direzione della propria vita oltre a quella di se stessi. Ciò significa  maggiore chiarezza e intuizione, si diventa  percettivi e il  senso di alienazione viene allontanato. Inoltre ci mette in grado di  capire il senso della nostra esistenza e quale è il nostro ruolo nel mondo.

Se poi la nostra difficoltà a scegliere è legata a due sole alternative, affidiamoci al Fiore di Bach Scleranthus che apre la nostra mente mostrandoci cosa è meglio per noi.

Queste essenze vanno prese pure, una goccia al giorno, direttamente sulla lingua.

Jose Maffina

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13. L’INVIDIA (L’ERBA DEL VICINO…)

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24/10/16

L’invidia ci spaventa, la sentiamo sulla nostra pelle, negli sguardi degli altri; sentiamo che ciò che siamo li fa soffrire e, in questo caso, è molto difficile essere compassionevoli, perché temiamo di essere colpiti dalle loro azioni contro di noi o dai loro pensieri. Ma chiediamoci se anche noi proviamo questo sentimento e quali sono i suoi meccanismi.

Essere invidiosi vuol dire che il successo, il benessere, la felicità della gente ci va di traverso. Il collega che riceve una gratificazione che noi riteniamo non meriti. Il vicino che acquista l’auto dei nostri sogni. Gli amici che vanno a fare le vacanze in luoghi paradisiaci che noi ci possiamo permettere di vedere solo in fotografia. Siamo lividi dentro, perché secondo noi gli altri ottengono con facilità ciò che non meritano.

Questa emozione appesantisce la nostra esistenza e, tesi a guardare fuori di noi, perdiamo la nostra centralità interiore. Il mondo esterno, con le sue gioie che riteniamo non ci appartengano, modifica la nostra visuale, così tendiamo a sentirci vittime di un’ingiustizia del destino. Perdiamo la nostra realtà, riducendola, qualsiasi essa sia, in una condizione miserrima, infatti la notizia di qualcosa di bello accaduto ad altri ci fa analizzare non ciò che abbiamo, ma ciò che ci manca. L’invidia produce un sentimento che il più delle volte fa il vuoto dentro di noi e risponde, anche se non ce ne accorgiamo, a un riflesso di bassa autostima verso le nostre capacità.

Così come esiste un egoismo sano, può l’invidia essere vissuta positivamente? Sì, io penso di sì.

L’invidia sana è quella spinta esterna che ti porta a metterti in gioco: qualcun altro è riuscito in un’impresa e ciò spinge anche noi a provarci. Il successo degli altri diventa positivo quando lo viviamo come indicazione di una strada da percorrere. Anche a noi possono essere offerte le stesse opportunità, dovremmo solo avere più coraggio, credere nei nostri talenti e agire.

L’invidia diventa disastrosa quando, invece di essere una spinta, si trasforma in un sentimento di rancore. Non riusciamo a riconoscere nessun merito agli altri e partendo da una sovrastima di noi stessi pensiamo che eravamo noi a meritare ciò che invece è andato a loro. Il livore è dentro di noi come un tarlo potente che divora tutto. Riusciamo solo a vedere il peggio del mondo perché lo riteniamo ingiusto e cattivo nei nostri confronti.

13-invidiaSe il nostro approccio con la vita è misurare la nostra fortuna con quella degli altri, saremo sempre perdenti. Il vizio dell’invidia ci toglie la vera felicità che è quella di amare e desiderare ciò che abbiamo.

Un proverbio danese dice che “Se l’invidia fosse una febbre, tutto il mondo sarebbe ammalato”. L’invidia quindi è un sentimento diffusissimo, nessuno ne è esente, perché la cosa difficile per noi è accettare che altri abbiano ciò che a noi è negato, il più delle volte senza confessare che noi non abbiamo mai fatto veramente nulla per ottenere ciò che vorremmo; siamo rimasti a guardare aspettando che qualcosa succedesse nella nostra vita, qualcosa che potesse cambiarne il panorama. Ma se il nostro prato non è così verde, chiediamoci quanto ce ne curiamo, quanto lo bagnamo e lo fertilizziamo, e la risposta potrebbe essere sorprendente: perché solitamente è “mai”. Forse allora è il momento di occuparcene.

Come fare

Come vi dicevo prima, l’invidia può essere trasformata in modo che possa esserci utile. La prima cosa da imparare quando vediamo un successo acquisito da qualcun altro non è dire “Uffa, perché lui sì?”, ma dire a noi stessi “Anch’io posso”.

Raggiungere il successo è un cammino preciso e per ognuno diverso, ma sicuramente se ripercorso porta allo stesso risultato. Sto suggerendo la tecnica del “Modeling” ovvero conoscere tutto l’iter che ha portato all’ottenimento di un risultato positivo. Il campione che vince la medaglia d’oro è arrivato lì sottoponendosi a 10 ore al giorno di allenamento. L’artigiano che con maestria vende più di tutti il suo prodotto si è applicato per anni nel suo lavoro. La ragazza con un fisico strepitoso che è stata scelta per un servizio fotografico mangia vegetariano e va a letto alle nove di sera perché deve dormire 10 ore. Ogni risultato ha dietro di sé una costruzione che ha comportato dei sacrifici o delle rinunce, mettendo sicuramente in campo: impegno, testardaggine e determinazione. Scopriamo come hanno fatto e rifacciamo tutto il percorso, il successo sarà nostro.

Ovviamente dobbiamo imitare solo i percorsi positivi, ciò che è stato ottenuto in modo sano, per cui se il nostro vicino si è comprato il SUV ed ora è coperto di debiti che non sa come pagare, beh, meglio non averlo e girare con la nostra auto, riuscendo così a dormire di notte senza incubi.

Ma come possiamo difenderci dall’invidia degli altri? Per prima cosa, individuiamoli, poi, quando li incrociamo, facciamo sempre una tecnica di protezione: visualizziamo una luce che scenda dall’alto e che ci avvolge a spirale partendo dalla testa fino ai piedi, in modo da creare intorno a noi un uovo di luce. Sarà il nostro scudo protettivo. Poi, soprattutto, “voliamo basso”: non alimentiamo mai l’invidia vantandoci dei nostri successi con le persone invidiose, anzi minimizziamoli. Il successo comunque è già nostro.

Il fiore di Bach per gli invidiosi è Holly. Prendiamo tutte le sere una goccia dell’essenza pura in un bicchier d’acqua sorseggiandolo. Aprirà il nostro cuore sciogliendo ogni invidia, impareremo a godere del successo degli altri e ne saremo contagiati.

Jose Maffina

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12. PRENDERSELA

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22/09/16

Ci succede quando un commento o un’azione di qualcuno ci colpisce, va a fondo e ovviamente ci fa male. Caroline Myss direbbe che stiamo perdendo il nostro potere personale. Sicuramente stiamo dando potere a chi ci ha colpito. Le sue parole o le sue azioni non scivolano via, ci rimangono appiccicate addosso e ci fanno sentire a disagio, alterano il nostro umore, e questi pensieri continuano a girare nella nostra testa.

Prendersela è rendersi vulnerabili; alcuni di noi lo sono nei confronti di tutti, altri invece risuonano male solo se chi colpisce è qualcuno a cui si tiene, specialmente che si ama.

A volte la nostra suscettibilità ci mette sotto sopra sia se veniamo criticati, sia se veniamo ignorati. Siamo permalosi, il che significa che il potere che gli altri hanno su di noi è grandissimo, infatti basta veramente poco per mandare la nostra armonia in frantumi.

Il nocciolo della questione è che non riusciamo a capire che la maggior parte delle volte il problema non siamo noi in quanto soggetti, ma noi come oggetti generici che diventano i recipienti delle turbolenze emotive di altre persone.

Non sempre però è così, ed è per questo che, ogni volta che ci sentiamo presi di mira, dovremmo chiederci: “Ciò che è stato detto o fatto mi è utile? Mi serve per capire qualcosa di me o della mia relazione?”

Le cose che ci vengono dette, se accolte, possono veramente essere spunti di riflessione per la nostra vita. Dovremmo quindi ringraziare chi è stato promotore di ciò.

A volte, invece, ci rendiamo conto che siamo noi a dover agire, evitando di personalizzare ciò che avviene: semplicemente realizziamo che chi abbiamo di fronte ha bisogno di chiarire qualcosa nella relazione con gli altri. Sono quei momenti cruciali della nostra vita quando l’Universo ci chiama a essere strumenti di consapevolezza. Il più delle volte siamo riluttanti, ma in questi casi ci sentiamo spinti senza scampo e, anche se nella nostra testa continuiamo a ripeterci “Perché proprio io lo devo fare?” o “perché proprio io lo devo dire?”, ecco che dobbiamo agire. Questo però ci riesce solo se siamo in grado di andare oltre ciò che potrebbe essere uno sgarbo nei nostri confronti, e adottando una visuale completa dei meccanismi che permetta di vedere la situazione in un’area più ampia. Allora non ce la prendiamo per quello che può essere considerato un affronto verso di noi, ma proponiamo una riflessione che può solo essere di aiuto all’altro.

Rimanere fuori da un terreno personale, non  focalizzandoci su di noi, ci consente di essere veri e propri strumenti positivi, e inoltre ci dà modo di imparare a non prendercela.

Come fare

L’unico modo per non prendersela è accogliere ciò che ci viene detto o fatto, e poi lasciarlo scivolare via come acqua. Tratteniamo solo ciò che ci è utile (se c’è qualcosa di utile) e, prima regola, non personalizziamo mai ciò che succede. Guardiamo la situazione da testimone e, cambiando visuale, cerchiamo di rendere neutra la situazione stessa, pensando che ciò che ci viene detto non è rivolto a noi in quanto tali, ma a noi nel ruolo che abbiamo, qualsiasi esso sia. Vuol dire che l’altro si sarebbe comportato allo stesso modo qualunque persona avesse avuto davanti, quindi cerchiamo di essere oggettivi.

Prendersela non aiuta nessuno, crea sofferenza a livello mentale e fisico, allora non diamo questo potere agli altri (quello di farci male). Questo si può ottenere quando non siamo dentro all’onda emotiva, ma oltre, dove regna la calma; da lì veramente tutto è più chiaro.

Ci possiamo aiutare anche con la floriterapia: Agrimony è il fiore per le persone molto sensibili alle critiche degli altri e che, per evitarle, adottano maschere di gioia e armonia. Questo rimedio aiuta a rafforzare il senso di sé e permette di vivere la relazione con gli altri in modo paritario. Una goccia puro in un bicchier d’acqua da sorseggiare alla sera.

Se poi siamo affetti da bassa autostima, rafforzare il nostro terzo Chakra potrebbe essere molto utile, allora prendiamo l’essenza himalayana Strenght che ci permetterà di ascoltare le critiche degli altri con quella giusta apertura e accoglienza che hanno solo le persone con una percezione radicata del proprio valore. Due gocce pure direttamente sulla lingua.

Jose Maffina

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NOTA. Vi aspetto sabato 24 settembre alle ore 18:00 a Milano per la presentazione del mio CD “Ferite Emotive” alla Libreria Gruppo Anima di Galleria Unione 1 (ang. Piazza Missori). Ingresso Gratuito.

 

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11. IL LUNEDÌ È MAGICO

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29/08/16

Il lunedì è la giornata che meno amiamo. Ci coglie sempre pigri, con poca voglia di ricominciare, di riprendere quel ritmo che è la nostra quotidianità, sempre la stessa, cadenzata con una ripetitività che, a volte, fa di noi degli automi.

Il lunedì non ci piace, ci ricorda che la vita è lavoro, impegno. Il tempo ci sembra che non ci appartenga più. Invece adoriamo il venerdì che parla di riposo, di cose da fare che ci piacciono; potremmo dire  che molti di noi arrancano lungo la settimana per arrivare lì al giorno del prefestivo. Per Leopardi era il sabato, ma i tempi cambiano, ora le giornate di festa sono due, sono il nostro agognato weekend.

Vorrei proporre tuttavia una visuale completamente diversa, vorrei proporre la visione di un lunedì che diventa magico. Ma quale magia può avere il lunedì?

Il principio è che tutto ciò che comincia può essere diverso, significa che a ogni inizio ci viene data la possibilità di cambiare. Se vivessimo in questo modo ogni lunedì, potremmo dare una svolta alla nostra routine e ci ritroveremmo a non vedere l’ora che arrivi. Ogni lunedì ci renderemmo conto che siamo padroni della nostra vita e  che possiamo fare della nostra settimana un percorso di esperienze e di novità.

Anche se sono una sostenitrice del “qui e ora”, dove l’unica cosa importante da vivere è il momento presente, mi rendo conto che il più delle volte ciò che più lo inquina è la mancanza di aspettativa positiva del domani. Le nostre domeniche potrebbero non essere vissute pienamente perché ci accompagna la sensazione che il giorno dopo ci vedrà di nuovo coinvolti nel nostro usuale tran-tran. Vivere il presente intensamente è figlio anche di un pensiero che ci rassicura cha sarà sempre così. Dilatiamo il tempo e nulla disturba la nostra mente.

Il lunedì è magico perché è la porta della nostra settimana, più sarà vissuto intensamente più ogni giorno che seguirà sarà migliore. Nella giornata di lunedì possiamo giocare tutte le nostre carte, possiamo mischiarle, possiamo azzardare e renderci conto che nel gioco della vita siamo noi che teniamo il mazzo.

Allora diamo al lunedì la sua chance, accogliamolo con entusiasmo perché stiamo iniziando qualcosa, stiamo iniziando la nostra storia e noi ne saremo gli unici autori, quindi mettiamoci di impegno per renderla varia, entusiasmante e ricca di amore, passo dopo passo, lunedì dopo lunedì.

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Come fare

L’elogio del lunedì sicuramente per alcuni suonerà come una vera e propria provocazione. Ribaltare un concetto così radicato è sicuramente molto difficile, ma come tutte le prospettive individuali è solo il modo in cui guardiamo le cose che condiziona la nostra vita.

L’eccitazione dell’inizio però è facilmente intuibile. Ciò che dobbiamo fare è proporci ogni lunedì di vivere la settimana con modalità diverse: il nostro modo di vestire, il percorso al lavoro, la relazione con i colleghi, la visita a un luogo della nostra città mai visto, la sperimentazione di una ricetta nuova, iniziare la lettura di un libro ecc. Ci sono tantissime azioni che possiamo compiere per cambiare la qualità della nostra vita.

Qualcuno potrà obiettare: facile, ma quando hai figli? Persone da accudire? Come si fa a spezzare la routine? La risposta è semplice, coinvolgiamo anche chi ci sta intorno in queste nuove sperimentazioni. Tutto ciò che è fatto con slancio e amore ha sempre dei ritorni inimmaginabili.

Se vogliamo aiutarci con la floriterapia prendiamo l’essenza himalayana Well Being, che aiuta a equilibrare il nostro secondo chakra, quello che esalta la nostra sensualità, la capacità di vivere il piacere, di essere creativi e di sentire la leggerezza della vita. Due gocce al giorno direttamente sulla lingua.

Buon lunedì a tutti.

Jose Maffina

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Immagini reperite via web

10. LA FELICITÀ COME SCELTA

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18/07/16

Molti di noi ritengono che la felicità sia un dono che la vita, quando è benevola, ci elargisce. Così se non siamo felici vuol dire che la sorte è stata grama con noi perché non ci ha dato le opportunità che volevamo.

In una statistica, recentemente pubblicata, “avrei voluto essere più felice” è uno dei rimpianti più diffusi tra le persone che affrontano una malattia terminale; in effetti questo rimpianto è il bilancio di una vita. Solo quando la dobbiamo lasciare, ci rendiamo conto che tutto dipendeva da noi, che la felicità era una scelta che non siamo riusciti a prendere. Spaventati da qualsiasi cambiamento, abbiamo continuato a ignorare e a interrogarci su cosa poteva farci completamente felici, guardando sempre fuori di noi e non dentro di noi.

Ma che cosa è il rimpianto? Un’azione che non abbiamo compiuto, il no che non abbiamo detto a chi ce la impediva o il sì che non ci siamo detti  per metterla in atto.

Ci sono forse state nella nostra vita delle occasioni che abbiamo trascurato; forse, se le avessimo colte, tutto sarebbe cambiato, forse non saremmo ora nel luogo in cui siamo. Allora pensiamo al nostro presente e a cosa stiamo tralasciando in questo momento, individuiamo se ci sono cose che vorremmo fare nella nostra vita. Facciamo sì che le nostre azioni siano in sintonia con ciò che siamo e ciò che sentiamo; la ricetta è semplice ma noi sappiamo che non è facile. Tuttavia  è l’unico modo per poter arrivare alla fine della nostra esistenza e potere guardare indietro sentendo dentro di noi che non abbiamo sprecato le nostre carte e non abbiamo perso l’unica occasione che avevamo, vivere bene la nostra vita.

10cEvitiamo che i nostri giorni siano una sequenza inerte del tempo dove tutto ci scivola via, facendoci perdere la cognizione dell’importanza del nostro momento presente. Ricordiamoci che è l’unico che esiste e su cui noi ci dovremmo sempre focalizzare, per farlo potremmo inserire nella nostra giornata un momento speciale, fare qualcosa di nuovo, concederci un’esperienza che non abbiamo mai provato: assaporiamo un nuovo cibo, camminiamo per una strada che non conosciamo, proviamo qualcosa che non abbiamo mai fatto, facciamo esperienze nuove. Se  farlo giornalmente ci è difficile, facciamolo settimanalmente o anche mensilmente. Diamo la possibilità a noi stessi di sperimentarci rendendo il tempo un continuo maestro di nuove emozioni e conoscenze.

Scegliere la felicità significa vivere pienamente la nostra vita, trasformando ciò che abbiamo in ciò che desideriamo. La relazione con gli eventi è ciò che distingue un percorso di felicità da uno di disagio; solo sapendo cogliere il valore e la bellezza di ogni attimo possiamo accendere la nostra vita e dire senza esitazione a noi stessi: oggi scelgo di essere felice.

Come fare

Il bilancio di una vita diventa positivo se ci rendiamo conto che ogni cosa che è avvenuta durante la nostra esistenza ha avuto un senso. Ciò che abbiamo perso e ciò che abbiamo avuto: le nostre esperienze, i nostri amori, le nostre battaglie. Spiritualmente, se abbiamo seguito la nostra guida interiore, oggi siamo nel posto dove dovremmo essere, e lo possiamo capire quando la sensazione che abbiamo è quella di essere in armonia con noi stessi e con ciò che ci circonda.

L’azione migliore che possiamo compiere per non avere rimpianti ed essere felici è fare il primo passo verso la conoscenza di noi stessi, capire quale è il nostro scopo, la messa in atto della nostra unicità, poi non importa se siamo ricchi o siamo poveri, se siamo conosciuti o sconosciuti, avremo la percezione di essere sempre nel posto giusto a fare la cosa giusta.  In questo ci può aiutare la tecnica ASI (Azzeramento Schemi Interiori): diciamo questa frase davanti allo specchio per trenta volte di seguito, per 21 giorni di seguito: “Guidato/a dalla mia luce interiore realizzo il mio progetto”. Se si salta un giorno si ricomincia dall’inizio.

Un fiore che ci aiuta nell’aprirci alla consapevolezza della nostra vita è Cerato, un fiore di Bach detto anche il fiore dell’illuminazione. Prendiamone una goccia in un bicchier d’acqua alla sera sorseggiandolo. In ogni caso teniamo presente che non importa cosa abbiamo alle spalle, possiamo da oggi girare pagina e scegliere la felicità.

Jose Maffina

 

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09. PENSIERO POSITIVO, PERCHÉ?

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16/06/16

Negli ultimi tempi i social sono stati invasi da una nuova nascente opinione riguardo il pensare positivo. Se dico “nuova” significa che, da una visione di utilità, si passa invece a una visione negativa e limitante di chi applica e crede nel pensiero positivo.

Infatti, secondo questa opinione, il pensare positivo lo applica chi non è in grado di affrontare la realtà, chi fugge  in un mondo immaginifico inesistente e ciò rende la persona debole, incapace e “illusa”. Il pensiero positivo è “negativo” perché toglie alle persone il senso oggettivo del mondo.

Ogni nuova idea che incontro mi fa sempre riflettere anche se è agli antipodi da ciò che guida la mia vita, e questa nuova visione del pensiero positivo l’ho accolta e valutata: siamo quindi solo illusi, noi che facciamo del pensiero positivo l’asse portante del nostro cammino? Beh, io penso proprio di no, perché penso che il pensiero positivo non è una fuga ma è un filtro interiore che riesce a sintonizzarci sulla capacità di accogliere ciò che arriva sul nostro cammino e metterlo a frutto.

Oggettivamente non esiste niente che sia totalmente positivo o totalmente negativo. Siamo solo noi che possiamo dare una valenza a ciò che ci circonda. Qualcuno potrebbe vivere ciò che è generalmente considerato positivo come un peso nella propria vita. Se lo stress è l’indice di ciò che ci far star bene e ciò che ci fa star male, ecco che abbiamo immediatamente trovato la misura della nostra visione della vita.

Una signora, dopo l’acquisto in un negozio di prodotti biologici, ha avuto quasi un attacco isterico quando ha saputo che stava accumulando punti che le avrebbero dato diritto a uno sconto. Noi che eravamo in coda siamo rimasti basiti: perché una tale reazione? Per lei era insopportabile l’idea di dover controllare quanti punti aveva accumulato, ciò le creava uno stress indicibile. Chiunque avrebbe detto invece “che meraviglia! Potrò avere uno sconto!”.

Il pensiero positivo è uno strumento potente che ti permette di accettare le prove della vita con una consapevolezza interiore che rende l’evento favorevole; lo accetti, sai che ti è utile ed è nell’accettazione che rendi la situazione positiva.

La resistenza fa perdurare il disagio, l’accoglienza lo fa scivolare via; il pensiero positivo ci guida da dentro, non è e non può essere una scelta razionale, si deve andare oltre, in una dimensione dove ogni volta si sceglie la felicità e il benessere. È tutto tranne che una fuga, è stare sui propri piedi e vivere l’esperienza sapendo che ci farà bene solo nella misura in cui la metteremo positivamente a frutto. Una frase racchiude molto bene questo significato: conta i tuoi arcobaleni, non le tue tempeste.

Come fare

Credo che imparare a pensare positivo per alcuni sia un’impresa titanica; sto parlando di coloro che pensano che tutto sia inutile, che la vita è matrigna e che gli altri si approfittano e basta e devi sempre stare in guardia. Ho imparato che ciascuno deve vivere la propria vita e la propria esperienza, e nessuno è titolato a cambiare o interferire nella vita degli altri.

In una meditazione ci è stato detto: “Nessuno deve tornare indietro a prendere qualcuno”. Al momento queste parole mi avevano sconvolto, poi man mano ho capito che è ciò che ciascuno di noi dovrebbe fare: vivere la propria vita con coerenza. Se qualcuno vuole seguire di sua volontà e unirsi a un cammino comune, va bene, ma ognuno è responsabile della propria vita. Badiamo alla nostra. Allora questo paragrafo è dedicato solo a chi vuole provare a vivere la vita in modo positivo.

Cominciamo a fare un esercizio di ribaltamento per ogni evento che ci accade, cerchiamo di vederne solo i lati positivi, troviamoli: il ritardo di un tram ci ha fatto incontrare un vecchio amico, per esempio. La televisione che si è rotta ci ha permesso di leggere un libro. Scopriremo, se messo in pratica, tante piccole sfaccettature che ci sorprenderanno.

La floriterapia ci aiuta con Polyanthus, essenza californiana dispensatrice di stupendi occhiali rosa che ci faranno vedere il mondo circostante nelle sue meravigliose manifestazioni.

Jose Maffina

 

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