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Dall’antica Dea un indizio per creare una società migliore, conciliando aspetti attivi e passivi, maschili e femminili, presenti in ciascuno di noi.

Spesso, persino in certi libri per la scuola elementare, si legge che la guerra esiste da che esiste l’uomo. Non è vero! Per non citare che due fonti tradotte in italiano, l’archeologa Marija Gimbutas e la scrittrice Riane Eisler, neIl calice e la spada, dimostrano che attorno al Mediterraneo, e non solo, nel periodo neolitico fiorirono svariate civiltà che vissero fino a 1500 – sì, 1500! – anni ininterrotti di pace: ad esempio Creta e l’Egitto. Possono esse darci un aiuto per l’oggi, afflitto da guerre e da problemi ambientali e sociali sempre più gravi? Tenterò di rispondere, invitandovi a leggere il libro della Eisler (quello della Gimbutas è introvabile) e il mio prossimo articolo.

L’elemento più caratteristico di tali civiltà era il credo in un Principio Divino Femminile, una Dea, laddove credere in un Principio Maschile (Dio Padre) o Femminile (Dea Madre) implica o rispecchia una certa mentalità, il fondarsi, diremmo oggi, sull’emisfero cerebrale sinistro o destro. Grosso modo, il Principio Maschile si afferma mediante la prova di forza; il Femminile mediante l’accoglienza. Sono le polarità della Vita, quindi divine e inseparabili, ma, come tutto sul piano umano, hanno i loro lati in luce e i loro lati “oscuri”: la prova di forza, ad esempio, può diventare sopruso o guerra; l’accoglienza prigione o stagnazione.

Vedendo il cammino umano come una scuola, diciamo che da sempre stiamo “studiando” i due principi a cicli, “a corrente alternata”, tra molti alti e bassi. Quando siamo sulla curva montante della sinusoide, del ciclo, diciamo che ne viviamo gli aspetti evolutivi, luminosi; quando siamo sulla curva discendente quelli involutivi, oscuri. A me sembra che oggi siamo molto in basso… e che non basti più mettere pezze qua e là: occorre cambiare dal principio, dalla stessa mentalità.

Alcuni dei pochi studiosi che citano quelle civiltà le definiscono “matriarcali”. Nemmeno questo è vero. Il suffisso “-arcali” indica un predominio, mentre in esse vigeva la più grande parità tra i sessi, tra umani e natura, tra Spirito e Materia. I loro manufatti sprigionano gioia di vivere. Al museo di Iraklion, a Creta, rimasi colpita dai colori: pastello, morbidi quelli del periodo “Dea”; forti e contrastanti, a volte stridenti, quelli del periodo degli “dei”. E nel primo non ci sono armi…

Per altri, citando ad esempio le “Veneri” preistoriche “obese”, la Grande Madresimboleggia la fertilità. Questo è vero solo in parte. Il Principio Dea è la Vita nel senso più totale: è nascita, morte e ciò che è compreso tra questi due estremi, ossia l’esistenza con tutto ciò che serve per nutrirla e curarne le sofferenze. È simultaneamente tenebra e luce (“Luce Nera”), vuoto e pieno, contenente e contenuto, unione e separazione… Nella cosmogonia di Esiodo, “Lei” (Gea, che non è solo la Terra) preesiste a tutto e dal suo stesso seno, per parto virgineo, trae il principio maschile, Urano (il “Cielo Stellato”), che dunque era già dentro di lei… Non ti sembra la storia della costola di Adamo all’incontrario… e qualcos’altro?

La Dea, insomma, è indelebilmente impressa nel nostro DNA. Nonostante secoli di tentativi di soppiantarla, sopravvive attraverso vari attributi nella figura della Madonna, soprattutto se nera, anche se è una donna, non una dea. Papa Luciani ha parlato di “Dio Madre”… Oggi la Dea torna a farsi sentire, magari suscitando “mode” come quella del Codice Da Vinci, sulla cui scia si continua a ricercare sul “Femminino Sacro” e su Maddalena, sua formidabile rappresentante. Stanno crescendo, spesso silenziosi, movimenti per donne guidati da donne, come nel caso di Vandana Shiva, o da uomini, come nel caso di Muhammad Yunus, vincitore del Nobel per il microcredito soprattutto alle donne indiane. Ma non sono che due esempi.

Ciononostante non sto parlando di uomini e donne, ma di Maschile e Femminile, principi che fanno parte di tutti noi. Riscoprire l’antica Dea non significa tornare alla preistoria né buttar via le splendide conquiste fatte grazie alla mentalità “maschile”, ma risvegliarla per sposarla a questa: se abbiamo due facoltà, sarà bene perché dobbiamo usarle entrambe, no?

La donna, che la rappresenta più esplicitamente, e il Femminile in tutti, sanno benissimo che i figli si partoriscono per consegnarli alla Vita, non per vederli davanti o dietro un’arma. La nostra patria è il mondo, o meglio l’Universo. Intero. Antico è anche il desiderio di unire le due polarità, rappresentato dall’androgino dell’alchimia e dalla spada nel calice o nella roccia, il Graal della saga di Artù. Non credo che l’androginia fisica sia una meta quanto meno prossima, ma forse lo è a livello interiore o abbiamo bisogno di un Dio “intero”…

Di che cervello sei?

Ti è mai capitato di discutere con una persona e proprio non riuscire a capire i reciproci punti di vista? Questo può accadere perché guardate le cose prevalentemente da emisferi cerebrali diversi, quindi è un po’ come se… parlaste lingue diverse. Leggendo le note esemplificative qui sotto puoi capire su quale emisfero sei più centrato:

Il cervello sinistro (“Maschile”) – Il cervello destro (“Femminile”)

Usa la logica – Usa sensazioni, sentimenti, analogie
È orientato verso i dettagli (analitico) – È orientato verso la scena globale (sintetico)
È selettivo e giudica (o questo, o quello) – È inclusivo (e questo, e quello)
Si basa sui fatti – Si basa sull’immaginazione e l’intuizione
Utilizza parole, linguaggio – Utilizza immagini e simboli
Vive nel presente e nel passato – Vive nel presente e nel futuro
Si esprime in matematica, scienze, tecnologia – Si esprime in filosofia, religione, arte
Capisce (significati espliciti) – Intuisce (significati impliciti)
Conosce, sa, apprende – Crede
Aggiudica (“dare a Cesare quel ch’è di Cesare”) – Apprezza
Percepisce ordine, strutture, modelli, schemi – Percezione spaziale
Conosce il nome delle cose – Conosce la funzione delle cose
Si basa sulla realtà oggettiva – Si basa su immaginazione, fantasia, soggettività
Formula strategie in base a esperienze già vissute – Presenta possibilità nuove, inedite e creative
È pratico – È impetuoso
Ricerca la sicurezza e il conosciuto – Ama il rischio e il nuovo

Continua nella seconda parte: clicca qui

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