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151. QUANDO L’ABBRACCIO CURA

26/06/14

Caro viandante, viaggiando nel “mondo facebookiano” ho incontrato una foto con due persone che si stringono in un abbraccio, con sopra scritto qualcosa che dice più o meno così: “Un giorno incontrerai qualcuno che ti stringerà così forte che rimetterà insieme tutti i pezzi di te“.

Colpita, decido di sperimentare meglio questo concetto in una sessione all’interno di uno dei miei Laboratori sulla Paura.

Portare a cena la paura

In questi laboratori, un gruppo di persone si mette in gioco per affrontare le proprie paure, attraverso delle precise tecniche che metto a disposizione per (come dico sempre) “portare a cena la paura”!

Spesso, nonostante tecniche elaborate e a multistrato che smobilitano forze inconsce e le riconsegnano alla persona, resta ancora qualche conto in sospeso con la paura, qualche polvere cristallizzata che si indurisce volentieri vicino alla piaga di una vecchia ferita, mantenuta in salute da “eventi-richiamo”.

Decido, quindi, di attivare un’azione diversa rispetto a quelle che metto in opera solitamente.

Era un corso un po’ strano, con eventi emersi all’interno delle regressioni di gruppo, eventi legati all’albero genealogico (chiamati in gergo “irretimenti”), o per chi ci crede legati a precedenti vite, davvero singolari. A un certo punto, previo consulto con la mia Anima Superiore, e come spesso mi capita prima di una sessione, vedo cosa devo fare e come dovrei attrezzare la dinamica risolutiva.

Un tunnel sonoro ci riconsegna alla vita

Inizio quindi con un lavoro che mi era già capitato di fare altre volte: “chiedo” di creare una sorta di “canale di nascita” con i corpi stessi delle persone: un tunnel informante che produca un lavaggio sonoro che coinvolga i partecipanti. Una volta uscita dalla “costruzione di carne e ossa vibrante”, la persona avrebbe vissuto una nuova esperienza di nascita.

Fuori dall’utero

Mi preparo quindi per l’uscita da questo “utero” di almeno una decina di corpi-amore… e accolgo le persone perché possano arrivare al mondo nel modo più bello possibile.

Tutto procede nella gratitudine più alta e nell’amore più autentico, fino all’arrivo di una signora, la quale esce dal canale giustamente con contentezza, ma apparentemente senza troppo scomporsi. Quello che non si vedeva era che i suoi “pezzi” erano rimasti all’imbocco del tunnel, come se dall’altra parte un altro mondo venisse lasciato: il canale era divenuto il mondo di mezzo fatto di territori sospesi, e infine l’uscita da esso era l’imbocco a una nuova realtà… e lei ancora non era consapevole di cosa fosse successo.

Dal mondo di mezzo

Quando accolsi la donna alla vita, l’abbracciai. Poi accadde qualcosa: si aprì di più il mio cuore e la strinsi, per arrivare improvvisamente a palpeggiarla ovunque e a strizzarla come se sentissi di doverle ridefinire i bordi, e sommessamente ripetevo un mantra che “doveva” suonare così: “Sei qui! Senti! Questa sei tu! Questi sono i tuoi bordi: senti i tuoi limiti? Ecco, tu sei qui! Lascia il resto fuori di te. Ti ridefinisco i bordi del tuo corpo-memoria… Ricorda!”.

Dopo questa serie di affermazioni, il corpo della donna iniziò a vibrare; un pianto liberatorio le rigò il viso e fece riattivare il suo stesso corpo.

La Grande Coscienza collabora

È sicuramente stata un’esperienza toccante. Quando su Facebook rivedo la frase “Un giorno incontrerai qualcuno che ti stringerà così forte che rimetterà insieme tutti i pezzi di te”, io capisco, tutto! Senza parole!

Smarrire i confini

Sempre è possibile una cosa del genere: un qualcuno che arrivi a stringerti, a ricomporti, a ridarti i limiti che si erano persi o solo sfocati nello sforzo di mantenerti insieme, caro viandante!  Pezzi spesso dispersi nell’esercizio ripetuto dell’essersi immolati per altri per troppo tempo, allontanandosi talmente dal proprio territorio da non capire più dove finisca il sé e inizi l’altro!

Ritrovarsi nell’altro

Buffamente è successa questa magia solamente quando io stessa ho smesso di essere me e ho iniziato a essere lei, ma nel dare, nell’abbondanza, e non nel prendere a quella donna né nel mettere pezzi di me in lei per alleggerirmi il viaggio.

Quando l’abbraccio cura

Così, ecco l’abbraccio curativo che può davvero fare miracoli! L’abbraccio che non trattiene per sé, l’abbraccio che libera pezzi rimasti indietro o addosso a eventi e persone, e li ridefinisce in un unico luogo-potere.

Il Logos

Forse questo è proprio quel famoso Logos che in antichità si evocava nelle scuole misteriche: un insieme perfetto e intero che riassume tutto ciò che posso essere, sono stata e sarò, il tutto… contenuto in un abbraccio.

Grazie, Monia

 

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2 commenti su “151. QUANDO L’ABBRACCIO CURA”

  1. Cara Monia, sai bene quanto io sia d’accordo sulle proprietà terapeutiche dell’abbraccio, fin dai tempi della guarugione dalla mia malattia, alla quale seguirono gli incontri con i piccoli pazienti oncologici e i loro genitori. Ma a parte questa esperienza indimenticabile, non a caso direi, mi sono avvicinato al Tango proprio per questa sua peculiarità, che non esiste in nessun altro ballo. A volte mi è capitato durante gli incontri, anche in tua presenza, che le persone che si fanno abbracciare da me, poi si sciolgano in pianto, anche piuttosto intenso. Questo non mi meraviglia, perchè trovo che ci sia molto bisogno di abbracci, adesso che non è più di moda esprimere i sentimenti, tantomeno con gesti così palesi. Buona Vita, Carissima.

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