Estratto da Il bandito di D(io) di Jhon Hawk — Il cielo a scacchi
Un estratto da Il bandito di D(io)di Jhon Hawk che racconta un momento di vita senza libertà, dal carcere alla rinascita interiore: quando anche uno spiraglio di cielo diventa libertà
Benvenuto all’inferno
Benvenuto all’inferno, mi dissi guardando il soffitto di cemento grezzo sopra di me. La cella era minuscola, niente mobili, niente mensole, niente che assomigliasse alla vita di un essere umano. Solo pietra, aria densa e l’odore pungente di disinfettante mescolato alla mia stessa paura.
Passavo ventitré ore al giorno lì dentro, da solo, con la testa che correva come un cavallo imbizzarrito […]
Chiesi al capo-posto se potevo farle una telefonata.
«No», mi disse con quel suo sorrisetto infame. «Puoi mandare solo un telegramma… ma non hai soldi sul conto.»
[…]
L’incontro con i fratelli e l’avvocato
Il magistrato concesse un colloquio vigilato. Li vidi attraverso un vetro blindato, seduti davanti a me con l’aria di chi non riesce a decidere se essere felice o disperato.
«Sto bene, davvero. Non preoccupatevi. Dite a mamma di stare tranquilla […] e contattate l’avvocato Miriam García López… al resto penserà lei.»
[…]
Quando gli agenti chiusero la porta, Miriam mi abbracciò piano, con una delicatezza che mi fece quasi cedere.
«Jhon… mi dispiace. So quanto fossi legato a Lello.»
[…]
L’abbraccio attraverso il vetro
Dopo una settimana tornò – e aveva con sé mia madre.
«Mamma…»
«Jhon… amore mio…»
Aveva gli occhi pieni di lacrime, ma non urlava, non tremava: era presente, viva, e quello mi colpì più di tutto.
«Sto bene mamma, non ti preoccupare […] devi ricominciare a vivere. La vita, dopotutto, è meravigliosa… e tu la stai sprecando nel dolore.»
[…]
Ci lasciammo con un lungo abbraccio virtuale, la mano di lei sul vetro che cercava la mia. Eravamo separati da un muro trasparente eppure, per la prima volta da anni, ci sentivamo vicini.
Entrambi capimmo che, nonostante tutto, l’amore vince su ogni cosa.
Il cielo a scacchi
Tornai nella cella, quattro metri per due […] Un’ora d’aria al giorno in un cortile di cemento cinque per dieci, con una rete metallica sopra che trasformava il cielo in quadrati.
La guardia sul tetto urlava: «¡Mira pa’ bajo!» per non guardare il cielo. Ma io me ne fottevo e lo guardavo lo stesso […]
Anche a scacchi, anche rinchiuso, anche ferito… era sempre il Cielo.
E forse – anche se non lo sapevo ancora – quello fu il primo passo della mia rinascita.
Jhon Hawk
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Jhon Hawk è autore di Le 60 Leggi universali, Vivere il Tao Te Ching, Codice Quantico dei Veda e Reset cerebrale.
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