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Difetti e limiti non sono facili da accettare e ancor prima da riconoscere. Ma con un po’ di umiltà e saggezza è possibile affrontarli, e quindi concedersi la possibilità di cambiare, magari con l’aiuto di altre qualità…

Quando ci si sente in armonia con la vita di relazione, in famiglia, al lavoro, tutto sembra positivo, tutto va bene, si ha una sorta di idea buona di sé e del mondo. Se invece qualcosa non va come ci si aspetta, la paura inizia a prendere il sopravvento.

La prima paura è legata all’idea di sé nell’errore, che viene subito coperta da una ricerca del colpevole. Come quando da bambini si dice “tu mi hai fatto sbagliare, è colpa tua!”…. In questo modo il nostro sbaglio ci sembra più lieve, anzi non ci si sente di aver commesso un errore. Abbiamo, infatti, nei confronti dei nostri limiti una sorta di fastidio che ci porta a comportarci in questo modo. Ci sentiamo come se ci fosse qualcosa in noi che non va.

Non è facile accettare di vedere un proprio limite perché sembra un difetto senza soluzione. Ci si impegna al massimo, ma puntualmente ci si casca. Ripetersi in un limite ed esserne infastiditi significa già trovarsi in relazione con quella parte.

Il problema è invece non vedere la situazione. Se una propria caratteristica, un modo di fare risulta poco efficace, non porta a risultati, non impegnarsi nel cambiare certamente finisce per diventare un problema: il difetto limita e lo si subisce. Ci sono qualità innate che non possediamo ma che vorremmo avere, come ad esempio saper dipingere o suonare il pianoforte, e talvolta a tutti i costi si vuole saper fare proprio quella cosa di cui non abbiamo il dono.

Ci sono situazioni difficili da modificare alle quali ci si adatta, situazioni difficili che possono avere conseguenze gravi, come le dipendenze, la violenza, l’ira, la rabbia, la falsità, l’imbroglio, ecc… e allora è altrettanto grave non fare niente. Alcune di queste portano malessere agli altri, in famiglia ed é necessario accettare anche di essere aiutati. I comportamenti compulsivi, ad esempio, costituiscono un problema e, se non affrontati, sono un limite.

Il primo limite dunque è non vedere il proprio limite. Non permettere accessibilità, far patire gli altri intorno a sé, soffrire, ma principalmente far soffrire e persistere per una sorta di vendetta inconscia, per una sorta di maleducato orgoglio che finisce per rendere anche ridicoli.

Non c’è peggior cieco di colui che non vuol vedere… E non vedere porta a creare a se stessi il limite della possibilità di cambiare, di migliorare, di essere più accettati più in armonia con sé e con il mondo. E’ bene tentare di interagire con il proprio problema con un senso di accoglimento, frenando l’autosvalutazione, cercando di non esporsi troppo alla critica altrui.

E’ vero anche che spesso gli altri già conoscono il nostro difetto e aspettano, sopportano, giudicano, ma non potendo fare niente rimangono senza difese… e cercano di andare avanti.

Possiamo fare un lungo elenco dei difetti e dei limiti dell’essere umano, ed è interessante notare come in fondo uno stesso limite può appartenere a più persone. Così l’aspetto collettivo del limite può alleggerire la paura di affrontarlo, invece che giustificarlo, proprio perché umano. Per alleggerire l’incontro con i propri difetti si usa dire “sbagliando si impara”.

Errore è difetto? Sbagliare è un limite? Sicuramente un difetto o un limite possono portano conseguenze più o meno gravi. Una persona distratta nella guida può cambiare? Certamente può cercare di porre attenzione per evitare incidenti. Una signora raccontava che aveva imparato, quando si arrabbiava, a non dare una risposta immediata, ma ad affrontare il problema il giorno successivo, in modo da avere una maggiore disponibilità riflessiva e un equilibrio nella relazione.

Ci vuole impegno per cambiare, ci vuole accettazione dei propri limiti, ma anche puntare sulle qualità… E la prima qualità è quella di impegnarsi nel conoscere ciò che si deve migliorare, ciò che di sé è vincente, sapendo scegliere, con un po’ di saggezza, come essere utili con le proprie qualità.

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