Incontro con Raffaele Fiore, autore del libro Creatività medica (Anima Edizioni), disponibile in libreria o tramite web a questo link.
Ciascuno di noi ha una visione, una proiezione interiore riguardo il deserto. Il deserto può essere associato a una situazione di pericolo, alla solitudine, all’assenza, al distacco.
Il Sepia è il rimedio omeopatico che si rivolge alle persone che cercano il buio e il silenzio.
Il deserto non va cercato attraverso il viaggio, ma ricreato nella vita quotidiana.
Questo potere ci è dato dalla meditazione o dal silenzio, ma ci viene donato anche dalle funzioni cinestesiche: sedersi su una sedia, contattare il respiro e con la mano poggiata sulla gamba sentirne il calore apre le porte del deserto.
Nel deserto si rivela la verità , vi incontriamo le parti di noi che abbiamo spostato, proiettandole sugli altri come ombra.
Il deserto ci aiuta a scorgere l’ombra, smettendo di cacciarla via.
Nell’ombra si celano preziosi suggerimenti che, se non ascoltati, rischiano di trasformarsi in sintomo.
Il deserto diventa una forma di terapia quando comincia a mancarci, quando sentiamo ogni giorno che quella parte di deserto è un nutrimento sottile utile e indispensabile.
Il nostro lavoro deve diventare un atto poetico, cioè un atto creativo in cui qualcosa viene generato.
Un gesto che ripeti tutti i giorni può diventare creativo e portarti fuori dalla meccanicità .
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