Ricordiamo Attilio Piazza, counselor, trainer e formatore, con questo incontro tenuto al ristorante Shambalà di Milano nell’aprile del 2010.

Tra gli argomenti del video:

Noi non siamo la miriade di pensieri che fluttuano nella nostra mente.

Essere presenti non ha a che fare con i processi mentali.

Stare in silenzio con gli altri non è un momento di noia o quando non si sa cosa dire, ma è un momento in cui si condivide la presenza.

Quando l’oggetto del tuo interesse è essere presente, la tua percezione si sviluppa e si specializza nel cogliere informazioni legate non alla memoria, ma che appartengono al presente.

I campi morfogenetici o di informazione esistono a più livelli. Il primo livello è quello della memoria di un sistema, per esempio di una famiglia, di un villaggio, di una nazione.

Un altro livello è quello che si contatta durante le costellazioni famigliari.

Due sintomi quando non si ha fiducia nel godersi il presente sono: bisogno di muoversi e sonnolenza.

Quando ci sentiamo assonnati, significa che è il momento di riposare. La disciplina non significa sforzarsi e impedirsi di riposare.

Quando ci sentiamo irrequieti e non riusciamo a stare nel corpo e vogliamo andare nella mente, significa che abbiamo bisogno di muovere il corpo. Dobbiamo fidarci di questa richiesta del corpo e assecondarla.

Possiamo cogliere sul nascere un pensiero che è destinato ad aggiungere sofferenza o separazione, e riconoscendolo possiamo dirci “questo è un bus che non prenderò, aspetto il prossimo”.

Se non sono ciò che penso, chi sono? Cosa rimane quando sospendo il pensiero?

Solo alcuni pensieri sono prodotti dalla nostra mente, altri sono prodotti dall’ambiente circostante e la mente li raccoglie.

Se sei cosciente di un pensiero, non puoi essere quel pensiero.

I pensieri ci condizionano quando siamo assenti.

Se dei pensieri insistono a disturbarci, portiamo attenzione al corpo e se vi è una tensione che magari chiede di essere scaricata oppure un sentimento di tristezza che chiede di essere sentito.

Nel mondo interiore non esistono errori, ma solo esperienze in base alle quali impariamo.

Il respiro può essere usato come strumento per renderci più consapevoli di una emozione o di un bisogno dietro un certo pensiero.

Oggi le persone sono molto più veloci nel comprendere e applicare i processi evolutivi.

L’esperienza dell’amare non è spaziale né temporale.

(Segue una meditazione)

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