{"id":1296,"date":"2016-02-12T09:30:25","date_gmt":"2016-02-12T09:30:25","guid":{"rendered":"https:\/\/anima.tv\/redazione\/?p=1296"},"modified":"2016-02-12T09:37:54","modified_gmt":"2016-02-12T09:37:54","slug":"195-oggi-deciso-cosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/anima.tv\/redazione\/2016\/195-oggi-deciso-cosi\/","title":{"rendered":"195. OGGI HO DECISO COS\u00cc"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000080;\"><em>Una nostra lettrice condivide con noi il diario del primo giorno della sua &#8220;nuova vita&#8221;, quella che ha scelto di vivere dopo aver superato una grave malattia. Ci auguriamo che il racconto di questa rinascita possa essere di ispirazione per chi sta attraversando un momento difficile, che sia a causa di una malattia o a causa di un disagio interiore, quando si perde il senso delle cose. Rinascere da ci\u00f2 che sembra volerci sopprimere \u00e8 sempre possibile, se solo permettiamo a noi stessi di abbracciare il momento presente cos\u00ec com&#8217;\u00e8&#8230;<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&#8220;Col passare del tempo ho imparato a non contare i giorni che passano ma a passare giorni che contano&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Sabato 3 Ottobre 2015: il primo giorno della mia nuova vita<\/span><\/p>\n<p>Ieri ho deciso di finire la mia prima vita. Oggi ho deciso di<strong> iniziare la mia nuova vita<\/strong>. Sono qui, seduta a un tavolino di un bar fronte stante quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno. Sola. Inesorabilmente sola. Si nasce soli, si vive soli, si muore soli. La mia testa \u00e8 piena di domande dense alle quali cerco, invano, risposte arrovellandomi il cervello (e intanto non le trovo). A volte, invece, \u00e8 vuota. Cos\u00ec vuota che se mi dovessi fermare un attimo ad ascoltarla, in silenzio, sentirei l\u2019eco dentro.<\/p>\n<p>Mi butto in tutte le situazioni senza mai dire: \u201cNo, grazie. Non posso. Questo non lo faccio, quell\u2019altro non si fa, non me la sento.\u201d Invece faccio tutto quello che mi viene in mente e che mi viene offerto di fare, senza limiti fisici o mentali. Esagero? S\u00ec, forse. La mia testa corre e galoppa, e il mio corpo dietro di lei. \u00c8 dura stargli dietro, ma io ce la faccio. Io corro e galoppo con loro perch\u00e9 un anno fa ho deciso di vivere. E oggi vivo come non ho vissuto mai.<\/p>\n<p><strong>Oggi vivo il presente<\/strong>, nel presente con tutto il bello e il brutto che mi regala la giornata. A volte felice per un nonnulla, a volte triste per una banalit\u00e0. Ho deciso di vivere tutti i miei sentimenti in tutte le direzioni. Tutti i miei cinque sensi gioiscono.<\/p>\n<p><strong>Vivo d\u2019olfatto<\/strong> quando mi alzo al mattino e mi metto su la caffettiera per godermi un buon caff\u00e8. Quando, camminando per strada, annuso un profumo, un odore, un aroma e decido di seguirlo nei suoi meandri imperscrutabili, intimi e segreti. Fantastico nelle pieghe dell\u2019intimit\u00e0 di chi incrocia il suo percorso con il mio. Mi soffermo. Oggi, mi faccio rapire dai profumi dell\u2019infanzia ogni qualvolta entro nella scuola di mia figlia e la memoria mi catapulta nella mia di infanzia. Ieri correvo a prenderla a scuola. Oggi cammino.<\/p>\n<p>Vivo di tatto quando, sotto la doccia, mi lavo e, con irriverente e riacquisito consapevole coraggio, mi insapono le mani e le strofino sul seno sinistro che un paio d\u2019anni fa mi ha fatto sprofondare in un baratro di terrore e incertezza. All\u2019inizio le mie mani si facevano scudo di una spugna per non vedere; poi, scivolavano via velocemente per timore di dover scoprire ancora qualcosa\u2026 Pian piano che il tempo passava, le mie mani hanno iniziato ad acquisire maggior sicurezza in se stesse e si sono lasciate andare a pi\u00f9 arditi movimenti circolari\u2026<\/p>\n<p>Oggi, sfacciatamente, <strong>le mie mani toccano<\/strong> perch\u00e9 hanno deciso di toccare, quasi in profondit\u00e0, non nella certezza di non sentire pi\u00f9 nulla, ma con la consapevolezza di guardare in faccia. Non pi\u00f9 timorose del passato, non pi\u00f9 preoccupate per il futuro, ma ben radicate nel presente. Le mie mani hanno deciso di non rimandare pi\u00f9 niente a domani. Le mie mani lavano il mio seno, le mie mani sfiorano e accarezzano le mani di chi mi sta vicino, accettano le proposte pi\u00f9 impertinenti di chi osa, si addentrano nelle loro intimit\u00e0 alla ricerca di ci\u00f2 che fino a ieri sentivano solo epidermicamente ma non si soffermavano a capire e, una volta adempiti i loro doveri, si lavavano e scappavano a fare altro.<\/p>\n<p>Quelle di oggi sono le stesse mani di ieri. L\u2019unica differenza sta nel fatto che le vene delle mani di oggi sono pi\u00f9 evidenti, pi\u00f9 sporgenti di quelle di ieri. Quelle di oggi sono mani consapevoli. Mani che hanno deciso di capire.<\/p>\n<p>Non ho mai pensato a quanto fosse importante <strong>assaporare anche un po\u2019 d\u2019acqua<\/strong>. L\u2019anno scorso, anche berne un semplice bicchiere era problematico. L\u2019acqua, che dovrebbe dissetare, a causa della mancanza di protezione del tubo digerente, era diventata fuoco e, ogni volta che avevo sete e avevo voglia di bere dopo la seduta di chemioterapia, vivevo con terrore il momento in cui il mio stomaco mi avrebbe presentato il conto. Era grottesco; bevevo acqua e avevo i sintomi di chi si fa cinque Negroni.<\/p>\n<p>Ora mi sto bevendo un bel t\u00e8 nero. Le mie papille gustative sono rinate; ancor pi\u00f9 curiose di assaporare nuovi gusti, oppure ricordare i vecchi, ma con un nuovo sapore che non sar\u00e0 mai pi\u00f9 quello di prima. Sono di nuovo pronte a nuove pirotecniche avventure culinarie e amorose.<\/p>\n<p>Beh&#8230; La vista&#8230; La vista forse fra tutti \u00e8 il senso pi\u00f9 \ufe63 per cos\u00ec dire\u00a0\ufe63 importante, in quanto il pi\u00f9 invalidante quando viene a mancare. Lo sa bene chi dipende da qualcuno semplicemente per poter vedere dove va quando cammina ed \u00e8 costretto ad aggirare percorsi a ostacoli, a imparare a memoria la strada che porta dalla camera al bagno di casa propria.<\/p>\n<p>Scopri quanto sia importante la vista quando sei costretto ad accantonare la macchina perch\u00e9 davanti a te tutto \u00e8 offuscato. Tutto ha una luce diversa da prima. Dalla stanza dell\u2019ospedale un anno e mezzo fa, vedevo, guardavo, osservavo la gente \u201cnormale\u201d che passava sotto alla mia finestra e pensavo a quante volte quella gente sono stata io, che correvo inconsapevolmente da qualche parte nel mondo senza neppure pensare a dove dovevo o volevo andare. <strong>Osservavo la gente \u201cnormale\u201d<\/strong> come ero stata io fino a poco tempo prima, e di \u201cnormale\u201d ci vedevo poco. Mi rivedevo come in una retrospettiva dove io, simile a un automa, correvo in balia delle gambe che mi portavano. Li guardavo e li invidiavo perch\u00e9 volevo fare di nuovo parte anch\u2019io di quella gente che correva e correva e correva verso qualsiasi cosa o chiunque.<\/p>\n<p>Ripensandoci, a bocce ferme, tutto sommato la vista nella mia vecchia vita mi \u00e8 servita a ben poco perch\u00e9 la utilizzavo solo per guardare. Talvolta solo per guardare e vedere solo ci\u00f2 che volevo. Oggi mi sono riappropriata della vista. <strong>Mi sono appropriata di occhi nuovi<\/strong>. Solamente perdendola, nel corso della mia vita precedente, ho potuto riacquistarla.<\/p>\n<p>Poi, un giorno, ho deciso di ascoltare solo quello che mi faceva stare bene. Solo ci\u00f2 che mi avrebbe assicurato di poter portare a casa la pelle. I miei padiglioni auricolari avevano anche ascoltato troppo e, forse, erano diventati troppo stanchi per continuare a farlo e cos\u00ec, giustamente, mi avevano presentato il conto. Le uniche informazioni che desideravano ricevere erano quelle fornite dai medici inerenti al comportamento etico da adottare, per poter far s\u00ec che questo male si trasformasse in un bene. In un\u2019opportunit\u00e0 di cambiamento per tutto il fisico e la mente.<\/p>\n<p>E, cos\u00ec, i miei padiglioni auricolari iniziarono ad ascoltare solo chi, come chi incita un ciclista a bordo strada a spingere sui pedali per raggiungere la tappa e vincere la maglia rosa, <strong>faceva il tifo per me<\/strong> e credeva nella mia personale vittoria. Simili a valve di conchiglie che si chiudono appena le sfiori, loro si chiudevano automaticamente a ci\u00f2 che non volevano pi\u00f9 sentire. Oggi posso asserire, con una certa spavalda sicurezza, che i miei padiglioni auricolari sono stati veramente molto bravi perch\u00e9 sono riusciti a discernere e decidere chi e che cosa ascoltare.<\/p>\n<p>Ieri, 2 Ottobre 2015, ho avuto la mia seconda visita di controllo. Posso dire che mi sento bene perch\u00e9 a questo giro mi \u00e8 andata ancora una volta bene. Senza voltarmi indietro e pensare a ieri, o scrutare in avanti per carpire qualche imperscrutabile segreto, ma volgendo la vista, l\u2019olfatto, il tatto, il gusto e l\u2019udito&#8230; all\u2019oggi e basta.<\/p>\n<p>Oggi ho deciso cos\u00ec.<\/p>\n<p><em>Roberta Calcagno<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una nostra lettrice condivide con noi il diario del primo giorno della sua &#8220;nuova vita&#8221;, quella che ha scelto di vivere dopo aver superato una grave malattia. 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