{"id":225,"date":"2011-06-28T10:47:03","date_gmt":"2011-06-28T10:47:03","guid":{"rendered":"https:\/\/anima.tv\/valdovaccaro\/?p=225"},"modified":"2013-07-14T17:41:40","modified_gmt":"2013-07-14T17:41:40","slug":"34-lindice-glicemico-parte-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/anima.tv\/valdovaccaro\/2011\/34-lindice-glicemico-parte-1\/","title":{"rendered":"34. L\u2019INDICE GLICEMICO \u2013 PARTE 1"},"content":{"rendered":"<p><em>L&#8217;INDICE GLICEMICO (IG)<\/em><\/p>\n<p>Nel 1980, un gruppo di studio congiunto delle Universit\u00e0 di Toronto e di Oxford, coordinato dal fisiologo britannico David Jenkins, arriva alla conclusione che ad ogni tipo di cibo \u00e8 possibile associare un parametro chiamato\u00a0<strong>indice glicemico\u00a0(IG)<\/strong>. Questo IG descrive molto meglio dei precedenti usuali parametri (calorie, carboidrati, grassi) gli effetti del cibo sulla glicemia, e i rischi relativi ai soggetti diabetici, primi destinatari di quella ricerca.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/anima.tv\/valdovaccaro\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2013\/04\/34.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-238\" alt=\"34\" src=\"https:\/\/anima.tv\/valdovaccaro\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2013\/04\/34.jpg\" width=\"220\" height=\"145\" \/><\/a>L\u2019indice IG misura infatti il picco, lo sbalzo zuccherino, raggiunto dal livello totale di glicemia del sangue, pochi minuti dopo l\u2019assunzione del cibo stesso (misurazione che si fa prendendo come base di riferimento il livello 100, che \u00e8 il picco causato dal glucosio).<\/p>\n<p>Ad esempio, una mela e una patata contengono la stessa esatta quantit\u00e0 di carboidrati, cio\u00e8 15 grammi, ma la mela ha un indice glicemico basso (50) mentre la patata ce l\u2019ha gi\u00e0 pi\u00f9 alto (80) e aumenta ancora se viene cotta.<\/p>\n<p>In un convegno internazionale di nutrizione scientifica (Roma, 2007), Jenkins ha ribadito che una dieta a basso carico glicemico \u00e8 importante nella prevenzione e nella cura di patologie quali il diabete tipo II.<\/p>\n<p>Ricordiamo che l\u2019IG \u00e8 la velocit\u00e0 con cui aumenta la glicemia, mentre il carico glicemico \u00e8 la concentrazione totale di glucosio nel sangue in un dato momento.<\/p>\n<p><i>LA NUOVA FRONTIERA CHE MOBILITA LE INDUSTRIE MEDICHE<\/i><\/p>\n<p>Chiaro che queste ricerche hanno mobilitato i due marpioni del settore, ovvero le\u00a0<b>industrie alimentari e farmaceutiche<\/b>, scatenando una corsa a dichiarare i propri prodotti a basso indice di glicemia, senza preoccuparsi di chi mai al mondo possa garantire se quanto un\u2019industria afferma \u00e8 vero o falso. I consorzi di identificazione, i medici e i dietologi, hanno pure fiutato il grosso affare.<\/p>\n<p>Altre conferenze si sono fatte nel mondo, come quella di Anversa, e si stanno preannunciando libri e articoli, tutti sull\u2019argomento del giorno, sulla sigla IG che sembrerebbe risolvere tutto&#8230; sulla nuova frontiera dell\u2019alimentazione, che alla fine si rivela essere un autentico bluff.<\/p>\n<p><i>E L&#8217;INDICE ENZIMATICO-VITAMINICO-MINERALE?<\/i><\/p>\n<p>Troviamo in commercio cibi proposti per il basso valore dell&#8217;indice glicemico, prescelti con intelligenza e arguzia, ma che sono anche a\u00a0<b>bassissimo indice enzimatico-vitaminico-minerale<\/b>. Un imbroglio &#8211; quindi &#8211; di alto livello e a prezzi da alimenti-boutique.<\/p>\n<p>Spesso si tratta di prodotti cotti e devitalizzati di valore zero, che durano anche 48 mesi, e che la gente priva di comprendonio \u00e8 disposta a pagare il triplo e il quadruplo di quanto costano i pessimi cibi in scatola del normale supermercato. Il tutto in nome dell\u2019IG 20 o 30 che appare sul vasetto. Una presa per i fondelli in piena regola.<\/p>\n<p>Tali prodotti sono pure generalmente appartenenti alle cose tradizionali che piacciono, tipo lenticchie, fagioli, marmellate senza zucchero, biscotti ai semi di lino, fino alle zuppe di pesce, cos\u00ec non mancano gli Omega-3&#8230; (vero dr Montignac?)<\/p>\n<p><i>UNO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE<\/i><\/p>\n<p>Viviamo in una societ\u00e0 dove il sovrappeso e l\u2019obesit\u00e0, il consumo di\u00a0<b>prodotti raffinati, cotti e devitalizzati<\/b>, e pertanto assai poco sani, sono ormai abitudine.<\/p>\n<p>L\u2019esigenza \u00e8 di\u00a0<b>non masticare\u00a0<\/b>(mentre il cibo giusto deve essere masticato), di\u00a0<b>mangiare veloce<\/b>\u00a0(mentre il modo giusto \u00e8 di farlo con calma e misura), e di digerire in fretta mediante\u00a0<b>bevande\u00a0<\/b>apparentemente coadiuvanti tipo digestivi, cole, caff\u00e8 e alcolici. Ma il corpo non si lascia mai imbrogliare.<\/p>\n<p>E\u2019 giustissimo che la digestione sia veloce, a patto di farlo in modo naturale, scegliendo i\u00a0<b>cibi giusti<\/b>. Quel sistema barbaro invece, non fa altro che diventare concausa grave del rapido innalzamento dei valori glicemici.<\/p>\n<p>Non era difficile in questa situazione far diventare l\u2019IG uno specchietto planetario per allodole ingrossate, appesantite ed obese.<\/p>\n<p><i>LA PERFIDIA DELLE INDUSTRIE<\/i><\/p>\n<p>Il lavoro di David Jenkins non \u00e8 stato tutta aria fritta, ma il fatto che sia stato ripescato in fretta e furia dopo quasi 30 anni, fa capire quanto farabutte e imbroglione siano le industrie. Se qualcuno pensava ancora che soffrissero di distrazioni o di amnesie, al punto di ignorare ricerche ben pi\u00f9 solide e importanti, quali quelle di &#8220;Cambridge 2000&#8221;, ora \u00e8 totalmente servito.<\/p>\n<p>(continua)..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;INDICE GLICEMICO (IG) Nel 1980, un gruppo di studio congiunto delle Universit\u00e0 di Toronto e di Oxford, coordinato dal fisiologo britannico David Jenkins, arriva alla conclusione che ad ogni tipo di cibo \u00e8 possibile associare un parametro chiamato\u00a0indice glicemico\u00a0(IG). 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