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Divenuto fenomeno di massa col successo di libri come Il Codice Da Vinci, il culto del Divino Femminile ritorna nel mondo d’oggi.

Con il suo incredibile successo e la ‘moda’ conseguente, il Codice da Vinci di Dan Brown sembra contenere uno stimolo ‘sottile’, importante per noi oggi. Al di là del Graal, vedo questo stimolo nel costanterichiamo alla Dea: temi, peraltro, che anni di studio mi fanno sentire sempre più strettamente connessi. La mia ‘cerca’ della Dea (in realtà è sempre lei a cercare me) iniziò nel 1993, quando partecipai a una conferenza internazionale a Creta e conobbi il lavoro dell’archeologa Marija Gimbutas, che ha messo in luce, tutt’attorno al Mediterraneo, le tracce di numerosissime civiltà prosperate tra il 7000 e il 3500 a.C. e votate al culto di un Principio Divino al femminile, ossia di una Dea che da sempre è contemporaneamente Madre e Vergine. Nel suo libro Il linguaggio della Dea (ed. Neri Pozza), essenzialmente un repertorio scientifico dei suoi oltre 2000 ritrovamenti, ella trasmette il ‘senso’ della Dea attraverso gli innumerevoli simboli, ben più eloquenti delle parole soprattutto in mancanza di documenti storici, con cui essa veniva raffigurata e venerata in un mondo che costituisce la radice più autentica dell’Occidente. Da ciò e da altri autori emergono alcuni punti sui quali a mio avviso sarebbe fondamentale riflettere oggi, primo fra tutti il rapporto ‘simbiotico’ e sacrale con la Natura.

Cose non meno importanti, in tali civiltà c’era un regime di armonia tra i sessi, anche se la donna aveva un ruolo primario sia sociale che religioso, e si conobbero svariati secoli di pace, interrotti solo dall’avvento degli dei della ‘guerra’ portati da orde di cavalieri armati provenienti da Est. Da allora la Dea è entrata in un sonno profondo, risvegliandosi brevemente in alcuni periodi particolari, come quello in cui la Francia si ricoprì di Vergini Nere, sue dirette icone, e pur restando ben sveglia in altre aree mondiali. Di pari passo è andata la dignità attribuita alla donna, sempre più ‘demonizzata’.

Chi è la Dea? Impossibile dirlo. È al tempo stesso la nascita, la morte e la salute; il sotto-terra, l’aria e il grande vuoto dei cieli… è il mistero più profondo della Vita, al quale ci possiamo solo rivolgere entrando con sacro timore nel buio del nostro stesso ventre con l’aiuto dei suoi innumerevoli simboli e con la speranza di incontrarla. Ma è un’esperienza riservata a pochi iniziati… A parte ciò, a mio avviso, ilPrincipio Divino – ‘maschile’ o ‘femminile’, ‘padre’ o ‘madre’ – su cui si fonda una civiltà (che la gente sia ‘credente e praticante’ o no) esprime una mentalità, un modo di vivere e di essere. Questi due Princìpi (in realtà tre con il ‘Figlio’ ovvero l’Amore…) si manifestano attraverso le polarità che l’umanità – sia gli uomini che le donne – è chiamata a ‘comprendere’ (far proprie), nel corso dei secoli. Il Principio (o mentalità) maschile si esprime mediante l’andare verso/incontro (significato etimologico di aggredire), la prova di forza, l’azione, la penetrazione, l’analisi, il giudicare, la scienza, la tecnologia; quello femminile mediante l’accogliere, il contenere, lo ‘stare dentro’, l’emozione, il senso della globalità, l’affettività, l’arte, il senso del sacro… Sono la spada ed il calice… Entrambi divini, splendidi e un tutt’uno all’origine, nelle loro espressioni terrene (separate, ‘imperfette’) hanno i loro lati di luce e quelli di ombra.

Così, ad esempio, l’andare incontro può diventare ‘andare contro’ e far guerra, e l’accoglienza una prigione o una tomba… Noi tutti ‘studiamo’ appassionatamente (ossia con molta sofferenza) ed esprimiamo sia l’uno che l’altro Principio. Quando gli aspetti di ombra diventano prevalenti, o quando ci stanchiamo di soffrire, entriamo in ‘crisi’. Benedetta quella crisi, senza la quale non ci verrebbe neppure in mente di cambiare una sola virgola della nostra vita! Quando ci stancheremo davvero di guerre e quant’altro ed entreremo in una salutare crisi? Forse la Dea può aiutarci a farlo prima che il pianeta conosca la catastrofe…

A me sembra indubbio che stiamo tuttora vivendo l’era degli ‘dei della guerra’ e, premessa per la crisi, che si stiano manifestando i suoi aspetti più bui. Ma mi pare altrettanto indubbio che la Dea si stia risvegliando, ispirando persino (ma non solo!) ‘mode’, film e romanzi per raggiungere anche i meno aperti e spingerci verso una mentalità nuova… che in realtà è antica quanto lei. Vogliamo accogliere il suo richiamo? Non si tratta di tornare alla preistoria né di fondare una nuova religione, ma di ritrovare una prospettiva dimenticata sulla vita e sul mondo, una forma mentis applicabile a qualunque credo…

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